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true crime

Nella mente del serial killer: i nastri in cui Ted Bundy racconta i suoi omicidi

Nella nuova serie '​Conversazioni con un killer: il caso Bundy' il serial killer per eccellenza parla della sua vita e dei suoi crimini.

di Seth Ferranti
25 gennaio 2019, 11:00am

Foto per gentile concessione di Netflix

Il 24 gennaio 1989, alla Florida State Prison, Ted Bundy veniva giustiziato sulla sedia elettrica. Trent'anni dopo, ovvero ieri, Netflix ha lanciato Conversazioni con un killer: il caso Bundy di Joe Berlinger, una docu-serie in quattro parti basata su circa 100 ore di registrazioni audio fatte tra il 1980 e il 1981. I giornalisti Stephen Michaud e Hugh Aynesworth hanno infatti condotto interviste con il famigerato serial killer per 15 mesi mentre questi si trovava nel braccio della morte, accusato di aver ucciso e violentato oltre 30 giovani donne tra il 1974 e il 1978—alcune delle sue vittime erano anche state decapitate. Per anni Bundy si è dichiarato innocente, confessando solo all'ultimo minuto per ritardare la propria esecuzione.

Nel 2017, Michaud ha portato le registrazioni a Berlinger, regista e uno dei primi e massimi esperti americani di true crime. Per cercare di capire il personaggio di Bundy, Berlinger ha letteralmente passato ore e ore ad ascoltare le registrazioni. Sebbene all'epoca Bundy non avesse ancora confessato i propri crimini, i giornalisti erano sapientemente riusciti a farlo parlare di sé in terza persona, come se fosse un testimone degli stupri e degli assassini che aveva commesso lui stesso.

"Ho pensato che fosse una straordinaria opportunità per raccontare una storia in parte già nota, ma in modo nuovo," ci ha detto Berlinger. "Possiamo entrare nella mente del serial killer e ascoltare il suo punto di vista."

Grazie alle registrazioni, Berlinger ha scoperto un Bundy a due facce, un uomo di grande fascino e senso dell'umorismo, che però fu in grado di pianificare e commettere omicidi su omicidi con freddezza maniacale.

"Penso che Bundy rappresenti le nostre paure più profonde," ha detto Berlinger. "Non è il classico [stereotipo di] serial killer. Era un uomo affascinante, attraente, aveva molti amici e una carriera di politico o avvocato davanti a sé. Non ci sono ragioni evidenti per cui avrebbe dovuto iniziare a uccidere. Purtroppo, è vero che le persone che compiono gli atti più terribili in genere sono persone che conosciamo e di cui ci fidiamo."

Dopo il successo di altre serie di true crime come Making A Murderer e Evil Genius, su Netflix compare la serie che vuole raccontare Bundy come un uomo, non come mostro. Era uno studente di giurisprudenza che voleva entrare in politica, prima di diventare un serial killer; l'America intera ha seguito la sua storia in tempo reale, Ted Bundy che fuggiva alla cattura e seminava il panico tra le giovani di tutta America. Fino a quando, nel 1989 centinaia di persone si riunirono fuori dalla prigione in cui avveniva la sua esecuzione gridando "Brucia, Bundy, brucia."

Ci sono alcuni elementi nell'infanzia di Bundy, spiega Berlinger, che hanno sicuramente avuto un impatto sullo sviluppo della sua mente criminale. Per esempio, Bundy non conobbe mai il padre, e provava grande rancore nei confronti della madre per questo motivo. Inoltre, essendo cresciuto in una famiglia modesta, le sue grandi ambiziosi dovevano sembrargli molto difficili da realizzare. Tutto questo, unito a un netto cambiamento delle dinamiche tra uomo e donna che stavano avvenendo nella società del tempo hanno fatto scattare qualcosa nella mente di Bundy.

"Si sentiva inadeguato, e questo gli provocava rabbia," spiega Berlinger. "I suoi crolli psicotici si verificarono in un periodo di grande progresso sociale, di emancipazione femminile. Per quanto assurdo possa sembrare, gli anni Sessanta e le conquiste femministe hanno provocato in un lui una sensazione di inadeguatezza ancora più estrema.”

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Sei donne vittime di Bundy. Foto per gentile concessione di Netflix

Secondo l'analisi di Berlinger, la profonda insicurezza di Bundy diede vita a un sentimento di arroganza e a un senso di superiorità tali da fargli credere che non sarebbe mai stato catturato. Nonostante questo, nella docu-serie Berlinger sottolinea come, per molti aspetti, Bundy fosse una persona normale, come tante altre.

"I serial killer non sono mostri a due dimensioni, sono esseri umani tridimensionali e reali che hanno lati positivi e lati negativi," dice Berlinger. "Bundy ha diviso la sua vita in compartimenti ben distinti. Ecco perché faceva così paura. Non è un pazzo che emerge dalle tenebre, è un ragazzo che ha una famiglia, con Elizabeth Kloepfer e la figlia; un uomo che oltre all'impulso omicida ha anche caratteristiche normali."

Tutti hanno sentito parlare di Ted Bundy almeno una volta: il macabro e sadico serial killer è diventato un'icona tra gli appassionati del genere. I racconti su di lui sono pieni di dettagli orribili, di efferatezza e di bizzarrie che hanno caratterizzato anche i suoi processi e la permanenza in carcere. Bundy si è sposato e ha adottato la figlia della moglie mentre scontava la pena in prigione, e ha tentato di dare la colpa al porno per le sue azioni. Il suo caso ha spinto l'FBI a creare un'unità di profiler di serial killer, ed è stato il primo in cui sono stati utilizzati dei segni di morsi come prove—oggi non sono più considerare delle prove attendibili. Era un personaggio freddo che si prendeva gioco del sistema giudiziario, per esempio auto-rappresentandosi in tribunale o evadendo di prigione più volte, per continuare a uccidere.

"Chi altro può evadere di prigione per ben due volte?" commenta Berlinger.

Bundy è stato il primo serial killer a scatenare intorno a sé un’ossessione ‘true crime’ su larga scala, visto che il suo processo è stato il primo a essere mandato in onda dalla televisione americana. Così, un processo è diventato uno spettacolo mediatico. Tutte queste registrazioni sono state utili per un altro progetto di Berlinger a tema Bundy: il biopic Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile, da lui diretto. Nel film, che verrà presentato questa settimana al Sundance Film Festival, Zac Efron interpreta Bundy e la storia viene raccontata dal punto di vista della sua fidanzata, Elizabeth Kloepfer.

Berlinger racconta che non aveva previsto di diventare il menestrello delle avventure di Bundy, ma poco dopo la riscoperta dei nastri nel 2017 si era ritrovato il copione in mano.

“Bundy viveva con una fidanzata che, tutti le fonti lo confermano, trattava benissimo,” dice Berlinger. “Era un compagno meraviglioso, e un meraviglioso padre per la figlia che la donna aveva avuto da un’altra relazione. Lei non aveva idea che lui fosse il male. E il modo in cui i serial killer e i ‘cattivi’ ingannano è un po’ il punto centrale del film.”

Berlinger pensa che documentario Netflix e film siano complementari—due punti di vista completamente diversi sullo stesso materiale: l’uomo che ancora fa parlare di sé 30 anni dopo la fine del suo regno di terrore.

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