Pubblicità
Music by VICE

Cicciolina è una popstar, non solo una pornostar

Il suo album del 1988 'Muscolo Rosso' è stato l'esperimento pop più estremo mai prodotto in Italia—e infatti in Italia è introvabile.

di Demented Burrocacao
18 febbraio 2019, 3:02pm

“Sanremo, che delusione.”
Cicciolina su Instagram, febbraio 2019

Appena ho visto questo post della Ilona nazionale sul mio feed, le ho dato subito ragione. Voi direte: ma che ne sa una ex pornostar di una roba come Sanremo e compagnia bella? Dovete sapere che Cicciolina non era solo una pornostar, ma anche una pop star a tutti gli effetti. Di Sanremo può parlare eccome: nel 1978, ci ha quasi partecipato in coppia con Franco Franchi, con un brano dal titolo "Cappuccetto Rosso", nel quale i due con maliziosa ironia trasportavano la famosa favola ai giorni nostri (inutile dire che Franco Franchi era il lupo).

Il pezzo era proprio opera del comico palermitano e di Vito Tommaso, già autore per Mia Martini, che poi si buttò a scrivere sigle italiane per mecha giapponesi epocali quali Space Robot e Gackeen, ma l’allora patron del Festival Ravera non se la sentì di far calcare a Cicciolina il palco dell’Ariston. Questo perché all’epoca l’immagine pubblica della Staller, pur non essendo ancora nel campo del porno hardcore, era quella della rivoluzionaria, che ad ogni apparizione suscitava scandalo e sfidava l’Italia inibita, bigotta e ipocrita di quel periodo creando un sacco di casini.

Tralasciando il suo passato, dall'infanzia passata in povertà al titolo di miss Ungheria, modella pubblicitaria e poi spia del suo paese (una storia da 007 che meriterebbe un approfondimento), ci basti pensare che Ilona, prima del tentativo sanremese, partecipò alla trasmissione C’era due volte del geniale Enzo Trapani. Una parodia delle favole, in cui Cicciolina mostrava per la prima volta agli italiani un corpo femminile appena velato in televisione, che fu penalizzata immediatamente dalla censura. Cicciolina era infatti una mina vagante spregiudicatamente anarchica: già quando recitava in film erotici al confine col soft porno, nei primi anni Settanta, osava scene di lesbismo all’epoca sicuramente di un certo peso. Ma più che le scene era proprio la sua naturalezza nell'interpretarle a essere dirompente, una “innocenza del peccato” che non aveva nulla a che fare con la recitazione.

Cicciolina si cimenta col canto in maniera spontanea—anzi, spontaneista, quasi come una Annarella dei CCCP versione pop. Non è digiuna di musica, suona tutti i giorni il violino e la sua voce flautata, dopo aver eccitato un’intera generazione parlando ai suoi cicciolini attraverso la trasmissione radiofonica erotica su Radio Luna, non poteva che meritare maggiore attenzione dai media. Il suo primo disco, Ilona Staller (1979), è una specie di anticamera della italo disco che verrà, un prodotto della serie “sexy sound” come anche i Chrisma prima della svolta punk. Ahimè, molti pezzi geniali come “Bambina cattiva” o altri brani presenti nella trasmissione di Trapani non trovano spazio qua dentro (saranno raccolti solo più tardi nella raccolta dall’ovvio titolo C’era due volte), ma l’estrema popolarità del personaggio le permette di raggiungere ogni angolo del mainstream. Tutti crollano ai piedi di Cicciolina, non c’è politico o autorità che riesca a fermarla, anche i sacerdoti tengono i suoi santini sul comodino.

