Lungomare Napoli street food
Tutte le foto di Alessandra Mustilli per MUNCHIES Italia

Grazie a Liberato il cibo degli ambulanti sul lungomare di Napoli è tornato di moda

Taralli caldi, panuozzi e granite: ho fatto un tour degli ambulanti del Lungomare di Napoli, tornati di moda anche grazie ai video di Liberato.
26 giugno 2018, 9:03am

“Scennimmo a Mergellina,
Nun ne parlamm’ cchiù,
‘E cinche d’a matin’,
It’s me and you.”

No aspettate, sono le cinque di pomeriggio, sono sul lungomare di Napoli e It’s me and altre 2000 persone. Ma Liberato ha reso me e un sacco di altre persone letteralmente (e paradossalmente) prigionieri di questo pezzo, e del suo immaginario.

A Mergellina poi ci arriverò, in compagnia di Alessandra, la fotografa (nonché amica e supporto morale per le 5 ore successive) con cui ho percorso le strade culinarie del popolo di Liberato, del mio popolo, dall’aperitivo al digestivo, passando per una serie di tappe intermedie.

Perché? Direte voi.

Beh, perché ormai questo fenomeno mediatico di Liberato, così in espansione, ha fatto tornare di moda – grazie soprattutto ai video di Francesco Lettieri di cui sono coprotagonisti – anche i chioschetti e gli ambulanti del lungomare di Napoli, quelli delle luci al neon stile anni ’80, per intenderci.

I neon anni '80 sul Lungomare di Napoli. Tutte le foto di Alesandra Mustilli

Niente di più napulegno nel vero senso del termine. È l’inspiegabile mondo del napoletano delle zone più popolari della città, di quella parte di Napoli meno spinta ad andare avanti. Ma piano piano anche questa zona sta diventando anche meta dei turisti, che ormai arrivano a frotte a visitare Napoli e che cercano i posti e le pietanze più caratteristiche.

Insomma mi interessava sapere in che misura questo successo di Liberato si fosse portato dietro tutto questo.

Incontro Alessandra sotto la colonna spezzata, a Piazza Vittoria, esattamente al centro del lungomare. A destra Mergellina, a sinistra il Borgo Marinari e Santa Lucia.

Svoltiamo a sinistra.

Prima tappa: Nase ‘e cane.

Per i non partenopei d’origine, _Naso di Can_e, soprannome molto comune a Napoli per le persone dal naso piccolo e all’insù come quello di un cane.

Nase ‘e cane lungomare di Napoli

Nase ‘e cane, Lungomare di Napoli

Pasquale è qui a Santa Lucia da 50 anni, ma prima di lui suo suocero (da cui prende il nome il chiosco) e ancora prima le zie, per un totale di più di 100 anni di tradizione di birre e taralli ‘nzogna e pepe.

Pino Daniele cantava “Fortunato ten’ ‘a robba bella, ‘nzogna ‘nzogna”.

Fortunato era l’ultimo tarallaro di Napoli, trasportava i suoi taralli in una carrozzina chiusi in una coperta di lana (perché il tarallo andava e va mangiato obbligatoriamente caldo) e la sua voce riecheggiava in tutti i quartieri di Napoli.

Fortunato è poi stato sostituito da tutti i chioschi che costeggiano il lungomare, ma la “’nzogna” - la sugna - è rimasta, da quella non si può prescindere, è la sugna che rende il tarallo così friabile.

tarallo ‘nzogna e pepe Napoli Lungomare

Tarallo ‘nzogna e pepe

Il tarallo ‘nzogna e pepe non è il classico tarallino pugliese, bensì un enorme, saporitissimo e friabile biscotto salato ripieno di sugna, mandorle e pepe che nasce a Napoli come cibo per i poveri, poiché i panettieri utilizzavano la pasta da riporto del pane e la arricchivano con la sugna, che è il grasso animale dei poveri (da non confondere con lo strutto).

Ora è il re dello street food napoletano.

Io con e il tarallo.

Ne prendiamo un paio a testa (0,50€ ognuno) e ce li godiamo con degli amici sedute ai tavolini di fronte al Vesuvio. Il pepe pizzica alla gola e chiama la birra. Lo innaffiamo con qualche Peroni gelata.

Faccio due chiacchiere con Pasquale e sua moglie su quant’ è faticato il loro lavoro, mi chiedono di che zona di Napoli sono e mi raccontano di com’era casa mia prima che io nascessi.

