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I TheGiornalisti si sono sciolti e io sono già annoiato

Volevamo scrivere un commento su Tommaso Paradiso che è uscito dal gruppo e sullo scioglimento dei TheGiornalisti, ma poi ci siamo accorti che tutte queste opinioni ci hanno già rotto le palle.

di Elia Alovisi
18 settembre 2019, 10:21am

TheGiornalisti, fotografia promozionale

I TheGiornalisti erano un po' come quello che cantavano: il calcio, l'estate, l'amore, il sesso. Tutte cose che fanno stare bene un sacco di gente, distraendola così dal brutto della vita. Un gol, un bacio, il sole, una bella canzone ci fanno stare meglio mentre tutto quello che abbiamo attorno, soprattutto in questo periodo storico, sembra una simulazione pazza di quello che ci è stato detto fin da piccoli fosse il mondo. La loro musica era un anestetico in forma di canzone pop, somministrata dalla voce e dalle parole di quel meme vivente che è Tommaso Paradiso.

Ops! Scusate, ricominciamo, ho sbagliato persona: i TheGiornalisti erano un po' quello che cantava. Tommaso Paradiso. Che ieri sera, in una story su Instagram, ha detto che basta, i TheGiornalisti sono finiti. Che "è giusto che sia così", che non è "nobile" che lui stia a raccontare perché si è arrivati a questo punto, che basti sapere che lui "è stato male". Ma soprattutto che ha "scritto e cantato ogni singola nota di tutto ciò che fino a oggi avete ascoltato". Lo ripete anche, in una story dedicata solo a questo concetto: "Ho scritto tutto, testi e musica, di ogni singola canzone da 'Io non esisto' a 'Maradona y Pelè'".

"Ovviamente ci saranno polemiche", scrive Paradiso, "si faranno congetture e si diranno inesattezze, è inevitabile. Ma d'altronde chiunque ha il diritto di esprimere la propria opinione anche se non conosce la materia trattata". E ancora: "Non vi chiedo nulla, se non di tentare di avere un po' di delicatezza nel voler cercare di esprimere sacrosante opinioni sulla vicenda." Parole che scompariranno tra poche ore, conservate solo negli screenshot dei suoi follower, come a volersi mettere subito alle spalle la fine della band.

Trovo che il punto interessante della fine dei TheGiornalisti sia uno, in particolare. Non l'ingombranza mediatica e popolare della figura di Tommaso Paradiso rispetto a quella dei suoi compagni di gruppo, già palese da tempo. Non la paternità dei loro testi e della loro musica. Non l'impatto che hanno avuto sulla musica italiana tirando fuori dal cappello un pop che sembrava un po' meno vecchio di prima ma partiva dalla musica vecchia. È il fatto che, come ha scritto Paradiso, tutti ora vorranno dire la loro. Tutti quanti. Me compreso.

Dovete sapere che questa cosa qua su cui siete ora, che si chiama l'internet, vive da qualche anno di interazioni. Queste creano dati, e quindi la possibilità di creare pubblicità più personalizzate ed efficaci su ognuno di noi (e di cambiare i destini politici del mondo, quando gira). Morale: Google e Facebook sono molto felici se battiamo i polpastrelli sui nostri schermi e/o tastiere. Tra le cose che ci spingono maggiormente a farlo ci sono l'indignazione, le notizie improvvise, le polemiche, l'ironia e gli animaletti coi musetti pucciosi. Esclusi questi ultimi, questa vicenda può rientrare in tutte le categorie elencate.

Ecco, lo scioglimento dei TheGiornalisti è la notizia di cui oggi si parlerà su internet in Italia. Tommaso Paradiso lo sa, e nel suo messaggio ha ripetuto più volte che non ha intenzione di spiegare niente, né di rispondere a eventuali articoli e polemiche. Anzi, ci ha chiesto di essere gentili nel dire la nostra su quello che è successo. Non di magari non dirla; di dirla, ma bene. Ed è un punto interessante, perché dopo un'oretta che quelle storie sono andate online io già mi trovavo con i miei colleghi a pensare a come oggi avrei parlato di tutto questo.