La sua spalla è Riccardo Schicchi, suo amante segreto e fotografo dall’occhio sopraffino che produrrà il suo debutto musicale e che si lancerà con Ilona nella sfida della pornografia anni Ottanta, dopo aver in qualche modo aiutato a sdoganare un certo concetto di nudo in Italia. A differenza di quello di celebri colleghe come Moana, l'immaginario della Staller non era esattamente accessibile, anzi. I film in cui recita sono quasi tutti allucinanti, al limite con la psichedelia. Roba come Porno Poker non si dimentica facilmente, così come i giochi erotici con il suo pitone Pito Pito o Orgia Nucleare, praticamente un film distopico e semi-pedagogico che, tra le altre cose, mostra la differenza oceanica tra il borghese stupratore e chi pratica il sesso libero (quello che oggi chiameremmo forse poliamore)—tutto questo con lo spettro di un bunker antiatomico alle spalle.

In questo film Cicciolina suona il violino, e non è il solo della sua filmografia in cui la musica è presente. Le sette note erano già una componente fondamentale di alcune pellicole della Cicciolina pre-pronografia: ricordiamo Inhibition di Paolo Poeti, regista che più tardi sarà la cifra estetica del Renato Zero di Zerofobia e Ciao Nì , entrambi opera sua. Per poi passare al film nippo-italiano Dedicato al mar Egeo, in cui compare il famoso brano di Morricone scritto per lei, “Cavallina a cavallo”. Sono inoltre una componente fondamentale nei suoi spettacoli, corredati da canzoni ad hoc che vengono pubblicate in maniera indipendente e vendute durante serate in cui succede il finimondo: forze dell'ordine la prendono di peso, denunce a pioggia, esibizioni pagate profumatamente per essere viste da un solo spettatore.

Insomma, Cicciolina era una persona che spingeva l’acceleratore contro il sistema. In un vecchio numero di Frigidaire, la nostra eroina confessò che “la pornografia non esiste in quanto tale, perché queste immagini non sono altro che la fantasia della gente, anche quelle più hard, più dure.” Date queste premesse, è normale che il suo passo musicale successivo, pubblicato a un paio d'anni dall'inizio della sua carriera come pornoattrice, fosse un disco che andava oltre il concetto di gusto. Sto parlando di Muscolo Rosso, un disco leggendario uscito nel 1988 e solo in Spagna.

Sono in tanti ad aver parlato di questo disco, tra cui anche i colleghi e amici di Orrore a 33 Giri. Ma le analisi esistenti sono volte in senso dispregiativo, come se trattassero un prodotto squisitamente trash, involontariamente comico più che erotico. Ebbene, secondo Italian Folgorati costoro stanno prendendo un granchio. Chi pensa che il comico non possa fare coppia col sesso forse la pensa come Fassbinder, per il quale esso è principalmente privo di gioia e di aspetti ludici, quasi una punizione, ma volendo questo disco può essere anche una penitenza. Muscolo Rosso è avanguardia: è porno pop ma in senso puramente "turbo". Qui si getta il sesso oltre l’ostacolo e si arriva quasi al concetto di Carmelo Bene sul porno come "l’aldilà del desiderio", ma applicato alla canzone. Ci troviamo in un territorio in cui il bello e il brutto non hanno più ragione di essere. Ma ascoltiamolo dettagliatamente.

Il disco inizia con una cover apocalittica di "Russians" di Sting, costruita su una base in alcuni punti persino dissonante, con Ilona che pronuncia il testo in un inglese completamente (e forse volutamente) fuori fase, quasi come inglobata in una Babele di senso—un po' come fa Battiato nelle cover di Fleurs. Ilona aggiunge solo una frase in italiano all'originale: "E adesso anche i russi vogliono / la guerra atomica / anatomica / ma spero che arriverà / l’amore vero per l’umanità". E quando la ripete nella seconda parte, al posto dei russi c'è Reagan. Un'inizio straniante, un messaggio chiaro: "Ragazzi, qua c’è la guerra atomica in arrivo, forse è il caso che pensiate a fare l’amore liberamente invece di giocare ai soldatini". Le performance video di questo pezzo parlano chiaro nel loro disarmante deserto futuribile e il messaggio è uno solo: disarmatevi.

