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Le donne indiane scioperano contro la cultura dello stupro

Mercoledì scorso le donne indiane hanno incrociato le braccia e smesso di fare tutto quello che fanno di solito: lavorare, fare le faccende domestiche, accudire i figli e i mariti.
3.9.13

Foto per gentile concessione di Mriga Kothare e Prajakta Karekar

Mercoledì scorso la mia compagna di stanza mi ha detto che le donne erano in sciopero, e quando le ho chiesto le donne di quale settore, mi ha detto, "No, proprio le donne…io ho detto al lavoro che non ne ce la facevo. Mi hanno chiesto cosa avessi, e ho risposto che non ce la facevo più a reggere la cultura dello stupro." Le donne indiane hanno cambiato le loro foto su Facebook con un'immagine con la scritta "Sono una donna in sciopero. E tu?" Poi, non hanno fatto niente. Hanno chiamato i datori di lavoro per dirgli che erano in malattia. Non sono andate al lavoro, hanno ignorato le faccende domestiche, e alcune si sono anche rifiutate di uscire di casa. Nella mia testa mi sono immaginata donne sedute sul divano a braccia conserte guardare con aria di sufficienza gli uomini di casa—gli indici di ascolto televisivo del giorno che si alzano.

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Sei mesi fa, in migliaia hanno protestato a Nuova Delhi dopo che una studentessa ha subito uno stupro di gruppo in seguito al quale è morta, e la polizia non è riuscita ad arrestare i colpevoli. Altre proteste in rosa hanno avuto luogo in aprile a Mumbai, Nuova Delhi, e altre grandi città, dove le signore hanno marciato ed espresso la loro preoccupazione riguardo ai fallimenti delle forze dell'ordine e per ottenere che lo stupro venga preso sul serio, come crimine. Proprio la scorsa settimana, un gruppo di cinque uomini ha violentato brutalmente una fotoreporter a Mumbai, dopo aver legato il suo collega uomo. Solo quando la vicenda ha ottenuto l'attenzione internazionale le forze dell'ordine hanno arrestato tutti e cinque i presunti colpevoli. Le donne indiane non sono soddisfatte, e credono che serva qualcosa di più drastico per affrontare la cultura dello stupro. Per esempio uno sciopero, in modo che il paese smetta di funzionare.

A partire dal 2010, le donne rappresentano il 26 percento dei lavoratori rurali e il 13 percento dei lavoratori urbani, ma queste statistiche escludono i lavori che si svolgono tra le mura domestiche, e "il lavoro che rende possibili tutti gli altri lavori." Nel 2010, 216 milioni di donne in India svolgevano qualche tipo di lavoro domestico. Se queste donne non vanno a lavorare, il paese si ferma, secondo Mriga Kothare e Prajakta Karekar, le organizzatrici dello sciopero di mercoledi. Se esite qualcosa, nella storia, che ha il potere di obbligare le persone ad ascoltare e a fare qualcosa, è uno sciopero di massa.

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Ho parlato con Mgira e Prajakta del loro piano per combattere la cultura dello stupro.

VICE: Come è nata questa protesta?
Prajakta Karekar: Recentemente ci sono stati molti episodi di violenza sessuale, che continuano, uno dopo l'altro, e noi siamo rimaste semplicemente a guardare. Nemmeno le donne, del resto, hanno capito fino in fondo qual sia il loro potere di azione in questo campo.
Mriga Kothare: È stata un'iniziativa direttamente collegata allo stupro di gruppo avvenuto a Mumbai il 22 agosto. C'è stato fermento dopo il caso di Delhi lo scorso dicembre, ma Mumbai è stata una storia completamente diversa. Mumbai è sempre stata un posto sicuro per le donne. Potevamo tornare a casa da sole dopo un film a tarda notte in taxi, o andare a fare un giro con un'amica alle 3 del mattino e prendere un tè in strada o vivere da sole in un appartamento in affitto senza la paura di essere seguite e violentate. L'episodio di stupro ha cambiato questa percezione. Ho amiche e sorelle lì di cui sono molto preoccupata, e che non dovrebbero vivere nella paura. La campagna è nata dallo sdegno e dalla passione per la libertà che questa città ci ha sempre offerto.

Perchè uno sciopero?
Mriga: Il punto è che volevamo fare qualcosa di diverso. Manifestazioni e marce erano già state fatte e rifatte. Ma non hanno avuto alcun impatto duraturo. L'idea era quella di mostrare il potere delle donne come potere collettivo, di un gruppo influente nella società. Nessuno ha calcolato il reddito che il lavoro femminile genera nel paese. Se tutte le donne, insieme, decidono di scioperare per un giorno, le conseguenze economiche non passano inosservate in un stato che capisce solo il linguaggio dei soldi. Prendi l'esempio della campagna "Save Electricity", in cui in tutto il mondo si spengono le luci per unpo'. Dimostra quanto grande possa essere l'impatto sociale, se le persone empatizzano con la causa. 
Prajakta: Se le donne non facessero il loro lavoro quotidiano, in casa, in ufficio, in parlamento, nelle imprese, ecc; la famiglia, la scuola, le imprese, il parlamento e gli uomini non sarebbero in grado di andare avanti. Almeno il 49 percento della popolazione di questo paese è composto da donne, e immagina se tutte loro dicessero, "Siamo in sciopero e ci rifiutiamo di funzionare." Allora le donne comprenderebbero la propria forza e avrebbero più fiducia per poter combattere per loro stesse, con coraggio, e portare a un vero cambiamento.

