Guarda il video del 1994 che aveva previsto l'Italia del 2017

Nel filmato riaffiorato in questi giorni su Facebook, il giornalista Andrea Barbato commenta uno spettacolo di Beppe Grillo facendo una perfetta descrizione dell'attuale situazione politica.

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29 dicembre 2017, 12:21pm

La "Cartolina" di Andrea Barbato del 1994. Grab via Facebook

Al termine di cinque anni di totale caos istituzionale—inclusi tre governi di fila, la fine di brevi e lunghe carriere politiche (ciao Carlo Giovanardi, non ci mancherai), e centinaia di cambi di casacca—ieri pomeriggio il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha sciolto le camere e indetto nuove elezioni, che si terranno il 4 marzo 2018.

La campagna stenta a decollare, perché in fondo—allo stato attuale, e con questa legge elettorale—nessuno otterrà una maggioranza in parlamento per poter governare. I sondaggi fotografano un sostanziale pareggio: la coalizione di centrodestra al 35 percento circa, il centrosinistra al 27 (con il PD tra il 24 e il 22), e il M5S al 27 percento (attestandosi quindi a primo partito italiano).

Sarà per quest’ultima circostanza, insieme all’incertezza generalizzata con cui stiamo andando alle urne, che in questi giorni è tornato a girare su Facebook un video di parecchi anni fa—più precisamente del 1994—che rispunta a intervalli regolari. A parlare è il giornalista Andrea Barbato (morto nel 1996 a 62 anni) che nell’ambito della striscia “Cartolina” su Rai3 muoveva critiche molto puntuali a Beppe Grillo.

Prima di parlare del video, però, è utile ricostruire il contesto. Tangentopoli era in pieno svolgimento, Silvio Berlusconi era appena sceso in campo, e Grillo faceva spettacoli in teatro molto diversi rispetto al suo solito. Il comico, infatti, era entrato in una fase della carriera in cui si diceva “stanco delle battute [e] delle satira politica,” perché secondo lui non serviva più a nulla. Serviva qualcosa di più forte.

La formula inventata da Grillo era piuttosto basilare, ma estremamente efficace; soprattutto, nuova. Nel febbraio del 1992 si tiene la prima di un suo spettacolo al Teatro Smeraldo di Milano—lo stesso luogo dove, il 4 ottobre del 2009, sarà fondato il MoVimento 5 Stelle.

All’ingresso il comico aveva predisposto delle targhette per ogni spettatore, con scritte come “ebrei,” “skinheads,” “gladiatori, piduisti, servizi segreti,” “leghisti,” “extracomunitari,” “meridionali” e altro ancora. Durante lo show, riporta una cronaca di Repubblica dell’epoca, Grillo instaura un dialogo con il pubblico in cui piovono parolacce e risate. La vera attrazione della serata sono però le chiamate da casa della “gente arrabbiata,” che Grillo commenta in diretta, e i “grandiosi vaffanculo” che sono rivolti un po’ a tutti: politici, Licio Gelli, Paolo Cirino Pomicino, Francesco Cossiga, la stessa gente che telefona.

Qualche giorno prima di quello spettacolo – che si tiene quasi in contemporanea all’arresto di Mario Chiesa—Grillo aveva detto al Corriere della Sera che “siamo in gentocrazia e nessuno ha più timore di farsi avanti e dire la sua.” All’ Espresso, invece, il comico aveva dichiarato: “Il fanculamento dei politici, dei potenti, è un mero pretesto per fanculare la gente, lei, me stesso. Perche è colpa nostra se siamo ancora comandati da individui di questo tipo.” Alla domanda se le “prossime elezioni” serviranno a qualcosa, Grillo rispondeva: “Dica pure a nulla. Perché i partiti nuovi fanno ancora più schifo di quelli vecchi.”

Ricorda qualcosa, vero? Tipo, la butto lì, gli ultimi dieci anni di politica italiana?

Già all’inizio degli anni Novanta, insomma, Grillo aveva capito—e capitalizzato—ciò che il politologo Marco Tarchi ha descritto come “il trionfo della Piazza sul Palazzo, il rifiuto della mediazione [...] e la promozione dei mass media [...] a unica voce autentica della volontà popolare, autorizzata a organizzare quotidianamente un plebiscito per giudicare l’operato di coloro ai quali la gente ha provvisoriamente affidato il proprio mandato.”

Quell’intuizione, si sa, è andata poi a costituire l’ossatura del primo grillismo. In retrospettiva, però, i rischi insiti in questo atteggiamento politico erano già abbastanza chiari anche all’epoca; almeno, per chi avesse avuto la lungimiranza di accorgersene.

E qui torno alla “cartolina” di Barbato. Con lo stile pacato e raffinato che lo contraddistingueva, il giornalista aveva decostruito il meccanismo con cui Grillo riusciva ad “assomigliare ogni sera alle sue platee, pur cambiando pubblico, città e società,” e cioè scagliandosi contro “bersagli molto ovvi, inutili, comuni”—una specie di “minimo comune denominatore delle antipatie,peraltro finte, degli italiani.”

Barbato sottolineava anche come la “trasgressione verbale” non contribuisse di certo a scardinare la corruzione e la protervia del potere, ma che fosse piuttosto “la strada maestra dell’illusione qualunquistica, dello sberleffo fino a se stesso, della vendetta anonima pronunciata da una poltrona in penombra.”

Pur riferendosi alle performance a teatro—e non poteva essere altrimenti—il giornalista aveva però colto l’aspetto politico della retorica di Grillo, e di converso i rischi di traslare questo stile nell’agone partitico. Non è un caso, insomma, che questo video del 1994 sia ancora straordinariamente attuale e, in un certo senso, parli del qui e ora. Dopotutto, come conclude Barbato nel video, “le platee cambiano ogni giorno ma l’Italia è sempre lì, eterna nei suoi errori.”

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