Le destre romane stanno cercando di creare una nuova Tor Sapienza

Questo fine settimana altri due quartieri di Roma sono scesi in piazza. E, come nella precedente marcia nel centro della Capitale, hanno dimostrato che le destre stanno cercando in tutti i modi di strumentalizzare le proteste.

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nov 24 2014, 11:12am


Foto di ​Niccolò ​Berretta

​Fino a poco tempo fa chiunque abitasse a Roma poteva essere sicuro che, andando in giro per la città, la probabilità di incontrare Mario Borghezio fosse prossima allo zero. Questa certezza, tuttavia, ora non esiste più: l'eurodeputato leghista è impegnato sia nella ​creazione di una Lega di Roma con CasaPound, sia soprattutto nel tour nei quartieri periferici della Capitale—sempre più attraversati dal rancore e dalla rabbia dei "​cittadini indignati" (o presunti tali).

Questo fine settimana, mentre i riflettori su Tor Sapienza si stanno progressivamente spegnendo e le proteste si spostano in altre zone, ho passato il weekend con l'ex alfiere dell'indipendenza della Padania. L'occasione di questo tête-à-tête mi è stata fornita da due manifestazioni che si sono tenute all'Eur e all'Infernetto, e a cui sono andato per vedere che aria tirasse.

Il primo evento, tenutosi venerdì, è stato organizzato da alcune associazioni di quartiere (l'Associazione Commercianti di Viale Europa e Ripartiamo dall'Eur) e dal ​Fronte Romano Riscatto Popolare di Danilo Cipressi, l'ex ​candida​to di CasaPound e speaker dei Forconi già incontrato alla guida della "​marcia delle periferie" di sabato scorso.

Nel volantino piuttosto apocalittico che reclamizza l'evento, i residenti dell'Eur si dicono "esausti e disgustati" della "condizione di degrado, sporcizia, abusivismo, prostituzione e spaccio." Negli ultimi tempi, le cronache si sono occupate del quartiere perché Andrea Santoro, presidente del Municipio IX, ha deciso di avviare un progetto sperimentale di "zoning," che consiste nell'istituzione di "isole" in cui "l'esercizio della prostituzione è tollerato e monitorato."

Lo stesso Santoro, qualche giorno prima della manifestazione, aveva parlato "di prime avvisaglie di una strumentalizzazione da parte dei movimenti della destra più estrema che mira a inquinare una protesta legittima con il suo carico di odio verso i più deboli." Il presidente di Ripartiamo dall'Eur, Paolo Lampariello, aveva però ​rassicurato che "il corteo del 21 non è politico: né di destra, né di sinistra, né di centro."

Non appena arrivo all'ombra del Colosseo Quadrato, dove si tiene il concentramento inziale, mi accorgo in due secondi netti di essere in una specie di riedizione della marcia di sabato scorso nel centro di Roma. I volti sono più meno gli stessi, i comitati di quartiere vengono da tutta la Capitale (sono quelli "federati" nel " Coordinamento di ribellione dei rioni e dei quartieri di Roma"), e il ​fasciofont continua orgogliosamente a ornare i vari striscioni.

Borghezio, scortato da qualche militante di CasaPound, arriva mentre i manifestanti stanno per partire ed è accolto da qualche contestazione. I giornali hanno calcato parecchio su questo aspetto, ma in realtà —almeno da quello che ho potuto vedere io—si è trattato semplicemente di qualche manifestante che ha chiesto all'eurodeputato di mettersi in fondo perché "non è un libero cittadino, ma un politico."

Il leghista, tuttavia, non è l'unico politico presente in piazza. Tra i manifestanti, naturalmente in veste di "liberi cittadini," si aggirano anche Sveva Belviso—ex vicesindaco nella giunta Alemanno, consigliere comunale a Roma e da poco fondatrice del partito "Altra destra"—e Luciano Ciocchetti, ex deputato, ex vice presidente della Regione Lazio e candidato alle ultime europee con Forza Italia.

A marciare per le vie dell'Eur c'è anche l'ex estremista di Terza Posizione Andrea Insabato, che a un certo punto viene definito da Danilo Cipressi un "grande esempio" per le generazioni più giovani—sempre che ​mettere bombe nelle redazioni dei giornali possa essere considerato qualcosa da prendere a modello.

Il corteo comincia a muoversi verso le sei, ed è composto da circa cinquecento persone. Il che non è esattamente un numero da capogiro, considerando che l'Eur ha una popolazione di più di 10mila abitanti e che la maggior parte dei manifestanti viene da fuori.

