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Tecnologia

La surreale mattinata in TV prima dell'attentato dell'11 settembre

Un'analisi della TV nelle ore che hanno preceduto gli attentati che hanno cambiato per sempre la storia degli USA.
11 settembre

Se la TV del mattino è un ritratto particolarmente efficace di una cultura, allora i programmi che gli americani hanno visto prima dell'attentato dell'11 settembre—con i suoi presentatori allegri e gli scorci di una bellissima mattina d'autunno—hanno il valore di una capsula del tempo proveniente da un'altra era e da un altro paese.

Nel 2011, io e il producer video di Motherboard Chris O'Coin ci siamo insinuati nell'Internet Archive e abbiamo guardato ore e ore di filmati risalenti al 2001. Ma non eravamo tanto interessati al modo in cui i vari network avessero coperto la notizia dell’attentato—c'è una quantità infinita di news che partono dalle 8:46, prima sulla CNN poi sull'NBC e infine su tutti i canali televisivi da Pechino a Baghdad.

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Piuttosto, speravamo di trovare un ritratto di come fossero le cose prima, nelle ore che hanno preceduto un fatto dopo il quale niente è stato più lo stesso. Ciò che abbiamo trovato era strano e disorientante.

In questa ultima ora prelapsaria è difficile non percepire il ticchettio dell'orologio e del destino che bussa alla porta.

A New York era giorno di primarie e l'inizio della fashion week, il nuovo Presidente era uscito per fare jogging di mattina presto e una folla sorridente era raccolta fuori dagli studi del Today show.

Ma analizzati oggi, alcuni dettagli dei giornalisti, le storie e le pubblicità acquisiscono una dimensione un po’ diversa:

  • Un drone-spia americano era stato abbattuto in Iraq "per la seconda volta in due settimane" riporta Ann Curry in cima al suo notiziario giornaliero.
  • "C'è qualcosa nell'aria," dice un presentatore della CNN. (Si riferisce ai rumor del ritorno di Michael Jordan)
  • In una pubblicità delle notizie serali, Tom Brokaw parla dei "tre numeri che potrebbero salvarti la vita—9-1-1."
  • Un giornalista di un telegiornale locale di NYC riporta che in un quiz sottoposto ai protagonisti della fashion week la maggior parte dei modelli ha sbagliato la risposta alla domanda "cosa è successo il 7 Dicembre 1941."
  • "Qualsiasi cosa accada, non aprire quella porta!" dice il tipo del meteo citando Gene Wilder, poco prima di introdurre Ray Romano in studio, che aveva visto recitare in Tutti amano Raymond mentre si trovava "su un volo American Airlines."
  • Alla fine di questo report sul meteo, McEwen aggiunge, "C'è calma piatta nel Paese. La calma ci piace, ma così è un po' troppa."

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Sia chiaro, non c'è niente qui che suggerisca un risvolto sinistro. Sottolineo queste strane coincidenze mondane della TV del mattino perché, in fin dei conti, sono parte della storia ansiosa di quel giorno e di tutti quelli successivi. C'è qualcosa di ineffabile negli eventi dell'11 settembre, qualcosa che ci spinge a cercare risposte per unire dei puntini che non hanno connessioni, nella speranza di gettare un po' di luce nel buio. Ho sempre pensato che questo intento fosse stato frainteso dai cospirazionisti.

In fondo è stata proprio la difficoltà a unire i puntini, ad assimilare le informazioni, che ha portato gli USA a cadere in certi errori. E, di conseguenza, i leader del Paese hanno generato le proprie teorie, raccogliendo informazioni nella maniera peggiore e portandoci alla guerra.

La cosa sconvolgente nel riguardare questi filmati leggeri e innocenti non è soltanto il sentimento di qualcosa di terribile e inevitabile che sta arrivando—se solo potessimo avvertirli!—e nemmeno i piccoli segnali premonitori che ho elencato. La cosa più sconvolgente è quanto tutto suoni familiare, così tanti anni dopo.

Puoi leggere il saggio originale di Chris sull'esperienza di quel giorno qui.