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Viaggio negli inni delle squadre di Serie A

Tra cori di bambini, grandi cantautori, improbabili pezzi ska-punk, rap ed emo, gli inni delle squadre di Serie A raccontano il tifo italiano in tutte le sue stranezze.

di Riccardo Pongetti
13 novembre 2017, 11:10am

La tifoseria della Fiorentina nel 2005. Tutte le immagini via Wikimedia Commons.

Quando, nel 1895, Le Bon scriveva “La massa psicologica è una creatura provvisoria, composta da elementi eterogenei saldati assieme per un istante, esattamente come le cellule di un corpo vivente formano, riunendosi, un essere nuovo con caratteristiche ben diverse da quelle che ciascuna di queste cellule possiede”, probabilmente, aveva appena assistito ad una qualche finale di calcio che gli ha poi trasmesso la voglia di scrivere un saggio sulle inconsce dinamiche psicologiche delle folle. Perché il calcio è uno strano posto: unisce, divide, fa gioire e, come il più grande degli stronzi, fa anche disperare. Ma siamo italiani e a noi il calcio ci piace. Cazzo se ci piace.

Il calcio ci aggrega, ci identifica e, per quelle tre ore a settimana, riesce a far perdere la nostra individualità per entrare a far parte di una collettività che delega ogni tipo di pensiero, stress, speranza o responsabilità, a undici persone e un pallone. E uno dei processi che salda e rinforza questa identificazione settimanale con una massa circostante, è il momento dell’inno della propria squadra. Abbracciati e a gran voce, ci si unisce in un unico blocco umano per accogliere la propria squadra in campo. Mi piace pensare che l’inno, sociologicamente parlando, possa essere analizzato come la siglatura dell’animo e della storia di una data squadra, un biglietto da visita che incorpora tradizione e sentimenti del popolo, che ne canta le gesta e che ne fa parte. Così, dato che siamo ad inizio settimana —e manca ancora troppo tempo alla prossima giornata calcistica—ma soprattutto fantacalcistica e, mentre rosico a bestia per l’ennesimo fastidio muscolare di Schick, mi sono chiesto quali siano, a livello stilistico e testuale, gli inni più belli della Serie A.

Da questa analisi ho dedotto che, sebbene ricercare informazioni cronologicamente adeguate sugli inni ufficiali sia stata un’impresa titanica del tipo "ma chi cazzo me l’ha fatto fare? ", con tutta probabilità la Serie A ha gli inni più belli, variopinti o quantomeno goliardici tra tutti i campionati europei. Certo, ad eccezione di quello di Allevi. E non che io conosca davvero gli inni degli altri campionati europei. Documenterò la semantica degli inni delle squadre in ordine alfabetico, quasi a voler dare una dignità pseudo-giornalistica a questo pezzo. Quanta professionalità, quanta?

ATALANTA: PICCOLI MUSICI DI CASAZZA –"ATALANTHEM "

Premettendo che no, l’inno dell’Atalanta Bergamasca Calcio non è “Baila como el Papu”, stiamo per imbatterci in una storia che, amici, ha dell’incredibile. Infatti, la wiki-pagina dell’Atalanta riporta come inno ufficiale della squadra, un brano composto da nientedimeno che “I piccoli musici di Casazza” (una sorta di versione Super-Sayan dello Zecchino d’Oro) che il profilo YouTube dell’Atalanta ( ––> certificato) documenta come “un’eccellenza bergamasca a livello internazionale”. Lo potete ascoltare qua sopra. E non è uno scherzo.

Ora, immaginate di stare allo stadio mentre stappate la vostra Peroni da 66 tra una bombetta e l’altra e, nel mentre, la curva inneggia all’unisono le note di "Atalanthem ": “Un bambino salirà / quella scala col papà / lui lo guida proprio là / verso la libertà / neroazzurri so’ i color / che emozioni con il gol / l’Atalanta e Bergamo / è una vera / Dea”. A queste note carismatiche, con la strofa successiva, esplode il boato corale-natalizio della folla:

“Gli occhi brillan nel bambino / quando vede quella blrblràà / e la spinta dello stadio è un grido che non prprprààà / e si gode e si rialza come un fulmine nel ciel / corri incontro alla vittoria / MAGICA ATALANTAAA”.

