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Compra "Illegal!", così chi lo vende può procurarsi l'eroina

A Copenaghen hanno trovato un modo per aiutare i tossicodipendenti e combattere il crimine di strada. Si tratta di Illegal!, una rivista che i consumatori di droghe pesanti possono vendere per sostenere la propria dipendenza senza ricorrere a furti e...
18.9.13

Michael Lodberg Olsen di fianco al van di Illegal! magazine

Michael Lodberg Olsen è l'angelo custode dei tossicodipendenti di Copenaghen. Qualche anno fa ha iniziato a girare per la città con un furgone, offrendo agli eroinomani un ambiente sicuro e pulito in cui potersi iniettare la droga sotto la supervisione di volontari e infermieri specializzati. Inizialmente l'idea aveva sollevato non poche proteste, ma alla fine Olsen è riuscito a guadagnare l'appoggio anche di molti detrattori.

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Il suo ultimo progetto, lanciato qualche settimana fa, è Illegal!, una rivista che i consumatori di droghe pesanti possono acquistare per un euro e 50 e rivendere a circa quattro. A prima vista sembra simile al Big Issue, almeno finché non si arriva a leggere la dichiarazione di intenti. Mentre Big Issue è stato creato per dare cibo e riparo alle persone senza fissa dimora, l’obiettivo esplicito di Illegal! è aiutare i tossicodipendenti, molti dei quali sono senza tetto, a raccogliere soldi per comprarsi la dose.

Anche in questo caso, il sistema si è attirato non poche critiche (del resto, la maggior parte dei proventi andranno direttamente nelle tasche degli spacciatori di eroina), ma Michael ha un'obiezione molto solida. Sicuramente è meglio che i tossicodipendenti di Copenaghen guadagnino vendendo riviste piuttosto che, per esempio, derubando le persone, taccheggiando, o prostituendosi, no?

Michael (a sinistra) e il suo collega Thomas Paalsson.

Settimana scorsa ho incontrato Michael e alcuni membri della sua squadra all'ingresso posteriore della stazione centrale di Copenaghen, zona nota per lo spaccio di droga, la prostituzione e altre forme di criminalità di strada. Fin dal primo istante, Thomas Paalsson, uno dei colleghi di Michael, ha continuato a sottolineare che il programma non è solo una forma di accattonaggio glorificato: "Penso che la cosa diversa, e la più importante, del fare una rivista da vendere invece di chiedere l'elemosina, è che così le persone mantengono la loro dignità," ha spiegato. "Il nostro obiettivo è fare una rivista che possa veramente piacere alla gente, con articoli di alta qualità e grafiche interessanti. Se i tossicodipendenti vendono un prodotto che vorresti comprare, sentono di avere la loro dignità nel vendertelo."

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Il gruppo di Illegal! lavora con i tossicodipendenti della città da più di dieci anni, e ciò consente loro di fornire un'assistenza più stabile rispetto a un assistente sociale o a un'agenzia di collegamento. Thomas ha spiegato che, col tempo, questo legame ha aiutato la sua squadra a creare Illegal! per ridurre i danni arrecati alla cittadinanza: "È importante ricordare che il progetto riguarda solo questa zona di Copenaghen; l’intero progetto è nato da un ambiente circoscritto," mi ha detto."È legato a un quadro molto più grande, ma è un progetto civico nato per far fronte a un problema locale. "

Il che non significa necessariamente che i giornalisti non avranno presto un nuovo motivo di indignazione con cui fregarsi le mani. Anche se Michael sostiene che il programma dovrebbe essere adattato e ridefinito di volta in volta per le altre città del mondo, sono entusiasti della prospettiva di introdurre Illegal! in centri come Londra e Berlino. "Sarebbe interessante esportare il progetto nelle altre capitali, perché è nelle capitali che le cose cominciano a muoversi, e dove è necessario sensibilizzare le persone," mi ha spiegato. "Noi personalmente non possiamo fare niente per cambiare le leggi; quello che possiamo fare è mettere in campo questo progetto e ottenere un effetto reale sulla vita delle persone."

La copertina di Illegal!

Ho chiamato Danny Kushlick di Transform, un'associazione che si occupa di politiche sulla droga, per avere un suo parere su come Illegal! potrebbe funzionare in un posto come Londra.

