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Per 'Nature' le elezioni italiane se ne fregano della scienza

No, non è abbastanza dirsi pro-vax o no-vax.

di Federico Martelli
21 febbraio 2018, 3:13pm

Immagine Shutterstock

Mancano pochi giorni alle elezioni politiche italiane del 4 marzo e la rivista scientifica Nature pubblica un articolo intitolato: ”Italian election leaves science out in the cold,” cioè, le elezioni italiane non badano alla scienza. L'articolo sottolinea come tra i temi trattati dalla campagna elettorale manchino i riferimenti alla situazione del sistema scientifico nazionale.

Le tesi sostenute dalla rivista sono che nonostante i nostri centri di eccellenza, non abbiamo modernizzato il nostro sistema scientifico mantenendo budget limitati — dalla crisi economica del 2008 è sceso del 20% in termini reali, ben 1,2 miliardi di euro — quindi, nel 2016, ammontava a 8,7 miliardi. In aggiunta, il finanziamento agli istituti di ricerca pubblici è calato del 9% in termini reali rispetto al 2008. mentre il budget a disposizione delle università si è ridotto di un quinto, raggiungendo i 7 miliardi di euro.

Ma i problemi non sono solo di economici, la rivista individua anche altre tematiche: il numero di professori a livello nazionale è diminuito mentre la burocrazia e i le procedure accademiche per le assunzioni rallentano lo sviluppo del nostro sistema. La fuga dei cervelli porta i ricercatori nostri connazionali a cercare lavoro all'estero — non per forza in paesi con basi forti nella scienza — senza che il nostro paese riesca ad attrare ricercatori stranieri a lavorare da noi. Dulcis in fundo, la nostra comunità scientifica non è stata messa nelle condizioni di poter orientare il dibattito sui vaccini verso lidi più sereni.

Eppure, nonostante lo scenario descritto, nell'articolo vengono citati dei dati prodotti da Scopus che sono paradossali: dal 2005, l'Italia ha incrementato la sua presenza nel 10% di testi scientifici più citati al mondo, e produce più studi per unità di spesa di ogni altro Stato europeo (escluso il Regno Unito). Chi si prenderà in carico l'impegno di non rovinare questi risultati?

Piero Angela è testimonial della campagna #SALVIAMOLARICERCA.

Sempre secondo Nature, gli unici partiti che toccano l'argomento scientifico sono il Partito Democratico che, nel suo programma, promette "più soldi, posizioni di ricerca e competizione tra le istituzioni" e il Movimento 5 Stelle che intende “rivedere il sistema di valutazione scientifica, aumentare il finanziamento alla ricerca e istituire un’agenzia dedicata alla distribuzione dei fondi." Il Movimento non gode di grande stima presso la comunità scientifica dato il sostengno fornito da alcuni suoi membri a campagne antiscientifiche, come quella contro la vaccinazione ma, negli ultimi tempi, sta provando a cambiare posizione. La speranza di Nature è che questo sentimento non sia più di così grande rilievo all'interno del partito e cita il professor Marco Bella, candidato M5s e chimico presso La Sapienza di Roma.

L'articolo della rivista scientifica contiene inoltre le dichiarazioni di Raffaella Rumiati vicepresidente dell’Agenzia nazionale di valutazione della ricerca italiana (Anvur) preoccupata per il divario crescente tra risultati scientifici e investimenti differenti tra il Nord ricco e il Sud che contribuisce ad alimentare una politica regionalista e populist. Nature ha interpellato anche Mario Pianta, economista dell’Università di Roma Tre, che compila le statistiche sul nostro Paese in tema di ricerca e sviluppo (R&S) per la Commissione europea il quale afferma che “Siamo sull’orlo del collasso.“ Le riforme del sistema di ricerca devono essere supportate da un maggior budget finanziario sostiene Pianta su Nature.

A questo punto, viene da chiedersi se l'Italia riuscirà mai a rispettare la strategia comunitaria Europe 2020 la quale prevede che, entro il 2020, i paesi membri dell’Unione Europea arrivino a destinare il 3% del PIL in programmi di ricerca e sviluppo con finanziamenti pubblici e privati, intento di cui si fa portavoce la campagna #SALVIAMOLARICERCA promossa su change.org dalla comunità scientifica italiana.

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