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8 marzo

L'Italia non può permettersi di non avere un Ministero per le Pari Opportunità

Da quando Matteo Renzi è salito al potere nel 2013, l’Italia è orfana di un Ministro delle Pari Opportunità. E questo sembra avere ripercussioni sulle riforme e il lavoro delle associazioni di settore.

di Valerio Bassan
08 marzo 2016, 12:18pm

Foto via Facebook

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L'Italia oggi è orfana di tre figure chiave in tema di pari opportunità: un Ministro, un capo-dipartimento, un consigliere del governo.

Da quando Giovanna Martelli ha lasciato il Partito Democratico a novembre, infatti, il governo non ha più nemmeno un consigliere che si occupi a tempo pieno di diritti delle donne — un vuoto che si va ad aggiungere alla mancanza di un ministero dedicato, e a un Dipartimento che prosegue i lavori senza una guida chiara da ormai troppo tempo, dopo la fine dell'interim di Ermenegilda Siniscalchi.

Da quando Matteo Renzi è salito al potere nel 2013, l'Italia non ha più un Ministro delle Pari Opportunità. Non succedeva dai tempi di Anna Finocchiaro: era il 1996, e la Seconda Repubblica era appena iniziata.

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Da lì in poi si sono succedute Laura Balbo, Katia Belillo, Stefania Prestigiacomo, Barbara Pollastrini, Mara Carfagna e, per un brevissimo periodo fino alle sue precoci dimissioni, Josefa Idem.

Un Ministro oggi non c'è, o forse sì: è lo stesso Renzi, che dall'inizio del mandato tiene per sé la delega sulle Pari Opportunità. 

Così, da tempo, c'è chi sta chiedendo alla coalizione di governo il ripristino di un'alta figura istituzionale che si occupi delle politiche di genere:

Secondo i calcoli sul divario tra uomini e donne realizzati annualmente dal World Economic Forum, l'Italia si trova oggi al 41esimo posto a livello globale — con un balzo in avanti rispetto a dodici mesi fa, ma comunque ancora al livello di Bahamas, Colombia e Bulgaria, ultima tra i paesi più ricchi e industrializzati. 

Secondo l'Indice sull'Ineguaglianza di Genere (Gender Inequality Index), che calcola divario tra donne e uomini in materia di istruzione, partecipazione economica e potere politico, l'Italia si colloca al 27esimo posto a livello globale. Risultati tutt'altro che entusiasmanti, segno che c'è tanto da migliorare, e tanto da lavorare.

Nel 2014, il Movimento 5 Stelle aveva chiesto al governo di rimediare all'assenza di un Ministero per le Pari Opportunità, nominandone uno. Nel dicembre 2015, dopo un'interpellanza parlamentare presentata da Giulia di Vita e una risposta giudicata non soddisfacente, i deputati M5S della commissione Affari Sociali hanno commentato sibillini: "Al governo delle pari opportunità importa meno di zero. Siamo indignati per il fatto che oggi, alla nostra precisa richiesta di istituire un apposito ministero, l'esecutivo non si sia nemmeno degnato di dare una parvenza di risposta."

In una lettera inviata a Matteo Renzi, l'organizzazione Donne in Rete contro la Violenza (D.i.R.E.) ha lamentato la stasi attuale, accusando il governo di inoperosità: "Le politiche di genere che in Italia sono innegabilmente paralizzate, mentre la cultura della discriminazione e del sessismo cresce e si restringono ulteriormente gli spazi di autodeterminazione e di libertà delle donne," si legge nel comunicato diffuso il 18 febbraio scorso.

Secondo quanto dichiarato a VICE News dalla presidentessa di D.i.R.E. Titti Carrano, l'attuale situazione di stallo ha delle conseguenze, poiché ostacola i lavori delle organizzazioni e delle associazioni di settore. "La mancanza di un interlocutore diretto si riversa negativamente su quello che facciamo, e più in generale sulle politiche di contrasto alla violenza contro le donne," spiega.