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"Il progetto di Copenaghen è proprio sul limite, ed è indicativo di una società più avanzata e tollerante di quella che abbiamo nel Regno Unito," mi ha detto. "Molti paesi scandinavi hanno tra i più alti livelli di avanzamento sociale e benessere di tutto il mondo, e una grande tradizione di tolleranza e di apertura per quanto riguarda sesso e droga. Il Regno Unito no, e non riesco a immaginare che una cosa analoga possa prendervi piede nel breve periodo."

Quando ho chiesto a Danny quali fossero, secondo lui, gli ostacoli alla versione londinese di Illegal!, mi ha risposto: "Ti immagini cosa direbbe il sindaco? Me lo vedo già che fa commenti su senzatetto meritevoli e immeritevoli, a dichiarare che un'iniziativa del genere insozzerebbe l’immagine di Londra presso i turisti."

Forse i tossicodipendenti inglesi dovranno aspettare un po' prima che le autorità gli permettano di raccogliere legalmente e alla luce del sole, per strada, soldi per la droga. Tuttavia, se tutto va come deve, le forze dell'ordine danesi, almeno in maniera ufficiosa, sembrano appoggiare l'idea: "Oggi due poliziotti sono arrivati in bicicletta, hanno chiesto come stava andando il progetto e ci hanno augurato buona fortuna," mi ha detto Michael. E molti venditori di Illegal! sono tornati da Michael dopo una giornata di lavoro e gli hanno detto che, invece di essere presi di mira come facili vittime di un arresto, sono stati lasciati liberi di vendere il proprio giornale.

Rene.

Mentre stavo chiacchierando con Michael e Thomas, un gruppo di studenti si è avvicinato per informarsi sul progetto. Poco dopo siamo stati raggiunti anche da alcuni tossicodipendenti, tornati a controllare se ci fossero altre copie da vendere. Rene, un tossico di lunga data, mi ha detto che di solito fa i soldi vendendo carne rubata—un po’ diverso dai classici metodi di rapina e di prostituzione, ma sempre e comunque contro la legge.

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"Il progetto è una gran cosa, perché mi permette di guadagnare qualche soldo per sopravvivere," mi ha spiegato Rene prima di dirmi che vende la rivista dal giorno del lancio, insieme ad altre 33 persone, tenute a firmare tutti i giorni e indossare un badge identificativo. Quando ho chiesto cos'altro si può fare per aiutare i tossicodipendenti, il suo tono è cambiato; è tornato alla sua lingua madre, con un'aria sinceramente scocciata. "La gente deve ascoltarci," Michael ha tradotto per me. "Le persone devono instaurare un rapporto con noi, non ignorarci."

Oltre alla ricompensa finanziaria, è proprio questo problema che il progetto Illegal! si propone di affrontare: la rivista vuole creare un ponte che consenta ai consumatori di interagire con il pubblico, mettendo all'angolo la stigmatizzazione e definendo il rapporto tra le due parti della società in uno spazio in cui si possano misurare a testa alta.

Il furgone di Illegal!

"L'obiettivo è giocare a carte scoperte, in modo che si possa parlare di droga e affrontare veramente il problema," ha continuato Thomas. "La guerra alla droga non ha fatto sparire le droghe. La criminalizzazione della cultura della droga non fa in modo che la gente si droghi di meno; al contrario, le droghe sono meno costose e si trovano dappertutto."

Detto ciò, Rene ha preso la sua pila di riviste e si è allontanato proclamando che sarebbe andatto a farsi un po' di soldi per comprarsi la roba una volta finito il suo turno. Dopo che ci ha lasciato, Michael ha fatto in modo che fosse molto chiaro un punto: "Queste sono persone forti," mi ha detto. "Se dovessi vivere la vita che fanno loro, non reggerei neanche sei mesi. È dura."

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Prima di congedarmi ho comprato una copia di Illegal! da uno dei tossicodipendenti con cui avevo fatto una breve chiacchierata. Un articolo in particolare ha attirato la mia attenzione: la lettera anonima di un consumatore di droga, forse una delle persone che avevo visto fuori dalla stazione centrale di Copenaghen, che invitava i governi a cambiare il modo in cui sono visti i tossicodipendenti. "Se volete aiutarci, fatelo attraverso la cooperazione, e depenalizzateci!"

Segui Joseph su Twitter: @josephfcox

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