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Ho cercato di vendere il mio computer online, e sono stato quasi accoltellato

Le frodi online sono comuni, ma quando sono stato contattato da un tizio affidabilissimo non potevo immaginare sarebbe finita così.

di Gwen van der Zwan
15 ottobre 2019, 8:59am

Illustrazione di Elzeline Kooy.

Markplaats è il più grande marketplace online dell'Olanda, una specie di via di mezzo tra Kijiji, Etsy ed Ebay, e da qualche tempo se ne parla anche in riferimento alle rapine legate agli annunci pubblicati sulla piattaforma.

L'anno scorso ne sono state denunciate almeno quattro al mese. Il 2019 non è stato da meno: a gennaio, due persone a Rotterdam si sono viste rubare telefono e soldi dopo aver messo un annuncio sul portale. Non molto tempo dopo, la madre di tre bambini che stava cercando di vendere un Rolex è stata aggredita e minacciata con una pistola in una piccola cittadina del sud dell'Olanda.

Alla fine di febbraio, è stato il mio turno. Volevo vendere un MacBook Pro tramite il sito. Ero conscio dei rischi perché in passato avevo scritto di frodi online, per cui ho preso qualche precauzione: ho eliminato i compratori interessati che non avevano un account o buone recensioni e ignorato un paio di personaggi sospetti su WhatsApp.

Dopo un po', sono stato contattato da un tale che si faceva chiamare 'John.' Il suo account era attivo da 12 anni e aveva recensioni entusiastiche. Sembrata tutto ok quando abbiamo chattato, così gli ho concesso il beneficio del dubbio. Ho deciso di incontrarlo a casa mia, un martedì mattina alle 11. L'edificio in cui vivo è munito di telecamere di sicurezza, i miei vicini erano a casa e la terrazza di fronte era piena di persone. "Uno deve avere nervi belli saldi per derubarmi in queste circostanze," mi sono detto.

Quando è suonato il campanello quella mattina, ho aperto la porta e John era già lì. Mi sono immediatamente insospettito: non poteva avere più di 18 anni, mentre l'account faceva pensare a una persona di una certa età. Indossava una felpa col cappuccio, il volto era coperto da un cappellino, sembrava molto teso. In più, era alto quasi due metri.

In quel momento, ho pensato che avrebbe cercato di prendere il computer e scappare, così l'ho preso da tavolo e l'ho tenuto stretto. John mi ha chiesto se poteva metterlo in una borsa, e io gli ho chiesto se avesse i soldi. In un secondo, ha tirato fuori un coltello e me l'ha puntato contro. La lama era lunga almeno 25 centimetri.

Ero sotto shock. Ho pensato al mio corpo che si dissanguava a morte sul pavimento del salotto. Ho pensato a come sarei dovuto strisciare fino al balcone e chiedere aiuto urlando alla gente fuori. Mi sono chiesto quanto tempo ci avrei messo a morire dopo essere stato pugnalato e cosa avrebbero potuto fare degli sconosciuti per strada. Ho pensato al cassetto della cucina e a cosa sarebbe successo se fossi riuscito a prendere un coltello a mia volta. Mentre il mio cervello scorreva tutti questi scenari, ho deciso che consegnare il mio computer senza protestare sarebbe stata l'opzione migliore, ammesso e non concesso che esistesse la speranza di un lieto fine.

Sebbene tutto questo stesse durando pochi secondi, John si è fatto impaziente. Ha iniziato a urlare: "Dammi il portatile o ti accoltello. Se chiami la polizia dopo che me ne sono andato, torno coi miei amici per farti tacere per sempre. E sappiamo dove vivi."

Nel frattempo, ha iniziato ad agitare il coltello nella mia direzione e mi ha quasi colpito al ventre. Gli ho dato il computer e il telefono e ho promesso che non avrei chiamato la polizia. Mi ha spinto in un angolo e si è messo a urlare che non dovevo muovermi né gridare, o mi accoltellava. Poi se n'è andato, sbattendo la porta dietro di lui.

Il rumore mi ha destato dallo stato di panico in cui ero: mi sono accorto che John non stava indossando guanti, per cui aveva probabilmente lasciato un'impronta digitale sulla porta. Cinque minuti dopo aver chiamato la polizia, una squadra forense è arrivata a casa mia. Hanno trovato subito un'impronta bella grossa tra tutte le mie impronte di taglia media. L'hanno confrontata con il loro database e trovato un riscontro. Poco dopo, Max è stato arrestato a casa di sua madre e portato in un centro di detenzione per minori.

Qualche settimana dopo, ho ricevuto una chiamata da un'organizzazione che aiuta le vittime di atti criminali nel loro percorso di recupero. Volevano che contattassi Max e parlassi con lui di cosa era successo. L'organizzazione credeva che questo processo potesse aiutare sia la vittima che il colpevole. Ero ancora scosso all'idea che i suoi amici potessero venire a cercarmi, ma mi sono fatto coraggio e ho preso un treno diretto al centro.

Dopo un paio di controlli di sicurezza, mi hanno fatto sedere in una piccola stanza. Max è entrato senza manette, ma con lo sguardo attento di una guardia incollato addosso. "Ciao," mi ha detto. "Ciao," gli ho risposto. Max mi ha spiegato che aveva un sacco di debiti e che aveva bisogno di soldi. Un tizio nel suo quartiere lo aveva avvicinato e gli aveva consigliato come farne un po' extra. "'Devi andare a prendere una cosa a un indirizzo che ti do io,'" gli aveva detto. "'Ho fatto un sacco di rapine su Marktplaats, vanno sempre bene. Non ci vuole molto e ti pago 150 euro.'"

Max ha pensato che fosse un buon affare e ha aspettato di ricevere l'indirizzo. Tutti i preparativi—hackerare l'account su Markplaats e mettersi in contatto con me—era stati gestiti dal suo gancio. Max non ha mai scoperto dove vivesse o come si chiamasse. "Ci incontravamo sempre in posti pubblici. Ma anche se sapessi il suo nome, non te lo direi," ha spiegato Max. "È una di quelle persone che ti ammazzano a sangue freddo."

Max ha ricevuto il mio indirizzo e un'arma il giorno prima della rapina. "All'inizio mi aveva dato una pistola, ma io mi sono rifiutato di usarla, per cui mi ha dato il coltello con cui ti ho poi minacciato."

Max mi racconta di essersi sentito in colpa, dopo. "Non sapevo nulla di te, ho pensato che avrei dovuto derubare una vecchia signora ma poi sei comparso tu, che hai la mia età. È stato strano. Nei giorni dopo, avevo un dolore al petto costante. Alla fine sono andato dal dottore, che mi ha detto che ero troppo stressato."

Mentre ascolto la storia di Max, penso al tizio che ha reclutato un ragazzetto per questo lavoro. Max si era assunto un rischio enorme facendosi coinvolgere in una rapina a mano armata, e tutto per 150 euro. Nel frattempo, l'uomo che lo ha ingaggiato è libero.

Max e io abbiamo passato due ore a parlare delle nostre vite e di come si sono intrecciate. A quanto pare, viviamo vicini. Max mi ha rassicurato che non aveva mai avuto alcuna intenzione di uccidermi.

Il nome di Max è stato cambiato per questioni di privacy.

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