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HiedraH è un'ode alla diversità dei corpi, al ballo e al clubbing militante

Ascolta in esclusiva due tracce dal pack di Aggromance in uscita sull'argentina Hiedrah Club de Baile.

di Sonia Garcia
03 agosto 2017, 10:48am

Foto via Facebook.

Ybán Lopez Ratto ha 25 anni ed è originario di Presidente Derqui, nella regione circostante la capitale argentina Buenos Aires, il Conurbano. Sono 8 anni che si è trasferito in città. Nahuel Colazo, 28 anni, da 7 è stabile anche lui a Bs As, ma originario di Caleta Olivia, nella provincia di Santa Cruz, a sud del paese. Bevono mate, quando riusciamo a connetterci alla videochiamata Skype; provo a non mostrarmi troppo incuriosita, ma fallisco.

Insieme a Melody Tayhana, Ybán e Nahuel hanno fondato HiedraH Club de Baile, "santuario di esplorazione, difesa e promozione di manifestazioni socioculturali e di minoranze identitarie," che da 4 anni scuotono le strade/coscienze della capitale argentina. Oggi Tayhana si è trasferita in Messico e non fa più parte del team organizzativo, ma ne resta indiscussa madrina. "'Hiedra' è l'edera," spiega Nahuel. "Qui è molto usata nei giardini privati e nei luoghi pubblichi come pianta ornamentale. Ha la caratteristica di afferrarsi fortemente a qualsiasi superficie incontri per la sua strada, cresce velocemente e non ha bisogno di grosse cure. Risulta spesso scomoda, perché si impossessa dello spazio trasformandolo, ed è molto difficile da controllare. Ci piaceva l'idea che rappresentasse qualcosa che ci trascendeva, e avesse una forma propria ben aldilà della nostra".

HiedraH non è una festa itinerante, un'ode alla diversità dei corpi e alle loro origini, un'aggregazione di persone che manifestano contro il conservatorismo di Macrì prese singolarmente; HiedraH è l'insieme di tutto questo. "Club de Baile" è una precisazione necessaria: il governo negli ultimi anni non ha reso vita facile a chi lavora di notte, o gravita attorno al mondo del clubbing, a Bs As. Esplicitare l'importanza del ballo come veicolo di affermazione corporale e momento di attivazione di una coscienza collettiva, assume un significato ben più grosso, di resistenza attiva all'apparato statale che lo demonizza.

Come sottolineava Moro—resident di HH, da qualche mese trasferitosi a Berlino—in questo tweet, al mondo ci sono poche cose più fastidiose di un media woke del nord globale che tenta di approcciarsi ai problemi di un paese del sud globale. HiedraH punta alla liberazione fisica e mentale dei costrutti socio-culturali importati—con la violenza—sul territorio dall'emisfero nord di questo pianeta, e lo fa diffondendo un nuovo paradigma politico fondato sulla liberazione dei corpi e sulla produzione di realtà ibride, mestizas, specchi della stessa storia/società latinoamericana. Non ha bisogno di visibilità o approvazione occidentale, pertanto questo non è un approfondimento volto al mettere-al-corrente-di, quanto al rendere omaggio ai quattro anni di lavoro che questi ragazzi stanno per compiere. "Credo ci sia una condizione naturale dell'America Latina che vede se stessa più come importatrice di contenuti culturali, che come esportatrice", riprende Ybán. "Qua a Buenos Aires la gente riempie i locali quando vengono stronzi a caso europei o statunitensi, solo per la loro provenienza, senza neanche averli ascoltati. C'è una stigmatizzazione della latinidad che trova le sue origini nella stessa storia coloniale di questo continente, e che oggi porta l'inconscio collettivo a elevare tutto ciò che geograficamente appartiene ai vecchi coloni. Quello che cerchiamo di fare noi di HiedraH, ma anche Salviatek a Montevideo, è rivendicare la nostra provenienza, in senso geografico e sociale. Un orgoglio che proviene direttamente dal sud più sud del mondo, e dalla nostra povertà: povero non vuol dire debole, mancante, perché la povertà è scrigno di una forza tutta sua. Cerchiamo di partire da qui".

