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Attualità

Vespa ha raccontato un tentato femminicidio nel peggior modo possibile, e non basta esser schifati

L'intervista del conduttore di Porta a Porta a Lucia Panigalli è l'ennesimo esempio di come in Italia trattare temi delicati non basta, se poi non ne sai parlare.

di Vincenzo Ligresti
19 settembre 2019, 12:56pm

Grab via Raiplay.

Il modo in cui si parla di femminicidio e violenza di genere in Italia, come abbiamo visto anche recentemente sui giornali, è ancora molto controverso. L'esempio più recente è avvenuto il 17 settembre scorso a Porta a Porta quando—dopo l'intervista a Renzi davanti al bancone di un bar—Bruno Vespa si è seduto di fronte a Lucia Panigalli, una donna attualmente sotto scorta, assegnatale dopo i vari tentatavi da parte dell’ex (Mauro Fabbri) di ucciderla.

Il primo tentativo risale al marzo 2010, quando l’uomo con un passamontagna la aggredisce con diverse coltellate e calci per strada; il secondo quando dal carcere (in cui è restato per circa otto anni e mezzo) cerca di pagare un sicario—il compagno di cella bulgaro in uscita, che però lo denuncia alle autorità. Si apre così un nuovo processo a carico di Fabbri, finito con l’assoluzione perché secondo l’articolo 115 del nostro codice penale “le intenzioni, se restano tali, non sono punibili.”

Quello che sarebbe potuto essere un momento di riflessione su come una donna scampata a un femminicidio debba vivere a pochi chilometri da chi ha tentato di ucciderla, si è trasformato ben presto in un siparietto in cui l’intervistatore ha sminuito in tutti i modi l’esperienza dell’intervistata, ricostruita un attimo prima in un servizio con in sottofondo la canzone “Bang Bang”—giusto per creare il più possibile un’atmosfera gradevole.

In effetti, già dall’esordio si intende il tono: “Lei è fortunata, perché è sopravvissuta!,” afferma subito Vespa. Il quale—mentre la signora Panigalli tenta con pacatezza di spiegare che è preoccupata in quanto l’“intenzione omicidio [da parte di Fabbri] è rimasta, rimane”—specifica che tanto l’ex “è stato assolto” e “secondo la giustizia è innocente.”

Non importa nemmeno se la donna spiega di dover organizzare le sue uscite—a quasi dieci anni dalla prima aggressione—in base alle esigenze della scorta, perché alla fine è protetta e “non corre rischi.” Ancora: i 18 mesi di relazione con Fabbri “son un bel flirtino,” dato che non ci è “uscita una sera” e basta, e probabilmente “l’uomo era così innamorato di lei” che poi avrà pensato “finché morte non ci separi,” continua l’intervistatore. A quel punto, la signora Panigalli replica: "Guardi, quando sento associare la parola amore a questi fatti mi si accappona la pelle."

Nemmeno dopo l’intermezzo pubblicitario e l'intervento dell'avvocato Giacomo Forlani, Vespa si trattiene dal dire che se Fabbri “l’avesse voluto ucciderla l’avrebbe uccisa.” In ogni caso il conduttore si augura che la signora Panigalli—che nel frattempo ha depositato una richiesta formale di modifica dell'articolo 115—“acquisti il prima possibile la sua serenità.”

Subito dopo l’intervista, in molti hanno fatto notare l’inappropriatezza della conduzione su articoli e sui social. "Il tono dell"intervistatore tra risolini, negazioni, battutine è semplicemente intollerabile. Questo non è giornalismo, questa è spazzatura", ha scritto Non Una Di Meno. “Una donna che ha subito violenze, fino al tentato omicidio, e che è costretta a vivere sotto scorta. E un giornalista che sminuisce, e arriva a dire: ‘Però se avesse voluto ucciderla, l’avrebbe uccisa…’. Una vergogna per il Servizio Pubblico,” ha scritto su Twitter la segretaria di Possibile Beatrice Brignone.

In tutto questo è arrivata anche la replica proprio di Bruno Vespa: “Sono sorpreso e indignato da alcune reazioni alla mia intervista di ieri sera alla signora Lucia Panigalli. Se c'è una trasmissione che dalle sue origini si è fatta portavoce della tutela fisica e morale delle donne vittime di violenza questa è Porta a porta. […] La risposta migliore a queste calunnie sono i ringraziamenti che abbiamo ricevuto dalla signora e dal suo avvocato.” Un comunicato della Rai, poi, precisa che l’avvocato della signora Panigalli, "ha ringraziato Bruno Vespa per la sensibilità mostrata nei confronti di un caso umano” e che “la frase su cui si sono concentrate le speculazioni, per le quali si è immediatamente scusato, è frutto di un’affermazione assolutamente involontaria, pronunciata nel contesto di una serata dedicata alla difesa delle donne.”

Le intenzioni del programma e dello stesso Bruno Vespa saranno state delle migliori, ci mancherebbe altro. Ma l’inghippo sta proprio qui: nel non capire che le buone intenzioni non bastano più, che il come si parla di un argomento delicato come il femminicidio è fondamentale. Vi ricordate, per esempio, degli articoli di Repubblica e del Giornale su Elisa Pomarelli? I "troppo amore" e i "raptus" usati a sproposito? Ecco.

Ricordiamolo: secondo il quarto rapporto Eures sul femmicidio in Italia, dal 2000 a oggi circa tremila donne sono state vittime di omicidio: nel 92 percento dei casi sono state uccise da un uomo, mentre nel 77 da un familiare, un partner o un ex partner. E nonostante negli ultimi 25 anni il numero di omicidi di uomini sia diminuito drasticamente, riporta l'Istat, i femminicidi sono rimasti sostanzialmente stabili—come il racconto che spesso continuano a farne i media.

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