Non sapendo ancora bene come commentare la semantica di questo testo, che con molta probabilità è stato pensato da qualcuno che EVIDENTEMENTE non crede nel potere della tifoseria, soffermiamoci un attimo sulle sonorità. Perché mai una squadra di Serie A, come inno ufficiale, dovrebbe avere un canto natalizio? Ma soprattutto, un inno calcistico non dovrebbe fomentare i tifosi anziché fargli venire voglia di andare a raccogliere muschio per il Presepe?

Non potendo trovare risposte a queste irrisolvibili domande, soffermiamoci un attimo su un altro inno—a quanto pare ufficioso—della bergamasca qual è “Dea magica Dea” di Roby Facchinetti, realizzato nel 2007 per il centenario dell’Atalanta. Semplice nelle sue cinque strofe ripetute, il contenuto di quest'inno fa leva sulla esclusiva esaltazione dell’Atalanta, attraverso metafore naturali come “Atalanta / Figlia del vento / Tu non tramonti mai” oppure “Atalanta / Stella che incanta“. Nel complesso, perciò, direi che quest’inno riesce bene nell’impresa di collettivizzazione di un’intera curva, che detta così sembra una cosa brutta, ma che in pratica significa che, se fossi dell’Atalanta e fossi allo stadio, credo che lo canterei volentieri.

Prima di passare al Benevento, vorrei comunque dire la mia e proporre di rendere questo pezzo di Houston l'inno ufficiale della Dea: "No, non faccio il modello / Ma entro ignorante come Masiello / Corro ignorante come Cristante / Come quando entra col piede a martello ".

BENEVENTO: "STREGA VINCERAI "

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Giuro che cercare l’autore di un brano non è mai stato così complicato. Le ho provate tutte: Spotify, Shazam, Soundhound, ho letto tra mille commenti. Niente, l’inno del Benevento sembra provenga dal sottosopra. Comunque sia, è un inno coi controcazzi, sempre che sia davvero l’inno ufficiale. A tutti gli amici beneventani chiedo scusa. Vi voglio parecchio bene, e non lo dico solo per scongiurare di trovarmi qualcuno tra voi offeso fuori casa e prendermi una qualche lamata. Se ci ho preso, sappiate che avete un grande inno: canzonato, orgoglioso, neomelodicamente campano al punto giusto, senza mai eccedere.

Molto bella poi la parte del “Vinci, corri, lotta e suda”, quasi a voler dimostrare l’umiltà di spirito e la fatica nel raggiungere obiettivi che, ho trovato, romantica allegoria di una piccola grande squadra.

BOLOGNA: CARBONI, MORANDI, MINGARDI, DALLA – "LE TUE ALI BOLOGNA "

Cari amici Skiantos, parliamone. Cos’è quella cosa da voi creata che avete chiamato “Fede Rossoblù" e che ha la pretesa di voler essere una sorta di “ We Will Rock You” italiana a velocità raddoppiata? Era tutto uno scherzo vero? Si, dai. Per l’inno ufficiale del Bologna Calcio, entrano in campo alcuni bolognesi DOC come Luca Carboni, Gianni Morandi, Andrea Mingardi e Lucio Dalla. "Le tue ali Bologna" è un brano diventato inno a seguito della scomparsa del grande Lucio e ha preso il posto del precedente inno "Cuore Rossoblù" di Andrea Mingardi, scritto nel lontano 1988.

Ho ascoltato entrambi i brani e devo dire che la vecchia "Cuore Rossoblù"—intro alla C’è posta per te a parte—è stilisticamente un bell’inno: corto, crescente, essenziale. Nel complesso risulta molto romantico, a tratti nostalgico, specie nella morandiana "Che se esiste poi la felicità / chi ti dice che non passi anche di qua”, nostalgia che viene poi equilibrata dalle energiche impennate vocali di Dalla.