Da quest'anno HiedraH ha iniziato un percorso di produzione di contenuti musicali a se stanti, in veste di label. A gennaio il debutto ufficiale con "Un Secreto" di Diego Luna aka Aggromance, a maggio Rey Moro, pack di due tracce firmate Moro, e lo stesso mese pure quello di Desdel Barro. Oggi vi presentiamo in esclusiva due delle quattro tracce del nuovo pack di Aggromance firmato HH, Kogotech. Una è "Una Noche", cioè "Waiting For Tonight" di J. Lo versione hardstyle con finale emo-dembow, l'altra è l'emo-gqom "Farruko D'Pasti". A seguire, il manifesto della release e la lunga chiacchierata che ci siamo fatti qualche giorno fa Ybán, Nahuel e io.

Manifesto Kogotech Megapack
My whole life I've seen the despair
of my young friends trying not to be pussies
in the swamp ghettos where we lived.

Trying not to walk in our own way,
not to be bait for the rapist,
or the cannibal macho.

We have to be sisters for each other,
We have to be empowered
and learn to fight:
not like a boy, but like a faggot,
like a tranny bitch,
from all those lifeless boys with salty dicks
like amending weapons,
we learn how to be undead,
the shiniest vampires of the shadows.

We worship the same santo as they do,
San La Muerte,
Father of Violence,
but for us,
Mother of Revenge.

Aggromance è Diego Luna, e viene dalla provincia di Santa Cruz come Nahuel e Tayhana. Sono nati nella stessa città, Caleta Olivia. Il pack nasce come sua riflessione sulla techno, genere che per lui è stato di profonda ispirazione. A questo si applica anche l'immaginario della marica pobre, o frocia povera: qui quando uno capisce ed esplora la propria omosessualità, musicalmente ed esteticamente ha sempre dei riferimenti ben precisi. Parlo delle grandi dive latine, della world latin music commerciale, MTV, Shakira, Thalìa, J. Lo, e via dicendo. Allo stesso tempo c'è sempre stata questa scena dai ritmi più quadrati come techno, house, molto dominante. Tutta la dimensione "latina" in senso musicale è meno accessibile emotivamente, perché si sente già dai testi che l'atmosfera è più sessista e meno inclusiva. In questo pack Diego ha cercato di rappresentare l'unione di questi elementi, e soprattutto rivendicare il suo luogo di origine, come tutti noi. Sono realtà emotive molto forti e difficili, che cerchiamo di affrontare come possiamo, in questo caso tramite HiedraH. Tra le altre sonorità che si distinguono nelle sue produzioni c'è anche la cumbia turra e il metal. Aveva un gruppo metal qualche tempo fa, e ora diciamo che segue più il filone nu metal. A Santa Cruz e nelle province in generale è molto comune fondare gruppi punk o metal o rock. (Ybán Lopez Ratto)

Noisey: Quando è stata la prima edizione di HiedraH?
Nahuel: Il 4 settembre del 2013, il prossimo settembre compiamo 4 anni. Dobbiamo ancora organizzare l'evento, ma ogni anno facciamo sempre qualcosa per il nostro compleanno. L'anno scorso è venuto Pavigo, DJ brasiliano il cui contatto ci è stato passato da un altro DJ brasiliano che era venuto sempre a suonare prima, Pininga.

Come nasce la serata?
Ybán: HiedraH nasce come festa itinerante. Non ci leghiamo a uno spazio fisico in particolare, perché qua a Buenos Aires farlo implica dispendio di molti soldi. Concentrare il numero di persone minimo che servono legalmente per tenere uno spazio, comporta il pensarlo come sede di sola attività commerciale, perdendo la visione d'insieme del collettivo artistico. La parte commerciale, in genere, prende grandi distanze dai collettivi artistici, dai gruppi di persone che lavorano nell'arte per produrre qualcosa, diciamo. Per questo non abbiamo uno spazio fisico fisso. Non a caso HiedraH ha sempre ribadito la propria natura multiforme, svincolata da attaccamenti a luoghi specifici.

