Bon Iver, dieci anni di 'For Emma, Forever Ago'
Foto: D.L. Anderson/Bon Iver.

Bon Iver, dieci anni di 'For Emma, Forever Ago'

Quando si rifugiò in una baita nel bosco, Justin Vernon non poteva sapere che di lì a poco avrebbe realizzato il manifesto di una generazione.
24 luglio 2017, 10:35am

Questa non è la storia di una relazione appena finita. Non è la storia di un uomo che cerca di superare gli ostacoli della sua vita amorosa andata in fumo. Non è il diario dei segreti che l'amata non ha mai saputo carpire. È un luogo dove ogni pensiero sopito si è risvegliato, conducendo quello stesso uomo a cercare la rivalsa in se stesso, non senza guardare indietro, per fotografare bene tutto. È un presente che viene dal passato.

Justin Vernon, nel 2006, era un ragazzotto di 25 anni, con alle spalle diversi progetti musicali e tanta voglia di spiccare il volo. Accompagnato sempre, però, da una certa lucidità, un raziocinio smisurato, che ha contraddistinto anche i periodi più burrascosi della sua non semplice crescita (negli stessi anni gli viene diagnosticata la mononucleosi, che per un periodo piuttosto lungo gli fece vedere la realtà da persona più adulta, consapevole dei rischi della vita).

Justin non poteva sapere, però, che di lì a poco avrebbe realizzato un album che sarebbe diventato, in maniera impossibile da pronosticare, manifesto di una generazione, di un mondo e di un certo modo di intendere la musica, per anni a venire. La storia For Emma, Forever Ago e di quel ragazzo partito da Eau Claire, Wisconsin, nord degli Stati Uniti e cornice di inverni gelidi e asfissianti, ruota per questo, imprescindibilmente, attorno ad un precisissimo tempismo.


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Appena separatosi dalla precedente band DeYarmond Edison, Vernon si ritrova vuoto e disilluso, incapace di progettare la sua vita, senza stimoli e appigli, da solo nella sua condizione. Qualcosa si era rotto, in maniera irreversibile, per come intendeva la vita. Decide di ritornare a casa, dopo aver trascorso diversi mesi a Raleigh, Carolina del Nord, con il gruppo formato da amici di una vita, cercando di plasmare un vero idillio artistico.

Decide di staccare dal mondo. Percorre in macchina diciotto ore alla ricerca di solitudine. Cominciava a temere che la sua identità, personale e musicale, si fosse persa nel marasma dei progetti post-adolescenziali, priva di una particolare, distinguibile direzione. Cominciava a interrogarsi su cosa realmente significasse essere arrivati a quello stadio.

Utilizzato costantemente come pretesto per un racconto che sa di fiabesco, d'altri tempi, la sua genesi da artista, in realtà, ha radici più profonde, che Vernon ha più volte sottolineato essere difficili da comprendere. Sapete tutti, a questo punto della storia, a cosa mi sto riferendo. Il rifugio nella baita del padre, tra i boschi, lontano da Eau Claire ma più vicino al suo stato mentale, turbato dall'inettitudine, rappresentano per la keyfabe del personaggio Bon Iver il primo tassello segnante.

In riferimento a quella scelta, ha dichiarato che certe cose possono accumularsi fino a lasciarti poco spazio, se non sotterrarti del tutto. L'isolamento in mezzo alla natura, chitarra, laptop e cacciagione mattutina, suona come il preambolo a un romanzo d'altri tempi. Eppure, la sua scelta è stata dettata da una necessità, quella di tornare a respirare vita vera, liberarsi dalla claustrofobia della routine che lo stava comprimendo. Ecco dove interviene anche stavolta il tempismo perfetto che gli permetterà la svolta decisiva di un'intera carriera.

Con una vecchia Silverstone e una batteria appartenuta al fratello, Vernon comincia a buttare giù i pensieri più strettamente cerebrali, più immediati e sinceri dei tumulti in corso, senza curarsi nemmeno che lo sviluppo della scrittura abbia un preciso filo conduttore, ma cullandoli con dolcezza. I testi, infatti, sono per lo più organizzati sulla struttura melodica, su cui torna più volte per renderli avvolgenti e musicali, senza mai infrangere la linea di incontrollabile alienazione che hanno bisogno di evocare.

Abbandona le vesti di semplice cantante, cantore, concentrandosi su un lavoro che avrebbe reso il suo inconscio un veicolo di emozioni da sostenere, sprigionare. Se folk è la definizione più giusta per la forma, per l'artigianalità e la natura rurale che gli strumenti esprimono, FEFA ha però spunti di un linguaggio più sofisticato, disconnesso da una precisa gestazione di genere. Vernon ha bisogno di perdersi dentro quei versi, lasciare che si nutrano—e che essi nutrano a loro volta l'ascoltatore—della loro alterazione controllata.

Il falsetto, che diventerà presto marchio di fabbrica, è un altro rimando al passato, all'ammirazione, durante il college, per il gospel e le voci femminile di Rickie Lee Jones, Bonnie Raitt, Mahalia Jackson. Se fosse servito un climax, una componente ancor più decisiva per rintracciare altre particolarità in questo microcosmo, se l'è creata senza neanche cercarla, ma stampandola sulla carta d'identità, da quel momento in avanti. Tempismo, ancora una volta.

