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Dalla-Mosconi, l'importanza di essere

Addio Lucio, addio Germano. Due dei pochi veri geni italiani dell'era contemporanea se ne sono andati.

di Demented Burrocacao
01 marzo 2012, 2:00pm

Mi si chiede di scrivere un sentito necrologio per il grande Germano Mosconi, colui che ha fatto della bestemmia arte popolare, ed ecco che improvvisamente apprendo della morte di un altro gigante, se non IL gigante. Lucio Dalla. Subito supero Mosconi in termini di improperi e aliti di bestia, Mosconi che ha saputo interpretare—con i suoi moccoli creativi, dirompenti e di pancia—il disagio dell'essere umano di fronte alla divinità che toglie più che dare: in questo caso, la divinità evidentemente cretina ci ha tolto due dei pochi veri geni italiani dell'era moderna e contemporanea.

Poco tempo fa, con il mio amico Ciro Fanelli pubblicammo un albo con una serie di biografie a fumetti dei grandi della musica pop italiana, che non cito per non farmi pubblicità del cazzo sui cadaveri. Ebbene, io e Tso ci occupammo di Lucio in una storia che lo ritraeva nell'elaborazione di un grande capolavoro, ovvero "Com'è profondo il mare". Lui da solo alle isole tremiti che cerca le parole giuste per colorare la sua musica, lui che da sempre si fa scrivere vere e proprie poesie più che canzoni. Eccolo sdraiato sul letto, che sogna un caleidoscopio di storie, eccolo che da suoni gutturali fa uscire uccelli del paradiso. Per non ripetermi, riporterò quasi parola per parola l'introduzione a questo fumetto a lui dedicato.

"Lucio Dalla è peloso, Lucio Dalla è finocchio: queste le prime cose che vengono in mente al fruitore musicale medio, avvezzo più al gossip che ad altro. Ma Dalla è molto e ben di più: se vogliamo, è l'unico vero cantautore popolare italiano degno di questo nome. Ma sì, uno che nei testi mette uno "stronzo" ogni due parole o che parla di farsi le cricetoseghine sulle scale non può che essere simpatico a tutti: tanto è vero che Roberto Roversi, il grande poeta che ha vestito le musiche di Dalla dal '73 al '76, spiazzato da "Com'è profondo il mare" lo definì volgare operazione commerciale. La verità è—appunto—che le parole usate da Dalla pesano di più perché sono concepite al cesso, sul tavolo da pranzo, a letto mentre ci si gratta le palle.

E funzionano perfettamente come spaccati di una vita in cui la gente si perde nei cartelloni pubblicitari o a guardare i marciapiedi sporchi di piscia, come narrato in brani tipo "Il cucciolo Alfredo" o "treno a vela".

Musicalmente Dalla è uno che potrebbe suonare nei Gong o nei Cardiacs oppure nei Fat Worm Of Error, con quel piglio prog anarchico velato di psichedelia massiccia, come se avesse fretta di venire: celebri i suoi BRLRLRLR, celebri i suoi solo di piano a manate, celebri anche i suoi numeri al clarino che lui dichiara di saper suonare solo "ritmicamente”. Eh sì, perché in lui c'è anche molto soul e una voce che è capace di gridare senza cognizione di causa come a rendere sull'orlo delle emozioni ogni singola nota. Dalla è un punk moderno, che non si rifugia nel genere ma È il genere. Lo si riconosce appena apre bocca che è Lucione nazionale, come l'altro Lucione di Poggiobustone: se non è pop music questa...

È anche raffinato viticoltore, produce un rosso che si chiama "Stronzetto dell'Etna", sempre per sottolineare la sua classe e buongusto. Ecco, se si può dire qualcosa è che Dalla non sa cosa sia il buongusto: il suo approccio alle cose è sempre pornografico, ma di una pornografia sensibile. Prima di buttartelo al culo, diciamo, chiede il permesso.

E noi glielo concediamo di buon grado."

Addio Lucio, addio Germano. Ci rivedremo nel Valhalla bevendo cranica e indossando vistosi parrucchini.

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