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Ruspe e cassonetti: sui rom i candidati della destra romana hanno già perso la testa

In questo inizio di campagna elettorale, la destra romana ha individuato il più grande nemico della Capitale: i suoi cittadini di etnia rom.

di Leonardo Bianchi
25 febbraio 2016, 2:10pm

Grab da “Romanì di Roma”.

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A giudicare dall'inizio della campagna elettorale per le prossime comunali, il grande problema di Roma sembra essere principalmente uno: i cittadini di etnia rom. 

La destra, in particolare, è letteramente ossesionata dal tema — nonostante questo abbia già creato fratture e divisioni all'interno dell'alleanza. La scorsa settimana, ad esempio, Guido Bertolaso aveva definito i rom come una categoria "vessata e penalizzata"; ma dopo che Matteo Salvini aveva minacciato di ritirare il sostegno della Lega Nord, il candidato sindaco ha rivisto completamente la sua posizione.

Il 23 febbraio, per l'appunto, l'ex capo della protezione civile si è recato insieme a Giorgia Meloni in un mercatino dell'usato nel VII municipio. "In un paese normale, in una città in cui regna la legalità e in cui ci fosse il controllo del territorio, scene come queste dei mercatini dei rom non le vedremmo," ha detto Bertolaso davanti alle telecamere. "Se diventerò sindaco tutto questo non lo vedrete più. Mi dispiace signori, prima vengono i romani, poi vengono gli italiani e poi vengono gli altri."

A questa dichiarazione, poi, ne è seguita un'altra a dir poco bizzarra: "Bisogna evitare le situazioni di illegalità come il rovistaggio nei cassonetti, un problema che risolveremo perché toglieremo i cassonetti." La proposta era stata anche twittata sull'account ufficile di Bertolaso, salvo poi essere rimossa al montare delle polemiche.

Nelle stesse ore, sulla questione dei rom è intervenuto anche il candidato indipendente - ma sostenuto dal Nuovo Centrodestra (NCD) - Alfio Marchini. In un videoforum su Repubblica, il costruttore romano ha detto di "avere una posizione chiara e netta: non sono razzista, però se ci sono persone che vengono in Italia con il presupposto di delinquere e che mandano i propri figli a delinquere ciò non è sopportabile."

I rom, ha continuato Marchini, "sono persone che per la grandissima parte, per loro identità, hanno difficolta ad integrarsi. Penso che si debba togliere l'acqua ai piranas, a quelli che vengono qui per delinquere. Una volta fatto questo rimarranno solo quelli che vengono qui per lavorare e comportarsi bene."

Il giorno successivo è arrivato il turno di Matteo Salvini. Il segretario della Lega Nord – accolto dallo striscione "benvenuto Matteo" e dalle ruspe giocattolo di qualche residente – ha visitato il quartiere di Tor Sapienza ed è entrato nel campo rom "tollerato" di via Salviati, dove vivono circa 350 persone.

"Qui di regolare non c'è nulla. O si mette in regola o io in sei mesi questo campo lo spiano," ha affermato Salvini all'interno dell'accampamento. Su Facebook, inoltre, il leader leghista ha prima scritto che "chiunque voglia governare con la Lega, non può tollerare questa vergogna!," e poi ha postato questa foto, diventata virale in breve tempo.

Nel commentare la sortita di Salvini, il prefetto di Roma Franco Gabrielli ha sottolineato che "la Capitale ha i suoi anticorpi e non necessariamente bisogna assumere farmaci di provenienza nordica per dare risposte."

Per Gabrielli, comunque, il problema indubbiamente esiste – a partire da fenomeni quali i "roghi tossici" e dai numeri. A Roma, infatti, ci sono 57 insediamenti: 13 sono autorizzati, mentre gli altri 44 sono "abusivi e tollerati." Questa situazione si è venuta a creare, sostiene il prefetto, perché "dalla fine della giunta Alemanno il Comune non ha più stanziato un euro per la gestione dei campi a Rom a Roma. La Giunta Alemanno li ha spesi non perché era più sensibile, ma perché c'era l'emergenza. Finiti i soldi, sono finite le attenzioni. E allora non sono stati più governati e sono diventati terra di nessuno."

La vera soluzione, dunque, non sono "gli sgomberi fini a se stessi" ma "il superamento dei campi, per per i quali tra l'altro siamo sotto infrazione. Ma se non c'è l'amministrazione possiamo fare tutti i tavoli che volete, scomodare pure Scavolini, ma la soluzione non la troviamo."

Leggi anche: Le ruspe sui campi rom di Roma stanno lavorando a pieno regime in vista del Giubileo

A questo proposito, alla fine del gennaio 2016 il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa – Nils Muižnieks – aveva inviato una lettera al premier Matteo Renzi per condannare la pratica degli sgomberi forzati ed esprimere la sua "preoccupazione" per le condizioni in cui versano le comunità rom in Italia.

"Durante la mia visita [avvenuta nel luglio del 2012, ndr] ho potuto osservare in prima persona le condizioni al di sotto degli standard in cui vivono i rom nei dintorni di Roma, sia negli insediamenti informali che nei 'villaggi attrezzati' autorizzati," si legge nel testo. "La segregazione che caratterizza questi ultimi mina seriamente le possibilità per gli abitanti di ricevere istruzione, avere accesso al lavoro, interagire con persone non rom e integrarsi nella società."

Per questi motivi, conclude Muižnieks, "i 'villaggi attrezzati' non possono essere considerati delle alternative abitative adeguate nel contesto degli sgomberi forzati."

Il 16 febbraio, invece, il Comune di Roma ha fatto pubblicare sul Corriere della Sera l'ordinanza del Tribunale civile di Roma che – nel maggio del 2015 – aveva riconosciuto il "carattere discriminatorio" del villaggio La Barbuta a Roma, in quanto "soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico."

In base a tutti questi elementi, come ha notato un editoriale di Repubblica, una politica seria "dovrebbe porre la questione in termini di soluzioni concrete." Ma finora - e l'attuale campagna elettorale romana ne è una lampante riprova - il vuoto di idee è stato riempito da slogan di facile presa, che non fanno altro che "lasciare a qualche elettore la suggestione che la ruspa spazzerà via insieme baracche e baraccati." 

Leggi anche: La campagna elettorale di Roma sta dimostrando che nessuno vuole vincere sul serio


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