CAGLIARI: SIKITIKIS – "CAGLIARI NEL NOSTRO CUORE"

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Il Cagliari della stagione 1993-94, semifinalista di Coppa UEFA.

Da quel lontano scudetto del 1970, i sardi hanno cambiato numerosissime sonorità, passando dall’autoctono canto di Serafino Murru, alle collaborazioni con i Tazenda, fino ad arrivare al nuovo inno, presentato nel 2014 e firmato dai Sikitikis—un gruppo elettro-rock alternativo locale. C’è da dire che la Sardegna, anche dal punto di vista sonoro, si propone come regione a statuto speciale. O meglio, a carattere alternativo. A differenza di tutti gli altri inni della Serie A, il brano parte con una cassa dritta che se non lascia stupiti, lascia quantomeno interdetti, specie se stiamo analizzando strutture melodiche di inni e corrispettivi testi.

Schiaccio play e mi parte una cassa prepotente con un: “Voglio sognare con te più forte ti prego / un’altra vittoria è il regalo più bello per noi” – e continua – "Il rosso del cuore e il blu del mare e del cielo, nei nostri colori l’abbraccio più vero che c’è / la fede di un’isola intera che vola ogni oltre confine / Cagliari nel nostro cuore / c’è una sola passione / ANCORA UN GOOOL”.

Non so bene come, ma soprattutto perché, rimango estasiato e contemporaneamente attonito. D’improvviso vorrei tifare Cagliari per poter risentire questo motivetto da qualche parte, almeno una volta la settimana. C’è quel verso di fede di/per un’isola intera che mi suscita un senso di isolano patriottismo, pieno di good vibrations portate dalla stravagante impostazione sonora del pezzo, che rende il tutto decisamente anni Novanta.

CHIEVO: SONOHRA – "VOLA CON NOI

C’è stato un tempo in cui molti giovani italiani hanno vissuto un periodo emo: era il tempo dei dARI, dei Lost, dei Finley e dei Sonohra. E proprio i fratelli Fainello, in arte i Sonohra, sono gli autori del nuovo inno ufficiale del Chievo: “Vola con noi”. L’inno del duo—veronesi di nascita—è stato scritto nel 2013, e cioè pochissimo tempo prima della loro scomparsa artistica dai grandi schermi. È un pezzo impregnato di una nostalgia tutta anni duemila, segnata da quella malinconia post-adolescenziale che traspare per tutto il testo:

“Ai margini di una città / nasceva un sogno che / è diventato una realtà” – e nel secondo verso – “Seguo una strada magica / che mi riporterà / a vivere una verità / CHE SI ERA PERSA ORMAI”.

Emerge così una condizione di sofferenza che vuole rinsavire dal baratro in cui si trova ma che, in realtà, parte già arrendevole con il “Vola con noi”—dove il “vola”, tuttavia, sembra essere più un “trapassare ad altra vita con le nostre sofferenze di questa becera esistenza umana” che un volare in senso letterale. E ciò sembra essere confermato dalle nordiche varianti post-rock parecchio prese male della parte finale dell’inno. Finirà tutto ragazzi. La vita è sbatti e sofferenza. Forza Chievo, retrocederemo insieme.

CROTONE: RINO GAETANO – "A MANO A MANO"

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La curva del Crotone, stagione 2005-2006.

Questa è una storia bellissima e squisitamente sud-italiana. Si basa su una semplice funzione quasi sillogistica, svincolata da qualsiasi transazione, contrattualità tra le parti (band e team) o altre menate prettamente nordiche e del calcio moderno. La funzione è: Rino Gaetano, Crotonese –> Crotone = squadra di calcio –> "A mano a mano" inno del Crotone. FINE. Che bella storia la semplicità.