HiedraH è la chiara dimostrazione che lo spirito comunitario è ciò che fonda realmente una manifestazione di resistenza, e non il luogo fisico in cui questa avviene. A Milano la narrativa è un'altra, ma la rilevanza politica dietro a certe attività culturali è la stessa. La "cultura" dello squatting è indubbiamente figlia di un privilegio di cui gode e ha sempre goduto l'Italia e tutto "l'occidente", perciò qua la differenza è che lo spazio fisico, se occupato e culla di sperimentazione musicale, assume un ruolo ancora diverso. L'esempio più chiaro può essere Macao, che oggi ci troviamo a difendere a spada tratta dalla minaccia di vendita e quindi di sgombero.
Ybán: Interessante, è un approccio altrettanto valido. HiedraH questa stagione per una questione di sicurezza e programmazione si sta tenendo in uno stesso locale, il Beatflow, nel quartiere Palermo di Buenos Aires. È una zona molto commerciale e turistica, di notte è pieno di posti dove mangiare nell'arco di pochi isolati. Fino a dicembre non ci spostiamo da lì, poi vedremo. In realtà il weekend scorso abbiamo avuto una data in una casa che funziona come un ristorante a porte chiuse—qua va molto questo sistema. Uno prenota il posto su Internet, riceve la password, e quando arriva ha accesso a menù fisso, però in un contesto domestico. I proprietari lo fanno per evitare tutte le menate legali che si generano quando si ha uno spazio pubblico aperto in strada. Lo stesso succede con HiedraH, e in generale nel clubbing a Buenos Aires. È molto difficile per noi, con la proposta identitaria che abbiamo come HiedraH, avere accesso a uno spazio commerciale. Attualmente alla nostra festa possono venire un massimo di cinquecento persone, ma non è una cifra di partenza; è il risultato di quattro anni di lavoro.

Com'è cambiata HiedraH nel tempo in fatto di numeri, partecipazione, ma anche politiche comunali?
Nahuel: All'inizio ci muovevamo in club un po' più piccoli. Quest'anno pure in realtà abbiamo iniziato in un locale che non aveva neanche numero civico.
Ybán: Non era in un quartiere periferico, anzi era ben centrale; a Buenos Aires i quartieri centrali sono tutti più o meno turistici, e ricchi di servizi. Questo costituisce un problema per chi abita nelle periferie. Il fatto è che negli ultimi tempi sono nati molti spazi a porte chiuse, come ristoranti o locali, e la stessa HiedraH è nata così. Inizialmente era pensata per essere una festa per noi e per i nostri amici, niente di più. Anche un po' per offrire un'alternativa alle tendenze del momento, ovvero house, disco, techno, etc. Volevamo tagliare con questa dominazione europea nel clubbing di Buenos Aires, soprattutto negli ambienti queer.

A che immaginario si rifaceva la scena queer in quegli anni?
Nahuel: Italo disco. C'era una festa "underground" che avveniva su barche, in modo super clandestino, e per entrare serviva una parola d'ordine. Non era volta a escludere, ma per mantenerla di nicchia, in qualche modo. In termini politici e di diffusione avremmo potuto allinearci a quegli spazi, ma la musica non aveva nulla a che vedere con la rappresentazione sudamericana che cercavamo. Cosa mettevano nella Casa Trash? Mai una volta che mettessero una cumbia o reggaeton, no?
Ybán: La Casa Trash era uno spazio che in quegli anni era di spicco nel circuito anarchico-queer. Esiste ancora, ed è dove molte di noi si sono conosciute. Mettevano punk, rock, musica da radio.
Nahuel: Se proprio vogliamo etichettarla potremmo dire che era post-punk. Si ballava e tutto, ma era sempre molto punk. Attualmente quelli dell'organizzazione della Casa Trash hanno un centro culturale molto bello.