In effetti, anche solo per realizzare questo articolo, mettersi in contatto con il Dipartimento delle Pari Opportunità - oggi la più alta istituzione a occuparsi di diritti delle donne in Italia - e con il Consiglio dei Ministri è risultato pressoché impossibile: il Dipartimento, dopo giorni di attesa, ha rimpallato la questione al secondo. Il quale, per contro, non ha mai risposto alla nostra richiesta di intervista.

Il caso italiano non è un unicum in Europa. Anche Spagna, Portogallo, Grecia non hanno un ministero dedicato. In Francia, Germania e Regno Unito la figura del Ministro è invece presente, anche se sotto varie declinazioni: Ministro della Famiglia, degli Anziani, delle Donne e dei Giovani in Germania, Ministro della Famiglia, dell'Infanzia e dei Diritti delle Donne in Francia, Ministero per le Donne e la Parità nel Regno Unito.

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All'inizio dell'esecutivo guidato da Matteo Renzi, le donne occupavano metà dei ministeri disponibili, 8 su 16. Oggi - con l'uscita di Federica Mogherini, sostituita da Paolo Gentiloni, e di Maria Carmela Lanzetta, rimpiazzata da Enrico Costa, sono diventate 6: si è passati dal 50 per cento iniziale, dunque, all'attuale 37,5 per cento. 

La percentuale di donne nel governo cala ulteriormente, tuttavia, se si allarga lo sguardo a viceministri e sottosegretari. Nei membri che componevano la squadra di partenza, le quote rosa si assestavano al 26,2 per cento; oggi, a due anni di distanza, le donne rappresentano solo il 25,4 per cento dei 63 membri attuali.

"Dopo le dimissioni dell'Onorevole Martelli e la fine dell'incarico di Ermenegilda Siniscalchi, non c'è stata alcuna nomina. E comunque, la delegata per le pari opportunità aveva già poteri limitati," spiega Carrano di D.i.R.E., secondo cui i funzionari del Dipartimento oggi stanno "facendo il possibile" ma sono frenati dalla "mancanza di una guida."

Qualcosa in effetti, pur da un Dipartimento a ranghi ridotti, si muove: lo scorso 10 febbraio la Presidenza del Consiglio dei ministri ha sottoscritto il nuovo Protocollo d'intesa tra il Dipartimento stesso e la Consigliera nazionale di parità, che difende i diritti delle donne sul lavoro e combatte i casi di discriminazione.

Per Carrano tuttavia non è abbastanza, e servirebbe un coordinamento comune: "Gli spazi di libertà per le donne si stanno riducendo tantissimo, aumenta e non diminuisce la violenza sulle donne, una su tre subisce violenza in Italia, e nonostante i tanti proclami che vengono fatti, nella pratica vediamo che sono irrealizzabili."

"Cosa accadrà nel settore della tutela dei diritti, nella difesa dell'uguaglianza e di tutte le tematiche legate alla sfera delle Pari Opportunità? Quest'esecutivo ha già dimostrato un gravissimo disinteresse verso quest'ambito d'azione," aveva affermato a novembre Mara Carfagna, penultimo Ministro per le Pari Opportunità, oggi portavoce dei deputati di Forza Italia.

"Innanzitutto non nominando un Ministro dedicato e poi lasciando il Dipartimento in balia del caos generale, non preoccupandosi di nominarne neanche il Capo. Ma non ci si ferma qui, perché anche l'Unar è decapitato."

Per Celeste Costantino di Sinistra Italiana, che al tema ha dedicato un'interrogazione parlamentare focalizzandosi nello specifico sull'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), già nel giugno 2015 eravamo di fronte "a un depotenziamento dell'ufficio" sul quale "già grava un notevole ritardo rispetto all'intero periodo di programmazione" e verso cui "occorrerebbe avviare interventi per risorse importanti."

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Foto dalla pagina Facebook ufficiale di Matteo Renzi.