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amministrative 2016

La campagna elettorale di Roma sta dimostrando che nessuno vuole vincere sul serio

La partita per le comunali di Roma è quanto mai confusa e contraddittoria: tutti i partiti sembrano essere consapevoli del fatto che governare la città è un'incognita piena di rischi.

di Leonardo Bianchi
19 febbraio 2016, 3:20pm

Still dal video animato della campagna di Gianfranco Mascia.

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Il 16 febbraio 2016, in un'intervista a Radio Cusano Campus, la senatrice del MoVimento 5 Stelle Paola Taverna ha parlato dell'esistenza di un fantomatico "complotto" per "far vincere" il M5S a Roma.

"Diciamolo chiaramente," ha detto la senatrice riferendosi al Partito Democratico e al centrodestra, "questi stanno mettendo in campo dei nomi perché non vogliono vincere Roma, si sono già fatti i loro conti. Questo i romani lo devono capire. E comunque hanno fatto i conti senza l'oste, i romani non sono rimbambiti. La nostra campagna elettorale sarà 'prendiamoci Roma, ma prendiamocela tutti insieme'."

Per quanto il termine "complotto" sia indubbiamente un'esagerazione, diversi osservatori sono convinti che un fondo di verità ci sia. E il traballante inizio di questa campagna elettorale – insieme al profilo di certi candidati – in un certo senso ne è la riprova.

Del resto, negli ultimi due anni la politica romana è stata travolta da ogni tipo di scandalo e polemiche, culminate infine nella defenestrazione dell'ex sindaco Ignazio Marino. L'esperimento di trapiantare lo sbandierato "modello Milano" con la nomina del commissario Francesco Paolo Tronca, inoltre, non sembra essere per nulla riuscito.

Stando agli ultimi sondaggi, comunque, quella al Campidoglio è fondamentalmente una corsa a 3 tra il Partito Democratico, il centrodestra e il MoVimento 5 Stelle. Quest'ultimo, lanciando la campagna con lo slogan #RomaAiRomani, pochi giorni fa ha approvato il proprio programma e inaugurato le "comunarie."

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Dalla rosa iniziale degli oltre duecento candidati – tra cui spiccavano anche soldati "garibaldini" e professori accusati di negazionismo – le votazioni online sul blog di Beppe Grillo hanno poi composto la lista dei 49 che si candideranno al consiglio comunale. I candidati sindaci sono sei; e oltre agli ex consiglieri Marcello De Vito e Enrico Stefano, la più quotata è l'avvocatessa Virginia Raggi.

Il prossimo 6 marzo, invece, il Partito Democratico – che a Roma versa in un pessimo stato da tempo, ed è ancora commissariato dallo scoppio di Mafia Capitale – sceglierà il suo candidato sindaco con le primarie, al termine di una campagna "sobria" e con un "tetto di spesa di 30mila euro."

Il favorito è il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, che dopo molti tentennamenti – e l'appoggio di Matteo Renzi – ha annunciato la sua discesa in campo. "Ci ho messo un po' di tempo, lo confesso," spiega Giachetti nel video di presentazione, "E non solo per un pizzico di paura che credo sia naturale, ma per una grande forma di rispetto per un impegno che so sarà immenso, gravoso."

"Roma deve cambiare nei suoi modi, ciascuno di noi deve sentirsi chiamato in causa per produrre questo cambiamento. Dobbiamo cambiare questa città," aveva poi aggiunto. "Questo è il mio impegno e anche il modo di fare politica."

Nonostante il tour per la città e il sostegno del partito, la popolarità di Giachetti non sarebbe però così alta presso gli elettori romani di centrosinistra. Un recente sondaggio dell'istituto di rilevazioni Izi Spa, infatti, lo attesterebbe solo al 26 per cento dei consensi.