‘o pere e ‘o musso

Accanto a Nase ‘e cane c’è Lino. Meno rughe intorno agli occhi ma non meno dedizione per il proprio lavoro.

‘o pere e ‘o musso

Il carretto ‘o pere e ‘o musso

Lino si mette col suo carretto di ‘o pere e ‘o musso esattamente al centro della piazzola per 6 mesi l’anno. Faccia al mare. Come a dire, anche mentre sto faticando, il mare me lo devo guardare, mi ci devo perdere.

Quando gli chiedo di Liberato mi risponde: “Chi? Il lungomare liberato? Bell eh? Hai visto quanta gente?” e poi “Lo vuoi un pezzullo di questo qua? Io solo roba fresca”.

Lino e la salatura della trippa

Non me lo faccio ripetere due volte, me lo faccio salare con il classico corno di bue bucato alle due estremità e ne addento un “pezzullo”.

L’aspetto della trippa non è mai invitante, ma sotto il palato, mamma mia, una goduria.

La trippa

‘O pere e ‘o musso sarebbe rispettivamente il piede del maiale e il muso del vitello ed è uno dei piatti “ready to eat” più antichi e più poveri della tradizione napoletana.

Dice Lino: “‘O pere e ‘o musso se magna friddo e ‘na vota ‘o mettevano dint’ a ‘nu cuppetiello ‘e carta tagliat a piezze peccerille peccerille cu’ sale e zuco ‘e limone sfusate”. Chiaro? O devo tradurre?

Intanto comincia ad imbrunire e il golfo si fa un incanto.

Passeggiamo a ritroso verso Mergellina passando per i vari carretti di nocelle, zucchero filato, pannocchie bollite e arrostite.

Consiglia e le Pannocchie

Consiglia vende pannocchie da quando aveva 12 anni, ora ne ha 72 e comincio subito a chiedermi quante ne avrà vendute in 60 anni. Con una dolce e ingenua vanità mi dice di non fotografarla né riprenderla perché “nun m’agg appriparat”.

le pannocchie sul Lungomare di Napoli

Vedo una folla di gente e comincio a sentire una voce che riconoscerei in mezzo a mille.

È la voce di Pino. Mi avvicino e vedo che sul palco che era stato allestito per i concerti delle giornate del Pizza Village hanno montato uno schermo gigante e stanno proiettando “Pino è”. Esattamente un mese prima il lungomare si riempiva di gente per il concerto di Liberato.

Chiuso nell’anonimato, attira tante persone di ogni età e provenienza. Ma solo il tempo ci dirà se si tratta di un volatile fenomeno mediatico.

Le reti dei pescatori, le scritte degli Ultras, i motorini parcheggiati sui marciapiedi non sono solo elementi di contorno ma fanno parte della storia.

I colori e i suoni mi portano in un momento senza tempo, potrebbe essere ieri o oggi, gli anni '80 o il 2018. Napoli eterna immobile nella contemplazione dei suoi miti.

Comincio a sentire le gambe che cedono e “lo stomaco vacante”.

Patrizia e Mena Pub: Panuozzo sul lungomare

“Ale, panuozzo da Patrizia?” – che non è quella della frittata di maccheroni di Baiadomizia, ma la paninara più famosa del lungomare. Lei opterebbe per il più raffinato Mena Pub, ma decidiamo di provarli entrambi.

I panuozzi di Patrizia

Patrizia: per 5 euro prendo un panino porchetta, provola, melanzane arrostite e patatine. Lo condisco con ketchup e maionese e ci bevo sopra un Ichnusa.

Potete immaginare le quantità d’olio e la bontà di tanta insana ricchezza. Patrizia e la figlia mi guardano da dietro il banco compiaciute.

Mena Pub: panino salsiccia, friarielli (ce li abbiamo solo noi) e provola

. Qui niente condimenti extra: il friariello non si tocca.

Mena Pub, lungomare di Napoli

Genny con fare da latin lover, mi dice che la sera del concerto di Liberato, non è riuscito a contare quanti panini abbia venduto.

Mi distraggo e mi cade un pezzo di salsiccia, mannaggia alla colonna! Nonostante questo, sto panino mi ha lasciato “tutt I love you”.

“Torniamo a casa? Che dici?”
“Non prima di una granita al limone da Aurelio”.

Domani 2 kg in più sulla bilancia. Ma va bene così.

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