Porno

"Vietato ai minori di anni 18" - Saro Balsamo, il primo magnate del porno italiano

La storia di come è nato il re dell'editoria porno italiana, e di quanto si divertivano i redattori de Le Ore a creare titoli in rima baciata.

di Niccolò Carradori
24 marzo 2017, 7:54am

Quando parliamo di industria pornografica italiana, facciamo sempre riferimento a personaggi che hanno animato la scena dei video e dei film: Riccardo Schicchi, Rocco Siffredi o Moana Pozzi. Ma in realtà, per svariati decenni la colonna portante della pornografia italiana sono state le riviste.

Dalla seconda metà degli anni Settanta fino alla prima degli anni Novanta, il rapporto più stretto che gli italiani mantenevano con il porno era quello con i giornaletti più o meno patinati che si trovavano negli scaffali più bui delle edicole, e che i giornalai ti imbustavano con aria complice prima di uscire. Oggi quel tipo di immaginario e mondo editoriale è praticamente estinto: ogni tanto è possibile imbattersi in qualche pubblicazione, ma è come incontrare un esemplare di Dodo.

Fra i personaggi che hanno contribuito a rendere grande l'industria del porno cartaceo, il più importante è sicuramente Saro Balsamo. Fondatore di riviste come Men, Playmen e soprattutto Le Ore—settimanale letteralmente iconico—quella di Balsamo è stata sempre una figura piuttosto sconosciuta al grande pubblico (tanto che su Wikipedia non esiste nemmeno una voce che lo riguardi), nonostante per più di tre decenni sia stato uno dei fari dell'industria, con cui ha realizzato guadagni enormi. Oltre a questo, poi, attraverso le sue varie pubblicazioni è stato anche uno dei maggiori sostenitori di tutte quelle rivoluzioni di costume e di pensiero che sono avvenute a cavallo fra anni Sessanta e Settanta.

Il giornalista Gianni Passavini—che nel 1982 è entrato a far parte dei collaboratori delle riviste fondate da Balsamo, e ci è rimasto per più di dieci anni come redattore, caporedattore e direttore—ha deciso di ripercorrerne la storia attraverso un libro, Porno di Carta, presentato sabato 25 marzo al Book Pride di Milano, la fiera nazionale dell'editoria indipendente.

Per approfondire l'argomento  nei giorni scorsi l'ho contattato, e abbiamo fatto una lunga chiacchierata su Saro Balsamo e la nascita dell'editoria pornografica. Mi ha raccontato come è nato "il re dell'editoria porno italiana", e quanto si divertivano i redattori de Le Ore a creare titoli in rima baciata. 

A sinistra: adesivo di Cicciolina allegato a un'uscita della rivista Le Ore, Messina, collezione privata. A destra: Patty Pravo sulla copertina di Le Ore 812, del 20 aprile 1983. Tutte le immagini per gentile concessione dell'intervistato.

VICE: Per quale motivo hai deciso di raccontare adesso la storia di Saro Balsamo? Che tipo di rilevanza ha questo personaggio, se messo al fianco di eminenze del porno come Schicchi?
Gianni Passavini: Erano molti anni che mi chiedevo per quale motivo un personaggio così "straordinario" non fosse mai stato raccontato come lo sono stati tanti altri del mondo del porno. Tanto per dire, Riccardo Schicchi e Ilona Staller hanno realizzato i primi servizi porno proprio per i giornali di Balsamo.

Balsamo è stato il primo vero magnate dell'industria pornografica italiana, e non è mai veramente "venuto fuori". In parte perché lui stesso cercava di tutelare la sua figura—da un certo punto in poi della sua carriera editoriale si serviva di prestanome per firmare le sue riviste—ma io credo sia anche per la superficialità con cui i media hanno sempre trattato l'argomento. Il circuito dei video è sempre stato predominante dal punto di vista dell'opinione pubblica, ma il segmento cartaceo rappresentava la vera base su cui si fondava il mercato del porno italiano, almeno fino agli anni Novanta.

Che tipo di personaggio era Balsamo?
Io, era il 1982, ho conosciuto il Balsamo affermato, almeno dal punto di vista finanziario. Arrivava in ufficio in Mercedes seguito da un'auto di scorta, il suo bodyguard lo precedeva sempre quando si spostava tra una redazione e l'altra dei suoi giornali. Smesse le camicie sgargianti e le catenone al collo dei primi anni Settanta ormai vestiva Caraceni, con Piaget al polso (aveva 128 orologi) e scarpe inglesi. Gli piaceva fare la bella vita, e far vedere che ce l'aveva fatta. È stato veramente un tycoon dell'industria porno editoriale, paragonabile a Larry Flynt. Solo che a differenza del "collega" americano lui preferiva la discrezione.