"Inno" è una specie di ballata italodisco orchestrale, un po’ Alphaville, un po’ Sparks moroderiani e un po’ alla Gazebo, completamente midizzata, con dei bassi FM ostinati e cori di plastica. Ilona canta "Un inno alla trasgressione è come un angelo / È come un Ranxerox nel suo Frigidaire / È come un angelo che corre lungo la strada / Mi schizza in faccia e vola via". Solo per questa citazione del mitico turbocoatto di Tamburini dovremmo urlare alla poesia, e infatti lo facciamo. Il brano è un invocazione a seguire le proprie inclinazioni perverse per combattere un mondo in cui ci sono "Radiazioni sui nervi per morire di più / Attentati omicidi per un mondo più scuro più blu". Ancora una volta, nonostante il romanticismo, la liberazione sessuale è la soluzione.

Ma poi ecco il primo capolavoro, una cover di "Satisfaction" per la quale sia i Devo che i Residents possono tornarsene beatamente a casa: ricordate i loro dischi MIDI? Ecco, qui la programmazione è in uno strato superiore di caos, con strumenti che ti arrivano addosso come pietre e percussioni demenzialmente artificiali. La cosa più devastante è però il testo, oramai entrato nella leggenda: "È vietato masturbarsi / Far le seghe, ditalini / E pompini ai bambini / Ai più grandi ai piccini". Qualcosa di estremo, insomma, con una ciliegina finale: “Ye-eh-eh / Cerco un cazzo per me”. Mettiamoci anche i vari urletti di godimento della nostra eroina, una coda di voce maschile con un delay spastico a pronunciare un "Cum, cum Ilona” e un arsenale di strumenti a caso: il risultato è surreale e grottesco, proprio come i dialoghi dei porno.

Si riparte con "Telefono Rosso", una ballata correlata all'omonimo film di Schicchi che è tipo uno specie di cool jazz meets Spandau Ballet, ma completamente stravolto da suoni sfasati e da un andazzo della serie suoniamo quello che ci pare come cazzo ci pare (soprattutto i pad percussivi da spaccare il cervello). “Tu e io tra schizzi di sperma / ci bagniamo insieme / tra le nostre emozioni / lussuria e godere / mi spruzza nel culo il piacere / e non finirà mai”: un testo che è un manifesto e un tentativo di riportare l’Aretino in un campo sintetico-anarcoide. Un brano che potrebbe essere cantato e arrangiato dai Ride e non se ne accorgerebbe nessuno, non fosse per il testo.

"Black Sado" inizia con un pleonastico “maiala” pronunciato da voce maschile con delay, ma anche con un intro incredibilmente HD che pare Croatian Amor in vacanza premio sulla luna, con campionamenti di voci e di gocce di liquido atte ad evocare gli umori sessuali, creando come una delirante caverna porno psichedelica da brividi. Poi parte un basso micidiale e un rullante che è una frusta campionata potentissima, con chitarre midi degne di James Ferraro e sequencer completamente arrotolati a cori campionati stile PC Music. “I guerrieri sado” qui sono omaggiati alla grande: “sotto le nere catene la mia fica morbida”. Un brano che è veramente una hit clamorosa, di cui tra l’altro gira un videoclip originale su XVideos (ovviamente NSFW) che definire vapor ante litteram è un eufemismo.

"Goccioline" attacca con vocette campionate che spennellano il cervello, sembra la nuova wave del medioevo digitale interpretata da Lorella Cuccarini. Xilofoni, contrabbassi e suoni alla dark crystal per un’ode al pissing: “goccioline di pipì sono tutto quello che vorrei” accostate a poetiche libellule e nuvole soffici. "Godere, pisciare e masturbarmi insieme a te": queste parole forti sono accostate a un celestiale pad di cori finti e botte di timpani sintetici. Nella canzone si respira un'aria drogata, sicuramente in preda all'estasi finché le vocette malefiche fanno capolino cambiando l’armonia in un discorso poco rassicurante. Un brano che non lascia sicuramente indifferenti per la sua “palette”.

