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Ecco perché i live di Oneohtrix Point Never sono sempre pazzeschi

Abbiamo parlato con l'artista visivo che accompagna Daniel Lopatin durante i live.
6.4.16
Screengrab da Repossession Sequence

Fuori dal concerto di Oneohtrix Point Never al Warsaw a Brooklyn—centro della comunità polacca che si trasforma in teatro per i concerti e serve pierogi tra un set e l’altro—si sentivano i giovani fan chiacchierare sul loro idolo del momento, Daniel Lopatin, la mente creativa dietro il progetto di musica elettronica sperimentale che erano lì per vedere dal vivo. Secondo questi hipster, Lopatin avrebbe una squadra esclusivamente dedicata al perfezionamento dei suoi live, che armeggia con luci e schermi finché la loro disposizione non raggiunge la perfezione assoluta (qualsiasi cosa voglia dire). Lopatin ha smentito ogni diceria parlando con The Creators Project, cosa che rende i live di OPN ancora più interessanti.

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Ad accompagnare i suoni spaziali di OPN sul palco, ci sono alcuni lavori video realizzati da Lopatin insieme agli artisti Nate Boyce e Jon Rafman. I video di Boyce e Rafman catturano l’attenzione visiva del pubblico, ma, soprattutto, contribuiscono a creare una sensazione di overload sensoriale. In aggiunta alla vibrazioni della musica e alle luci intermittenti, due televisori obliqui posti di fronte a uno schermo per proiezioni trasmettono una serie di animazioni distopiche e astratte create da Boyce, oltre alla serie Sticky Drama di Rafman, ispirata ai giochi LARP. Per quanto la musica e i video condividano una certa attitudine, si tratta anche di progetti a sé stanti.

Contrariamente a quanto insinuano certe dicerie, a Lopatin e Boyce sembra interessare relativamente poco dell’interpretazione che il pubblico dà alle loro opere, e non parlano della loro fattura con toni elitisti—Lopatin ha creato un logo per OPN su Paintbrush e il duo ha sempre incluso i video nei set, spiega Boyce a The Creators Project.

“[I video sono] molto liberi da un punto di vista associativo e intuitivo. Continuo a cambiare e ad aggiungere parti al video. Le idee emergono dalle conversazioni deliranti e insonni che io e Dan facciamo durante i tour. I video non sono fatti per completare la musica. Alle volte capita, ma vorremmo che il video complicasse o confondesse quello che si prova ascoltando la musica. Le persone che vorrebbero godersi un’esperienza audiovisiva complementare o consonante rimarranno probabilmente deluse, infastidite o agitate,” spiega.

Screengrab da Sticky Drama

L’esperienza audiovisiva non sarà magari armoniosa in senso stretto, ma si può non dire che siano complementari in qualche modo, anche solo per il fatto che rappresentano uno zeitgeist tecnologico. Sul palco, non ha molto senso considerare queste opere come “videoclip,” anche perché i video sono stati scelti sulla base della loro compatibilità con il setup live, e il risultato finale è condizionato dal ruolo parallelo di Boyce come performer.

“La vera sfida per me è delegare la manipolazione dei video live mentre sono impegnato a suonare con Dan. Sto lavorando per riuscire a gestire tutti i setup con i piedi,” dice.

“Reposession Sequence” di Boyce

Il fatto che Boyce crei anche un lavoro fisico è evidente in ciò che fa con OPN. In Repossession Sequence, frammenti di granate fluttuano su un suolo arido e pieno di crepe. Spazi fisici realistici vengono animati, mescolati tra loro e deformati. Il contenuto dei video si estende alle sculture di Boyce e al processo creativo intrapreso per il live.

“Penso al video e all’animazione come a sculture. Ho usato spesso schermi orientati verticalmente nel mio lavoro, a prescindere dalla collaborazione per OPN; ho pensato che avesse senso usarli per rendere il setup più scultureo e meno cinematografico rispetto ai live ai tempi di R+7 che usavano una sola proiezione, relegata al fondo del palco. Ora usiamo un setup a tre canali, con due schermi laterali e una retro proiezione che espande le dinamiche spaziali dello spettacolo,” dice Boyce.

OPN tende a piacere al pubblico accademico. Prodotti in coppia con artisti che passano dai reami dei surf club online alle belle arti, i live che crea in un certo senso spingono i critici a presenziare. Se da un lato i lavori digitali estremi non convincono ancora le gallerie più commerciali, forse il palco, un ambiente immersivo in perenne mutazione, è il luogo a cui appartengono davvero.

Scoprite di più su Oneohtrix Point Never qui, e su Nate Boyce a questo indirizzo.