Gomma (foto di Giuliana Capobianco)

Dimenticatevi dei Gomma

Due anni fa, i Gomma sono finiti dal nulla ad aprire i concerti di Calcutta, oggi ci hanno spiegato perché hanno deciso di mollare l'indie e ripartire dal punk con il nuovo singolo "Fantasmi" tratto dal prossimo album 'Sacrosanto'.

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20 dicembre 2018, 12:10pm

Gomma (foto di Giuliana Capobianco)

Oggi è il giorno di "Fantasmi", secondo singolo (il primo era "Verme") tratto da Sacrosanto, nuovo album dei Gomma, in uscita il 25 Gennaio 2019 per V4V-Records / Peermusic.

Per spiegare "Fantasmi" e per spiegare il nome e il significato del secondo lavoro della formazione di origini casertane, si deve tornare indietro nel tempo, da qualche parte dell’estate abruzzese del 2016, quando mi imbattei in loro per la prima volta al Fiato Sospeso. Li conoscevo per l’unico pezzo che allora era online (penso fosse "Aprile"). Non so se fosse uno dei loro primi concerti, ma rimasi colpito dalla loro presenza: incerti e acerbi, qualcuno potrebbe dire anche infantili, ma il pubblico della serata rimase attratto dalla loro performance. I Gomma suonarono circondati da una piccola folla, emanando un fascino che veniva da dietro gli strumenti musicali e da dentro la testa e il cuore dei ragazzi. Per dirla breve, i Gomma c’hanno sempre avuto "quel nonsoché". Me lo confermarono un anno dopo, quando li conobbi personalmente per intervistarli ai tempi del tour di Toska.

Allora mi era difficile spiegare del perché fossero una band interessante, per due motivi. Il primo, prettamente tecnico, è che Toska mostrava la facciata più adolescenziale della band (ma l’unica minorenne della situazione era Ilaria) e si allineava un po’ troppo a una produzione assimilabile all’ondata indie. Il secondo, che è in parte una conseguenza del primo punto, è che sono finiti ad aprire concerti grossi (come quelli di Calcutta) o a suonare a manifestazioni che, spiritualmente parlando, poco gli si addicevano.

C’era già nella demo di "Aprile" e c’era già in Toska un piccolo lato oscuro e pensante che col tempo è cresciuto. Forse il fatto di diventare grandi, ma soprattutto diventare grandi a livello musicale di colpo (in senso di esposizione) quando il giorno prima eri ancora in camera a fare le cover dei Foals. Per dirla con un mio amico, i Gomma “sono come quei calciatori che di colpo si ritrovano in Serie A senza aver mai fatto la gavetta”. Molti giocatori per cose del genere ci rimangono sotto, non sono mica tutti David Beckham.

Io penso che in modo o nell’altro questa cosa del diventare subito grandi sia pesata a Paolo, Matteo, Giovanni e Ilaria perché alla fine, dopo nemmeno un anno, Sacrosanto è distante mille miglia da Toska. Qualcuno potrebbe definirlo un nuovo esordio ma personalmente lo vedo come la parte nera rispetto al bianco che c’era stato prima. Yin e Yang.

Sacrosanto è un po’ come vedere dei ragazzi invecchiare in un attimo; vabbè, usiamo una parola meno violenta: maturare. Sacrosanto è un album cupo, che sa di fiaba triste, dalla quale l’unico aspetto positivo del suo finale è la maturità stessa alla fine di un percorso ombroso. Quattro ragazzi che si tengono stretti, nonostante qualche spinta, all’interno di un cerchio di luce in mezzo a una nera foresta.

Quello che si legge qui sotto è una chiacchierata che ci siamo fatti prima della loro apertura ai pazzi americani Nothing al Locomotiv di Bologna.

Ci vediamo un anno dopo l’intervista per Toska. Ho individuato un cambio del mood, mentre Toska era post-adolescenziale e puntellata di hit ("Elefanti"), e poi l’EP Vacanza addirittura rilassante, il nuovo album è dark, cupo, a livello di testi ma anche di melodie. Parlatemi del movimento che vi ha condotto verso il lato oscuro.
Fusco: Il mood dell’album è quello che ti porti da fuori. Con Toska sentivo qualcosa riguardante l’ansia, benissimo chiamarla “adolescenziale” come dici. Ma nel nuovo lavoro l’ansia cede il posto a un sentimento rabbioso, una rabbia che ovviamente è stata personale.
Ilaria: Da me c’è stata consapevolezza.

Consapevolezza extramusicale?
Ilaria: Sì, per quanto riguarda è questa consapevolezza che mi guidato ad una transizione musicale. Poi la mia voce è cambiata: ho urlato come una gallina negli ultimi due anni e ho perso qualcosa, adesso certe cose non posso più cantarle e scendo di tono. Ho sfruttato le mie corde vocali in maniera sbagliata, senza tecnica. Qui ho cercato di rendermi più comprensibile a livello vocale. Avevo problemi a riascoltarmi, mi infastidiva davvero. Volevo smettere di urlare e farmi capire dall’altra parte.
Fusco: È stata una scelta comunque generale, perché avevamo capito che fare qualcosa di spoken o urlato era troppo semplice e l’avevamo già fatto. È stato un esercizio di stile, ma una cosa che era necessaria per cambiare.
Matteo: Anche la parte strumentale è più asciutta.

