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Il web 2.0 finisce con PewDiePie

L’idea di mutilare la sezione commenti potrebbe sembrare un suicidio per qualsiasi youtuber. PewDiePie l'ha fatto.
7.11.14

L'universo di YouTube è sostanzialmente quello di una tv via internet on-demand dove i contenuti sono prodotti dagli utenti e i video possono essere commentati. Secondo le statistiche ufficiali del sito, oltre un miliardo di utenti unici visitano ogni mese la piattaforma: fate voi le proporzioni e capirete che il volume di contenuti inseriti anche solamente ogni giorno è sbalorditivo. Alla luce di questi numeri potremmo pensare di trovarci davanti a un perfetto esempio di qualità democratica, dove il contenuto migliore vince sugli altri. Purtroppo non è così, perché come in tutto anche su YouTube non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.

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Di personalità dirompenti ce ne sono a bizzeffe e soprattutto per tutti i gusti ma, numeri alla mano, l'unico che è stato capace di bucare letteralmente lo schermo e piegare il medium a suo piacimento è solo uno: lo svedese Felix Kjellberg, in rete PewDiePie. Ventiduemila nuovi iscritti al giorno, centoquarantamila la settimana. Duemila e cento video, sei miliardi di visualizzazioni. L'inventore del format importato dal nostrano (e ugualmente amato/odiato) Favij guadagna, secondo il Wall Street Journal, quattro milioni di dollari l'anno. Felix è ormai ben aldilà di qualunque tipo di "creatore di contenuti": PewDiePie è quello che nel mondo del marketing viene definito influencer.

Le sue interazioni online spostano massa critica, fanno arrivare i contenuti da lui pubblicati ad una quantità di persone incredibile; ma non in maniera meramente passiva. La formula PewDiePie funziona perché Felix sfonda la quarta parete in maniera deliziosamente credibile: la sua utenza si fida di lui, e anche quando i messaggi non sono provenienti proprio da simpatizzanti dello youtuber, il suo status pressoché oracolare gli ha permesso di porre come capro espiatorio di questo odio la sua utenza: becera, ignorante e dannosamente pendente dalla labbra di Felix. Non gliene si può fare una colpa, perché su trentuno milioni di iscritti almeno un qualche migliaio di teste di cazzo salteranno fuori, ma ciò che conta è che per PewDiePie questa "scaricata di barile" è un'azione comprensibile ed ammissibile. È proprio di questo che voglio parlare.

L'altro ieri Felix ha caricato sul suo canale un video piuttosto anomalo. Gli youtuber sono soliti festeggiare diversi gradi di "cifre tonde" per quanto riguarda i loro iscritti: cento, duecento, cinquecento mila, un milione—ieri PewDiePie ha festeggiato i 31.970.288 iscritti; il che significa o che quel numero è particolarmente vicino a qualche rito cabalistico, oppure che è meglio sospendere qualunque cosa si stia facendo e andare a giocare quei numeri al lotto. Felix ha fatto un video per quel numero di iscritti semplicemente perché aveva voglia di ringraziare i propri spettatori, a prescindere da qualunque tipo di numero tondo; la parte che ci interessa però arriva verso metà del video, quando PewDiePie dichiara che la scelta di chiudere la sezione commenti dei suoi video su YouTube ha, letteralmente, migliorato la sua vita.

Nel caso non foste avvezzi all'ecosistema dei commenti su YouTube ve lo spiego io al volo: i commenti su YouTube sono come il Vietnam. Non ne esci vivo. Se ci esci, ci esci più morto che vivo. Se non ci sei ancora entrato te ne vuoi semplicemente tenere alla larga. Il problema è che sono una piattaforma regolamentata in maniera tristemente democratica, dove la moderazione è macchinosa e la visibilità spesso data a contributi mediocri, per non dire insulsi. Sommate questa premessa alla percentuale di persone non esattamente delicate che si possono trovare in una folla composta da trentuno milioni di individui e la frittata è presto fatta.

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I personaggi pubblici self-made come PewDiePie, ovvero delle persone normalissime che ricevono un'attenzione gigantesca dati i loro contatti social, sono spesso entità non seguite da grosse agenzie di management e che  dunque sono vulnerabili a quelli che sono i rischi dello "star system"—perché di questo si tratta: con 31 milioni di iscritti che, letteralmente, seguono le tue attività online e offline ricevi la stessa malsana attenzione di un vip qualsiasi; e in generale l'essere umano non è pensato per fare conto a tutti delle turbe che esercita nei propri spazi privati.

