La Guida di Noisey al metal

La guida di Noisey al Black Metal in Italia

Per essere il Paese del Sole e del cattolicesimo, ce la caviamo comunque abbastanza bene a sonorità opprimenti e corpsepaint.

di Andrea Bosetti
27 marzo 2017, 11:05am

Necromass, foto promozionale

Chiese in fiamme, adorazioni del demonio, messe nere, omicidi e magari un pizzico di neonazismo, nel grande pentolone del black metal non manca nulla. Una delle più grandi paure di tutte le mamme del mondo, manco a dirlo, in Italia arriva smorzata ed edulcorata, ché alla fine nel Bel Paese se volemo tutti bene. Prima che a qualcuno venga il dubbio, no, la faccenda delle Bestie di Satana non ha mai avuto alcun collegamento diretto con il black metal italiano, e i personaggi coinvolti erano più legati agli ambienti della tossicodipendenza che a quelli musicali; una delle vittime e uno dei carnefici suonavano in gruppi metal di scarsa rilevanza, ma gli eventi non ebbero mai alcuna risonanza diretta tra gli appassionati. Una sottocultura che nell'arco dei meno di trent'anni dalla sua nascita ha scosso diversi Paesi, dai celebri fatti in Norvegia ai meno celebri retaggi di "Blut und Boden" nell'Europa dell'est che ancora oggi fanno molto discutere (qualche informazione in più la si trova in questo libro), in Italia è rimasta quasi sempre limitata alla sua incidenza musicale. Diversamente da quanto accaduto per altre correnti, però, l'ambiente degli appassionati si è sviluppato in modo relativamente coeso e più o meno omogeneo, quantomeno per gli standard di campanilismo e particolarismo italiani, da sempre primi nemici della crescita organica del Paese.

Nel nostro pur nutrito sottobosco black, che soprattutto nell'arco degli ultimi quindici anni si è popolato di formazioni e progetti interessanti, dicevamo, non c'è nessun aspetto particolarmente folkloristico, tolto un unico, fondamentale passaggio, rivelatosi cardine più o meno consapevole per molti artisti a venire: la breve parentesi della Black Metal Invitta Armata, da qui in poi BMIA per comodità. L'argomento sarebbe abbastanza corposo da meritare una trattazione a parte, ma per arrivare a una panoramica della situazione attuale basti dire che intorno alla metà degli anni Zero, nell'area tra Torino e Genova, un novero di gruppi cercò di dare forma e contenuto ad un progetto collettivo fondato sulla tradizione culturale della penisola e le sue derive dannunziane/evoliane.

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Black Metal Invitta Armata.

La BMIA fu un excursus unico e molto breve nella nostra storia, attivo più o meno tra il 2005 e il 2008, e sebbene nessuno degli artisti coinvolti si sia mai davvero voluto esprimere a riguardo negli anni a seguire, le ragioni del suo fallimento sono probabilmente da imputarsi ad alcune notevoli confusioni di base: alcune formazioni avevano un'impronta estetica, storica e anche musicale più "colta" (Spite Extreme Wing, JANVS, Tronus Abyss), altre assumevano posizioni neanche troppo velatamente nostalgiche e inneggianti al totalitarismo (Frangar), altre ancora si trovarono a passare di lì un po' per caso (la meteora Hirpus, tra l'altro di origine capitolina).

Nelle parole di Matteo "Vinctor" Barelli (JANVS) "ognuno all'interno dello stesso "movimento" ha concepito BMIA, sia alla nascita che negli anni, sotto punti di vista molto differenti e spesso non esattamente comunicanti"; questo mélange di approcci, intenti e finanche ideologie fece sciogliere gruppi e progetto come neve al sole, e tra il 2008 e il 2009 tanti artisti si dedicarono ad altro, quando non appesero gli strumenti al chiodo, tanto che oggi molte delle realtà che parteciparono all'esperienza sono scomparse da anni.

