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Essere gay e musulmani: a colloquio con l'attivista italiano per i diritti LBGT nell'Islam

Esistono opinioni discordanti sulla visione dell'omosessualità da parte dell'Islam: ne abbiamo parlato con l'attivista italiano per i diritti LGBT nell'Islam.

di Andrea De Cesco
17 giugno 2016, 11:15am

Amici e parenti delle vittime di Orlando dopo la strage. [VICE News]

In base ad alcune testimonianze e a delle indagini dell'FBI, Omar Mateen sarebbe stato un frequentatore del Pulse, il locale LGBT di Orlando, in Florida, dove nella notte tra sabato 11 e domenica 12 giugno ha ucciso 49 persone, ferendone altre 53 – per poi essere a sua volta ammazzato dalle forze dell'ordine. Pare inoltre che fosse iscritto a una chat per incontri gay.

Le recenti rivelazioni hanno sorpreso molti. Il padre del 29enne americano aveva raccontato che il ragazzo era rimasto molto turbato dopo avere visto due uomini baciarsi per strada a Miami. Inoltre non è un segreto che il sedicente Stato Islamico (IS), a cui Mateen aveva dichiarato fedeltà, è solito eliminare gli omosessuali senza pietà.

Ma nonostante dieci stati a maggioranza musulmana - Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Mauritania, Pakistan, Sudan, Somalia, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Yemen - contemplino la pena di morte per chiunque abbia rapporti sessuali con persone del proprio sesso, esistono opinioni discordanti sulla visione dell'omosessualità da parte dell'Islam.

Ne abbiamo parlato con Pier Cesare Notaro, coordinatore dell'unico progetto italiano dedicato alla comunità LGBT musulmana. Notaro, 33 anni, gay, attivista per i diritti dei migranti e della comunità LGBT, nel 2011 ha dato vita all'iniziativa Musulmani Omossessuali in Italia (MOI).

L'iniziativa, oltre a offrire informazioni in italiano ai musulmani LGBT - anche attraverso un blog a rischio di chiusura a causa della mancanza di personale e fondi - e a organizzare incontri e conferenze sul tema, aiuta i migranti LGBT provenienti da Paesi che condannano l'omosessualità a predisporre le domande d'asilo.

VICE News: Qual è la situazione attuale in Italia per quanto riguarda le richieste d'asilo da parte di migranti LGBT?

Pier Cesare Notaro: La legge prevede la protezione internazionale per omosessualità per chi nel proprio paese d'origine ha subito persecuzioni a causa della sua identità di genere o del suo orientamento sessuale. Ma oggi si tende ad accettare meno questo genere di domande d'asilo rispetto al passato.

Il governo italiano ha stretto un accordo con quello del Gambia per non accettare le richieste d'asilo dei cittadini gambiani. Ciò nonostante il presidente del Gambia sia un dittatore — e abbia promesso di uccidere personalmente gli omosessuali e che ha annunciato che le persone LGBT che dovessero chiedere protezione in Europa verranno ammazzate.

Qual è la situazione dei musulmani LGBT presenti nel nostro paese?

Nella maggior parte dei casi si tratta di immigrati poveri. La comunità islamica in Italia è poco strutturata, figuriamoci la realtà LGBT al suo interno.

I musulmani omosessuali devono affrontare almeno tre difficoltà: una legata al processo migratorio, una al rapporto con la comunità gay (che a volte mostra pregiudizi verso gli stranieri e i musulmani), e una alla famiglia, spesso caratterizzata da un forte pensiero omofobico.

"In Italia, oggi, è più difficile essere musulmano che omosessuale."

In Italia è più difficile essere musulmano o omosessuale?

È più difficile essere musulmano. Dal punto di vista dell'omosessualità c'è una cultura che si sta evolvendo. Purtroppo, invece, esistono ancora fortissimi pregiudizi nei confronti dei musulmani. I terroristi islamici sono gli unici esempi di musulmani proposti dai media, che parlano dei musulmani "moderati" come di eccezioni che confermano la regola. In realtà nella maggior parte dei casi i musulmani sono persone pacifiche.

Pier Cesare Notaro, 33 anni, fondatore di Musulmani Omossessuali in Italia.

