Intervista al miglior giornalista di moda del mondo

Tim Blanks è il mio giornalista di moda preferito. Normalmente non riesco a leggere 2000 parole di sproloquio sulla rilevanza antropologica delle facce dipinte di blu delle modelle di Alexander McQueen, ma riesco a leggere i suoi articoli. È assurdamente colto e riesce a citare gli illuminati, il Medioevo, Dune e i These New Puritans con le classiche parole del repertorio modaiolo “trend”, “tagli”, “silhouettes” o “il nuovo nero”. Io amo Tim.

VICE: Come sei finito a presentare Fashion File della CBC nel 1989?
Tim:
Ero l’editor di una rivista di moda a Toronto, quando la CBC ha lanciato il suo canale di aggiornamento notizie 24 ore su 24 e aveva disperatamente bisogno di idee per il palinsesto. Ho impostato un programma stile rivista di moda, come sarebbe dovuto essere The Clothes Show. Quando ho visto la prima puntata di The Clothes Show, la mia idea era decisamente migliore rispetto al risultato.

Videos by VICE

Facevi il giornalista prima di lavorare in tv? Come è stato il passaggio?
Scrivevo saltuariamente per riviste di musica e facevo il freelance a Toronto finché non mi hanno offerto un posto fisso, che per puro caso fu in una rivista di moda. Dopo un paio di anni sono diventato editor. È stato abbastanza casuale.

Gli editor si fidano di te, lasciandoti andare per la tua tangente, oppure cercano sempre di rimetterti in riga?
Consegno sempre così in ritardo sulla scadenza che gli editor non hanno altra scelta che seguire la mia tangente.

Mi sembri una persona che legge molto, hai dei periodi morti tra le varie settimane della moda dove puoi immergerti nella lettura?
No. Non so assolutamente organizzare il mio tempo, per cui i miei periodi morti li passo sommerso dall’ansia di essere terribilmente in ritardo su tutto. Ho sempre avuto un approccio Coles Notes all’informazione. Conosco poco di tantissimi argomenti.

Il che è perfetto per qualcosa di superficiale come la moda.
Io leggo di tutto su tutto. E scarico musica mentre lo faccio. E con l’altra mano guardo i cataloghi delle aste. Mi ossessiono sempre su un paio di cose – una band, un artista – fino al punto da voler sapere qualunque cosa li riguardi. Ultimamente, gli XX e l’artista nu-goth di LA Camille Rose Garcia sono le mie ossessioni, ma ho ossessioni da anni, quindi ho un sacco di informazioni.

Puoi spiegarci l’abilità del giornalista di moda di trovare del buono in qualunque cosa?
Per me la colpa è dell’allure seduttivo dei comunicati stampa, così facili da digerire. È più facile essere divertenti o memorabili o altro se si è cattivi. Però mi faccio dei problemi a essere crudele con qualcuno che (si spera) ha messo il cuore e l’anima – e almeno un giorno o due – in quello che ha fatto, anche se è orribile. Io dico “sii crudele, omettendolo”.

Per te che cosa c’è di divertente nello scrivere di moda? Informare le persone, o andare per feste e vivere una vita favolosa?
Non ho tempo per la vita favolosa, quindi dico la prima.

Quali riviste di moda si sforzano di più per cambiare il mondo della moda?
Quelle inglesi.

Quali sono i designer più interessanti?
Quelli che non hanno paura di sbagliare.

Quali sono gli ingredienti base per una buona collezione?
Un’intelligenza folle, senso dell’umorismo e una forte ma morbida linea.

So che pensi un sacco al futuro, quindi secondo te che cosa di ciò che sta accadendo nel mondo modificherà la moda nel futuro?
Sono un apocalittico, immagina cosa ti posso rispondere.

Intervista di: DARYOUSH HAJ-NAJAFI
Foto:
ISAACLIKESDIARY

Thank for your puchase!
You have successfully purchased.