Le parole che leggete le scriviamo noi, che ogni volta che succede una cosa del genere siamo un po' tenuti a dovere per forza dire la nostra, e dirla in un modo abbastanza interessante da generare una reazione in voi. Le chiavi per farlo, a questo giro, erano le seguenti:

1) Si sciolgono i TheGiornalisti? ESTICAZZI! *scoregge con le ascelle e pernacchioni*
2) Così nascono le popstar! Tommaso Paradiso è come Robbie Williams coi Take That, George Michael con i Wham!, Harry Styles con i One Direction, Ozzy Osbourne coi Black Sabbath, etc.
3) Ecco quello che i TheGiornalisti hanno significato per la musica italiana: segue pezzo sull'itpop, l'indie che non è più indie, la memificazione di Paradiso, ecc.
4) Tommaso Paradiso kattivo vuole solo i soldi!!11!

Ma la realtà è che non c'è nulla di davvero importante e giusto da dire sullo scioglimento dei TheGiornalisti. Paradiso andrà avanti a fare i pezzi dei TheGiornalisti, ma anche Marco&Marco dicono che andranno avanti anche loro perché—scrive il chitarrista Marco Rissa, sempre in una story su Instagram—la decisione di un membro "non può vincolare gli altri due". Probabilmente a Tommaso andrà bene e avrà una carriera nel mondo della musica, magari andrà bene anche a Marco&Marco, magari no. Però questo pezzo lo devo fare lo stesso, perché lavoro per una media company che, come tutte, vive di reazioni alle cose.

Solo che le reazioni alle cose sono sconclusionate, sanguigne, impetuose. Lo scioglimento dei TheGiornalisti ci indigna, perché Paradiso "VUOLE GUADAGNARE DI PIÙ DA SOLO!" Ci colpisce all'improvviso, spaventandoci pure un po', perché è una scelta che "gela i fan". Ci fa ridere, perché succede nello stesso giorno in cui Renzi lascia il PD e quindi partono le gag, e le gag su chi fa le gag, e le richieste di smetterla di fare gag e gag sulle gag. Ci mette di fronte a una polemica, perché a Marco&Marco è stato tolto l'accesso alla pagina Instagram del gruppo (e La Stampa chiama questa mossa "GUERRA"), o perché il manager della band dice che si andrà avanti con un nuovo cantante. E a me, ancora, colpisce più tutto questo della cosa-scioglimento in sé.

Le parole, su internet, combattono in un ecosistema che cerca costantemente di attirare la nostra attenzione. E quindi quelle di Paradiso mi colpiscono particolarmente, perché all'interno di una dichiarazione che grida "PARLATE DI ME!" contiene una piccola richiesta di aiuto, braccia alzate in segno di protezione dalla pioggia delle reazioni: Paradiso ci chiede "delicatezza". E ce n'è di delicatezza, su internet, ma raramente è accessibile alle masse—sta nelle rubriche meno lette, nei post con un po' meno like, negli angoli quieti di comunità che ancora esistono all'esterno della profilazione e dei social media.

La musica dei TheGiornalisti aveva poca delicatezza. Era più un grido divertente, sconclusionato e infantile, un pè-pepepe-pè-pè per ventenni e trentenni un po' malinconici. Era le tette sudate e le mani sul culo, la nazionale del 2006, il sole e il mare e la notte e la strada. Con le stesse componenti che la definiscono, impeto e pancia, Tommaso Paradiso li ha sciolti. Ci è stato male. "NON AVERE PAURA", ha concluso, in maiuscolo. Ma ci ha chiesto di essere buoni, di fermarci a pensare, di dire quello che vogliamo dire ma nel rispetto di tutti. E l'unico modo per farlo, ho creduto, era questo: ragionare su quello che lo scioglimento dei TheGiornalisti ci fa ora, adesso.

Perché da questo sistema soffocante di avvenimenti e reazioni di cui faccio e facciamo parte non si esce, almeno nel breve termine. Ci rende ansiosi, tristi, impauriti, arrabbiati, anche se non ce ne rendiamo conto, e così crea il bisogno di vie di fuga temporanea di massa—come la musica popolare, che parla di eroi rassicuranti come Maradona e Pelè, e di sentimenti pazzeschi ma umani, e di un grande dolore da lasciar svanire per un po', come i colori del cielo quando cala la notte.

Elia è su Instagram.

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