La parte migliore del film di Childish Gambino è la musica, ma non la sua

Guava Island, il film di Gambino con Rihanna diretto dal regista di "This Is America" è una delusione, ma si salva grazie alla musica di un ex-SoundCloud producer.
Tommaso Tecchi
Milan, Italy
17.4.19
rihanna donald glover guava island
Rihanna e Donald Glover in Guava Island

Donald Glover è bravo, e questo lo sappiamo tutti ormai. Atlanta, serie da lui creata, interpretata e a volte anche scritta e diretta, gli ha permesso di smettere di essere solo “quello di Community” e gli ha spianato definitivamente la strada su piccolo e grande schermo. Quasi contemporaneamente Awaken, My Love!, l’ultimo disco del suo alter ego Childish Gambino, ha obbligato anche i detrattori della sua carriera musicale a prenderlo sul serio.

Glover, grazie al fidato regista Hiro Murai, ha monetizzato tutto questo successo improvviso con il singolo (e il bellissimo video) “This Is America” e con una serata del Saturday Night Live interamente presentata da lui, attirando l’attenzione anche dei media mainstream che fino al 2018 non lo avevano ancora considerato. Il 2019 dovrebbe essere l’anno del suo ritorno su disco, ma prima di annunciarlo l’artista ha voluto regalare ai suoi fan un altro progetto tenuto quasi del tutto segreto fino a pochi giorni fa, un film intitolato Guava Island.

Il film, dell’insolita durata di poco meno di un’ora, è la storia di un musicista chiamato Deni (interpretato dallo stesso Glover) che con l’aiuto della sua ragazza Kofi (Rihanna) vuole organizzare un festival per riportare un senso di libertà sulla sua isola natia, controllata dall’autoritario Red Cargo (Nonso Anozie, Xaro di Game of Thrones). La storia dell’isola ricorda vagamente quella del Wakanda di Black Panther, con una popolazione povera che si ritrova per le mani una risorsa unica al mondo (in questo caso un baco da seta azzurro) che attira la brama dei tiranni.

Con queste premesse e l’etichetta “thriller tropicale” presente nella descrizione di Prime Video, che ha distribuito il film, ci si aspettava un lavoro quantomeno interessante; ma se avete guardato Guava Island o avete già letto qualche recensione vi sarete accorti che si tratta più che altro di un musical in cui Childish Gambino presenta i singoli del suo nuovo album. La breve storia narrata viene continuamente interrotta dall’esecuzione di brani già pubblicati come “This Is America”, “Summertime Magic” e “Feels Like Summer” più qualche inedito come “Saturday” (già suonata al SNL), “Die With You” e “Time”, lasciando molto poco spazio a tutto il resto. Il personaggio di Deni occupa lo schermo per quasi tutti i 55 minuti, anche a discapito di Rihanna, che poteva sicuramente essere valorizzata di più in un musical come questo. Oltre alla scarsa incisività del suo personaggio, non la sentiamo mai cantare e la vediamo solo accennare qualche passo di danza in un paio di occasioni.

Nel complesso, quindi, sono d’accordo con chi sostiene che se come video musicale lungo o come pubblicità per un disco si tratta di un prodotto davvero ben confezionato, come film il risultato è abbastanza deludente. Ci sono però alcuni elementi che si salvano: la mano di Hiro Murai e del suo direttore della fotografia Christian Sprenger sono sempre un sollievo per gli occhi, specialmente in un lavoro interamente girato in pellicola con un particolare formato 4:3, così come i costumi e l’isola di Cuba che fa da sfondo.

C’è però una persona che ha aggiunto del valore a questo film senza ricevere un meritato riconoscimento da parte della stampa, il compositore della colonna sonora Michael Uzowuru. Se questo nome non vi dice niente forse ascoltare questo mixtape potrebbe rinfrescarvi la memoria. Uzowuru nasce come beatmaker, lavorando principalmente con Vince Staples, ma anche con Frank Ocean (“Nights” e “Chanel”), Anderson .Paak, Vic Mensa, Jorja Smith e membri di Odd Future come Earl Sweatshirt (suo è l’intro di Doris) e Domo Genesis. Più recentemente ha remixato “Ancestral Pane” di Ludwig Göransson per una nuova versione della colonna sonora proprio di Black Panther, e potrebbe essere stato proprio il compositore svedese, principale artefice della musica di Childish Gambino, ad aver fatto da ponte tra questo beatmaker underground e il creatore di Atlanta.

Per realizzare la musica del Wakanda, Göransson era partito per l’Africa in cerca di suoni e strumenti locali e il risultato è stato quel suono di tama (noto anche come tamburo parlante) che scandisce ogni momento clou del film. Allo stesso modo Uzowuru è sbarcato a Guava con degli strumenti tradizionali intorno a cui costruire la colonna sonora: il suono dell’isola è realizzato con dei tamburi di acciaio e con l’ogene, una campana di metallo che dà il nome anche al genere musicale tipico dell’etnia Igbo, che fa parte del retaggio famigliare del producer. La musica ogene realizzata da Uzowuru insieme ad un folto gruppo di musicisti e coristi africani non solo scandisce il ritmo dell’isola e rende meno brutale l’inserimento dei brani di Childish Gambino, ma rappresenta anche l’unico elemento davvero coerente di questo scenario fittizio in cui gli abitanti parlano un po’ spagnolo, un po’ inglese, un po’ patois e in cui gli unici ad avere un accento americano sono Donald Glover e Rihanna. Senza spoilerare troppo, la scena finale della parata è quella più suggestiva dell’intero film, per la potenza del significato, per i colori e il movimento, ma anche e soprattutto perché è l’unica in cui possiamo ascoltare in modo finalmente chiaro una colonna sonora originale coerente con ciò che stiamo vedendo.

Michael Uzowuru negli anni è passato dall’essere uno dei producer di riferimento della prima ondata di SoundCloud Rap all’essere un musicista tanto raffinato quanto schivo e lontano dai riflettori, ma questa è un’ottima occasione per andare a recuperare i suoi lavori. Su SoundCloud potete trovare l’EP Pink Orchids uscito quattro anni fa e una manciata di singoli, mentre su DatPiff potete ancora scaricare gratuitamente Winter in Prague con Vince Staples (anche in versione strumentale). Purtroppo il suo mixtape più iconico, Paisley Palm Trees, non è più disponibile su The Fader, quindi per ascoltarlo dovrete affidarvi all’internet illegale.

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