"Mindfuckery", ovvero qualcosa che ti fotte il cervello. Queste le parole con cui Jason Blundell ha definito il suo ultimo lavoro. Jason è infatti a capo del team che si occupa di Call of Duty Black Ops III, ennesimo capitolo del gioco di guerra più famoso del mondo.
Inventare ogni volta qualcosa di nuovo e spettacolare per appagare i fan—quelli che oltre a comprare il gioco e fiondarsi subito online apprezzano anche la campagna in single player—dev'essere un lavoro veramente duro, ma sotto questo punto di vista la serie di Black Ops ha sempre avuto una marcia in più.
Fin dal suo primo capitolo infatti Black Ops ha sempre attinto dall'immaginario delle operazioni sporche della CIA, con tanto di lavaggi del cervello, personalità multiple e colpi di scena che insinuano nel giocatore dubbi sulla reale portata delle proprie azioni. Abbiamo realmente ucciso un terrorista o era il presidente degli Stati Uniti?
Da qualche tempo inoltre Call of Duty ha praticamente abbandonato le atmosfere della guerra moderna per lanciarsi totalmente nelle speculazioni di ciò che potrebbero rappresentare i conflitti del futuro. Il risultato è che da semplice videogioco si è trasformato in una vera e propria simulazione dei possibili scenari bellici dei prossimi trent'anni.
Quando realizzò il primo capitolo di Black Ops, Blundell parlò con un veterano delle operazioni speciali in Vietnam che gli raccontò come il materiale e la tecnologia a sua disposizione avrebbero fatto il debutto ufficiale sui campi di battaglia solo dieci anni dopo e ce ne sarebbero voluti almeno altri cinque o dieci per vederle in applicazioni ad uso civile. Ebbene la stessa cosa accadrà molto probabilmente con ciò che potremo sperimentare a breve in Black Ops III.
Abbiamo anche un nuovo trailer fresco fresco dalle fonderie Activision.
"Già oggi—ha spiegato Blundell—abbiamo veicoli dell'esercito in cui la torretta esterna non è più comandata da un soldato estremamente esposto al fuoco dei cecchini, ma è in grado da sola di puntare eventuali minacce usando una sorta di orecchio elettronico, abbiamo già le armi laser e chissà cosa arriverà in futuro. Secondo noi e secondo i nostri esperti ci sarà un ritorno alla fanteria, ma con un apporto tecnologico incredibilmente più alto di quello che vediamo oggi".
Il gioco, infatti, è ambientato nel 2065 e attinge a piene mani dalla storia contemporanea, Wikileaks incluso. In questo futuro il mondo è stato radicalmente modificato dalla tecnologia, gli arsenali sono talmente potenti ed efficienti che le guerre si combattono quasi solo con operazioni speciali, i soldati sono più robot che umani e la gente ha paura che Terminator diventi realtà e si ribella contro gli eccessi della tecnologia, le scie chimiche e i vaccini—no dai, solo la prima.
Nel gioco interpreteremo un soldato (o soldatessa) dei corpi speciali che ha accesso alle nanotecnologie, agli impianti neurali, alla robotica avanzata e all'uso di arti prostetici più potenti ed efficienti degli originali. Il nostro alter ego potrà vedere al buio, riconoscere immediatamente i nemici, calcolare la traiettoria di una granata, hackerare un drone dotato di mitragliatrice semplicemente guardandolo per poi usarlo a proprio vantaggio. Obiettivo della missione? Dovremo sventare l'ennesimo atto terroristico devastante e mantenere stabili i delicati equilibri di una nuova Guerra Fredda.
Secondo i creatori di Call of Duty i soldati del futuro saranno dotati di interfacce neurali connesse direttamente con i sistemi informatici che permetteranno di avere la cosiddetta "Omnipresent battle awareness" ovvero la capacità di sapere sempre cosa sta succedendo sul campo di battaglia, sfruttando satelliti, droni spia e informazioni sul campo. Inoltre potranno tornare nel teatro di guerra anche dopo aver sostenuto ferite altrimenti invalidanti.
"In teoria oggi un soldato con una protesi può tranquillamente tornare in servizio, non lo fa solo perché non riuscirebbe a completare i test, ma non esiste nessuna legge che lo vieti. Proprio in questi mesi, per la prima volta, un reduce è riuscito a eseguire superare le prove necessarie per il reintegro. In futuro anche i soldati con gravi perdite potranno tornare sul campo di battaglia".
Un altro ramo in cui la tecnologia bellica sta diventano sempre più raffinata è quello della robotica. I filmati del DARPA in cui BigDog evita di scivolare sul ghiaccio, sale su una collina e resiste a urti e sbilanciamenti li abbiamo visti tutti, così come quelli dei robot che evitano ostacoli, saltano e corrono. È solo questione di tempo prima che qualcuno metta un'arma in mano a questi robot e li mandi in guerra al posto degli umani per minimizzare le perdite.
Per questo motivo in Black Ops III sarà più facile che a coprirci le spalle o a farci la pelle sia un drone o un robot a cui fortunatamente potremo però strappare il nucleo per poi lanciarlo come fosse una granata. Perché ok simulare la guerra del futuro, ma un po' di tamarraggine ci vuole.
Ecco, parlando di tamarraggine, Call of Duty Black Ops III ne fornisce a pacchi, mischiandola con la classe, quando si parla della modalità zombie. Nato come semplice contenuto aggiuntivo da giocare in cooperativa per dare qualcosa in più al titolo, col tempo è diventata così apprezzata dagli utenti che in questa nuova versione si è trasformata praticamente in un gioco nel gioco con una sua storia, una sua mappa e personaggi impersonati da star del cinema.
Ecco dunque che in Shadows of Evil quattro giocatori potranno impersonare un pugile, un mago, una femme fatale e un poliziotto, le cui voci sono rispettivamente di Ron Perlman, Jeff Goldblum, Heather Graham e Neal McDonough, in una città anni '40 a metà tra Chicago e New York che è stata invasa da orde di non morti. Certo, non sarà un gameplay ricco di gadget fantascientifici come quello della storia principale, ma la nostra impressione è che come carattere e divertimento possano tranquillamente rivaleggiare.
Riassumendo, per quanto giocare a Call of Duty possa essere divertente sappiate che quello che vivrete potrebbe tranquillamente rappresentare una finestra spalancata sul futuro militare del nostro pianeta. Ma ci sorge un dubbio, se oggi già conosciamo questo tipo di tecnologie senza dubbio c'è qualcosa di molto più avanzato che è ancora top secret e che rischia di rendere obsoleti persino i videogiochi.
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