FIORENTINA: MARCELLO MANNI – "CANZONE VIOLA (O FIORENTINA)"

Come dicevamo sopra, l’inno di una squadra rivela, tra le righe, tantissimo di quella squadra. E non è un caso che l’inno ufficiale della Viola, datato al 1931, sia l’inno più longevo d’Italia e che, oggi, risuoni, dopo quasi cent’anni, con la stessa forza con cui lo faceva nei primissimi giorni di vita dell’Artemio Franchi, costruito proprio tra il 1930 e il 1932. Firenze è tra le città più antiche d’Italia, vanesia della sua tradizione secolare. Allo stesso modo, l’inno si erge a baluardo di quella tradizione, noncurante dell’arcaicità del testo o della sua gracchiante sonorità quasi centenaria.

GENOA: PIETRO CAMPODONICO & GIAN PIERO REVERBERI: "UN CANTICO PER IL MIO GRIFONE"

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I tifosi del Genoa festeggiano la promozione in Serie A nel 2007.

Se, come me, non vi è mai capitato di ascoltare “Un cantico per il mio grifone” prima di questo articolo, aspettate ancora un altro po'. Bisogna essere preparati. Io ho schiacciato play e, tutto ad un tratto, mi sono ritrovato a indossare pantaloni a zampa d’elefante, stivaloni a punta e una camicia verdina tutta sbottonata e col colletto in su. Mi sono guardato allo specchio e un enorme frangettone mi era cresciuto in testa. Improvvisamente, ero negli anni Settanta.

L’inno del Genoa ha più di quarant’anni. Venne scritto nella stagione 72-73 da Campodonico e Reverberi, che vinsero un concorso appositamente organizzato dalla città di Genova. Ho ascoltato entrambe le versioni dell’inno, quella mp3 e quella cantata dalla curva nord del Ferraris, e mi sento in uno stato di contraddizione: il primo catapulta l’ascoltatore in quegli anni ’70 di cui sopra, in un’atmosfera a cavallo tra la sagra di paese e la sigla di un anime retro cantato da Cristina D’Avena. Il coro della nord, invece, fomenta come poche altre cose: il ritmo cadenzato è sostituito dagli applausi delle migliaia di persone che inneggiano al grifone e la velocità, un po’ come tutti gli altri cori da stadio, è raddoppiata rispetto all’originale, creando molto più ardore.

INTER: ELIO & GRAZIANO ROMANI –"C’È SOLO L’INTER"

Avete presente quando sopra vi ho detto che la semplicità è bellissima? Riconfermo tutto. Comporre un inno non è solo un atto di romanticismo di un qualche cantante verso la propria squadra del cuore. È un’occasione ghiotta che comporta benefici sia dal punto di vista remunerativo, in termini di diritti e accordi economici, sia di prestigio. Si tratta di diventare la voce di un brano destinato a durare nel tempo e risuonare, settimanalmente, nelle orecchie di decine di migliaia di persone. Se foste cantanti, non vorreste scrivere l’inno per la vostra squadra, sia il Pro Vercelli o il Bayern Monaco? Beh, io si, cazzo se vorrei.

Così, l’Internazionale Milano ha avuto moltissime canzoni e diatribe sui diritti da pagare, un po’ come la storia degli undici allenatori sul libro paga nei sette anni tra il 2010 e il 2017. Il nuovo inno ufficiale, dedicato a Peppino Prisco, risale al 2002. Prima se ne sono succeduti diversi, come "Inter Spaziale" di Mario Bertini del 1971, “Cuore Nerazzuro” dei Camaleonti del 1984, fino alla creazione, nel 2003-2004, dell'Inter Compilation di cui “Pazza Inter” è diventata il cavallo di battaglia, fino a sostituire l’inno ufficiale parecchie volte:

Nonostante l’ufficiosità dell’inno, "Pazza Inter" è stata cantata da quella che fu una rosa ‘ccezionale, per dirla con Sandro Piccinini. Soffermiamoci un attimo sui retroscena di questa hit, il cui titolo venne scelto da Moratti in persona e che vi racconterò come fossi Pizzul in una finale di mondiali.