Il più grande risultato raggiunto dall'esperimento dell'Invitta Armata, aldilà dell'aver unito una manciata di formazioni per un periodo relativamente breve (ma non così breve da aver impedito loro di pubblicare nel 2007 una compilation-manifesto con tanto di dichiarazioni ideologiche ufficiali, Signvm Martis), è quello di aver sdoganato una serie di contenuti che fino ad allora erano appena abbozzati dai blackster italiani. Fino a poco più di dieci anni fa il black metal nostrano cercava in qualche misura di rifarsi alla tradizione scandinava non solo nei suoi suoni, ma anche nei temi. Il satanismo come forma di reazione ad una religione imposta, il cristianesimo, e il conseguente recupero del pantheon nordico, però, per noi era una strada decisamente impraticabile, visto che fino a prova contraria proprio noi siamo i discendenti degli oppressori cristiani. Certo, è una generalizzazione che a sua volta necessiterebbe di ulteriori approfondimenti, e c'era anche chi affrontava il genere dal suo lato più introspettivo ed esoterico, portando avanti una ricerca tematica orientata all'occultismo, ma per quanto validi e "credibili", questi gruppi non si allontanarono mai dall'interpretazione canonica del black metal di matrice norvegese.

Era il caso dei fiorentini Necromass, tra le prime formazioni italiane in assoluto che già nel 1994 davano alle stampe Mysteria Mystica Zofiriana, o dei trentini Tenebrae In Perpetuum, che nel loro debutto del 2003, Onori Funebri Rituali, parlavano di "Oscure Presenze" e "Anime Silenziose"; a questi si affiancava tutta una schiera di gruppi più derivativi come Opera IX o Imago Mortis, che ancora oggi proseguono con maggiore o minore intransigenza lungo la loro strada. Con la pressoché unica eccezione del progetto marchigiano Hesperia, già interessato a certi argomenti per quanto non del tutto ascrivibile al black metal propriamente detto, nessuno si era mai preoccupato di trovare un'altra chiave di lettura per codificare il senso di ribellione di cui il genere è portatore per sua stessa natura. Fino all'arrivo della BMIA.

Con il suo "recupero della tradizione" il collettivo ha più o meno consapevolmente sdoganato la possibilità di contestualizzare il black metal nella propria terra e nella propria cultura, abbandonando i forzati parallelismi artici: improvvisamente si potevano raccontare il retaggio della Magna Grecia, il pantheon greco-romano, i localismi italiani. Aperto questo nuovo corso con il quanto mai esplicito Non Dvcor, Dvco degli Spite Extreme Wing (Behemoth Productions, 2004), album che tra un riff e l'altro non fa mistero della sua fortissima impronta ideologica, altri seguirono a ruota, a cominciare dagli JANVS con il loro capolavoro FVLGVRES (ATMF, 2007), fino a raggiungere uno sviluppo compiuto ancora grazie agli SEW un anno più tardi con Vltra (Avantgarde Music, 2008).

Da quegli anni in poi lo sviluppo della scena è stato inarrestabile, e sempre più gruppi, in modo del tutto personale, distante e forse anche inconsapevole, hanno mutuato questo modo altro di interpretare il black metal. È il caso dei palermitani Legion Of Darkness, nel cui stampo melodico trovano spazio lunghi brani dai titoli eloquenti come "Ithaca" o "Ek Petras" ("dalla pietra" in greco), e i cui dischi si chiamano Cantus e Meridies. Altrimenti, un po' più a nord, aderendo allo stile sonoro del nordovest americano sdoganato dai Wolves In The Throne Room, dalla Val di Susa gli Enisum raccontano delle leggende delle Alpi Graie, tra cui proprio del monte Musinè, che dà il nome al gruppo, recuperando il folklore e le tradizioni del nostro nordovest; anche in questo caso, un album dal titolo Arpitanian Lands (Dusktone, 2015) corredato da fotografie delle Alpi piemontesi è abbastanza eloquente - traccia peraltro già seguita dagli JANVS, che proprio nel libretto di FVLGVRES mostravano il Monte Rosa in tutta la sua maestosità. In Abruzzo ci sono poi i Selvans, che in Lupercalia (Avantgarde, 2015) raccontano di "Hirpi Soriani" ("lupi soriani" in lingua etrusca) e "Scurtchìn", l'orco delle foreste abruzzesi. Recentemente ci siamo spinti anche oltre: a Napoli, dopo diversi mesi di anticipazioni, ha fatto il suo debutto Scuorn, che nell'album Parthenope (Dusktone, 2017) canta dell'Averno e di sibille, il tutto con l'aiuto di tastiere, mandolino e testi in dialetto partenopeo. A conferma di tutto il processo di emancipazione nostrano, questo debutto arrivato dopo anni di rimandi, cancellazioni e ritardi, riprende brani originariamente concepiti proprio nel 2008, nel momento di massima esposizione della BMIA. Gli esempi sono tanti, e per una volta la frammentarietà del nostro Paese finisce con l'essere un valore aggiunto, che permette di mettere in musica tradizioni sempre differenti.