Che esigenze avevate, vista la situazione?
Ybán: Una delle principali esigenze che ci ha spinti a lavorare in termini politici, noi come un sacco di altri spazi che sono nati in seguito a HiedraH, a partire dal nostro lavoro, è l'indurimento delle politiche anti-clubbing in vigore a Buenos Aires. Negli ultimi tempi si è maturata questa convinzione che la musica elettronica sia un nemico pubblico della cultura moralmente accettata dal governo. La si associa alla droga, alla morte, alla violenza, alla perdita di valori. Di fatto HiedraH non potrebbe neanche essere considerata "musica elettronica" perché qua vengono definiti così, di default, i ritmi che nominavo prima: techno, house, disco, trance, tutto quello che proviene da fuori. Noi facciamo una fusione sperimentale di ritmi folklorici latini e di produzione attuale e locale, con ritmi e influenze di altri posti. È qualcosa di nuovo e che giace ancora nell'incosciente collettivo, non è ancora radicato nella cultura di massa. Nessuno sa che opinione avere perché non viene proprio contemplata come realtà. Come se non esistesse. Quello che abbiamo fatto a partire dal 2014-2015 è stato dare visibilità ai problemi cui facciamo fronte, cercando di produrre qualcosa di indipendente a Buenos Aires. Si sono emanate leggi, di recente, che limitano la produzione di questo tipo a livello commerciale. Come dicevo, noi non disponiamo di spazi fisici, ma li dobbiamo affittare e ricavare dagli ingressi, senza altra possibilità d'incasso. Non siamo agenti legali della festa che facciamo, perché la responsabilità legale ricade sui locali notturni che affittiamo. Quando succede qualcosa, un incidente o la morte di qualcuno, la colpa mediaticamente ricade sempre sugli organizzatori, che spesso finiscono per diventare i capri espiatori. La verità è che non è mai loro, non perché non vogliano, ma perché non è proprio possibile. Nel nostro caso, l'attività che svolgiamo sulla carta non esiste, è come se non avesse i documenti, quindi siamo ancora più invisibili. L'esistenza di questi estremi fa sì che si intensifichi la divisione tra la cultura assettata, legittimata e sussidiata dallo stato, e tutte le altre forme e sottoforme di aggregazione, tra cui il mondo del clubbing. Qua a Buenos Aires si balla nei boliches, cioè discoteche, ma queste ultime spesso si separano molto dai contenuti artistici che in fondo propongono. È solo da poco che si sta sviluppando l'idea del club de baile, dove ballare veramente. C'era stata una prima ondata negli anni Novanta, ma dopo la tragedia di Cromañón si è estinto tutto.

L'incendio, giusto?
Ybán: Sì. Erano i primi anni Duemila e la scena musicale quella rock locale, che era in voga dagli anni Novanta, e che qui chiamano rock nacional. Il rock in Argentina ha come un'identità propria, è super legittimato e affermato commercialmente. Spazi di produzione e consumazione compresi.
Nahuel: Era una scena che aveva—e ha—un proprio circuito di consumo solido e stabile, che sta in piedi per conto suo, ed è numericamente molto più grande di qualsiasi altro format o scena "alternativa", in quanto a tutto e per tutto mainstream. Nella logica della città, però, i gruppi musicali appartenenti a questa scena, che magari ai concerti portavano migliaia di persone, finivano a suonare in posti clandestini. Questi posti spesso erano molto grandi, sembravano più discoteche, e avevano sì norme basiche, ma quello che mancava era un reale piano di monitoraggio della capienza massima e di evacuazione in caso di pericolo. Si respirava un'aria molto DIY, ma con numeri inverosimili. Migliaia e migliaia di persone. Una volta hanno fatto una festa in una delle stazioni più grandi di Bs As, la Estacion Once, e il posto ha preso fuoco perché qualcuno aveva acceso un fuoco d'artificio. Lanciandolo in alto si è incendiato il tetto, e molte persone sono morte asfissiate, bloccate lì dentro.
Ybán: Questa tragedia, invece che portare il comune a pensare a come migliorare le infrastrutture dedite al consumo di musica, a riparare i danni, ad aumentare la sicurezza etc, è servito da caprio espiatorio per le politiche repressive che abbiamo oggi. La reazione è stata la demonizzazione della vita notturna, quindi noi siamo diventati automaticamente nemici.