Dal furgoncino, intanto, dei problemi specifici dell'Eur non si parla molto —ad eccezione della prostituzione in strada, che viene tirata in ballo unicamente per invocare una "legge nazionale" che la regolamenti. In compenso, Cipressi invita i manifestanti a cantare a ripetizione l'inno, dice che "l'unico estremista è lo Stato che è assente nella difesa di noi cittadini" e dice cose come, "La vita non è Facebook, è la strada che avete davanti tutti i giorni. Pupazzi lobotomizzati!"

Oltre a Cipressi, gli interventi finali sono affidati ad alcuni presidenti dei comitati. Franco Pirina —il presidente del Caop di Ponte di Nona, che tempo fa su Facebook ha scritto di voler risolvere il problema rom "non con una SOLUZIONE FINALE ma con dieci di esse"—si scaglia contro "questi schifosi di merda di gente dell'Est che sfrutta le ragazze giovani," aggiungendo che "se non la mandano via loro, la manderemo via noi!"

Dopo di lui parla Augusto Caratelli, che descrive l'Italia come "il ventre molle dell'Europa," poi denuncia "l'invasione" dei profughi e la "cinesizzazione" del lavoro, e infine se la prende contro la stampa che "cerca di annichilire l'Italiano." Caratelli, oltre a essere stato

consigliere municipale in quota La Destra-Pdl dal 2008 al 2013, è il presidente del Comitato Difesa Esquilino, che tra le varie cose si ​batte "soprattutto contro la perdita di valori cristiani e cattolici e dell'identità propria di Roma."

Sfinito da questa sfilza di discorsi "apolitici" mi allontano dall'Eur, mentre sullo sfondo i fumogeni accompagnano l'ennesima esecuzione dell'inno di Mameli.

Il giorno dopo la protesta si sposta all'Infernetto, dov'è previsto un sit-in a due passi dal centro d'accoglienza di via Salorno in cui sono stati trasferiti 24 dei minori cacciati da Tor Sapienza. Domenica scorsa Ignazio Marino si era ​recato a sorpresa nel quartiere per visitare il centro, parlare con i residenti e (presumibilmente) evitare uno scenario alla Tor Sapienza. Tuttavia, l'Infernetto ha davvero poco da spartire con quest'ultimo: non ci sono i classici palazzoni di borgata, ma ville e villini immersi nel verde a una manciata di chilometri dal mare.

Nonostante la visita del sindaco, nel corso della settimana la tensione ha raggiunto livelli altissimi sia dentro il centro, dove i ragazzi si sono ​picchiati tra di loro, che fuori, tra presidi dei residenti, ​manichini impiccati da Forza Nuova, mura tappezzate dagli ​striscioni di CasaPound e strumentalizzazioni di altri partiti di destra.

A proposito di tensioni montate ad arte, è molto interessante ricostruire una polemica scoppiata verso la metà di ottobre, ben prima che si incendiasse Tor Sapienza, e che riguarda proprio la struttura di via Salorno. 

Il complesso è formata da vari casali: in uno c'è appunto il centro d'accoglienza; in un altro—separato—si trova il centro alzheimer "Le Betulle," aperto di recente. I rifugiati, insomma, non si trovano nello stesso spazio dei malati. Tuttavia, il ​caso "social-mediatico" nasce quando Pierfrancesco Marchesi, ex consigliere municipale del Pdl, accusa Andrea Tassone (presidente del Municipio X) e Marino di "aver portato nel centro alzheimer i profughi di Mare Nostrum."

A questa "denuncia" si accoda tutta la destra; i consiglieri di Forza Italia del municipio dicono che si vogliono "mascherare operazioni di accoglienza agli immigrati con l'assistenza ai nostri malati, superando ogni limite di decenza"; CasaPound chiede le dimissioni di Tassone e Fratelli d'Italia punta il dito contro Marino, colpevole di "scaricare sulle periferie romane e nelle zone delocalizzate della nostra città il peso dell'immigrazione selvaggia."

A circa un mese di distanza da quel "caso," tutti questi nomi e questi partiti hanno dato la loro adesione —CasaPound in testa—al sit-in contro il centro per rifugiati di sabato 22 novembre. E come quella dell'Eur, anche questa manifestazione è naturalmente "apolitica": l'organizzatore è questo fantomatico "​Comitato di difesa del X municipio," che la sezione locale di CasaPound del litorale romano dice di sostenere.

Se si va a vedere la pagina Facebook di questo comitato spuntano fuori diverse cose interessanti. Anzitutto, salta all'occhio la data di iscrizione: 16 novembre 2014, giusto in tempo per la manifestazione. Poi ci sono il tenore e l'iconografia dei ​post, in cui si mescolano il "centro profughi" con il centro alzheimer, si parla di "politica scellerata di Mare Nostrum" e si usano grafiche e slogan di CasaPound ("Alcuni italiani non si arrendono").

