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L'italiano che ha fatto il mercenario in Congo, l'attore a Hollywood e un golpe alle Seychelles

Ho incontrato il nome di Tullio Moneta documentandomi sul Quinto Commando, un gruppo di mercenari anglosassoni che tra il 1964 e il 1967 ha combattuto in Congo contro i ribelli. Da allora Moneta è stato anche attore, agente dei servizi e molto altro.

di Mattia Salvia
14 ottobre 2016, 8:22am


Tullio Moneta da qualche parte in Congo ai tempi della guerra civile. Tutte le foto per gentile concessione di Tullio Moneta e Giorgio Rapanelli

Qualche settimana fa ho letto Congo di David Van Reybrouck, un libro che consiglio molto e che parla della storia del Congo dall'epoca coloniale a oggi. Il Congo è uno dei posti più affascinanti del pianeta: ricchissimo di risorse naturali—da qui viene l'80 percento delle terre rare utilizzate per i vostri smartphone e computer, oltre che l'uranio della prima bomba atomica—ma costantemente intrappolato in una spirale di povertà, sfruttamento, guerre civili e dittature che dura dal momento dell'indipendenza, ormai quasi sessant'anni fa.

È proprio grazie a questi conflitti che ho incontrato Tullio Moneta. Non l'ho incontrato di persona, ma ho incontrato il suo nome documentandomi sulle vicende del celebre Quinto Commando, un gruppo di mercenari anglosassoni che tra il 1964 e il 1967 ha combattuto in Congo al fianco dell'Arméé Nationale Congolaise (ANC) del futuro dittatore Mobutu contro i ribelli Simba di Laurent-Désiré Kabila. Moneta è stato uno dei pochissimi italiani a far parte del gruppo: dato che il suo personaggio mi ha affascinato ho deciso di approfondire la sua storia, e ho scoperto che la guerriglia in Congo è stata solo una delle tante avventure della sua vita.

Nato nel 1937 a Rijeka, in Istria, Moneta cresce a Macerata dove la famiglia si era trasferita durante la seconda guerra mondiale. Qui passa la sua giovinezza e adolescenza, prende il diploma di ragioniere e si distingue nell'atletica leggera. A 22 anni, pur avendo ottenuto una borsa di studio all'Università di Perugia, decide di andare a lavorare a Milano; due anni dopo, nel 1961, viene assunto da un'azienda di import-export francese e spedito a Freetown in Sierra Leone. "Ero capo amministrativo, facevo la costa occidentale dal Senegal al Gabon. Volevo partire da sempre, andare lontano e ci sono riuscito," ricorderà molti anni dopo.

"Il lavoro era ben pagato ma monotono," mi ha raccontato quando, dopo averlo contattato via email tramite il giornalista Giorgio Rapanelli, suo amico di infanzia e stretto collaboratore, gli ho chiesto quale sia stato il suo primo impatto con l'Africa occidentale. "[Nel tempo libero] facevo molto sport, atletica leggera e pallacanestro, e suonavo in un complesso di neri. Divenni amico del missionario padre Silvestro Volta e spesso lo aiutavo con il lavoro nel suo ospedale di Makeni, nella giungla, dove presi la malaria. Ma in generale dopo l'indipendenza la situazione in Sierra Leone era positiva, grazie al presidente Milton Margai. Dopo di lui, le cose peggiorarono."

Freetown, capitale della Sierra Leone, all'inizio degli anni Sessanta.

Tra il 1963 e il 1964, durante un periodo di ferie, va a visitare il Sudafrica. Si ferma prima a Johannesburg e poi a Cape Town. Qui incontra Gino Tozzi, un italiano che aveva lavorato con il regista Gualtiero Jacopetti nel film Africa Addio ma che soprattutto in quel periodo era il quartermaster del Quinto Commando—ossia l'uomo che procurava l'equipaggiamento per i mercenari occidentali che combattevano in Congo. "Io avevo una grossa auto americana. Tozzi me la chiese per portarla in Congo e usarla nel nuovo film di Jacopetti. Mi fecero un'ottima offerta e così sono partito per il Congo," ricorderà più tardi in un'intervista.

In quel periodo il Congo era in subbuglio. Dopo l'indipendenza ottenuta nel 1960 erano emerse quattro personalità in lotta per il potere: il presidente Joseph Kasavubu, vincitore delle prime elezioni libere, il primo ministro Patrice Lumumba, il leader indipendentista del Katanga Moïse Tshombe e il capo dell'esercito Mobutu Sese Seko. Dopo l'omicidio di Lumumba e la fuga in esilio di Tshombe sembrava essersi raggiunto un equilibrio, ma nel 1964 Laurent-Désiré Kabila, un ex membro della fazione lumumbista, aveva cominciato a organizzare un movimento di guerriglia maoista finanziato dalla Cina, dall'Unione Sovietica e da Cuba—Che Guevara in persona avrebbe fatto la sua apparizione in Congo nel corso del conflitto. Era l'inizio della ribellione dei Simba, giovanissimi guerriglieri armati di lance e frecce avvelenate che combattevano nudi convinti di essere invulnerabili alle armi da fuoco grazie a rituali magici e al khat.