Che tipo di provvedimenti sono stati presi dal governo dopo Cromañón?
Nahuel: Dopo Cromañón, il governo invece che venire in difesa e aiuto dei lavoratori notturni, che ufficialmente—e quindi regolari—solo a Buenos Aires sono circa cinquantamila, ha abolito senza indugi la notte come orario di lavoro. Invece che pensare a strategie intelligenti di copertura e tutela del settore che viveva di quello, ha direttamente eliminato "il problema" alla radice, con una vera e propria persecuzione di locali notturni. Tutto ciò si è verbalizzato nell'ipocrisia di una legge, che stabilisce delle condizioni pensate per essere difficili da raggiungere. È una legge che non contempla spazi di produzione piccoli, la produzione autogestita, e un sacco di altre realtà piccole come quella che poteva essere HiedraH agli inizi. Ora ne vengono circa duecento a ogni evento, quindi ecco non siamo più una festa da cinquanta persone. Ecco, una via di mezzo come la nostra, dal Comune non è comunque contemplata. Ti faccio un esempio: il governo qui insiste molto sui piani di evacuazione dei locali. Il piano di evacuazione, a seconda della metratura del locale in questione, implica anche un determinato numero di persone. Quel numero di persone non coincide mai con il numero che ufficialmente il locale è autorizzato a tenere al suo interno.
Ybán: Non siamo "contro" i piani di evacuazione, figuriamoci. Il fatto è che ora il Comune ha optato per i blitz alle 4 di mattina, quando la festa sta funzionando, per vedere se "è tutto in regola," puntando direttamente alla chiusura. La legge sui piani di evacuazione in realtà va anche bene, ciò che non va bene è la sua applicazione in queste modalità fasciste in cui chiudere un locale diventa priorità. A volte, quando trovano le cose più o meno in regola, possono anche chiederti un pizzo per non chiuderti lo spazio. A noi è successo che ce lo chiudessero spesso, e il nostro evento si chiama "HiedraH Club de Baile" apposta, come dichiarazione politica.

A Bs As tecnicamente non si può più "ballare", da dopo Cromañón. Il governo ha capito che c'era differenza tra l'assistere a un concerto e il ballare, e nonostante non fosse quella la reale causa di morte negli spazi notturni in quegli anni, ha deciso di prendersela con il ballo in sé e per sé. È molto più semplice ed economico aprire un bar, o un centro culturale, che un club, a Bs As. Per questo il clubbing qua è quasi esclusivamente clandestino. Anche noi, che abbiamo una visibilità grande ormai in città, dobbiamo avere un piano strategico per quando arrivano i controlli del comune. Dobbiamo attuare una messa in scena, per superare il controllo delle autorità che vengono a ispezionare il posto. E succede sempre.

Succede sempre?
Ybán: Eh sì. Dobbiamo sempre travestire il locale. Ci hanno chiuso spesso la festa in queste occasioni. Per un anno siamo rimasti in uno spazio a cui ci eravamo molto affezionati, perché il proprietario ci aveva aiutato molto e si era mostrato disponibile. Ce ne siamo dovuti andare perché ogni volta che facevamo una serata ci arrivavano multe senza senso. Il governo sa tramite le reti sociali dove sono le feste nei fine settimana, e noi che abbiamo "Club de Baile" nel nome siamo ancora più nel mirino. C'è una persecuzione reale del ballo, e dell'idea che la gente possa esprimersi ballando. Per quello anche che l'anno scorso abbiamo iniziato a lavorare in strada.