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Scuorn.

Il black nostrano però non è soltanto Alpi e mandolino, anzi, applicando la nostra infinita arte di arrangiarsi allo spettro musicale, siamo riusciti a far fiorire degli ibridi di altissimo livello, a volte anche unici al mondo. Si finisce così dalle parti degli Urna, formazione originariamente cagliaritana che oggi si divide tra la Sardegna, il Veneto e Londra e che unisce a una matrice black metal una struttura funeral doom, il che si traduce in pezzi dalla durata media di oltre dieci minuti, downtempo dilatati oltre misura e uno screaming rarefatto e soffertissimo; provare per credere, Mors Principium Est (ATMF, 2013) è un album semplicemente enorme.

Allontanandosi dalle coste metallare si passa dalle parti degli Aborym, nome caposaldo del sottobosco nazionale capitanato da Fabrizio "Fabban" Giannese e con base nella capitale. In quasi vent'anni dal debutto Kali Yuga Bizarre (Scarlet, 1999) il gruppo è passato da un black metal melodico a un vero e proprio industrial che del black metal mantiene solo la furia e la velocità. Il recentissimo Shifting.Negative (Agonia, 2017) sembra più uscito dalle sessioni di registrazione degli Hocico o dei Combichrist che il lavoro di un gruppo black metal, e anche la versione della formazione sul palco, sprovvista di batterista e con Fabban che canta usando due (!) microfoni, ha ormai pochi punti di contatto con il metal propriamente detto.

Terzo nome imprescindibile di chi musicalmente fa (anche) altro rispetto al black metal, ma viene accostato ad esso, è quello dei Progenie Terrestre Pura. Duo veneto nato grazie ad internet, dopo un demo che suscitò parecchio interesse, approdò su Avantgarde e nel 2013 diede in pasto al mondo U.M.A. (acronimo di Uomini, Macchine, Anime), un perfetto, incredibile amalgama tra black metal e suoni sintetici a supporto di tematiche spaziali e solo parzialmente fantascientifiche. Lontano anni luce dal "solito" pastrocchione black/ambient, il lavoro di Eon[0] e Nex[1] (che non hanno mai divulgato i propri nomi) è un vero e proprio spartiacque: è il primo a far davvero convivere i due generi in modo armonioso, non accostandoli, ma sviluppandoli insieme, in modo organico. Dopo una pausa di qualche anno, in cui Eon[0] è anche entrato in pianta stabile proprio negli Urna, i Progenie, o come amano firmarsi loro, qTp, sono finalmente al lavoro su del nuovo materiale, e l'attesa è tanta - così come probabilmente la pressione per i due musicisti coinvolti.

Un'istantanea sull'underground black metal della penisola però non può fermarsi ad un semplice elenco di gruppi e album, perché le attività ad essa collegate sono numerosissime: etichette di rilevanza internazionale, grafici e illustratori, attività online e persino qualche sparuto festival sparso per il Paese sono solo alcuni dei corollari di una realtà decisamente più viva di quanto si direbbe. Prima di tutto è bene chiarire un aspetto: il metal estremo, in Italia, conta meno del due di picche e annovera tra le sue fila un numero di appassionati inferiore ai residenti di Cazzago Brabbia, ma questi quattro disgraziati sgobbano come somari per la musica che amano; magari la bistrattano e la prendono in giro, ma sempre con quell'affetto sincero di chi sa di poter fare affidamento sulla catarsi del blast-beat a fine giornata. Non stupisce quindi che all'interno dell'ambiente tutti conoscano tutti e, al netto di qualche incomprensione (non le faide che in Norvegia hanno portato addirittura a qualche decesso illustre, qui al massimo vola qualche insulto tra una bacheca Facebook e l'altra), ci sia un sostanziale supporto reciproco.

