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Vice Blog

Pianoforti in mezzo al parco

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di it
30.6.10

La scorsa settimana 60 pacchi misteriosi sono stati scaricati nel bel mezzo di New York. Dentro c'erano dei pianoforti, coperti da uno strato protettivo, che aspettavano solo di essere suonati. Decorati in vario modo, alcuni erano di un marrone classico con qualche tocco di colore, altri sembravano aver subito molestie da Willy Wonka. Luke Jerram è la mente dietro questi pianoforti malandrini, che saranno in giro per New York fino al 5 Luglio. La mostra si chiama Play me I'm yours, ed è stata realizzata anche in altre città del mondo. È un valoroso tentativo di incoraggiare i newyorchesi a staccare dalle loro vite nevrotiche e solitarie e mettersi a suonare qualche nota con il loro barbone di quartiere preferito.

Ho incontrato Luke in un piccolo parco di Tribeca per fare due chiacchiere, prima che mi suonasse qualche canzoncina strappacuore.

Vice: Ho letto che l'idea per questa mostra ti è venuta mentre stavi in una lavanderia. Il bucato è la tua fonte d'ispirazione? Oppure sono le interazioni tra la gente in un ambiente particolare e definito?
Luke: Il fatto è che in questo parco c'è gente che viene ogni giorno, per mangiarsi un sandwich comprato al negozio dietro l'angolo. E ogni giorno si riconoscono tra di loro ma non si parlano mai. Ci sono migliaia di spazi come questo, delle specie di comunità invisibili, in cui non ci sono vere interazioni. La teoria è che mettendo un piano nel parco riuscirai a smontare questa barriera e connetterti con le altre persone. A Sidney è successo che due giornalisti conosciutisi al piano alla fine si sono sposati. Wow, si vede che il tipo suonava da paura. Hai sentito altre storie del genere?
Sì, a San Paolo, una madre mandava la figlia a lezioni di piano dall'altra parte della città, visto che comprare un piano è troppo costoso. Per questa ragione non l'aveva mai sentita suonare, finché un giorno non si sono imbattute in questo pianoforte alla stazione e finalmente ha potuto sentirla–e così ha cominciato a piangere, insieme a me e attute le altre persone presenti.

Davvero commovente.
Sì, è stato incredibile.

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La mostra sembra riguardare anche la volontà della gente di riappropriarsi dello spazio pubblico, concordi?
È divertente, se cammini per strada nessuno ti dice niente. Se smetti di camminare e stai fermo per 10 ore qualcuno probabilmente ti verrà ad arrestare. Se decidi di sederti per due ore sul marciapiede qualcuno ti dirà che non lo puoi fare. Che succede se vado a carponi? O se cammino super lento? Cosa è vietato fare e cosa no? A me interessa esplorare questo genere di limitazioni negli spazi pubblici.

C'è una teoria secondo cui sono necessarie delle tragedie o delle calamità naturali per unire veramente la gente.
Sì, forse è vero. Forse qui è tutto troppo perfetto, c'è troppa felicitò in giro. Ma a dire il vero basta andare ad Harlem per provare il contrario; siamo andati lì a mettere dei pianoforti, e la gente stava tutta fuori, insieme, sembrava esserci un forte senso di vicinanza. Il tuo show è stato fatto a Barcelona, Belfast, San Paolo e Londra, per citarne alcune. In base a che criterio scegli le città?
Mi invitano loro. L'anno scorso ho messo 30 pianoforti a Londra e da lì c'è stato il boom. Quest'anno li metterò in 12 città diverse.

EMILY THOMAS

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