A causa della disorganizzazione dell'esercito congolese nel giro di pochi mesi i ribelli erano arrivati a controllare quasi metà del Congo—compresa Kisangani, una delle maggiori città del paese. A quel punto, constata l'incapacità dell'ANC di sedare la rivolta, il governo congolese aveva deciso di affidarsi a delle compagnie di mercenari occidentali che fino a pochi anni prima avevano operato al fianco del governo separatista durante la secessione del Katanga.

Tra questi gruppi di mercenari, il più noto è certamente il Quinto Commando—con ogni probabilità il gruppo di mercenari più famoso della storia moderna. Era formato esclusivamente da anglosassoni—sudafricani, rhodesiani, britannici e statunitensi—e insieme all'altrettanto famoso Sesto Commando comandato dal francese Bob Denard dal 1964 al 1967 è stato inquadrato nella ANC e spedito nel Congo orientale a combattere i Simba. Tra i suoi membri c'era anche Tullio Moneta.

Tullio Moneta (al centro) con alcuni membri del Quinto Commando

"Non mi ero mai interessato di politica in Italia, impegnato com'ero nell'attività sportiva," mi ha detto Moneta. "In Congo mi accorsi della necessità di fermare i Simba, che avevano già conquistato tre quarti del paese. E capii l'importanza dei mercenari occidentali, che con 500 uomini si opponevano a oltre 20mila guerriglieri. I mercenari erano inquadrati nell'Armée congolese, pagati con contratto con la CIA e sostenuti dall'ONU."

Così, alla fine del 1964 Moneta arriva a Leopoldville, l'odierna Kinshasa, dove conosce il colonnello "Mad" Mike Hoare, il comandante del Quinto Commando. Hoare, che cercava un interprete che parlasse inglese e francese per aiutarlo a tenere i contatti con Mobutu e con il governo congolese, lo assume con il grado di sergente. Riceve quindi un addestramento militare—necessario perché non aveva mai fatto il servizio di leva—dai Dragon Rouge, i paracadutisti belgi ancora operativi in Congo, che gli insegnano le tecniche di guerriglia. Diventa un mercenario. Ed è a Kinshasa nel 1965, quando il capo dell'esercito Mobutu fa un colpo di stato e prende il potere.

"Il presidente Mobutu era il classico despota africano: cleptomane, spregiudicato, disposto all'eliminazione anche massiccia dell'opposizione," mi ha detto Moneta. "Però garantiva gli intessi americani e occidentali in Congo. La realtà è che l'occidente non riusciva a trovare una persona onesta che facesse quello sporco lavoro."


Tullio Moneta (a destra) con alcuni mercenari del Quinto Commando a Baraka, in Congo

Dopo l'addestramento, Moneta parte con i mercenari per la Provincia Occidentale, il Kivu e il Kasai per combattere i Simba. "I Simba erano una massa di assassini criminali, torturavano e mangiavano il cuore e il fegato dei missionari bianchi che riuscivano a catturare. La popolazione congolese era vessata e terrorizzata e per questo sostenne i mercenari," ha continuato. "Facevamo guerriglia contro i Simba in media due volte a settimana. Il mio ricordo più vivido è quando ci offrimmo volontari—quindi senza copertura del contratto militare in caso di ferimento o di morte—per andare in un accampamento Simba a liberare un missionario e quattro suore che i ribelli mantenevano in vita per usarli come infermieri. Trovammo le suore seminude, violentate e incinte."

Tullio Moneta combatte con il Quinto fino al 1967, quando viene ferito dalla scheggia di una granata. "I miei commilitoni fecero l'impossibile per trasportarmi nella nostra base di Baraka, sul lago Tanganika, per i primi soccorsi. Poi un elicottero mi trasportò all'ospedale di Albertville [oggi Kalemie]. Infine un C130 americano mi trasportò a Leopoldville [oggi Kinshasa] dove mi misero su un volo di linea per Johannesburg," mi ha raccontato.

Tullio Moneta ferito a Baraka, nell'est del Congo, nell'aprile 1966

In Sudafrica Moneta si rifà una vita come attore. Anche in questo caso l'inizio è casuale: in un'intervista ha raccontato che un giorno stava accompagnando la sua fidanzata, che faceva la modella, a girare una pubblicità a bordo della sua Rolls Royce del '34. Quella macchina era stata il suo tramite: la pubblicità era ambientata negli anni Trenta e il regista gli aveva chiesto l'auto in prestito. Poi gli avevano proposto una parte, e da lì aveva cominciato a lavorare per cinema e televisione.

Su IMDb, Moneta è accreditato in 28 film girati dal 1970 al 1990. Nel corso della sua carriera ha lavorato con Rossano Brazzi, Roger Moore, Richard Burton. È stato persino a Hollywood, dove insieme a Mike Hoare ha fatto il consulente militare per The Wild Geese, film ispirato alla storia del Quinto Commando. In Italiano il film si chiama I quattro dell'oca selvaggia—l'oca è l'emblema del gruppo di mercenari.