Gli altri due candidati in quota Partito Democratico sono Roberto Morassut – deputato ed ex assessore all'urbanistica nella giunta Veltroni – e il senatore Stefano Pedica. I rimanenti tre sfidanti sono Domenico Rossi del Centro Democratico; il portavoce dei Verdi (nonché ex animatore del Popolo Viola) Gianfranco Mascia; e "l'outsider" Chiara Ferraro, una ragazza autistica ammessa nonostante non avesse raccolto le firme necessarie a partecipare. 

Quest'ultima candidatura ha suscitato delle critiche: Gianluca Nicoletti, in un articolo sulla Stampa, parla infatti di un "escamotage propagandistico" che alimenterebbe "una visione irreale dell'autismo, oltre che confermare la volontà istituzionale a privilegiare lo spettacolo alla sostanza."

Un video animato della campagna di Mascia.

La situazione nel centrodestra, invece, appare decisamente più caotica. Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia avevano inizialmente puntato su nomi di richiamo come Bruno Vespa e Rita Dalla Chiesa, incassando però il rifiuto di entrambi. Alla fine, dopo il pressing di Silvio Berlusconi, la scelta del candidato sindaco è ricaduta su Guido Bertolaso.

L'ex capo della Protezione Civile – dicendosi "onorato" dalla proposta – aveva detto di "accettare la sfida per amore della città." Fin da subito però nel centrodestra erano sorti dei malumori, dovuti anche alla complessa situazione giudiziaria di Bertolaso.

In questi ultimi giorni il candidato ha infilato una serie di dichiarazioni che hanno mandato su tutte le furie gli alleati. Prima si è definito "un vecchio democristiano;" poi ha detto di aver votato Francesco Rutelli alle amministrative del 2008; infine, ha definito i rom "una categoria che è stata vessata e penalizzata" contro la quale non avrebbe mai usato la ruspa di Matteo Salvini.

Sentendosi tirato in ballo, il segretario leghista ha dichiarato che "quelle frasi sui rom vessati me le sarei aspettate più da Vendola che da un candidato del centrodestra." Di conseguenza è arrivata la frenata della Lega Nord su Bertolaso – una mossa che Salvini ha giustificato con l'esigenza di "ascoltare" quello che dicono i cittadini romani.

Giorgia Meloni, dal canto suo, sarebbe rimasta "allibita" di fronte alle parole di Salvini, che di fatto mettono in discussione non solo la candidatura ma l'intera unità del centrodestra. Silvio Berlusconi, invece, ha ribadito che Bertolaso "è l'unico professionista in circolazione capace di rimettere in sesto la Capitale."

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Sempre per rimanere a destra, il nome dell'ex capo della Protezione Civile è risultato indigesto anche ai "fascisti del terzo millennio" di CasaPound, che il 17 febbraio hanno comunicato l'intenzione di correre da soli alle comunali.

Al di là dei tre schieramenti "classici" c'è ancora una volta Alfio Marchini, l'imprenditore edile che – come nel 2013, dove aveva ottenuto quasi l'8 per cento dei voti – si presenterà da indipendente, con l'appoggio del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano.

Qualcosa, comunque, si sta muovendo anche a "sinistra." Lo scorso novembre il deputato Stefano Fassina, esponente di Sinistra Italiana e fuoriuscito dal PD, aveva lanciato la sua candidatura e iniziato la sua campagna nei quartieri periferici della Capitale – dimostrando, tra l'altro, di non conoscerne nemmeno l'esatta ubicazione.

Stando a quanto riporta Repubblica, inoltre, pare sempre più certa la formazione di un soggetto "che non si appiattisca alla sinistra del PD ma che possa pescare in un campo più largo." Per i sondaggi, un raggruppamento del genere potrebbe raggiungere il 10 per cento. Ed è in questa "cosa rossa" che si potrebbe addirittura rivedere Ignazio Marino.

Come si può vedere, insomma, la partita per le comunali di Roma è quantomeno confusa e contraddittoria. Ma già da ora l'atteggiamento delle formazioni politiche la dice lunga: tutti, infatti, sono consapevoli che governare Roma in questo momento non è un'opportunità, ma un'incognita piena di rischi.

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