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Ho usato il filtro donna su Tinder e fatto centinaia di match—ma poi ci ho ripensato

Credevo sarebbe stato un esperimento divertente per prendere per il culo un po' di ragazzi, finché non ho capito cosa stavo facendo davvero.

di Marco; come raccontato a Niccolò Carradori
23 maggio 2019, 7:01am

Grab via Tinder.

Sei un uomo etero e per te il mercato del dating online è sempre stato un fallimento? Gli unici match che riesci ad ottenere sono quelli degli scammer che vogliono rubarti i codici della carta di credito? Hai tentato tutte le soluzioni di ingegneria sociale che esistono per rendere il tuo profilo più accattivante, senza ottenere alcun risultato? La mia risposta a tutti questi quesiti è affermativa, e nel tentativo di capirne i motivi ho scoperto anche qualcos'altro che sinceramente non mi aspettavo.

Tutto è iniziato con l'arrivo su Snapchat dei filtri gender swap, quelli che ti modificano i connotati mostrando come saresti nel sesso opposto (o in una rappresentazione estremamente binaria e anche piuttosto criticata, per la sua possibilità di rafforzare stereotipi di genere e innescare atteggiamenti transfobici).

Quando li ho visti, senza pensarci troppo mi è venuto in mente che avrei potuto sfruttarli su Tinder, app che in passato avevo scaricato e usato senza risultati particolarmente entusiasmanti. Questa volta avrei usato un profilo femminile, tramite l'aiuto della mia versione gender-swap con labbra carnose, lineamenti sottili e un taglio di capelli da laureanda in giurisprudenza, per vedere quanti ragazzi ci avrebbero provato.

Mettendo soltanto le foto, senza descrizione o altro, ho creato il profilo e cominciato a matchare qualsiasi maschio raggiungibile tramite le opzioni di Tinder Gold (sì, ho sborsato 15 euro). Nel giro di qualche ora sono stato subissato di notifiche, tanto che ho dovuto silenziarle una volta superato il centinaio. Sembrava quasi che tutti i maschi a cui avevo messo la preferenza avessero seguito la mia stessa strategia di pesca a strascico. Visto che con Tinder Gold è possibile visualizzare anche il numero di preferenze ottenute ma non ancora ricambiate, ho poi notato che nella cartella degli standby c'erano moltissimi ragazzi in attesa.

Anche la messaggeria era piena, e delle decine e decine di ragazzi tra i miei contatti, soltanto in sei avevano capito subito che le mie non erano 'vere' foto. I restanti si dividevano tra quelli che a testa bassa mi inviavano gif sensuali o allusioni ammiccanti e quelli che mettevano in atto ogni strategia per fare colpo al primo messaggio: complimenti riguardo ai miei occhi, complimenti riguardo alle mie labbra, analisi dettagliate in cui mi spiegavano che il nome che avevo scelto per il mio profilo, Ki, significava "energia" in giapponese.

Altri ancora provavano a fare gli autoritari e volevano elencassi i motivi per i quali si sarebbero dovuti convincere ad invitarmi ad uscire. Il più creativo invece è stato un ragazzo olandese, che dopo appena un paio di messaggi mi ha chiesto se avessi mai mangiato degli stroopwafel—non ho ancora capito se si trattasse di un approccio sessuale spiazzante o di una campagna di marketing per l'import di prodotti agroalimentari dei Paesi Bassi.

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Il profilo poco dopo la creazione e uno dei match del secondo giorno.

Ad alcuni ho tentato di dire la verità in modo velato, senza che la cogliessero. Ad altri l'ho spiegato in modo diretto—dopodiché quasi tutti mi hanno bloccato, o hanno fatto gli splendidi sostenendo di averlo capito fin da subito.

Pensavo che mi sarei divertito a prendere in giro dei ragazzi con un profilo inventato, eppure era un'altra sensazione a prevalere: anche se avevo già sentito tante ragazze parlare delle loro esperienze su Tinder, provare in prima persona cosa significa venir subissato da una miriade di commenti lascivi o svilenti mi ha fatto un certo effetto.

E non è l'unica cosa che mi ha fatto pensare. In risposta ad altri ragazzi che avevano avuto la mia stessa idea, sono infatti usciti moltissimi articoli di critiche. Da quelle più prevedibili sul catfishing a riflessioni riassumibili nella frase "maschio etero si 'finge' donna per scoprire cose che le donne ripetono da anni," fino alle testimonianze di persone della comunità LGBTQ che mettevano in prospettiva ciò che, fino a poco prima, avevo considerato un esperimento divertente.

Sminuire e rendere "giocoso" un processo doloroso e complicato come la transizione tramite un filtro, offrire il pretesto per commenti transfobici o rafforzare l'idea che vuole che le persone trans "ingannino" gli altri tramite il loro aspetto non erano cose che avevo tenuto in conto. Così come, prima di leggere quegli articoli, non sapevo delle discriminazioni che moltissime persone trans hanno subito e subiscono su Tinder, tra mancanza di opzioni inclusive e account bloccati.

"C'è una linea sottile tra l'incoraggiare persone a farsi una concezione più aperta del genere e l'ignorare le realtà dell'essere transessuali," ha spiegato a VICE Dana Vivian-White, e penso che questo mio esperimento mi abbia aiutato a capirlo, almeno un po'.

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