Ho visto. Ecco, quella è una cosa che qua a Milano manca del tutto. Un tipo di attivismo politico che scenda in strada in forma di festa.
Ybán: Esatto. Creiamo spazi di militanza assieme ad altre organizzazioni di natura diversa: facciamo feste con testate di giornalismo indipendente, con tutti quegli spazi che come noi non si sentono rappresentati dalle politiche territoriali. Sono feste gratuite perché avvengono in strada, e la gente è libera di ballare. Questo si somma agli intenti di HiedraH che vanno aldilà della dimensione commerciale, cioè la conversione a label, e ciò che può rendere questa attività la nostra attività di sostentamento principale. Certo, è di nostro grande interesse pure questo, ma ancora più importante è generare questa scomodità agli occhi del governo, per far capire che qui qualcosa sta succedendo. Tutte queste restrizioni comportano che i gestori dei locali non sceglieranno mai di appoggiare la sperimentazione musicale, perché è più conveniente e sicuro fare una festa con la musica più in voga e popolare del momento. Gli spazi non sono i nostri nemici, capiamo qual è il problema di fondo: non hanno molte opzioni.
Nahuel: C'era un altro collettivo che si muoveva in parte come noi, ma che non aveva stilisticamente a che fare con quello che facevamo. Avevano una forma di produzione molto simile a HiedraH, di solidificazione e visibilizzazione degli eventi negli spazi notturni, si chiamava Witches. I ragazzi tre mesi fa hanno chiuso l'attività perché per loro l'iter burocratico di abilitazione era troppo oneroso e complicato. Noi stessi, oggi, stiamo imparando cose che mai nella vita avremmo pensato di imparare. Spazi, abilitazioni, normative, e ovviamente tutte le incongruenze legali del caso. Sono proprio queste incongruenze che ci hanno spinto, negli anni, a prendere con sempre più serietà certi temi; vediamo HiedraH come veicolo di lotta contro quelle stesse incongruenze, contro ciò che tarpa le ali di chi lavora in questo tipo di produzione.

Immagino poi che le conseguenze a lungo termine di questo regime siano ancora più drammatiche.
Ybán: Certo. Negli anni ci siamo accorti che l'attivazione di tutti questi dispositivi di controllo, figlia di una mentalità conservatrice, negli spazi di fruizione del clubbing, genera microfascismi interni alla stessa comunità che viene controllata. È molto difficile, in un ambiente del genere, pensare uno spazio inclusivo, aperto alle diversità e che abilità ogni corporalità al ballo. Entri in un locale e ti discriminano se sei grasso, trans, gay, etc. Se sei una bella ragazza ti dicono che sei troia, ti toccano il culo… tutte queste cose si naturalizzano. Ed è normale, in un contesto così soggetto a restrizioni e pressioni. Al governo interessa il controllo sociale dei corpi, ma non la loro corporalità, l'esperienza che intercorre tra le loro differenze. A loro va benissimo se un gruppo di persone paga caro l'ingresso a una serata e basta—i prezzi dei boliches qui vanno intorno ai 100 pesos, che equivalgono a cibo per tre giorni.

HiedraH oggi è percepito come uno spazio di liberazione per molte persone. Tutto quello di cui abbiamo parlato fino a ora è in realtà il processo che ha reso HiedraH quello che è oggi. In questo processo, oggi, si sono inserite molte voci: negli ultimi anni hanno aperto molti nuovi spazi e club che parlano di politica. È diventato estremamente popolare, e ne siamo contenti. Nei prossimi dieci anni sicuramente succederanno altre cose ancora, staremo a vedere.