Mi dite qualcosa sulla copertina?
Matteo: Cercavamo qualcosa che avesse un forte impatto visivo, con un sapore quasi "sacrale" ma senza utilizzare direttamente un'immagine che avesse a che fare con quel mondo lì. E all'improvviso è arrivata questa foto di Riccardo Michelazzo, con una ragazza con la faccia coperta dalla T-Shirt e questa luce fortissima. Ci ha convinti subito.

gomma sacrosanto cover artwork
La copertina di Sacrosanto, cliccaci sopra per pre-ordinare l'album.

C’è un filo, come nelle fiabe, che collega l’incipit col finale. Il tema è quello della (santa) messa, ma non solo. C’è una presenza hauntologica nell’album, l’evidenza di qualcosa che è assente.
Ilaria: C’è sicuramente un senso retorico nelle parole che utilizzo, in particolare in "Fantasma". Il riferimento alla Santa Messa è meno religioso di quanto si possa pensare. Era un escamotage per poter trovare un filo conduttore tra l’inizio e la fine del disco. È anche vero però che nel tempo ho riconsiderato alcune cose sulla religione. Alcuni pensieri derivanti dal rapporto con mio padre, a suo modo molto religioso, e altri avvenimenti che mi hanno portato all’idea che a volte il laicismo è quasi una moda, sì, una costrizione. Da quando sei adolescente diventa paradossalmente un modo per conformarsi. Nonostante da bambini si cresca con il paradigma cattolico poi da grandicello, improvvisamente, decidi di diventare laico. Questo passaggio implica la perdita di un’idea di una trascendenza dopo la vita: ho capito che perderla è una cazzata. Ovvio, questo discorso non vuol dire mettersi a parlare del Dio cristiano, Buddha o cosa, non sto dicendo questo. Ma attraverso questo ho in qualche modo rivalutato il rapporto con mio padre.
Paolo: È un modo per risolvere quel senso di ribellione a volte insensato che nasce nei confronti dei nostri genitori.

Che cosa potete dirmi di "Fantasmi"?
Ilaria: È un pezzo che avevo scritto pensando al senso di inadeguatezza che nasce quando ti ritrovi circondato da un sacco di persone, magari anche amici. Quel disagio diventa quasi un senso di colpa, non vuoi e non puoi dirlo a chi ti sta vicino: “Ehi, sono qui vicino a te, ma mi sento solo”. La metafora [nel verso che apre la canzone] “In questa casa c’è un piano di sopra / Dove abita gente che non sa di noi del piano di sotto“ parla di questa paradossale invisibilità e del non avere la forza di urlare per farti notare.

C’è una canzone che si chiama "Come va, Paolo?". È dedicata al vostro batterista? Mi incuriosisce perché nella scorsa intervista vi avevo chiesto della distanza anagrafica che c’è proprio tra Paolo e Ilaria: allora avevate rispettivamente 28 e 18 anni. Perché avete scritto una canzone dedicata al più adulto della band?
Giovanni: Paolo viveva un periodo non bellissimo. Mi andava di scrivergli una sorta di lettera, cosa che ho fatto con la canzone. Ma mi sono reso conto che mentre lo facevo stavo scrivendo a me, no? Una canzone sull’amicizia, dove gli scrivo che è una testa di cazzo e poi ci ripensi e ti dai anche tu della testa di cazzo. E allora concludi dicendo che lo siamo entrambi e siamo amici anche per questo.
Ilaria: Il pezzo è di Giovanni, ma gli ho dato una mia interpretazione: mi metto nei tuoi panni per indicarti la via.

gomma foto giuliana capobianco
Ilaria (foto di Giuliana Capobianco)