Ma c'è stato anche un altro Balsamo, quello degli inizi: un personaggio che ha dato una scossa salutare all'editoria italiana.

A sinistra: il primo numero di Men, 2 dicembre 1966. A destra: Le Ore 1581, del 1998.

Giusto. Partiamo dall'inizio: come è diventato il re dell'editoria pornografica italiana? All'inizio era semplicemente un ragazzo catanese di belle speranze, che arrivò a Roma in un momento in cui in Italia c'era un grande fermento politico e sociale. Iniziò a occuparsi di musica, lanciando il concorso "Voci Nuove", e nel 1965 fondò la prima rivista, Big, che dal punto di vista editoriale era veramente innovativa. Ebbe un incredibile successo esprimendo quel tipo di disagio giovanile che poi sarebbe sfociato nei movimenti studenteschi del Sessantotto. Fu ad esempio al fianco dei giovani studenti del Parini accusati dalla magistratura di aver fondato una rivista studentesca, La Zanzara, ritenuta pornografica.

Nel novembre del 1966 lanciò nelle edicole il settimanale Men, che rompeva molti degli schemi consolidati – giornalistici e "morali" – che vigevano all'epoca, anche per la preminenza della cultura cattolica.

Che rivista era Men?
Era fondamentalmente un giornale che parlava di politica, cultura, società, ma al suo interno si potevano trovare delle aperture verso il sesso e l'erotismo non rintracciabili altrove in Italia. I primi otto numeri gli vennero sequestrati, perché contenevano immagini di nudo che oggi considereremmo ridicole, ma che all'epoca erano considerate scandalose. Questi sequestri seriali però crearono a Balsamo problemi finanziari considerevoli.

Saro Balsamo nel 1971 con la redazione di Cronaca Italiana.

Poi cosa successe? 
Successe che Balsamo per paura di essere arrestato (aveva in corso un procedimento giudiziario per una truffa milionaria a una banca pugliese e si trovava in libertà provvisoria in attesa di processo) decise di scappare all'estero. Prima in Francia e poi in Libano. Lasciò tutto in mano alla moglie, Adelina Tattilo: una donna molto cattolica, che si ritrovò da un giorno all'altro a doversi occupare delle riviste della casa editrice: a Men si era aggiunto nel giugno del 1967 il mensile Playmen, che si ispirava in gran parte all'americano Playboy.

Ma la Tattilo si rivelò essere un'editrice di talento: cominciò a risanare conti e bilanci societari e fece giornali sempre più belli, interessanti e… spinti. Quando Balsamo, una volta risolti i suoi problemi con la giustizia, tornò in Italia, decise di estrometterlo dalla sua vita e dalle riviste che aveva fondato. Lui allora si trasferì a Milano, e creò il settimanale Le Ore.

È a questo punto che le sue pubblicazioni subiscono una virata pornografica netta?
No, non inizialmente. Quando fondò Le Ore, aveva intenzione di replicare Men. Voleva denunciare il malaffare democristiano, sostenere le battaglie di civiltà che portava avanti il Partito Radicale di Marco Pannella, ma soprattutto supportare il Partito Socialista Italiano, il suo partito di riferimento (negli anni seguenti diventò molto amico di Bettino Craxi).

Quindi inizialmente era un settimanale "normale", anche se sempre con quella spruzzata di erotismo. Ma Balsamo si rese presto conto che i suoi lettori erano più attirati dalle foto delle ragazze discinte o dalla rubrica dell'Autoscatto che dai suoi editoriali a favore del PSI. Così trasformò Le Ore in una rivista sempre più ricca di argomenti, suggestioni e immagini che trattavano di nudo e di sesso. E nel 1975, rispondendo alla concorrenza, trasformò definitivamente Le Ore in una rivista pornografica.

Cosa successe nel 1975?
Un paio di editori concorrenti, fra cui Francesco Cardella, decisero di pubblicare per la prima volta nelle loro riviste foto di rapporti sessuali espliciti, con tanto di penetrazione. Quello che qualcuno temeva—e cioè sequestri e arresti—non avvenne. La magistratura, che aveva sempre tacciato come pornografiche anche le immagini più caste si ritrovò senza armi per contrastare questo salto di qualità. 

