L'Ex SET di Bari è una fabbrica dismessa, un grosso capannone dove vivono fino a 200 rifugiati in una ventina di tende. Doveva essere una soluzione temporanea, per pochi mesi, e invece le tende della Protezione Civile si trovano lì da due anni. (Foto di Alessandro Penso/MSF)
A Roma in soli tre edifici occupati vivono più di 2.000 persone, soprattutto di origine eritrea. A Torino, nei palazzi un tempo destinati agli atleti olimpici, vivono oltre 1.000 persone reduci dai centri di accoglienza aperti nell'ambito del progetto "Emergenza Nord Africa" e chiusi nel 2013.A Trieste le persone provenienti dalla rotta Balcanica vivevano accampate nei silos dismessi nei pressi della stazione, mentre a Gorizia si erano stabilite nei parchi o nella "giungla" che costeggia il fiume Isonzo.Tra i siti peggiori, le fabbriche dismesse "Ex Daunialat" di Foggia ed "Ex-Set" di Bari, "un grosso capannone dove vivono fino a 200 rifugiati in una ventina di tende sovraffollate. D'inverno è freddissimo. D'estate è un forno. Piccioni e topi infestano la struttura."Le condizioni di vita sono rese ancora più problematiche dall'impossibilità di accesso all'assistenza sanitaria. Secondo quanto riportato da MSF, tra i rifugiati che vivono in Italia da diversi anni, "1 su 3 non è iscritto al Servizio Sanitario Nazionale e 2 su 3 non hanno accesso regolare al medico di famiglia o al pediatra." Questo è spesso dovuto al fatto che le condizioni abitative più che precarie non permettono a queste persone di registrare la loro residenza anagrafica, impedendogli quindi di iscriversi al Sistema Sanitario Nazionale.Leggi anche: Chi sono i bambini migranti che arrivano in Italia da soli — e perché molti di loro scompaiono
Nsia, 32 anni, è il barbiere dell'Ex SET, una fabbrica dismessa di Bari dove vivono fino a 200 rifugiati in una ventina di tende. (Foto di Alessandro Penso/MSF)
Tra queste, il 91,5 per cento è rappresentato da uomini provenienti da Afghanistan e Pakistan con un'età media di 31 anni e mezzo, in Italia da quasi un mese e mezzo. Tra i rifugiati che, invece, sono in Italia da almeno 3 mesi, le nazionalità più numerose sono quella eritrea e quella somala, l'età media è di 34 anni e mezzo e la permanenza media negli accampamenti è di un anno e mezzo, con punte addirittura di cinque anni."Temiamo che queste piccole Idomeni, con la chiusura ulteriore di altre frontiere, possano espandersi e moltiplicarsi."
MSF denuncia l'assenza e l'impotenza delle istituzioni di fronte a questa grave violazione dei diritti delle persone."Siamo di fronte a una popolazione invisibile, ignorata o tollerata dalle istituzioni, che invece di fornire soluzioni intervengono solo attraverso sgomberi forzati che non tengono in alcun conto la vulnerabilità di queste persone" ha affermato De Filippi."Pur riconoscendo gli sforzi" fatti dall'Italia per migliorare il sistema di accoglienza, MSF chiede alle autorità di lavorare per aumentare la capacità di accoglienza con una pianificazione che superi l'attuale "approccio emergenziale," garantendo a migranti, richiedenti asilo e rifugiati "condizioni di vita dignitose e i diritti basilari della persona." Anche in vista dell'aumento di arrivi previsto con la stagione calda e la chiusura delle frontiere in altre zone d'Europa."La notizia della barriera al Brennero è sconvolgente," ha dichiarato De Filippo a margine della presentazione del rapporto. "Oggi abbiamo più di diecimila persone nei siti informali sparsi in tutta Italia, ma temiamo che queste piccole Idomeni, con la chiusura ulteriore di altre frontiere, possano espandersi e moltiplicarsi."Leggi anche: Gli hotspot per migranti in Italia stanno diventando una "fabbrica di clandestinità"
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