Primo esempio di questo supporto inbound è quello delle etichette: label dedicate nell'epoca del do it yourself spuntano come funghi, ma nel 2017 i pilastri della community sono principalmente Avantgarde Music (uno dei cui soci, qualche anno fa, ha abbandonato il progetto per aprire Dusktone), ATMF e I, Voidhanger. La prima è ormai una realtà internazionale consolidata che tiene sempre in alta considerazione le uscite nostrane; l'etichetta milanese, oltre ai titoli già citati fin qui, ha dato alle stampe i superbi Earth And Pillars, misterioso gruppo del nord Italia che mescola black metal cascadico e la poesia di Montale. ATMF e I, Voidhanger sono invece nomi relativamente più giovani, ma decisamente interessanti.

Da Trieste, Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum è un riferimento per il black metal nazionale dal 2005, quando pubblicò il debutto dei cagliaritani Locus Mortis - guarda caso, uno dei progetti paralleli dei membri di Urna e Arcana Coelestia - prima di arrivare a JANVS e Tronus Abyss e proseguire in tempi più recenti con i romagnoli Deadly Carnage; negli anni l'etichetta del nordest è arrivata a mettere sotto contratto gruppi e progetti provenienti un po' da tutto il mondo, dalla Norvegia come dal Cile, segno che l'operato di Ildanach, principale responsabile di questi successi, è apprezzato a qualsiasi latitudine. Lo stesso Ildanach, non va dimenticato, fu anche membro dei Tenebrae In Perpetuum nominati poco sopra, ed è tra i fondatori degli Absentia Lunae, anch'esso gruppo dalla evidente connotazione ideologica che nei suoi quindici anni di avventura ha attraversato un percorso di profonda evoluzione.

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I, Voidhanger.

Spostandoci all'estremo esattamente opposto del Paese, a Palermo, I, Voidhanger è una realtà che in pochi anni si è specializzata in progetti molto particolari: proposte musicali indefinibili, one-man band e realtà che danno alla propria espressione artistica un impatto fortemente narrativo. Il roster dell'etichetta siciliana non fa preferenze di origine e annovera tra le sue fila artisti che arrivano da tutti e cinque i continenti, dal black metal atmosferico di Midnight Odyssey (Australia) e Mare Cognitum (California) - due dei nomi migliori del genere a livello planetario, datemi retta - alle ermetiche composizioni del duo internazionale Skáphe. Finire sotto contratto con I, Voidhanger è molto semplice: devi essere interessante. Luciano Gaglio, gestore dell'attività, dà grande importanza alla cura estetica delle sue uscite, tanto che l'unico collaboratore fisso dell'etichetta è Francesco Gemelli, grafico e designer che cura il layout e l'aspetto estetico degli album, a seguito di un confronto diretto con gli artisti. Comprare un disco della I, Voidhanger significa quindi imbattersi in concept album corredati da ottime illustrazioni, libretti pieni zeppi di testi, note e indicazioni, e in generale un numero di informazioni decisamente superiore alla media. Manco a dirlo, anche Luciano era in precedenza coinvolto in altre attività collegate al sottobosco musicale, avendo scritto a lungo per testate musicali specializzate, e altrettanto ovviamente tra I, Voidhanger e ATMF c'è da anni grande rispetto reciproco, oltre che una proficua collaborazione di tipo logistico.