Una toppa con il logo del Quinto Commando, l'oca selvaggia

In questo periodo, in realtà, il cinema non era la sua unica attività—anzi, era soltanto una copertura. Per tutti gli anni Settanta, infatti, Moneta ha lavorato per i servizi segreti di diversi paesi girando tutta l'Africa, l'Europa e il Medio Oriente. "Il mio compito era solo quello di fare i sopralluoghi degli obiettivi da colpire e preparare il piano," mi ha spiegato. "Erano poi altri quelli che lo portavano a compimento. Ho contribuito ai sabotaggi delle fabbriche di armi clandestine che rifornivano i guerriglieri marxisti in tutta l'Africa. E avrei dovuto rapire il dittatore etiope Menghistu, che viveva in esilio nello Zimbabwe di Mugabe. Viveva con due guardie del corpo in un villino sul lago Kariba. Quando tutto era pronto, venne l'ordine di bloccare l'operazione perché—ingenuamente—si prevedeva che Mugabe avrebbe perso le elezioni e il potere." Invece Mugabe è ancora oggi al potere in Zimbabwe.

Moneta ha continuato a svolgere lavori di intelligence fino a sessant'anni, quando un colpo di fucile alla gamba destra l'ha reso invalido. "Fare l'attore mi divertiva," mi ha detto, "però quando arrivava l'ordine di partire lasciavo il set tra la disperazione di registi e produttori." L'ultima e la più nota di queste partenze è avvenuta nel 1981, quando Tullio Moneta e il colonnello Mike Hoare—suo ex comandante ai tempi del Quinto Commando—sono andati alle Seychelles con l'obiettivo di fare un colpo di stato.

La lettera d'incarico con cui Mike Hoare ha comunicato a Moneta di averlo nominato secondo in comando per il golpe, conferendogli anche il grado di maggiore

"Era il 1977. Mentre il colonnello Hoare ed io eravamo sul set de I quattro dell'oca selvaggia come consulenti militari, fummo incaricati di studiare un piano per abbattere il governo filomarxista delle Seychelles guidato da Albert René, che aveva preso il potere con un golpe esautorando il governo filoamericano di James Mancham," mi ha raccontato—aggiungendo che i golpisti avevano il supporto del governo in esilio e di alcune potenze occidentali, principalmente il Sudafrica e gli Stati Uniti.

"Io fui incaricato di reclutare volontari: ne trovai una quarantina in tutto. Insieme a Hoare facemmo diversi sopralluoghi a Mahé, entrando in contatto con la resistenza locale e prendendo noto delle installazioni militari sull'isola. Ci vollero quattro anni per organizzare l'azione, ma il piano non era perfetto."

E infatti, il tentato colpo di stato—passato alla storia come il "golpe dei rugbisti"—non ebbe successo."Il 25 novembre 1981 partimmo per Mahé a bordo di un volo charter. Eravamo travestiti da un gruppo di rugbisti in vacanza. Alla dogana si accorsero di un kalashnikov nascosto," mi ha raccontato ancora Moneta. Ci fu un conflitto a fuoco, durante il quale perse la vita il 24enne Johann Fritz, figlio di una ricchissima famiglia sudafricana.

"Saremmo stati sopraffatti," ha continuato, "se non fosse stato per l'arrivo inaspettato di un Boeing di Air India che era stato costretto ad atterrare per fare rifornimento. Lo requisimmo e lo usammo per rientrare in Sudafrica, dove fummo arrestati e imprigionati. Ma dopo un po' di tempo fummo rimessi in libertà e i governi sudafricano e americano furono costretti a pagare forti indennizzi al governo delle Seychelles. Se non fosse stato per quel kalashnikov il golpe sarebbe riuscito e per tutti noi saremmo stati solo dei turisti trovatisi lì per caso."

Tullio Moneta (a destra) con alcuni commilitoni da qualche parte in Congo negli anni Sessanta

Oggi Tullio Moneta ha 80 anni e vive ancora in Sudafrica, a Johannesburg. "Io e Mandela abitavamo entrambi a Lower Houghton [un quartiere di Johannesburg]. A volte ci incontravamo e andavamo a piedi al centro sportivo Old Edwardians, dove lui nuotava e io facevo ginnastica." A suo dire, tranne che in Sudafrica dove dopo il crollo dell'URSS e la fine dell'apartheid è nata una solida democrazia, la situazione nel resto del continente rimane disastrosa: per colpa di governi inetti e corrotti l'Africa e preda delle potenze occidentali, mentre spesso la popolazione rimpiange addirittura il periodo coloniale.

"Oggi i mercenari di una volta non esistono più," ha concluso. "In Africa è proibito assumerli. Ci sono i contractor, organizzati in agenzie, incaricati di scortare a pagamento politici, militari e uomini d'affari in zone pericolose. Sono ben pagati. Ma i mercenari del Quinto Commando erano diversi."

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