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Quindi ora il destino della cannabis light in Italia è incerto?

Dopo la stroncata del Consiglio Superiore di Sanità, Giulia Grillo ha detto che assumerà "le decisioni necessarie" sulla cannabis light.

di Vincenzo Ligresti
22 giugno 2018, 6:39am

Foto di Cannabis Reports Stock Images via Flickr (CC BY 2.0).

Il 22 maggio scorso l’ex vice Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Olivero aveva emanato una circolare sui “Chiarimenti sull’applicazione della legge 2 dicembre 2016, n. 242”. Pur non avendo un valore normativo ma illustrativo, la circolare aveva avuto il pregio di specificare che le infiorescenze della canapa industriale, "pur non essendo citate espressamente dalla legge n. 242 del 2016, rientrano all'interno di tale disciplina.”

Detta più semplice, nella pratica erano state ufficializzate—visto che così non era—la produzione e il commercio della cannabis light, ovvero quella con basso contenuto di THC (la parte "psicoattiva" della pianta) e di provenienza industriale. Ma attenzione, non il consumo, perché ufficialmente i pacchetti di cannabis light che potete trovare ormai anche al tabacchi sono “a uso tecnico,” “da collezione,” non da fumare.

Nonostante queste precisazioni, la circolare era stata percepita (almeno dal pubblico e dai giornali) come una sorta di apertura a una futura e “totale legalizzazione” della cannabis light. Ma la percezione è durata poco. Proprio nella mattinata di ieri, infatti, è emerso che il Consiglio superiore di sanità (Css) avrebbe suggerito "siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica [...] misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti."

Il parere era stato richiesto il febbraio scorso dal segretariato generale del ministero della Salute (all'epoca presieduto da Lorenzin), in quanto il Css è un organo di consulenza tecnico-scientifica che “esprime parere su richiesta” o “nei casi espressamente stabiliti dalla legge” ed è composto da 30 membri non di diritto, esperti nei settori di medicina, chirurgia e sanità pubblica, e da 26 componenti di diritto.

Nel dettaglio, il Css si è espresso contrario alla cannabis light per due sostanziali motivi. Il primo riguarda la sfera della salute, in quanto la “la biodisponibilità di THC anche a basse concentrazioni (0,2-0,6 percento quelle consentite dalla legge) non sarebbe trascurabile, sulla base dei dati di letteratura” e “non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci […].”

Il secondo, invece, riguarda proprio la legge 242/2016, in cui “non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa [...] pone certamente motivo di preoccupazione".

Ma, quindi, cosa potrebbe succedere davvero adesso? La cannabis light potrebbe essere ritirata dal commercio? I negozianti non potranno più venderla? Chi l’ha comprata per “collezionarla” dovrà gettarla? Nonostante il parere del Css sia arrivato in realtà il 10 aprile al Ministero della Salute (e ieri diventato pubblico) e la circolare che ne ufficializzava il commercio dopo (il 22 maggio), la successione tra le due non chiarisce nulla.

Difatti, al momento la risposta più semplice e breve è: non si sa se la cannabis light verrà ritirata dal commercio, ma è un'ipotesi che non può essere esclusa.

La risposta lunga, data dal ministro della Salute Giulia Grillo, invece è questa: “Il Consiglio si è espresso il 10 aprile scorso e il [precedente] ministro [Lorenzin] ha investito della questione l’Avvocatura generale dello Stato per un parere anche sulla base degli elementi da raccogliere dalle altre amministrazioni competenti (Presidenza del Consiglio e Ministeri dell’Interno, Economia, Sviluppo economico, Agricoltura, Infrastrutture e trasporti). Non appena riceverò tali indicazioni assumerò le decisioni necessarie, d’intesa con gli altri ministri.”

In tutto questo, raggiunto da Radio Capital Luca Marola di EasyJoint, una delle prime aziende a produrre cannabis light, ha detto che è assolutamente corretto pensare di regolare un fenomeno "nuovo, che di fatto c'è da un anno," ma chiudere il mercato dell'erba legale "porterebbe sicuramente alla nascita di un mercato nero."

Anche l’Associazione Luca Coscioni—associata al Partito Radicale—ha fatto notare quanto il parere del Css sia assolutamente “disallineato all’evoluzione dello scenario internazionale attualmente in corso, giungendo all’indomani della legalizzazione della Cannabis da parte del Canada" e "all’epocale annuncio dell’Organizzazione Mondiale della Salute circa l’avvio, per la prima volta nella storia, di una revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis con probabile declassificazione della sua pericolosità nelle tabelle internazionali.”

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