Sto notando sempre più che la diaspora latina e la generica tendenza appropriativa di una bella fetta di clubbing sperimentale, stanno portando molti generi comunemente associati con l'America Latina a essere feticizzati, strumentalizzati senza alcuna reale coscienza di cosa rappresentano. Che opinione avete del fenomeno?
Ybán: Oggi noi lavoriamo con alcuni dj resident: Desdel Barro, Moro—prima che si trasferisse a Berlino—Retumba, Aggromance e Braian. Di queste cinque persone forse Moro è quello che ha avuto più modo di cercare il proprio cammino, nell'apparato mediatico-culturale di cui parli. Quello che ci proponiamo di fare, anche con gli altri ragazzi, è toglierli dalla loro stessa insicurezza riguardo i propri mezzi e/o energie, e lavorare insieme. Sono tutti ragazzi che non si erano mai sognati di finire a Bs As a suonare a feste per cinquecento persone. È una delle feste che al momento porta più pubblico, ma lo stesso, la stragrande maggioranza delle persone qui si sentono limitate, o comunque scomode. Come le pianticelle che crescono tra i binari del tram, tutte storte e con la sola voglia di sopravvivere e stare in piedi. È un po' quello che succede con Aggromance, per esempio. Da una parte c'è la rivendicazione della nostra origine povera, dell'identità villera. Villera significa proveniente da un quartiere molto popolare o da una classe sociale molto bassa. Dall'altra costruire una realtà inserita nel circuito del clubbing indipendente, e non svendersi, per tornare al tuo discorso. L'America Latina si deve togliere da sola dalla sua condizione di schiavitù morale, e capire che le cose si possono fare direttamente da qui. Chiaro, questo diventa possibile solo quando la politica locale lo permette. Se il Comune di Buenos Aires desse più opportunità agli artisti del suo territorio, la situazione sarebbe un'altra: potrebbe fiorire in tempo zero una scena simile, se non migliore, di quella di Berlino. Una scena piena di contenuti culturali diversi, centrali come periferici, multimediali, multietnici, etc. In questa città c'è una diversità incredibile in questo senso. Il 90% dei miei amici provengono da altre province o regioni, non c'è nessuno che sia nato e cresciuto qui. Eppure ognuno pensa a se stesso, a salvare il salvabile perché tanto prima o poi tutto è destinato a sparire. Prima o poi tutti i progetti interessanti che nascono a Bs As, in ogni ambito, chiudono i battenti, perché costa troppo internalizzare che vale la pena insistere in questa scomodità.

Senza considerare che pure questo tipo di approccio alla lotta politica non è applicabile a tutte le realtà latino-americane.
Ybán: Perché è una terra intrinsecamente meno privilegiata dell'Occidente. La maggior parte dei suoi abitanti non ha accesso a Internet, come nel resto del mondo. Per questo situazioni come la nostra si possono verificare e sviluppare in contesti di maggior privilegio, in cui c'è maggiore accesso all'informazione. In un certo senso io mi rendo conto che l'esistenza di HiedraH a Bs As è possibile, perché vivere qui è un privilegio. È la città più cara dell'Argentina, e una delle più ricche di tutto il Sudamerica, e non potrebbe esistere una HiedraH a San Juan.

Già, in altri contesti si deve far fronte ad altre priorità, semplicemente.
Ybán: Sì. A noi della comunità lgbtqia, ci capita spesso di convivere con questi contrasti. Pensare a un attivismo queer a Bs As è facile, ma se ti sposti nella mia zona di origine, ti ammazzano. È così diffusa e normalizzata la violenza contro i corpi come i nostri, in Argentina, che Bs As diventa un enorme "safe space" in quel senso. La nostra idea per il futuro, infatti, è portare HiedraH nelle province.

Sarebbe mega interessante e prezioso, secondo me.
Nahuel: Tornare ai nostri luoghi di origine significa tornare al centro del conflitto che ci ha spinto ad andarcene. Quando sono venuto a vivere qua ufficialmente lo stavo facendo per studio, ma in realtà mi arricchivo di molte altre esperienze. Tutti questi spazi di produzione, questo confluire di ideali, nazionalità, e voglia di fare… portarli nei posti da dove proveniamo significa assettare un altro paradigma.

