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televisione

'Big bamboo': l'ultimo servizio delle Iene non è divertente, solo tremendamente imbarazzante

Il goliardico servizio sul turismo sessuale delle italiane in Kenya è tutto sbagliato.

di Vincenzo Ligresti
06 maggio 2019, 10:38am

Grab via Le Iene.

Ieri sera alle Iene, tra uno scherzo al calciatore De Sciglio e un “Tinder a sorpresa” con Elettra Lamborghini, è andato in onda “Alla ricerca del Big Bamboo,” un reportage—o almeno così è stato definito—sul turismo sessuale delle donne italiane di mezza età che "si divertono" in Kenya. Al lancio del servizio di Gaston Zama, la conduttrice Nadia Toffa ha commentato: “E che c’è di male?”

In poche parole, quello che poteva essere un reportage serio è stato trasformato in una soap opera di 50 minuti sulle avventure pilolate di due 60enni, Erika ed Erminia (che verrà chiamata più volte “la Tigre” dalla voce fuoricampo dall’autore).

Le due sono state scelte attraverso un casting fatto in Italia, che ci viene mostrato all'inizio del servizio. Alle candidate sono richiesti due requisiti: che siano single, e sappiano un po’ di inglese. Alcune, ci mostrano Le Iene, non accettano perché non andrebbero mai con “uomini di colore”, scappano parole come “negr*ni,” e iniziano così le prime allusioni, più o meno esplicite, che faranno da cornice a quasi tutto il servizio. “Sono 4 anni che non ho rapporti, quel poveraccio muore,” afferma Erminia ipotizzando un futuro incontro.

Le prescelte vengono poi catapultate sulla spiaggia di Malindi, in Kenya, dove “iniziano a socializzare con i maschioni del posto e subito si scambiano i numeri.” I 'maschioni’ sono i cosiddetti beach boys, che come spiegano loro stessi, si prostituiscono per le turiste e si fanno pagare, anche “200-300 euro alla volta.”

Alle due donne, durante tutta la prima parte del servizio, verrà chiesto pressantemente e più volte quale dei ragazzi preferiscano. Dopo un po’ di titubanze, Erika ed Erminia fanno la loro scelta: Mario e Baloo, sulla trentina, che sul sito delle Iene vengono descritti come “giovani e aitanti maschi pronti a farle divertire.”

Durante il servizio ci sono scene oltre il trash, come quella del giro in barca in cui—mentre Erminia chiede al ragazzo scelto se durante la notte ha sentito la sua mancanza—Erika e Baloo mimano la famosa scena del Titanic sotto le note di Celin Dion.

Non possiamo sapere per certo quanto le due protagoniste fossero consapevoli del trattamento affidato alla puntata, ma l’impressione è che le frasi e i momenti più travisabili o inequivocabili siano stati lasciati di proposito. Per esempio, il momento in cui Erika va in camera con Mario dopo che l’autore l’aveva salutata in discoteca, dicendole che sarebbe andato a letto.

E invece no: mentre la finestra della camera della donna viene ripresa, Gaston Zama la chiama per avvisarla del fatto che il suo microfono è acceso, si è sentito tutto, anche il frangente in cui chiede di far “pole-pole” [ piano-piano] quando arriverà il momento.

Nell’ultima parte del servizio, il registro cambia completamente. Le due donne vengono condotte nel villaggio di uno dei beach boy e in un orfanotrofio con molti bambini sieropositivi. Le donne si commuovo, regalano caramelle, partono musiche finali strappalacrime. Un po’ come a voler ricordare: “MA-ANCHE-QUESTA-È-L’AFRICA.”

Sono ormai anni che in molti, tra spettatori e giornalisti, fanno notare quanto lo stile delle Iene sia aggressivo, fuori luogo o brutalmente rivolto allo 'scandalo'. Ma qua si è andati, credo, ancora un po’ più in là.

Mettiamo il caso che il servizio fosse stato incentrato su due uomini italiani recatisi in Thailandia per praticare del turismo sessuale. Il tono sarebbe stato lo stesso? “Ahahah che ridere, che belle donnine? Quale scegliamo?” Oppure si sarebbe trasformato in un servizio di denuncia, in un servizio sulla mercificazione della donna?

Nel servizio si parla di “turismo romantico,” e non di “turismo sessuale.”—come a dire che se è una donna a organizzare un viaggio del genere è diverso, sono solo due signore di mezza età che si "godono" la vita. Personalmente non lo trovo divertente.

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