La fruttuosa cooperazione tra due etichette è però solo la punta dell'iceberg, e nel caos dell'internet, le legioni blackmetallare italiche sono riuscite a darsi anche dei punti di riferimento. Da più di un anno su Facebook è nato il gruppo NWOIBM - New Wave Of Italian Black Metal, vera e propria fucina di informazioni su ciò che bolle in pentola dalle nostre parti: i quasi duemila iscritti, che significano probabilmente il 98% degli appassionati in Italia (ok, forse qualcuno in più rispetto ai residenti di Cazzago Brabbia, ma mica poi tanti), pubblicano giornalmente video, annunci, informazioni e richieste legate a questo mondo che ormai non è più limitato a Satana e alle cartucciere al posto della cintura. Certo, buona parte dei contenuti è semplice e sfacciatissimo spam della propria band neonata che suona nella cantina del cugino dello zio acquisito, ma il tentativo di creare uno spazio comune in cui potersi confrontare liberamente è lodevole. Dalla morte dei forum come luogo di scambio online era decisamente mancata una piattaforma di aggregazione, e da NWOIBM partono anche delle iniziative tese ad organizzare eventi, concerti e attività che possano dare un po' di visibilità agli artisti. È qui che si trovano le ultime recensioni del disco di Scuorn o le prossime date di Selvans ed Enisum, oltre a ripescaggi clamorosi di gruppi che nel 2003 rilasciarono un demo su cassetta in venti copie prima di sparire per sempre.

Parlando di concerti, si arriva invece alla solita, annosa nota dolente: la mancanza di locali adatti su tutto il territorio nazionale. Tutti i punti di riferimento nostrani per la musica estrema non riescono a durare più di qualche anno. Sarà perché il metal lo ascoltiamo in dieci, sarà perché il metallaro col culo pesante, sarà perché le tasse, sarà perché la crisi, di fatto una venue che possa ospitare un concerto di medie dimensioni non esiste praticamente più, e i locali più piccoli non sono sufficientemente attrezzati per ospitare un'esibizione dal vivo di gente che suona col gain a manetta e la doppia cassa. Ormai anche i concerti di respiro internazionale finiscono per essere organizzati al pub Centrale di Erba (CO), come nel caso dei Gorgoroth pochi giorni fa, al Freakout di Bologna (che non arriva a 50 metri quadri), oppure saltano del tutto.

Diverse volte mi è capitato di parlare con gruppi stranieri a fine concerto che, scuri in volto, dicevano "venire a suonare in Italia è bellissimo, perché le persone che vengono a seguire il concerto ci accolgono con un'ospitalità stupenda, ci fanno sentire a casa, ma sono date in perdita, perché quelle persone sono pochissime". Dal gruppo NWOIBM, come detto, qualche data la si prova sempre a organizzare, ma le infrastrutture sono del tutto insufficienti, spesso ci si vede costretti a raggiungere pub di paese o capannoni in zone industriali in culo al mondo che per ovvie ragioni hanno una logistica a dir poco terribile e un'acustica anche peggiore (non so se ai bei tempi siete mai stati al Carlito's Way di Retorbido o al Covo Antico di Travagliato).

E proprio una dimensione live continuativa e all'altezza è quella che oggi purtroppo manca alla scena black metal di casa nostra, e certo non per suo demerito, anzi; quasi tutti i gruppi (così come molte etichette, tolta Avantgarde) sono portati avanti solo dalla forza della passione, nel tempo libero, quando permesso da tutto il resto della quotidianità, ma non per questo si esimono dal suonare nei posti più luridi e ignominiosi della campagna padana, appenninica o insulare. Forse, con il giusto mix di attenzione, impegno e aiuto, si potrebbero ottenere dei risultati migliori di un concerto con venti spettatori in un loculo nascosto chissà dove, ché i contenuti da proporre da sopra un palco non mancano di certo, anzi, una maggiore esposizione di tanti gruppi potrebbe dar loro la possibilità di farsi notare anche fuori dalla solita ristrettissima cerchia di appassionati.

È impossibile tracciare linee nette e confini limpidi nel coacervo di esperienze che tiene in piedi il nostro sottobosco estremo; chi suona qui ha gestito un locale là, è amico di quello che sta laggiù e ha rapporti con quell'altro che organizza concerti lassù, e in questa brevissima panoramica sono almeno una dozzina gli aspetti che potrebbero essere approfonditi tanto da farne storie a sé. Il black metal italiano, insomma, è un insieme di gruppi, persone, ma in primis appassionati che, un passo alla volta, in anni e anni di lavoro e fatica, ha messo insieme una scena florida e, pur se piccola, decisamente peculiare e irripetibile, esattamente come la nostra penisola.

Andrea è uno dei Lord di Aristocrazia Webzine.
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