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Italia

Dopo 5 mesi di carcere, l'Italia ha deciso che Touil non è un terrorista

Dopo settimane di custodia cautelare e di psicosi politico-mediatica, da oggi Abdel Majid Touil torna di nuovo in libertà.

di Vincenzo Marino
28 ottobre 2015, 2:45pm

Aggiornamento: Touil sarebbe attualmente trattenuto presso il Cie di Torino in attesa di essere espulso.

I giudici della V Corte d'Appello di Milano hanno negato l'estradizione verso la Tunisia di Abdel Majid Touil, il ragazzo marocchino accusato di essere coinvolto nell'attentato del marzo scorso al museo del Bardo di Tunisi, in cui morirono 24 persone—tra cui quattro italiani. 

La Procura di Milano ha inoltre deciso di chiedere l'archiviazione per le accuse di strage e terrorismo internazionale per le quali il giovane era indagato.

Le indagini condotte dai Ros dei carabinieri e dalla Digos di Milano hanno dimostrato l'assoluta estraneità del ragazzo ad attività terroristiche, e fatto decadere le ragioni per le quali sarebbe dovuto essere rimpatriato in Tunisia—paese nel quale avrebbe rischiato la pena di morte.

Secondo la legge italiana, infatti, l'estradizione deve essere negata quando nel paese richiedente la persona arrestata rischia la pena capitale, "non essendo ammessa nell'ordinamento italiano."

"Al diniego dell'estradizione consegue automaticamente la revoca delle misure cautelari e la scarcerazione dell'estradando," si legge nella nota della Corte. Touil è stato infatti rinchiuso nei carceri milanesi di Opera e San Vittore per più di cinque mesi, senza che vi fossero effettivi pericoli di fuga. 

La vicenda del fermo e della detenzione di Abdel Majid Touil ha dell'incredibile, e comincia nella tarda primavera di quest'anno.

È infatti mercoledì 20 maggio quando il presidente del Consiglio Matteo Renzi su Twitter pubblica quanto segue, non risparmiando in punti esclamativi:

Il capo del Governo non sarà l'unico a lodare pubblicamente il lavoro delle Forze dell'Ordine. Lo stesso ministro degli Interni, Angelino Alfano, qualche ora dopo twitterà:

Insieme a quello della Difesa Roberta Pinotti, e di vasta parte della platea politica.

Tra il 19 e il 20 maggio, infatti, Touil è stato fermato dalla polizia come sospetto nell'attentato del museo del Bardo: due mesi prima, il 18 marzo, tre attentatori ritenuti vicini alla brigata Aqba Ibn Nafi, legata ad Al Qaeda, avevano fatto irruzione all'interno del museo tunisino, facendo decine di morti e feriti. Due dei terroristi verranno uccisi, il terzo riuscirà a scappare: secondo le autorità tunisine, Abdel Majid Touil potrebbe aver supportato il gruppo in qualche modo.

Il ragazzo però quel giorno - come poi accertato dalla procura - si trovava in Italia, paese nel quale era approdato da un barcone partito dalla Libia e attraccato a Porto Empedocle il 17 febbraio scorso, insieme ad altre 639 persone.

Giunto in Sicilia, Touil è stato inizialmente identificato, e poi ritrovato senza passaporto—in realtà, come riferirà Repubblica, deteriorato e illeggibile dopo il viaggio. È qui che peraltro - secondo il giornalista Carlo Bonini - il suo nome è stato trascritto male, cosa che finirà col rendere la vicenda ancora più confusa e grottesca.

Una volta schedato, gli è stato consegnato un foglio di via che gli imponeva di lasciare il paese. Il 22enne arriverà comunque a Gaggiano, nel milanese, per raggiungere sua madre che vive regolarmente in Lombardia da 9 anni. Sarà proprio la denuncia di smarrimento del passaporto da parte della madre di Touil a procurargli, paradossalmente, una marea di problemi.

Proprio a causa di questa denuncia, infatti, Tunisi inserisce il nominativo del marocchino all'interno della lista di persone sospettate di aver preso parte all'attacco, e che credono possano trovarsi in italia. Lui intanto, pur privo di documenti, si iscrive in un istituto per imparare l'italiano.

Quando la polizia italiana ferma Touil come clandestino senza documenti, non esistono ancora basi solide in grado di collegarlo chiaramente all'attentato—malgrado la richiesta ufficiale d'arresto da parte delle autorità locali, convinte del fatto che il giovane abbia avuto modo di incontrare gli altri due attentatori a Tunisi, portando loro delle armi.

Il 20 maggio la polizia indice quindi una conferenza stampa per spiegare le ragioni del fermo: la procura di Milano lo indaga per terrorismo internazionale come atto dovuto, con l'accusa di "omicidio volontario con premeditazione, cospirazione ai fini di commettere reati contro la sicurezza interna dello Stato, incendio, sequestro di persona, adesione a organizzazione terroristica, attentati per mutare la forma di governo."

La politica alla fine si congratulerà con le forze di sicurezza italiane per lo sforzo, i giornali italiani cominciano a parlare di "terrorista arrestato." Innestando un meccanismo psicotico generale.

"L'unica cosa che so è che mia moglie non c'è più" http://huff.to/1SiNNla

Posted by HuffPost Italia on Thursday, May 21, 2015

Il caso, poi, ha voluto che già in quelle stesse ore la versione pubblica di questa storia cominciasse a incrinarsi, costringendo media e politica a rivedere l'intera vicenda.

Sono stati proprio gli insegnanti della scuola a scagionare Touil sin dal'inizio. "Confermo che il 16 e il 19 marzo era in classe" aveva spiegato, per esempio, una delle docenti dell'Istituto Francesco di Trezzano sul Naviglio. Il ragazzo in quei giorni era a scuola: il registro non conta la sua assenza, la procura accerterà poi la sua impossibilità nel potersi trovare in Nord Africa, o lontano dall'Italia, nei giorni dell'attacco.

A quel punto le autorità tunisine sono state costrette a rintuzzare, pur ritenendo il ragazzo in qualche modo responsabile dell'attentato, attribuendogli qualche ruolo indiretto. 

Al culmine di un'esperienza carceraria dura e fondamentalmente priva di ragioni pratiche, è dopo il trasferimento a San Vittore che gli vengono assegnati un interprete, un mediatore culturale e uno psicologo a causa di condizioni psicofisiche che verranno definite dai legali "al limite."

Col passare delle settimane, però, si fa forte la sensazione che il suo arresto precipitoso, e la cattiva gestione della faccenda, non consentano ad autorità e politica di fare un passo indietro, e scagionare chi era già stato etichettato come terrorista. L'inchiesta tunisina, intanto, fa fatica a stare in piedi, e altri nove sospetti vengono scagionati in agosto.

"Sono estremamente soddisfatta e felice per l'esito della vicenda estradizionale, che non poteva e non doveva essere differente," ha spiegato a VICE News l'avvocato del giovane, Silvia Fiorentino. 

"La fiducia che Touil, pur nella notevole difficoltà esistenziale che ha affrontato durante la sua carcerazione, ha sempre nutrito nei confronti dell'Autorità italiana è stata ben riposta."

Abdel Majid Touil resta comunque indagato. Ora spetterà al giudice decidere se archiviare o meno le accuse.

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