Julio Cesar, Vieri, Materazzi, Javier e Cristiano Zanetti, Almeyda, Cordoba, Cannavaro, Crespo, Figo, Emre, Okan, Adani. E Nicola Ventola ragazzi. Apre Materazzi, subito seguito dal coro cui partecipa anche Roberto Mancini. Entra sul mic Hernán Crespo, seguito dalle note di Esteban Cambiasso e Julio Cesar, che danno quel tocco caliente tutto sudamericano al pezzo. Quanto vorrei il Benevento facesse la propria hit: ma ve li immaginate Ciciretti, Lucioni e Letizia cantare insieme il proprio inno?

JUVENTUS: PAOLO BELLI – "STORIA DI UN GRANDE AMORE"

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La Juventus festeggia la vittoria del Trofeo Berlusconi 1995.

Malgrado nei prossimi giorni ricada il centoventesimo anniversario della fondazione della Vecchia Signora, proprio in occasione del centenario della squadra venne composto un inno ufficiale: "Juvecentus", scritto da Pierangelo Berti nel 1997. Ma ora andremo ad analizzare il ben più celebre “Storia di un grande amore”, il quinto inno ufficiale dei bianconeri. Quando si parla di “mentalità”, di fiducia verso una squadra, di spirito di gruppo e ancor di più—nell’accezione moderna del calcio—di “impresa”, si intende proprio ciò che l’inno sottolinea a partire dai primi versi:

“Simili a degli eroi / abbiamo il cuore a strisce / portaci dove vuoi / verso le tue conquiste”.

Si percepisce da subito una fiducia smisurata verso una fede in cui l’entità adorata è molto più grande del singolo individuo: si conforma una gestalt che racchiude, già solo dalle prime righe del testo, una conformazione battagliera pronta a conquistare e, grazie ai propri “eroi” sbaragliare, territori e campionati. Questo attestato di netta fiducia continua nei versi successivi: "Dove tu arriverai / sarà la storia di tutti noi / solo chi corre può / fare di te la squadra che sei”. Fino a consolidarsi nella proposta di matrimonio, o meglio, del suo rinnovamento, nel ritornello: “Juve / Storia di un grande amore / il bianco che abbraccia il nero / un coro che si alza davvero / solo per te”.

Non so precisamente perché ma, riascoltando "Storia di un grande amore", mi viene in mente quella frase di Pasolini che sosteneva che la TV fosse un feroce mezzo di informazione ascendente, in cui chi riceve l’informazione è sottomesso proprio perché quell’informazione sembra provenire dall’alto. Un po’ come la TV, la società Juventus nel corso dei decenni ha creato quello spirito aziendale che, a mio avviso, infonde ai tifosi quel senso di sudditanza verso di essa—un po’ come se questa fosse una sorta di divinità da adorare incondizionatamente. E quest’inno, oltreché essere un grand’inno per una grande squadra. ne è la riprova più evidente. Ahimè.

LAZIO: TONI MALCO – "VOLA LAZIO VOLA"

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Per chi come me non sapesse chi sia Toni Malco, ecco una testimonianza ufficiale da Youtube. Quello con la chitarra eh.

Ora, cercando di non far emergere nessun indizio sulla squadra che amo, cercherò di essere il più neutrale e oggettivo possibile nell’analisi dell’inno della Lazio. Premettendo anche l’imbarazzo che mi ritrovo a dover gestire nei confronti del video ufficiale, realizzato per il trentesimo anniversario dell’inno, in cui emerge un’esaltazione filo-romana di tutto ciò che Roma può rappresentare nella sua storiografia (Colosseo, Foro Italico, Tevere e Gladiatori con mano sul cuore random, il tutto girato con un non so ché di neo-melodico-partenopeo), procedo.

