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Le tartarughe marine australiane stanno diventando tutte femmine

Indovinate di chi è la colpa.

di Giulia Trincardi
09 gennaio 2018, 12:14pm

Tartaruga marina verde. Immagine via: Flickr/Roy Niswanger

Ci risiamo. Dopo i draghi barbuti, un’altra specie rettile dell’australasia sta ufficialmente subendo gli effetti collaterali del cambiamento climatico a livello sessuale e riproduttivo. Questa volta, si tratta delle tartarughe marine verdi.

Uno studio pubblicato di recente su Current Biology ha infatti riscontrato una crescente sproporzione tra la popolazione maschile e quella femminile di Chelonia mydas che abita le acque della Grande barriera corallina, con un picco del 99 percento di femmine per le generazioni recenti nate nella parte più a nord della costa pacifica australiana, ovvero quella più calda.

Il sesso delle tartarughe — esattamente come quello dei draghi barbuti — non è determinato dall’incontro randomico di cromosomi X e Y come per i mammiferi, ma dalla temperatura di incubazione durante lo sviluppo delle uova: in condizioni di temperatura ideale, il sesso delle uova è 50 e 50, ma, si legge nello studio, “l’intervallo di transizione delle temperature che produce il 100 percento di maschi o il 100 percento di femmine in una nidiata si estende solo per pochi gradi Celsius.”

In altre parole, basta un’alterazione apparentemente minima nelle condizioni climatiche della zona dove sono depositate le uova per influenzare drammaticamente la proporzione tra i due sessi biologici. Se fa troppo freddo si sviluppano più maschi, se fa troppo caldo più femmine.

Se fa troppo freddo si sviluppano più maschi, se fa troppo caldo più femmine

“Con temperature globali che si prevede aumenteranno di 2,6° C entro il 2100, molte popolazioni di tartarughe marine corrono il pericolo di un’alta mortalità delle uova e di una produzione di prole esclusivamente femminile,” si legge nell’introduzione dello studio.

Poiché determinare il sesso di colonie di esemplari appena nati presenta degli ovvi problemi etici e logistici, gli scienziati che hanno preso parte allo studio — guidato da Micheal P. Jensen e finanziato da diversi enti e agenzie governative tra cui NOAA e NRC — hanno analizzato i gruppi misti di tartarughe che si nutrono nella barriera corallina per poi ricondurre ogni esemplare al luogo di nascita tramite marker genetici, mentre il sesso è stato determinato tramite laparoscopia e analisi endocrinologica.

In questo modo, non solo hanno potuto stabilire che il numero di femmine per popolazione è nettamente superiore per le tartarughe nate da uova depositate sulle spiagge calde a nord, ma anche che si tratta di una sproporzione in aumento nel tempo: mentre le tartarughe adulte di quelle zone presentavano l’86 percento circa di esemplari femminili, per quelle più giovani il valore saliva a quasi il 99 percento.

Per quanto l’idea di una popolazione di solo rettili femmina faccia tanto società illuminata di creature alla Godzilla, è chiaro che per le tartarughe marine — una specie che abita la Terra da 150 milioni di anni e che oggi è già considerata a rischio — si tratta solo di un bel problema.