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Cosa ho trovato all'asta degli oggetti smarriti di Malpensa

L'aeroporto di Milano-Malpensa è il secondo scalo italiano per traffico di passeggeri. Se ci avete mai perso qualcosa e non l'avete reclamato, è molto probabile che qualcuno se lo sia appena comprato.

di Mattia Salvia
19 giugno 2014, 7:45am


Foto di Luca Massaro.

In una grande sala del Terminal 2 di Malpensa centinaia di persone stanno trattenendo il fiato. Il punto di fuga dei loro sguardi, un tizio pelato che somiglia vagamente a Bettino Craxi, alza la mano. Il banditore fa un cenno nella sua direzione e prende l'offerta. 

"6.650 euro per la prima. 6.650 euro per la seconda. Nessuno offre di più?"

L'altro contendente, un sudamericano seduto due file più indietro, comunica con un gesto che non ha intenzione di rilanciare ulteriormente. "Aggiudicato," dice il banditore, e batte con il martelletto. Con il fare solenne di chi sa di essere al centro dell'attenzione, il vincitore si abbandona sullo schienale della sedia, si toglie gli occhiali, si stropiccia gli occhi. Ha appena fatto quella che risulterà essere l'offerta più alta di tutta l'asta. Intanto il banditore passa al lotto successivo. 

L'aeroporto di Milano-Malpensa è il secondo scalo italiano per traffico di passeggeri. Ogni anno vi transitano circa 18 milioni di persone e vi vengono perduti, lasciati o dimenticati centinaia di oggetti, che finiscono su uno scaffale del magazzino degli oggetti smarriti. Se entro 365 giorni nessuno viene a reclamarli, vengono messi all'asta.

L'asta degli oggetti smarriti di Malpensa attira ogni anno centinaia di persone con la vaga promessa di un buon affare, di una grande soddisfazione personale o di un bello spettacolo. Venerdì sono andato ad assistere alla sesta edizione. Il catalogo dei lotti comprendeva ciò che è stato perso all'interno dell'aeroporto nel 2012. 

Tra i potenziali compratori c'era un po' di tutto: anziani signori distinti, quarantenni in infradito, famiglie al completo. C'era un gruppo di tamarri che mi hanno fatto brutto quando gli sono passato davanti e un tipo in canottiera che quando gli ho chiesto se potevo fotografarlo mi ha detto "Non posso, sono ricercato." 

La maggior parte di loro non aveva mai partecipato a un'asta, eppure quasi tutti erano arrivati molto preparati, con la lista degli oggetti in vendita e dei prezzi di partenza––che aggiornavano segnando man mano il prezzo a cui ogni lotto veniva battuto––e con obiettivi precisi in testa.

Alcuni agivano d'istinto, senza seguire un piano preciso; altri sembravano rilanciare per il gusto di farlo, come se dovessero prendere confidenza con la situazione in cui si trovavano; altri ancora controllavano il valore di mercato di ogni pezzo prima di procedere con un'eventuale offerta. I più furbi erano andati a visionare i lotti il giorno prima dell'asta e si erano fatti un'idea di cosa convenisse trattare e cosa no.

Molti altri, però, erano semplici curiosi. Come questa ragazza, che passava di lì per caso e stava portando a spasso il cane––in aeroporto.

Il banditore faceva tutto molto in fretta, dedicando non più di un paio di minuti a ogni lotto e passando immediatamente al successivo. Nel frattempo, due inservienti si occupavano di consegnare le ricevute ai vincitori; altri due si occupavano dei pagamenti e un terzo di accompagnare i vincitori in magazzino, alla spicciolata, per ritirare i lotti che si erano aggiudicati.

Mi sono aggregato a uno di questi gruppi e ho sceso due rampe di scale fino al magazzino degli oggetti smarriti di Malpensa, uno stanzino nei sotterranei del Terminal 2 stipato di scaffali, scatoloni di cartone e pile di valigie. 

Sugli scaffali facevano bella mostra di sé gli oggetti di maggior valore––computer e tablet, principalmente. Gli oggetti più piccoli, come gli orologi, i gioielli e i telefoni cellulari, erano invece ammucchiati alla rinfusa dentro dei sacchetti di plastica o delle scatole di cartone. 

I capi d'abbigliamento erano appesi a degli ometti. La lista dei lotti all'asta specificava che questi ultimi non erano in vendita. Ho trovato la precisazione molto poetica: ha dato finalmente una forma alla tristezza indistinta che avevo sentito montare dentro di me fin dal mio arrivo—il senso di abbandono che viziava l'aria, l'illuminazione ospedaliera della sala, la calca. 

Sono tornato di sopra e ho parlato con un un gruppo di ragazzi. "Seguiamo queste aste da qualche anno," mi hanno detto, "sono una truffa legalizzata. Non c'è modo di fare affari vantaggiosi: gli oggetti finiscono sempre per essere venduti a un prezzo maggiore di quello che è il loro valore di mercato." 

Effettivamente, di rilancio in rilancio tutti i lotti cessavano rapidamente di essere acquisti convenienti. Un impiegato dell'aeroporto ha definito l'asta "una pagliacciata" e mi ha detto che i veri affari si fanno in un'altra asta che si tiene qualche giorno prima e che non è aperta al pubblico. "Queste aste sono degli specchietti per allodole. Qualche buon affare può capitare, ma è più che altro intrattenimento." 

Ma ai partecipanti sembrava andare bene così: quello che per ogni persona razionale dovrebbe essere lo scopo di queste aste––aggiudicarsi oggetti usati a prezzi contenuti––a loro non sembrava interessare granché. Non erano qui per risparmiare, erano qui per vincere; gli oggetti erano una scusa. 

Con movimenti lenti e affettati, il sosia di Craxi si alza dalla sedia per andare a pagare. Si è aggiudicato il lotto numero 105, il più ambito: una "scatola metallica contenente bracciali, anelli, orecchini per il peso di circa 580 grammi di materiale di colore giallo tipo oro." Quando si mette in fila alla cassa, tutti gli cedono il passo. Un tizio gli fa i complimenti, lui non lo degna né di uno sguardo né di una risposta. Può permetterselo: ha vinto, è il capobranco.

Poi l'ultimo lotto viene battuto e l'asta termina. Gli ultimi vincitori si alzano dai loro posti e si mettono in fila. Hanno comprato qualcosa di cui non hanno bisogno a un prezzo talvolta eccessivo, eppure sorridono: l'hanno strappato a qualcun altro, ed è questo ciò che conta.

L'oggetto che oggi gli ha procurato il brivido della vittoria domani finirà dimenticato in fondo a qualche armadio. Tutti gli altri, gli sconfitti, si dirigono verso l'uscita del Terminal. Loro ci riproveranno l'anno prossimo.



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