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Il mondo sta finendo, ascoltiamo black metal

"Tra Le Ceneri Di Questo Pianeta" di Eugene Thacker, pubblicato in Italia da NERO, parla dell'orrore che pervade la vita e di come il black metal che lo canta può aiutarci a capirlo.

di Andrea Bosetti
25 febbraio 2019, 10:46am

All’occhio poco attento, il metal in generale e il black metal in particolare possono sembrare ambiti ben poco attinenti all’indagine filosofica. Stiamo pur sempre parlando di gente che quando va bene si fa crescere i capelli e veste di spandex e quando va male si trucca da panda e dà fuoco alle chiese immersa nel welfare scandinavo. Eppure, al netto di tutti gli Abbath di questo mondo, le menti fini vicine alla musica del diavolo non sono mai mancate, e nemmeno quelle studiate. Da Don Anderson degli Agalloch, ricercatore e docente di letteratura, a Dave “V.I.T.R.I.O.L.” Hunt degli Anaal Nathrakh, PhD in filosofia all’università di Birmingham, l’underground estremo è un insospettabile coacervo di dottoroni del disagio.

Quando ho sentito parlare di Eugene Thacker e del suo Tra Le Ceneri Di Questo Pianeta (recentemente tradotto e pubblicato in Italia da NERO) per la prima volta, quindi, il mio stupore è stato solo parziale: un filosofo che per teorizzare la sua visione del mondo si appoggia a Transilvanian Hunger dei Darkthrone è certamente inusuale ma, considerando l'assurdità del male in cui ci troviamo ad affogare, nemmeno così impensabile. Gli aneddoti su Thacker non si limitano alla costruzione dei suoi paradigmi filosofici ma vanno ben oltre, bucano la quarta parete dall’esterno verso il palco. Nic Pizzolatto, la mente dietro quel capolavoro indiscusso che era la prima stagione di True Detective, ha più volte menzionato Tra Le Ceneri come una delle sue fonti d’ispirazione nella creazione del personaggio di Rust Cohle, interpretato da Matthew McConaughey. Ricordate quei pipponi su quanto l’essere umano non debba esistere e sia un errore della natura? Ecco. Quella è la farina che esce al sacco di Eugene Thacker. Farina che sull’onda dell’entusiasmo per il detective pessimista è stata poi presa e cucinata anche dallo star system hollywoodiano, da Jay Z a Lily Collins, con tanto di magliette dedicate.

Una situazione paradossale, considerando che le centottanta pagine del libro del 2011 sono un concentrato di concetti che solitamente fanno a pugni con il mondo dello spettacolo ma anche con il mondo in generale. Tra Le Ceneri Di Questo Pianeta si suddivide in tre parti, nell’ordine: I. Tre quæstio sulla demonologia, II. Sei lectio sulla filosofia occulta, III. Nove disputatio sull’orrore della teologia e nessuna di queste, per quanto divulgative, è particolarmente prona alla massificazione da show business. Senza spoilerare la trama di questa atipica speculazione filosofica, Thacker riprende alcuni concetti basilari della filosofia moderna:

1) Tra l'uomo e tutto il resto c'è un confine insuperabile;
2) La finitudine della condizione umana non permette la comprensione di ciò che umano non è;
3) Il mondo in quanto tale non sarà mai conoscibile da noi poveri stronzi per il solo fatto che siamo poveri stronzi, tra l’altro autocoscienti.

Quindi: qualsiasi input che ci arriva dall'esterno - dal cosmo, dalla natura, da qualsiasi questione umana - è filtrato dal nostro essere uomini finiti, e quindi l’esterno in quanto tale ci è alieno e inconcepibile. Una questione vecchia come il mondo, che però Thacker arricchisce di una serie di spunti derivanti dall’orrore. Nella sua accezione più ampia, nel senso di genere, ma anche di strumento, che permette all’uomo di esorcizzare le proprie paure e di riconoscere i propri limiti.

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La copertina di Tra le ceneri di questo pianeta. Cliccaci sopra per acquistare il libro.

Nel libro l’autore di Seattle parla di un "orrore della filosofia", cioè quel momento in cui la filosofia rivela i propri limiti e il pensiero si scontra con le sue possibilità: "come faccio a pensare ciò che non posso conoscere, e che quindi non posso pensare?" Una risposta c'è: attraverso un linguaggio non filosofico, fatto di riferimenti culturali che "spieghino" attraverso il concetto di orrore quello che all'uomo è ignoto. E nel libro di questi riferimenti ce ne sono molti, più o meno conosciuti.