Parallelamente al video, il testo dell’inno vuole riproporre una doppia appartenenza: da un lato, la simbologia di Roma con le sue tradizioni, a voler sancire la proprietà intellettuale e storica, di tali tradizioni: "Nel cielo biancoazzurro brilla una stella / che in tutto il firmamento è sempre la più bella / ed ogni volta che rintocca il Campanone / ho voglia di cantare questa canzone”. Dall’altro, “Vola Lazio vola” ripropone la simbologia cromatica dal volo dell’aquila nel cielo, rituale che avviene nel pre-partita casalingo della Lazio.

"Lazio, sul prato verde vola / Lazio, tu non sarai mai sola / vola un’aquila nel cielo / più in alto sempre volerà / ma questo grande amore non finisce davvero / biancoazzuro nel cuore e nei colori del cielo."

Non avendo nient’altro da aggiungere, prima di chiudere quest’inno, vorrei ringraziare tutti gli sponsor presenti nel video ufficiale di "Vola Lazio Vola", inparticolare al Panificio–Biscottificio Colacchio. Grazie per momenti di grande trash come questo. Firmato: un cugino.

MILAN: EMIS KILLA & SATURNINO – "#ROSSONERI"

Prima di far luce sulle discordanze rispetto all’ufficialità dell’inno del Milan, c’è da dire che Wikipedia riporta, come ufficiale, quello di Emis Killa e Saturnino. Così, turbato al punto giusto da questa notizia e dato che non me la sento di commentare la roba che potete ascoltare qua sopra, cercherò di capire come sia possibile che gli ultrà rossoneri abbiano accettato tale vilipendio. Specie perché, rispetto a quella manovra di marketing chiamata #Rossoneri, ci sono robe dieci volte più emozionanti, tipo “Cuore Rossonero". È proprio sotto un video di questo brano che leggo il seguente commento:

PIT19681 - 3 anni fa: “Vi scrivo la verità sacrosanta sulla storia di questo inno. L'anno in cui arrivò Berlusconi al Milan, la società chiese a noi della curva, di scrivere il nuovo inno. Da quel momento ci furono parecchi incontri in diversi locali e ristoranti di Milano tra noi, Umberto Smaila, alcuni dirigenti del Milan tra cui Foscale, Galliani ed altri. Nel corso di queste serate noi scrivemmo tutti i testi, Smaila scrisse le musiche davanti ad un pianoforte, e l'inno finalmente venne inciso presso un auditorium in zona Gratosolio a Milano. Questo doveva essere l'inno ufficiale della stagione successiva, fino a quando arrivò Tony Renis e buttò al vento tutto il nostro lavoro, e quello di Umberto. Questa è l'unica verità su quello che doveva essere l'inno ufficiale del Milan.”

Smaila, Foscale e polemichette a parte, l’inno a cui fa riferimento PIT19681 è "Milan! Milan!" di Tony Renis, scritto con la collaborazione straordinaria di Silvio Berlusconi. Ora, se riascoltate quest’inno, non vi viene in mente qualcosina? niente? ma proprio niente? Ok, vi do un aiutino.

La struttura sonora di entrambi gli inni e, cioè, quella di "Milan! Milan!" e quello di “Forza Italia”, è la medesima: la coralità di entrambi esprime un’unione politica veicolata da un canto in cui la massa viene inconsciamente addomesticata. Per dirla con le parole di Le Bon, “Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima”. E qui di illusioni ce ne sono tantissime e, se state riflettendo sulla genialità di questo machiavellico escamotage, sappiate che, sempre per dirla con le parole di Le Bon, "scusare il male significa moltiplicarlo.

NAPOLI: PINO DANIELE – "NAPUL’È"

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I tifosi azzurri gremiscono gli spalti dello Stadio San Paolo il 10 maggio 1987, giorno del primo scudetto del Napoli.