Durante questo complesso sviluppo di eventi non esisteva ancora Bon Iver, ma stava prendendo forma per via di tutte le scelte che il freddo inverno del Wisconsin stava suggerendo a Justin Vernon. Dalla manipolazione della voce all'utilizzo di un determinato set di pochi ma caldi, accoglienti strumenti per descrivere un posto, una condizione platonica. Una tonalità quasi black in certe fasi, che riesce al tempo stesso ad evocare il freddo e l'isolamento, la cartolina da un posto nel profondo nord del mondo.

Un lessico sonoro che risulterà irripetibile si apre con "Flume": una ballata malinconica, vibrante, semplice eppure così straziante e ripida, come la disillusione di un animo tradito da ciò che è stato e da ciò che poteva essere. I colori ambientali sembrano far intravedere quell'espediente di entrata e dissolvenza, anche in "Lump Sum", metodo istintivo di composizione che diverrà un altro fattore chiave che renderà magnetico e affascinante il linguaggio sonoro di Justin Vernon. Così come la mutevole natura degli accordi e della forma/sostanza che non prevede un ritornello, una strofa, un epilogo, ma varia insieme alla sua stessa andatura il percorso, un percorso consapevole.

La dinamica in "The Wolves", "Blindsided" e "Creature Fear" suggerisce l'istintiva realizzazione di un'esigenza, quella di cavalcare l'enfasi creativa approcciando la razionalità dal lato più distante. È proprio qui che traspare il distacco dal folk o indie rock più leggero e semplice, per la costruzione di un'indecifrabile ma sostanziosa creatura espressiva, fatta di complessi versi mentali e pensieri parlati.

Ecco, appunto, poi ci sono le parole. Ed è abbastanza singolare, anche in questo caso, come l'escalation di sensazioni segua e scandisca sempre un certo battito, ma continui a sorprendere con virate improvvise. Il luogo in cui risuonano è essenzialmente sempre quello, pensato per esserlo anche nella nostra testa, ma riesce a trasportarci in decine di posti diversi, decine di percezioni tanto affascinanti quanto catartiche. Una tecnica che dice di aver percepito da Springsteen, che ascoltava sin da piccolo, per tentare di narrare in modo diverso la musica, senza preconcetti ed estremismi, con una sensibilità per la melodia che accompagna il testo nella progressiva rifinitura della trama.

Sembra esistere però, nonostante la particolare costruzione, un dialogo fittizio, che lega più della metà delle tracce dell'album. All'estremo, nei versi pronunciati sul finale del testo, troviamo spesso domande e risposte dello stesso discorso, quella che è oltre ogni sospetto la storia dietro l'inconscio che muove Justin Vernon, la realizzazione delle paure, esorcizzate e rese un passaggio necessario. È un equilibrio che non conosceremo, come recita Lump Sum, ma su cui possiamo tracciare le linee di quel volto, di quella verità contrastanti, sempre in bilico tra riscatto e rimorso.

Skinny Love

Chi ti amerà?
Chi combatterà?
Chi cadrà e rimarrà indietro?

The Wolves (Act I and II)

Quello che poteva andare perso / Non mi preoccupa

Blindsided

Perché preferirei conoscere l'ironia
Perché sono stato preso alle spalle, preso alle spalle

For Emma

Nonostante tutte le tue bugie, sei decisamente amabile

re:Stacks

Il tuo amore sarà
Al sicuro con me.

"Skinny Love" è una confessione, un grido d'aiuto, l'empatia ancora costante con il suo ieri. Eppure diventerà una hit radiofonica, che sembra sprizzare spensieratezza da tutti i pori, pensata per il perfetto falò in spiaggia con gli amici. Nulla di tutto questo, se provate a immaginare com'è stata concepita, era lontanamente ipotizzabile.

E poi c'è Emma. Che non è una persona, o almeno, così Justin ha sempre voluto precisare, pur sembrando un chiaro riferimento al middle name di Sara Emma Jensen, suo primo amore, con cui condivise gli anni più spensierati nella jazz band del college, Mount Vernon. La trama narrativa di "For Emma" è probabilmente il punto più geniale: creare un dialogo tra due persone, incastonato in versi cantati e raccontati dalla stessa voce.

"Oggi è Qumran / Tutto ciò che accadrà sarà d'ora in poi". La lettera d'intenti in "re:Stacks" funge, in coda al disco, come sunto del viaggio intrapreso. Justin ascolta se stesso e le sue paure per l'ultima volta. Ne fa una forza, uno scudo per poter sopravvivere al freddo della solitudine di cui è andato alla ricerca, mentre fuori nevica incessantemente, proprio come da qualche parte, nei meandri della sua coscienza. Si conclude un lavoro che sembrava destinato ad essere un episodio, un buon contenuto proveniente dal mondo indipendente, autoprodotto e spedito a qualche blog nel luglio del 2007.

Di veri cambiamenti, una volta deciso di mettere un punto e risollevarsi, ce ne saranno davvero pochi (qualche sovraincisione di fiati, archi e un mastering che non intaccherà la natura rurale del suono). Ma ben presto, FEFA verrà suonato dal vivo in grandi palchi in tutto il mondo, sarà presentato al David Letterman Show, porterà Justin Vernon a trionfare - qualche anno e un album dopo - ai Grammy Awards.

La Jagjaguwar lo pubblicherà nel Febbraio del 2008, 4AD ne farà un successo planetario con la distribuzione europea. Bon Iver diventerà una band, con una cerchia di strumentisti attorno a Justin Vernon, mente e voce dietro la sua creatura. L'inverno finirà, ma vivrà per sempre dentro quelle istantanee di vita.

Oggi, For Emma, Forever Ago, è considerato uno degli album più importanti dell'ultima decade.

Giovanni è su Twitter: @storiesonvenus.

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