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Sapete quante donne hanno aderito allo sciopero?
Mriga: Siamo riuscite a raggiungere circa 4.500 partecipanti.Ci hanno detto che molte donne, in tutto il paese, hanno sostenuto la causa.
Prajakta: Non crediamo nelle forme di pensiero imposte, e lo sciopero non doveva essere un obbligo. Eravamo assolutamente consapevoli dei vincoli che impedivano ad alcune donne di scioperare. Ad esempio, c'è stato il caso di una donna che supportava pienamente la causa, ma non poteva scioperare perchè madre di un bambino molto piccolo. Un sacco di persone ci hanno sostenuto, e hanno diffuso le informazioni, e molte, anche, hanno attivamente scioperato.

Cosa comporta lo sciopero?
Mriga: Non cucinare, non pulire, non dare da mangiare ai figli o spazzare o andare a prendere l'acqua o andare al lavoro, insegnare, e cosi via. Le donne contribuiscono a ogni singola attività del paese. Ci sono donne nelle riunioni aziendali, in parlamento, sui treni, nelle case. Tutti hanno bisogno di sapere che il mondo non può funzionare senza donne. È giunto il momento che le donne ottengano il rispetto che meritano. Non possiamo darlo per scontato, o considerarlo come una mancanza di potere o di aiuto. Lo sciopero vuole mostrare com'è vivere un giorno senza donne. Stiamo fornendo agli uomini la prospettiva di un possibile futuro: trattateci male, e scompariremo.

Come si è diffuso?
Mriga: Abbiamo aperto una pagina Facebook e l'abbiamo promosso su Twitter, ma si è diffuso soprattutto con il passaparola.

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Voi cosa avete fatto mercoledì?
Mriga: Io non sono andata a lavorare. Non ho fatto le commissioni. Non sono uscita di casa, e non ho interagito con nessuno al di fuori dei membri della mia famiglia. Mia madre non è andata al lavoro, ma ha dovuto cucinare e fare altre cose, perchè i miei nonni dipendono da lei.
Prajakta: Mia madre e le mie amiche hanno preso parte allo sciopero.

Qual è stato il responso?
Prajakta: Abbiamo avuto una risposta mista. Ci sono stati alcuni che non erano d'accordo con questo tipo di sciopero, perchè pensano che la violenza sia l'unico modo per cambiare il sistema.
Mriga: Sorprendentemente, gli uomini che ho incontrato non solo sono stati favorevoli alla causa, ma hanno anche attivamente contribuito a diffondere la notizia nelle loro famiglie e fra i loro amici. Ma purtroppo, ovviamente, una grossa parte della popolazione include maschilisti che non hanno compreso l'iniziativa. Alcuni hanno detto cose tipo, "Le donne non possono scioperare, tesoro!" o "È meglio lasciare il paese piuttosto che cercare di risolvere la situazione. È una causa persa e non cambierà niente," oppure, "È meglio evitare di uscire la sera o di indossare certi vestiti, è tutta colpa dello stile di vita delle ragazze di oggi." Quindi sì, è stata dura, e la strada è in salita.

Avete una lista di richieste?
Mriga:  Le leggi ci sono già, ma noi vogliamo che vengano applicate. Abbiamo bisogno di processi rapidi. Ci vogliono degli esempi. Nessuno teme la legge al giorno d'oggi. I colpevoli possono farla franca troppo facilmente. Pochi anni di pena non cambiano niente. È tutto dato per scontato. Il governo deve prendere provvedimenti drastici. Oltre a questo, l'educazione deve essere impartita a livello di base. La maggior parte della popolazione rurale non riceve una buona educazione. Non possiamo tralasciare l'importanza dell'educazione. L'educazione sessuale, le scienze sociali, e l'auto-difesa dovrebbero essere materie obbligatorie nelle scuole, a partire dalla prima elementare. Anche i genitori dovrebbero essere educati, a volte. Spesso le loro idee influiscono sui figli. Ad esempio, il comportamento di un marito nei confronti della moglie gioca un ruolo fondamentale nell'educazione relazionale dei figli, che cresceranno con il suo esempio.

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Pensate che questo sciopero potrà qualcosa contro la cultura dello stupro?
Mriga: Quando gli uomini vedranno che non possono vivere in un mondo senza donne, quando il paese coglierà quanto sia grande l'influenza delle donne all'interno della società, il loro contributo all'economia, aumenterà il rispetto nei confronti delle donne. Non saranno percepite come inermi, impotenti, e date per scontate. Il mondo saprà che ci opporremo ad ogni ingiustizia, che saremo unite, e che combatteremo.

Sciopererete ancora?
Prajakta: Si, sicuramente! Non ci è bastato. È tempo che ci rendiamo conto della nostra forza.
Mgira: Abbiamo bisogno di una risposta forte, abbastanza grande da portare la protesta al livello successivo. Women On Strike sta cercando di risolvere il problema alla radice, non di occuparsene superficialmente.

Cosa serve per estirpare la cultura dello stupro dalla società?
Prajakta:Leggi severe, autodifesa, fiducia in se stesse, e il rispetto e il supporto di tutti saranno necessari per combatterla.
Mriga:Nessuno vuole essere violentato. È una mia scelta e un mio diritto quello di indossare una gonna corta, o quello di uscire a tarda notte. Non giustifica lo stupro. La mentalita del "È lei che se lo è cercato" deve essere eliminata. Potrebbe benissimo capitare a te. E fino a che ci sarà anche solo un individuo pronto a battersi per questo, non è una causa persa. Ci abbiamo messo 200 anni, ma abbiamo ottenuto l'indipendenza dall'Inghilterra. Ci vorranno anni e innumerevoli sforzi, ma credo che risolveremo anche questo problema. E così può fare chiunque, se ha abbastanza forza di volontà.

Segui Raven su Twitter: @rrrakia

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