C’è un’analisi del Faust (sia quello di Goethe, che il racconto popolare in sé), delle allegorie all’interno delle diverse versioni della storia che rimandano al cerchio magico e della funzione di questo come mezzo di comprensione, protezione e conoscenza del mondo non-umano. C’è una lettura della demonologia come materia di studio per accedere al mondo delle origini, quando ancora l'uomo non esisteva. C’è una lunga analisi dell’Inferno di Dante con tanto di illustrazioni di Gustave Doré (che guarda un po’ dai blackster è stato saccheggiato nel corso degli anni, tipo quando i Mörk Gryning scelsero come copertina di Tusen År Har Gått una parte dell’immagine del Canto XXI) in cui viene affrontato il problema della vita dopo la vita.

Soprattutto, c’è una delle domande di partenza del libro che indaga il significato che il “nero” assume all’interno della cultura black metal, tracciando un percorso che parte dal satanismo dei Venom negli anni Ottanta, si differenzia nel paganesimo dei Bathory di primi Novanta e Duemila e arriva a un pessimismo cosmico contemporaneo. Il libro è stato scritto nel 2011, ed è improbabile che Thacker sapesse come si sarebbe sviluppato il black metal nell’ultimo decennio, ragion per cui è ancora più inquietante notare che le sue più recenti derive portano proprio al cosmic black metal.

Il filosofo si spinge poi oltre: e se la narrativa horror, con particolare riferimento a quella di H.P. Lovecraft (un corpus letterario particolarmente caro al metal estremo, probabilmente secondo solo a quello tolkieniano), non fosse altro che un modo per spiegare il mondo-in-sé, e tutto l’orrore fosse "solo" quella parte di mondo a noi estranea in quanto incomprensibile all’uomo? Ciò non significa che domani arriverà la fine del mondo dagli abissi e R'lyeh diventerà una meta turistica per i survivalisti più benestanti, ma che “per raggiungere l’essenza della realtà esterna, sia essa il tempo, lo spazio o le dimensioni, è necessario dimenticare l’esistenza di cose come la vita organica, il bene e il male, l’amore e l’odio, e di tutti quegli altri attributi locali di un’irrilevante e transitoria razza denominata umanità”. E le parole sono di Lovecraft stesso, vergate di suo pugno in una lettera del 1927. La linea di confine tra supercazzola e intuizione geniale è sottilissima: se il concetto stesso di male non fosse altro che qualcosa al di là della nostra comprensione?

Questo quesito porta ad un’inversione di prospettiva assoluta nei confronti, beh, di qualsiasi cosa. Come diceva Rust Cohle: “Tutti incappiamo nella trappola della vita”. Ed è qui che Thacker certifica il suo completo attaccamento al black metal come concetto di pessimismo cosmico: “Se l’orrore − per come è stato finora discusso – è un modo per pensare sia il mondo in quanto impensabile sia i limiti della nostra posizione all’interno di questo mondo, allora il vero spettro che infesta l’orrore non è la morte, quanto piuttosto la vita”. E si sa, il black metal con la vita non va troppo d’accordo, tanto che Claudio Kulesko (che di Tra Le Ceneri Di Questo Pianeta tra l’altro è il traduttore) arriva a proporre la musica del male come araldo “dell’abolizione totale della vita e dell’ordine nella notte anticosmica”. Teatrale, non del tutto immediato, ma… E se? Del tipo: non succede, ma se succede?

La ricerca di senso esistenziale perseguita il genere umano dal giorno zero, tanto vale accettare che questo senso non ci sia. Il che porta Eugene Thacker a farsi la domanda chiave di tutto il libro: “cosa accadrebbe se l’«orrore» riguardasse meno la paura della morte che l’angoscia della vita?” Se vi pare di aver già sentito tutto questo è perché sì, l’avete già sentito: Leopardi, Schopenhauer, Nietzsche sono lassù (o laggiù, o dove ti pare) che guardano e ridacchiano soddisfatti, ma non si può negare a Thacker un fascino dettato dall’aver riletto simboli e archetipi ormai buoni solo per un’industria culturale di appassionati in chiave molto più alta. Ché non è da tutti spendere sei pagine per un excursus sulla nebbia e sulla melma per chiarirne il significato metafisico.

Poi io non lo so se davvero ci estingueremo nei prossimi cento anni a causa dell’antropizzazione, anche se un po’ lo spero, non lo so se il pianeta debba essere salvato oppure no perché tanto se la caverà benissimo dopo che ci saremo levati dai coglioni, l’unica cosa che mi è chiara è che Funerals From The Astral Sphere di Midnight Odyssey è uno dei dischi black metal migliori degli ultimi dieci anni, e tanto felice non è.

Andrea è uno dei Lord di Aristocrazia Webzine. Seguilo su Instagram.

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