Vogliamo veramente scrivere qualcosa su "Napul'è", una delle canzoni italiane più belle di sempre? No. Se proprio vogliamo scrivere qualcosa sulla Partenopea, soffermiamoci un attimo sul suo vecchio inno, “Napoli Napoli”, scritta dall’unico napoletano col casco: Nino D’angelo (Simpatia Level ∞). Il pezzo è dell’88, perciò non meravigliatevi se schiacciando play, l’atmosfera intorno a voi si farà improvvisamente retrò.

La caratteristica peculiare del Napoli è quella di avere entrambi gli inni in lingua napoletana, proprio a ribadire la fierezza e l’esclusività partenopea, ma soprattutto quel senso di familiare appartenenza che come si riesce a respirare a Napoli, lo si respira in poche altre città al mondo:

“È 'na casa chistu stadio / parimme 'na famiglia / sultanto dinte cca”.

Da brividi il pezzo in cui Nino delega al pallone il significato di pace e quello di speranza in un giorno nuovo e che, mi piace pensare, si traduca nel concetto di libertà: libertà dai pensieri del quotidiano, libertà dalla propria condizione, economica o sociale, libertà dalle contraddizioni di una città abbandonata a se stessa: “Al viecchie e giuvane / cercano dinta nu pallone / nu poco 'e pace nu' juorno nuovo / ca se chiamma libertà”. Ribadisco: era il 1988. E la storia di Napoli la conosciamo tutti.

ROMA: ANTONELLO VENDITTI – "ROMA ROMA"

Prima cosa: l’inno della Roma NON è "Grazie Roma", ma "Roma Roma" (sempre di Antonellone). Seconda cosa: come "Napul’è" è una tra le canzoni più belle d’Italia, "Roma Roma" è l’inno più bello d’Italia. Giusto? Giusto. O forse no perché, molto probabilmente e stando a dati statistici vivamente corroborati dalla Ricerca, l’inno più bello d’Italia è “Campo Testaccio”, il primo inno della capitolina, scritto da Toto Castellucci nel 1931.

È questa la Roma arrogante dei briganti, la Roma del romanesco, della trippa e delle “passatelle”; di poco precedente a quella Roma de’ Rugantino e di poco successiva a quella Umbertina. Ed è questa la Roma in cui nasce proprio quella "Campo Testaccio", fiera e ingrugnita, arrogante al punto giusto:

"Campo Testaccio / ciai tanta gloria / nessuna squadra ce passerà. / Ogni partita / è 'na vittoria / ogni romano è n'bon tifoso e sà strillà. / Petti d’acciaio / astuzia e core / corpi de testa da fa 'ncantà. / Passaggi ar volo / co' precisione / e via er pallone che la rete và a trovà."

Manca poco al derby: se vi siete sentiti offesi da quest'elogio all’inno più bello d’Italia, la risposta è qui, proprio davanti a voi: “Cari professori appatentati, sete belli e liquidati, perché Roma ce sa fà!”.

SAMPDORIA: DE SCALZI BROS – "DORIA OLE’"

Ascoltando quest’inno ed avendo la reazione di un coccodrillo dentro una lampada abbronzante, non so bene come commentarlo, perciò lascio la parola a Fulvio Lumachi:

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VIVA GENOVA.

SASSUOLO: NEK – "NEROVERDI"

Quello del Sassuolo, credo sia l’unico inno che parte con il ritornello: "Neroverdi neroverdi / i colori di chi non si arrende mai / neroverdi siamo forti / siamo noi." L’idea che Filippo Neviani aka Nek possa aver scritto il brano ufficiale di una squadra, che ormai stanzia nel nostro campionato da parecchio tempo, mi perplime un po’. Va bene che Nek sia originario di Sassuolo, ma ve lo riuscite ad immaginare, la domenica, in tutta la sua eterea ed eterna bellezza, davanti alle partite di Serie A mentre si sbrodola addosso una birra sul divano? Sinceramente io non ce la faccio.