Che influenze musicali avete avuto crescendo?
Ybán: Dalle mie parti si fa e si ascolta molta cumbia villera. Nel 2001 in Argentina c'è stata una crisi economica molto grande, che ha colpito tutte le classi sociali, e ciò ha portato alla nascita di manifestazioni culturali specifiche come la cumbia villera. Questo tipo di cumbia nasce affrontando temi marginali dei quartieri più poveri: prostituzione, sesso, donne sessualmente emancipate e dominatrici… era molto malvista. Nessuno l'avrebbe mai suonata i una discoteca in quegli anni. Oggi ha quell'aura di divertente, grazioso, ma prima non era così. Dobbiamo questo cambiamento di tendenza alle classi alte, che hanno deciso che in fondo è un genere divertente/ridicolo. Ad ogni modo, in quegli anni molta gente impazziva per la cumbia villera: si facevano tatuaggi, loghi… è stato il rigurgito d'orgoglio della classe sociale più bassa, che sbatteva in faccia alla società: "Questi siamo noi! Suoniamo questa cosa qui, ci appartiene, e me lo tatuo sulla fronte!"
Nahuel: A Santa Cruz c'è un genere molto caratteristico che si chiama comercial. Si ascolta molto al sud e al nord, nella zona della cordigliera ovest, e basta. Si chiama così il genere perché sono canzoni romantiche, rese più ballabili. È musica strappalacrime, ma riadattata per essere ballata in coppia.

Ybán: Braian, nostro resident, viene dalla provincia di Cordoba, e lì si ascolta un genere che si chiama cuarteto . Anche quello è molto specifico della città. Insomma, la nostra è sperimentazione musicale unita ai nostri luoghi d'origine. HiedraH non vede l'ora di tornare nei nostri quartieri, per questo anche l'idea di uscire da Bs As. Può essere vista come una conquista, ma in realtà è un ritorno. Tutti noi veniamo dalle periferie, non solamente in termini di classe, ma anche di cultura.
Nahuel: A proposito, potremmo parlare anche di quell'articolo tremendo su Mauro…

Oddio, quale?
Nahuel: Sempre parlando di come in Argentina e in tutto il Sudamerica si guardi sempre con invidia l'Europa, e di quanto sia difficile decolonizzare le nostre menti, l'altro giorno è uscito questo articolo su Mauro che ci ha fatto molto ridere. L'autore è un tipo che scrive su Indiehoy, questa testata online di Buenos Aires, che in Argentina è molto conosciuta. Nell'articolo, scritto senza consultare Mauro, viene detto essenzialmente che si è trasferito a Berlino perché qui non ci sono abbastanza opportunità. In pratica è passato da appropriatore culturale, per aver deciso di far musica altrove e non nel suo paese di origine. Scommetto che l'autore non è mai venuto da una HiedraH in vita sua, eppure ne parla nell'articolo, come di tante altre realtà simili ma sempre in modo approssimativo e superficiale. C'è da dire che non c'è una singola cosa che sia corretta in questo articolo: ad esempio, parla di una traccia che è uscita qualche mese fa, "PerreoH BasikaH" che Mauro ha prodotto utilizzando delle note vocali di Ybán e mie prese da Whatsapp, descrivendo le nostre voci come "comiche". Mi stai pigliando per il culo? È il modo in cui parliamo normalmente, la nostra natura, e che arrivi uno a definirlo "comico" fa incazzare. Tutto questo in realtà ci ha fatto venire ancora più voglia di stare unite e lottare insieme questo sistema di pensiero oppressivo e mediocre.

Episodi come questo dimostrano che ce n'è sempre bisogno. È stato un piacere parlare con voi ragazzi, grazie mille!
Nahuel e Ybán: Grazie a te! A presto!

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