A che cosa sono dovuti i pregiudizi nei confronti degli omosessuali?

Il problema è un modo di gestire il potere che si serve di capri espiatori. Gli omosessuali in qualità di capro espiatorio del momento funzionano molto bene perché sono riusciti ad acquistare una visibilità che non hanno mai avuto prima.

La ricerca di un capro espiatorio è una porta aperta verso quelle forme di totalitarismo che conosciamo bene dalla storia: si tratta di pensieri di estrema destra che puntano sulla paura, su modelli tradizionali per dominare i cittadini negando loro la libertà. Da questo punto di vista le estreme destre europee e i radicalismi islamici si assomigliano molto.

Qual è il legame tra omofobia, religione e politica?

Purtroppo, soprattutto in Africa, ci sono chiese e correnti dell'Islam che trattano le persone come un mercato delle anime, nel tentativo di rubarsi i fedeli l'un l'altro con l'obiettivo di ottenere più potere.

Ciò accade per esempio nella zona subsahariana, dove aree a maggioranza cristiana e aree a maggioranza musulmana usano l'omofobia per attirare le persone dalla propria parte. Nello stesso modo, in Nigeria politici musulmani e cristiani si rincorrono nel fare proposte una più omofoba dell'altra.

Leggi anche: Perché ho abbandonato l'Islam e ora aiuto gli altri a fare lo stesso

L'omosessualità è vista in modo più negativo nelle realtà cristiane o in quelle musulmane?

Anche se è indubbio che al momento la maggior parte dei musulmani ha una visione negativa della realtà LGBT, esistono anche imam e comunità che la pensano diversamente: la situazione cambia da paese a paese, da cultura a cultura. Come ci sono chiese cristiane, per esempio in Etiopia e in Uganda, che chiedono la condanna a morte per gli omosessuali, e altre in cui gli omosessuali invece possono sposarsi, lo stesso accade nelle moschee.

Il medesimo discorso vale per i libri sacri delle due religioni: c'è chi sia nella Bibbia sia nel Corano legge una condanna dell'omosessualità e chi no. Si tratta di testi molto complessi, la cui interpretazione differisce tra gruppi religiosi ed epoche storiche. Nel Medioevo i Paesi islamici erano rappresentati come enormi Sodome dove si potevano vivere i rapporti omosessuali con molta più libertà che nei Paesi cristiani.

Ma alla fine ciò che conta non è la religione: i paesi che accettano di più l'omosessualità sono soprattutto quelli in cui c'è stata una maggiore secolarizzazione.

Quali sono i motivi dietro all'omofobia nei paesi islamici?

Le leggi civili della maggior parte dei paesi che allo stato attuale condannano l'omosessualità e i cosiddetti 'atti contro natura' sono state introdotte dal colonialismo francese e inglese. Inoltre, queste società e il mondo musulmano in generale stanno subendo un processo di chiusura dovuto a una crisi identitaria.

C'è poi una forte spinta verso l'integralismo, che è non è altro che una visione politicizzata, di estrema destra dell'Islam. Basti pensare all'Arabia Saudita, che finanzia e manda in giro per il mondo predicatori che rispecchiano la visione chiusa e negativa della religione imposta dal regime, una chiusura con ragioni politiche.

L'Arabia Saudita, che ha abbattuto la casa della prima moglie di Maometto per farne dei bagni pubblici e che quindi non ha grande rispetto per la religione, usa la fede come uno strumento per controllare gli altri Paesi.

In quali paesi islamici c'è maggiore apertura nei confronti dell'omosessualità?

Un Paese tradizionalmente abbastanza aperto è l'Indonesia, dove ora l'integralismo sta aumentando. In Turchia prima di Erdogan [Recep Tayyip, il presidente turco, ndr] ci sono stati notevoli tentativi di apertura e il Gay Pride di Istanbul è molto importante.

La legge contro l'omofobia dell'Albania, paese a maggioranza musulmana, è l'unica che funziona davvero. C'è poi un'apertura alle proposte di depenalizzazione dell'omosessualità nel Maghreb, soprattutto in Tunisia. A fronte di paesi che mostrano segnali di arretramento, ce ne sono altri che fanno sperare.

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