SPAL: ANDREA POLTRONIERI & DAVIDE ROMANI – "FORZA SPAL"

Se, finora, questo articolo non ha suscitato nessuna nuova conoscenza nel vostro bagaglio culturale [BUGIARDI] sappiate che ora sta per farlo: S.P.A.L. è l’acronimo di Società Polisportiva Ars et Labor, il che è una notizia curiosa dato che stiamo parlando di una società calcistica. E se sapevate anche questo, fatevi una vita sociale. Il nuovo inno della Società Polisportiva Ars et Labor (qua il romagnolissimo inno vecchio) è stato scritto nel 2014 da Andrea Poltronieri, dopo la rifondazione della società Ferrarese. La storia e l’impresa dello scorso anno della SPAL l’abbiamo conosciuta un po’ tutti, amanti del calcio e non.

Come per la promozione, anche l’inno ha un qualcosa di esemplare, dove umiltà e tenacia riescono a conquistare una grande scena. Questo brano è, molto probabilmente, il primo caso al mondo in cui un inno è stato commissionato dopo un post su Facebook. Nel 2014 Poltronieri scrisse di aver sognato che aveva scritto il nuovo inno della squadra, al che, Enrico Menegatti, dirigente della SPAL, contatta Poltronieri per fare una prova. La prova andrà talmente bene che, con le musiche di Davide Romani, i due comporranno il nuovo inno ufficiale. Vado un attimo a pubblicare uno status in cui sogno che qualcuno mi ha regalato cinquantamila euro e torno.

TORINO: VALERIO LIBONI – "ANCORA TORO"

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La curva Primavera.

La tradizione granata si rifà a un cantautorato, azzarderei, di Finardiana memoria. Un folk che si accompagna a ballate celtiche, riff irlandesi e trombe che permeano l’intero brano. Per quanto riguarda il testo, emerge una romantica malinconia di ricordi d’infanzia come nell’intro:

Io questa maglia sognavo da bambino / quando giocavo ancora col trenino / mio padre andava sempre al comunale / c’era il Torino, Torino da sognare.

E stando alle parole di Valerio Liboni, lui non ha scritto questo brano per essere un inno: “Forza Forza Toro non nasce come inno, gli inni toccano i sentimenti. L'ho prodotta per tirare fuori tutta la grinta che c'è in ogni tifoso granata e per cantarla insieme agli amici e fratelli granata.” Chapeau.

UDINESE: NICOLE PELLICANI – "VINCI PER NOI"

Nel corso del tempo, il più popolare "Alè Udin" di Dario Zampa è stato sostituito ed interpretato da Nicole Pellicani che, tra le altre cose, è anche una corista di Elisa. Questo è l’unico inno della Serie A ad essere cantato da una donna: E ORA VENITECI A DIRE CHE IL CALCIO NON È ANCORA SESSISTA.

"Un'emozione forte / bianconero per la vita."

Essendo l’unico inno femminile del campionato, quello dell'Udinese ha anche una struttura semantica e sonora diversa dalla norma, più emotiva. Il testosterone lascia il posto alla malinconia, e ci si abbraccia tutti con una lacrimuccia pronta a scendere sul viso.

VERONA: SUMBU BROTHERS – "HELLAS ARMY"

Preparate i gargarozzi, imbracciate litri di birra e siate pronti a pogare e spaccare tutto. L’inno dell’Hellas dei Sumbu Brothers è un calderone di ska–rock’n’roll pronto a esplodere e far esplodere la curva. "Hellas Army" è un inno all’invasione di campo, in cui i tifosi si trasformano in una goliardica armata. Il brano, cantato in coro, unisce meravigliosamente italiano, inglese e dialetto veronese:

"Here we go, rock and roll! / Sta arrivando, sta arrivando, sta arrivando i gialloblu!"

Insomma, il nostro campionato di Serie A offre una selezione socio-antropologica di brani che riassumono, alla grande, i particolarismi ed i provincialismi di una nazione che, se possiamo chiamarla tale, è soprattutto grazie al giuoco del calcio.

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