Per un'incredibile coincidenza, in via Orazio Vecchi è proprio questo slogan a campeggiare sullo striscione d'apertura sorretto dai manifestanti. In tutto non ci sono più di 200 persone (giornalisti inclusi), e la maggioranza è formata da militanti di CasaPound. Anche in questo caso non sono numeri da far tremare i polsi, se si considera che all'Infernetto vivono più di 25mila persone.

In un gruppo Facebook che riunisce gli abitanti del quartiere, Associazione culturale Infernetto e dintorni, sono diversi i cittadini che hanno preso le distanze dall'iniziativa. "Io sinceramente," scrive uno di loro, "penso che, per chi abita all'Infernetto, l'ultimo problema da cui dovrebbe essere afflitto è proprio quello che riguarda gli immigrati ed in particolar modo i ragazzi arrivati in questi giorni."

Nello spiazzo del sit-in ci sono diversi politici e volti noti dei comitati, tra cui Marchesi, Belviso, Ciocchetti, il deputato Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia, Pirina e ovviamente Borghezio, che viene accolto dagli applausi dei militanti di CasaPound ed è subito cinto d'assedio dalle telecamere. 

C'è anche qualche residente. Uno di questi ripete ai cronisti che i rifugiati prendono "40 o 50 euro al giorno" (cosa ​non​ vera), mentre gli italiani pagano le tasse e basta. Un altro, vedendo che sto scrivendo, mi attacca bottone e si premura che io trascriva tutto quello che dice.

I miei appunti riportano questa conversazione: "Pino [questo il nome del residente] racconta che il centro è un problema ma che ce ne sono molti altri: gli autolavaggi gestiti dagli egiziani, i furti continui nelle case, i muratori rumeni che vengono pagati poco e in nero per fare lavoretti edili, e i residenti che comprano nei negozi degli stranieri. Nella discussione interviene poi una signora anziana, che esclama 'gli italiani non esistono più!' e chiude con un perentorio 'Io non sono razzista, sono contro i centri d'accoglienza gestiti dalle cooperative rosse'."

Così com'era successo all'Eur, gli slogan c'entrano poco o nulla con i problemi concreti del quartiere: "Mare Nostrum non lo vogliamo" (e infatti ​non c'è più dal primo novembre); "Stupri, degrado e immigrazione stanno distruggendo questo nazione"; "Il centro d'accoglienza non lo voglio" e così via.

Anche i discorsi che si sentono dal megafono si concentrano più su "massimi sistemi" (se così si può dire), che sulle buche e sugli allagamenti del quartiere. "Noi non siamo razzisti," spiega il vicepresidente di CasaPound Simone Di Stefano, "il razzista è chi va a prendere le persone in mezzo al mare e fregandosene le abbandona nei quartieri."

C'è anche spazio per l'intervento battagliero di Borghezio. "Non pensino di trasformare il nostro paese nella merda nella quale evidentemente piace vivere a loro," grida l'eurodeputato. "A noi non piace vivere nella merda!" 

Il leghista, prima di concludere con "viva la Lega, viva CasaPound e viva la gioventù patriottica," aggiunge anche una frase piuttosto sinistra: "Qui c'è gente pronta a intervenire. Ci sono braccia, cuori, bandiere e anche aste, più pesanti di queste, pronte a difendere i territori."

Il sit-in si scioglie quando comincia a calare il buio e le bandiere vengono arrotolate. Stremato da questa due giorni di proteste "apolitiche", ormai mi è sempre più chiaro di come le destre romane, trincerandosi dietro il cittadinismo e certi comitati di quartiere, stiano sfruttando (o direttamente creando) queste occasioni per fare proseliti e ottenere esposizione mediatica.

Il punto è che questa formula, che ricorda molto da vicino quella utilizzata l'anno scorso per "gestire" i Forconi, è assolutamente deleteria e non risolve assolutamente nulla

Iniziative del genere non fanno altro che esacerbare gli animi e scavalcare in maniera prepotente i residenti più moderati —e l'Infernetto, come si può leggere dalle conversazioni nel gruppo Facebook di quartiere, è quasi un caso di scuola—buttando tutto nel calderone delle rivendicazioni nazionaliste e dell'insopportabile retorica del "Non sono razzista, ma."

L'effetto finale, insomma è quello di rimuovere—e non sistemare—proprio quei problemi che sono all'origine del disagio dei cittadini, e di cui questi partiti in missione per conto del populismo si sono eretti a unici interpreti.


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