La dichiarazione ufficiale per la chiusura dei commenti adduce come motivazioni il "troppo spam, trolling e in generale troppo shit-posting", ma uno dei principali 'pericoli' per una personalità ricoperta da così tante attenzioni è di venire sfruttata: la sezione commenti dei suoi video era infatti letteralmente infestata da marchette di altri youtuber che volevano sfruttare il traffico di lettori presente in quell'area. Felix era un riflettore: tutti volevano la sua luce, a pochi fregava del perché risplendesse così tanto. Nel caso non aveste mai sentito parlare di questo PewDiePie e questi "volumi di traffico" vi risultassero difficilmente immaginabili gli esempi pratici sono presto detti: Flappy Bird è stata per un periodo la app-passatempo per eccellenza proprio perché Felix ci aveva fatto un video a riguardo; Skate 3, titolo di Electronic Arts uscito nel 2010, ha subito un'impennata nelle vendite quattro anni dopo la sua uscita, costringendo il suo distributore a stamparne nuove copie, proprio perché PewDiePie ci aveva giocato in un suo video.

Felix ovviamente non ha scelto di eliminare completamente l'abilità di commentare i suoi contenuti online, ma ha semplicemente spostato quella massa informe di voci dalla caotica sezione commenti di YouTube a un tradizionale forum. La piaga che colpisce la community YouTube è causata dalla mancanza di qualsiasi possibilità di moderazione globale efficiente dei commenti: spam, insulti e parole a vanvera non hanno alcun tipo di valvola di controllo e per un piccolo team, o peggio, per una singola persona, il volume di commenti generati da 31 milioni di individui sono semplicemente troppo.

Nel contesto pubblico e social in cui uno youtuber qualsiasi va ad agire l'idea di mutilare lo strumento principale di interazione tra pubblico e autore potrebbe sembrare un suicidio fatto e finito, e onestamente sono abbastanza convinto che il giorno prima di annunciare la chiusura della sezione commenti Felix non abbia passato una gran bella nottata. La questione davvero—dico davvero—fenomenale è che ad ormai qualche mese dalla chiusura dei commenti i risultati per Felix sono positivi. Non è per niente una cosa da poco, perché così facendo PewDiePie ha sdoganato una pratica che ho l'assoluta certezza fosse bramata da molti ma troppo pericolosa da essere attuata: lui ci ha dimostrato che non solo un certo tipo di interazioni possono essere troncate, ma che da questa scelta si possono anche ottenere risultati positivi.

i commenti su YouTube sono come il Vietnam, Non ne esci vivo

Ciò pone freno alla folle corsa verso l'orizzonte del numero di iscritti, mi piace o follower. Felix ha dimostrato che nell'era dei social, dove i risultati sono espressi da numeri brutalmente schietti, un'accurata fidelizzazione dell'utenza può portare a risultati positivi. Guardando un po' più aldilà del proprio naso si può comprendere come le parole di PewDiePie facciano tremare delle fondamenta molto, davvero molto più profonde: siamo arrivati al capolinea per il modello di comunicazione social? Se un fenomeno di portata così ampia come quello rappresentato da PewDiePie ha ottenuto risultati migliori affidandosi a un vetusto forum piuttosto che ad un hashtag su Twitter, un gruppo su Facebook o una cerchia su Google+, sarà forse ora di fermarci un attimo e riflettere?

Il comune denominatore a tutti i social network degli anni correnti è da trovarsi proprio in un modello comunicativo veloce e che esaurisce le proprie discussioni in poche battute. Per parlarsi tra amici è perfetto, ma è evidente che non si possano affrontare discussioni, non dico serie, ma perlomeno articolate. PewDiePie non è famoso per contenuti particolarmente profondi o stimolanti, indie per cui il fatto che anche lui abbia dovuto fare un passo indietro è piuttosto indicativo. Attualmente la generazione che utilizza i social in maniera intensiva è quella che è maturata attraverso i forum e che da essi ricava i propri modelli comunicativi per internet: la mentalità della "citazione", del "grassetto", degli "hyperlink". Noi però stiamo invecchiando, e presto dovremmo lasciare spazio a chi, invece, coi social ci è nato. Il pubblico di PewDiePie appartiene in gran parte a quella categoria, ed ora sta venendo plasmato dalle sue scelte.

In conclusione è sicuramente ancora troppo presto per trarre delle conclusioni, ma arrivati a questo punto non credo esagererei se dicessi che sarebbe necessario un approccio antropologico vero e proprio per capirci qualcosa e ritengo sia un argomento di cui è necessario interessarsi, non tanto per amor di scienza, ma più che altro perché comprendere l'internet di oggi ci permette di prevedere come sarà fatto l'internet di domani e forse ci permetterà anche di creare il prossimo Facebook, Twitter, YouTube. Chi lo sa. Nel frattempo Felix fa 4 milioni di dollari all'anno urlando davanti a una telecamera, noi parliamo di antropologia. Forse stiamo sbagliando qualcosa.