Togliamoci il dente. Perché avete scelto come primo singolo "Verme", che secondo me è la canzone meno bella dell’album? Anzi, è l’unica canzone brutta, ecco.
Giovanni: Perché è una canzone che rompe molto con quello che abbiamo fatto prima. Chi ci ascolta deve sorbirsi nove mesi di cambiamenti in due/tre minuti. "Verme" non è il pezzo più forte dell’album, ma è un pezzo che inevitabilmente è scollegato. Potevamo scegliere una roba come "Strade" che nella scrittura è simile a Toska, ma sticazzi. L’atteggiamento era tirare fuori qualcosa che andasse palesemente contro.
Ilaria: La canzone parla delle persone che si nutrono dei tuoi sentimenti negativi per soddisfarsi. Particolarmente nelle relazioni, no? Casi particolari che poi si scoprono più comuni del solito, farti stare male per poter stare bene.
Giovanni: [A Ilaria] Posso dirti una cosa che non ti ho detto in questi mesi? Ragionandoci, leggendo il tuo testo, spesso mi sono sentito più dalla parte del carnefice che della vittima. Cioè da parte di chi si nutre dei sentimenti negativi per stare meglio. Mi ha fatto sentire uno stronzo.
Per quanto riguarda il video c’è dietro un motivo concettuale. Nel senso che abbiamo visto tanti videoclip degli ultimi, che hanno questa tendenza…
Ilaria: ... a diventare cinematografici. E ci ha rotto le palle. Vogliamo videoclip, non film.
Giovanni: Quello che un po’ mi turba e vedere dei videoclip che sono un vero e proprio cortometraggio e che sono più belli e importanti della canzone stessa. Non è strano? Per tornare nello specifico al videoclip, ci rappresenta nella nostra condizione ideale, quella di suonare sul palco. Perché non ci piace dare l’immagine dei ragazzini disagiati del parchetto, il nostro senso di esistere è sul palco.
Ilaria: Sì. Cioè, siamo dei ragazzini disagiati del parco, ma venite a vederci suonare.

Ora che avete fatto questo album, che è più punk e cupo, potreste cominciare a suonare in luoghi più adatti al vostro ideale musicale.
Giovanni: Ci piacerebbe, ma ci piacerebbe anche ricevere le attenzioni di un pubblico che ancora non ci conosce.
Ilaria: Inizialmente c’è stato un fraintendimento che si è portato avanti nel corso del tempo. Durante il tour di Toska sono venute delle persone che poi sono rimaste deluse dal nostro sound in live. E invece, persone che in live c’erano per caso, si sono affezionate. In un certo senso serve anche del tempo.

gomma foto giuliana capobianco
Gomma (foto Giuliana Capobianco)

"Tamburo" è una canzone molto forte, intendo a livello tematico. Sbaglio o parla di suicidio?
Giovanni: Adesso posso parlare di questa storia, cercherò di farlo nel modo giusto. Conoscevo una ragazza che soffriva di disturbi alimentari. Stava molto male e un giorno ha deciso di andarsene. Lei stava molto male, ma mica lo capivamo. So che sembra assurdo ma lei non lo faceva capire, non me ne sono accorto. Non faceva pesare il suo dolore. Non siamo riusciti a capire nulla, o forse non lo so, ecco, forse l’abbiamo presa sotto gamba. Adesso sento questo inevitabile dovere morale, da parte mia, di non far capitare più qualcosa del genere. Ti gira nella testa questo mostro del senso di colpa, del non aver fatto qualcosa. Non ero una delle persone più vicine a lei, ma non c’entra nulla. Si chiama "Tamburo" perché il pezzo nasce con uno stacco e il tamburo è lì fisso, il suo picchiare ti entra in testa e non se ne va: come si deve fissare la storia di quella ragazza senza potersene andarsene più.

E di "Balordi"?
Ilaria: L’ho scritta a Roma, ero in metro e la luce se n’è andata di colpo. In quel momento le persone hanno cambiato espressione e modi di fare. Scatta il pessimismo cosmico. Dal buio sono usciti i mostri, sputavano lamentele e insulti, si stavano sfogando. Senza pietà tiriamo fuori il nostro essere animale, lo tiriamo fuori quando capiamo di dipendere da qualcosa che abbiamo creato noi, la modernità.

Ci sono riferimenti letterari o cinematografici nell’album?
Ilaria: In "Quarto Piano" parlo dell’incapacità di ricordare il colore del pavimento di un luogo che hai visitato tante volte, è un omaggio ad un momento in un libro di Chuck Palahniuk (Ninna Nanna). E poi in "Come va, Paolo?" c’è Cortázar. A contarli, ci sono molti meno riferimenti rispetto al primo album.

Alla fine una mappa nell’album c’è. Argomenti spirituali, che vanno dal rapporto con il padre di Ilaria alle sofferenze personali di Giovanni. Da Toska sembrano passati tanti anni, più dei reali due.
Giovanni: Mi piacerebbe che la gente si dimenticasse del disco precedente e ci identificasse con questo lavoro.
Matteo: Con Toska seguivamo una linea più semplice: ci piace questa melodia, facciamoci sopra un pezzo. Con il nuovo album c’è la volontà di fare le canzoni per raccontare qualcosa di noi.

Chiudiamo col siparietto rilassante. L’anno scorso eravate in fissa con Narcos e Breaking Bad. Adesso?
Ilaria: Sto guardando Daredevil, ma mi sta facendo schifo. Lo guardo solo perché l’attore principale è piacente.
Giovanni: Hill House. Ed è una merda, con finale sputtanato. Ma c’è un piano sequenza incredibile. Aspetta però, la migliore cosa che ho visto è la serie su YouTube: Intrighi e Passioni.
Matteo: The Office.
Paolo: Kidding, con Jim Carrey, è davvero carino.

Sacrosanto esce il 25 gennaio 2019 per V4V e Peermusic. Pre-ordina il CD sul sito dell'etichetta.

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