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L’album di cover raggae dei Nirvana che hai sempre sognato

Little Roy faceva i dischi con Studio One, Lloyd Daley, Lee "Scratch" Perry e Prince Buster tra gli anni '60 e '70. Gli abbiamo chiesto com'è che nel 2011 è finito a cantare canzoni scritte da un tipo di Seattle davvero poco allegro.

Se dovessi scegliere qualcuno per ri-registrare una raccolta delle migliori e più malate canzoni dei Nirvana, probabilmente la mia scelta cadrebbe su un tizio Rastafari che ha iniziato a cantare rocksteady negli anni '60. Aspetta, no, non lo farei, perché qualcuno ci ha già pensato, e questa è la ragione per cui mi sono ascoltato così tante volte Battle For Seattle.

Little Roy faceva i dischi con Studio One, Lloyd Daley, Lee "Scratch" Perry e Prince Buster tra gli anni '60 e '70. L'ho chiamato per chiedergli com'è che nel 2011 è finito a cantare canzoni scritte da un tipo di Seattle davvero poco allegro.

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VICE: Hey, parlo con Little Roy?
Little Roy: Sì, sì, aspettavo la vostra chiamata.

Dove sei al momento? A Londra?
Sì, al momento sono a Londra, vivo a Balham.

Non ne so molto di Balham. Comunque, il tuo ultimo disco è fichissimo. Dove hai preso questa idea?
Non è stata una mia idea, ma di Mike Pelanconi, altrimenti conosciuto come Prince Fatty. Ne parlavamo da un paio di anni ormai. Siamo stati insieme in Thailandia. Lui ha pensato che io fossi l'artista giusto per questo progetto, quindi abbiamo iniziato a lavorarci.

Eri un fan dei Nirvana prima di registrare quest'album?
Non proprio, ma avevo sentito qualche loro pezzo ogni tanto, sai? Le melodie mi prendevano bene, ma non è che mi sia mai fermato a decifrare il senso di quelle canzoni.

Grugniva parecchio il ragazzo eh?
Sì, all'inizio non sapevo di cosa parlassero i pezzi, dato che non seguo molto il rock, ma quando ho visto le trascrizioni le ho trovate molto interessanti. Un autore scrive sempre cose relative alla propria esperienza. Trovo che questi testi siano molto d'impatto. Sono canzoni meravigliose e mi piace un sacco interpretarle. Le ho cantate al Reading Festival e la reazione dell'audience… erano tutti come in trance, capisci? Deve trattarsi di capolavori per avere quella presa sul pubblico.

Non trovi che i testi siano un po' cupi e tristi?
Potrebbe essere. Però, quando canto queste canzoni, vedo che la gente è felice. Quindi non le definirei proprio tristi e cupe.

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Quando sono andato al Reading da ragazzino, avevo una felpa dei Nirvana con scritto "odio me stesso e voglio morire".
Ok. Forse quello che ha fatto è triste, ma le sue canzoni mi arrivano in maniera positiva. Come quel pezzo che dice "Grandma take me home", sai? Quella canzone parla della sua esperienza di quando aveva cinque o sei anni.

Quando mangiava "mashed potato".
Sì, e non era contento che i suoi genitori lo lasciassero con la nonna, capisci? Sì ecco.

Credo che quella canzone racconti una storia, come molti brani rocksteady e reggae che ho sentito. Ho sempre pensato che Sugar Minott racconterebbe delle bellissime favole della buonanotte. Cosa ne pensano del disco i tuoi amici reggae?
Pensano che sia molto bello. Non se l'aspettavano, è oltre a tutto quello che avevo fatto prima, questo mi ha portato a un nuovo pubblico, perché io sono un artista roots, è quello che ho sempre fatto, scrivere grandi canzoni roots come "Tribal War", che è stata campionata da Damien Marley e Nas, sai?

Sì, certo che lo so. Ti è mai capitato che rock band arrabbiate tipo Nirvana facessero cover dei tuoi pezzi?
No, mai successo, il più delle volte sono artisti reggae. Dieci delle mie canzoni sono state reinterpretate da altri artisti. Qualche volta chi fa le cover non mi rispetta, fa finta di aver scritto lui i miei pezzi. Io non l'ho mai fatto e di certo non potrei mai farlo con i Nirvana, neanche se volessi, perché sono conosciuti a livello internazionale, non potrei proprio passarla liscia.

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Pensi che saresti andato d'accordo con Kurt Cobain se l'avessi conosciuto?
Sì, credo che andremmo d'accordo. Andavo d'accordo con Bob Marley, quindi sì

Pensi che Kurt Cobain sia sullo stesso livello di Bob Marley?
Sono entrambi artisti ispirati. Hanno venduto un sacco di dischi, e tutto il mondo li amava, quindi sì, sono sullo stesso livello.

Cosa ne pensi del modo in cui Kurt Cobain è morto?
Il fatto che si sia tolto la vita è molto triste. Mi chiedo cosa abbia potuto pensare per fare una cosa del genere. Non lo voglio giudicare in nessuna maniera, ma dev'essergli passato qualcosa di strano per la testa, sai, per fare una cosa così. Qualche volta, direi, "arriva il diavolo", capisci? E si prende le vite della gente. Il diavolo l'ha portato in una direzione per nulla positiva. Qualche volta il diavolo ti sta addosso.

Da dove pensi che sia arrivato il diavolo nella vita di Kurt Cobain?
Magari stava lì in agguato da quando lui era piccolo. Ho visto un documentario su di lui e parlava dei problemi che ha avuto principalmente da quando i suoi si sono separati. Alcuni ragazzi ne rimangono davvero sconvolti. A volte non si riesce a superare ciò che ci succede. Rimane con noi. Magari lui era perseguitato da questo. Perché magari amava i suoi genitori talmente tanto che non riusciva a vederli separati.

E come si fa a mettere a posto una situazione del genere?
A volte succedono cose che non possono essere riparate.

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Dove hai registrato Battle For Seattle?
L'abbiamo registrato a Brighton, nello studio di Prince Fatty. C'era Mafia dei Mafia&Fluxy, Junior Marvin che era il chitarrista di Bob Marley and the Wailers, Steven Wright, anche lui chitarrista, Carlton Roberts alle tastiere. E pure George Dekker dei Pioneers, lui ha curato i cori di tutti i brani.

Una bella squadra. Avrai dei racconti divertenti delle registrazioni, giusto?
Non è successo niente di divertente, perché abbiamo tentato di prendere il progetto sul serio, c'era poco da scherzare.

Capisco. Cosa farai oggi?
Vado a incontrare Junior Marvin al Seven Sisters, è qui per una settimana.

Viene a trovarti?
No, sua madre vive da quelle parti, sai. Sua madre. Allora gli darò alcuni album così li potrà portare in America e darli ad altra gente.

Che cosa fate voi due quando uscite?
Non saprei, perché io non fumo più e nemmeno lui, quindi non potremmo nemmeno farci una canna, capisci? [ride]

Almeno bevete? Una birra?
Potremmo berci una birretta, sì.

Ok, grazie per questa chiacchierata. Salutami Junior.
Sì, grazie. Ciao.