Non solo, in quell'anno il Parlamento approvò anche la legge che escludeva finalmente gli edicolanti da ogni responsabilità penale riguardante la distribuzione delle riviste (prima di allora molti rivenditori potevano essere denunciati e arrestati). Balsamo, che fu l'ultimo ad adeguarsi alla svolta editoriale impressa dalla concorrenza, ci mise poco tempo per recuperare e imporre le sue riviste (dopo Le Ore ne aveva create molte altre) come le più vendute nelle edicole.

A sinistra: Saro Balsamo nel suo ufficio, 1986. Foto tratta dalla rivista Gran Milan. A destra: Saro Balsamo su Le Ore, 1971.

Queste riviste italiane, almeno inizialmente, facevano riferimento a modelli esteri? E come venivano realizzati i servizi? Li acquistavano da altri paesi?
Il mercato di riferimento era sempre l'estero. Per quanto riguarda Le Ore, il direttore editoriale almeno tre o quattro volte all'anno andava in Francia, o in Svezia, o in Germania, o negli Stati Uniti, a comprare grandi quantità di materiale fotografico. In grandi quantità, intendo decine di migliaia di foto. L'archivio fotografico de Le Ore a un certo momento era composto da milioni di foto, per un valore economico enorme. 

Nei servizi pubblicati sulle riviste vedevi chiaramente che si trattava di ragazze americane o tedesche, ma i redattori italianizzavano tutto: le varie Ulla e Brigitte si trasformavano in "Paola da Bologna" o "Silvia da Vercelli". Quanto all'Italia, era molto rischioso realizzare dei servizi porno, anche se molti fotografi li facevano in case private, camere d'albergo e negli scompartimenti dei treni notturni Milano-Roma.

Questo approccio è molto interessante, perché rappresenta un tipo di "rimpasto" editoriale che ho sempre trovato incredibile. Anni fa mi capitò ad esempio di ritrovare alcune vecchie riviste porno, e due di queste contenevano le stesse identiche immagini, ma montate in modo da comporre storie del tutto diverse. Come è stato lavorare in questo genere di rivista?
I redattori che stavano a Le Ore erano tutte giornalisti e scrittori dalla penna facile e dalla fantasia fervida. C'erano editor di importanti case librarie, giornalisti che collaboravano con il Corriere o La Stampa… era un mondo popolato da intellettuali, perlopiù di sinistra, con letture classiche alle spalle, che per vari motivi erano entrati a far parte di questo mondo.

L'intero meccanismo di titoli, sommari, occhielli e storie era divertente. L'atmosfera era molto rilassata e goliardica. I titoli in rima baciata—"È di Ferrara la miglior pompinara" è diventata un classico—i calembour, i giochi di parole e i nonsense abbondavano sulle riviste come Le Ore. Alcuni collaboratori erano così bravi a scrivere storie tanto incredibili quanto verosimili che molti lettori erano convinti che fossero vere.

È anche a causa di questo approccio scanzonato che Le Ore è diventato un vero e proprio simbolo delle riviste porno italiane?
Certo. Le Ore è diventato un settimanale così di successo all'interno del panorama editoriale pornografico perché sapeva sdrammatizzare quelle tematiche che all'epoca venivano considerate scabrose.

A sinistra: Le Ore 151, del 1978. A destra: Disco orario accluso ne Le Ore.

Capisco. Come si è evoluta, poi, la carriera di Balsamo? Come è arrivato al declino dell'industria editoriale pornografica?
Balsamo avrà anche fatto degli errori come imprenditore del porno, per esempio aver aspettato troppo prima di lanciarsi nella produzione massiccia di materiale video, anche se aveva degli studi a Parigi dove realizzava fotoromanzi come Supersex. Ma il destino del porno di carta era ineluttabile, impossibile da rimandare—specie con l'arrivo di Internet dove le stesse cose che trovavi in edicola a caro prezzo le potevi guardare gratis online.

In un certo senso, il declino delle riviste porno cartacee ha quindi anticipato quello che sarebbe successo nell'industria editoriale tradizionale.
È esattamente così. Del resto, il porno ha sempre svolto anche una funzione predittiva e anticipatrice.

Porno di Carta è edito da Iacobelli Editore, e verrà presentato al Book Pride, la Fiera dell'editoria indipendente che si terrà a Milano dal 24 al 26 marzo a BASE Milano.

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