"Perversion" inizia con un glide stortissimo di synth e una voce vocoderata: è subito delirio robotico sperimentale, in cui Cicciolina recita e grida in ungherese. È una allucinazione come se gli Yazoo si mettessero a fare la roba di Egyptrixxx. È un grandissimo pezzo, completamente insensato, ottima colonna sonora per un amplesso condotto in maniera originale (c’è da dire che ricorda anche alcuni stacchi particolarmente arditi di coevi album di Prince). Non mancano voci maschili che ridono a caso e campioni martellanti quasi industrial, dissonanti, ossessivi, che Trent Reznor potrebbe studiarseli, ma nello stesso tempo quasi new age sotto pasticche. Forse il brano che meglio interpreta il concetto di “pornoavantmusik” per le masse.

Se ti chiedessero di fare l’amore con un cavallo?
Misure permettendo, lo farei. Non ho dei limiti a priori. Non ho l’idea di qualcosa che non si può fare, ma provo tutto quello che mi piace.

Usiamo questo frammento di intervista a Cicciolina da parte di Sparagna per introdurre un altro brano leggendario del disco: “Animal Rock”, che senza mezzi termini allude al sesso con il miglior amico dell’uomo. Ma ascoltando il pezzo si scopre che è soltanto una metafora: l’intro delirante a base di voci pitchate che storpiano “nella vecchia fattoria“ in “nella vecchia fotteria”, a parte incutere più timore che imbarazzo, ci introducono in un ambiente grottesco (Elio e le Storie Tese un anno dopo faranno una cosa chiaramente ispirata a questo con “Nella vecchia azienda agricola”). Un nitrito di cavallo e una serie di campionamenti di cani sono il corredo del concetto del fottere in maniera “automatica”: ”tutta questa notte / come un cane / ti farò sborrare / animale”; “io ti fotterò / il tuo sperma mi berrò”, grandi versi immortali impreziositi da assoli di cani al campionatore e un gran finale di grugnito di maiale. Un brano chiaramente tra il serio e il faceto, e uno dei più “pop” del lotto. D’altronde non diceva anche Tozzi “fatti un po’ prendere in giro / prima di fare l’amore”?

Presentata candidamente alla storica trasmissione Colpo Grosso come una canzone “sovversiva”, "Nirvana" è un brano lirico, con un solo di violino (non è chiaro se sia proprio Cicciolina a suonarlo) e un giro di piano che pare il Calcutta di "Paracetamolo" (altro che Paolo Conte). In realtà il brano non ha un testo tale da potersi dire sovversivo, se non nel significato di libertà assoluta. E tutto sommato è anche una delle tracce più semplici, a parte le voci che sono completamente allucinate nelle loro sovrapposizioni. È una sorta di porno-cantautorato new age che in natura probabilmente non esiste. Ma se è una perversione, allora questo disco è il suo posto.

L’ultimo brano lo conoscono anche i sassi, è il mitico "Muscolo Rosso": “voglio il cazzo / vestito di pelle / il cazzo / più duro del muro / il cazzo / nel buco del culo / il cazzo che mi sfonderà / insieme a me schizzerà / in mio potere sarà”. Manifesto del Cicciolina-pensiero, neanche troppo velatamente femminista (e sappiamo che con le femministe andava a braccetto, incontrandole e sostenendo le loro iniziative), uscì nel 1987 ed ebbe un discreto successo in Francia a causa del fatto che nessuno capiva le parole. Una clamorosa esibizione circola in rete, clamorosa soprattutto per lo straniante uso del playback. La cosa bella è che lo studio televisivo è pieno di vecchie e che il pubblico batte le mani a tempo. Il disco diventò una chicca per collezionisti poiché in Italia fu bannato per il contenuto altamente osceno, arrivando a quotazioni estreme nel mercato di contrabbando. Incredibile ma vero, anche nel collezionismo Cicciolina portò la pornografia, d’altronde non è forse perversione anche quello?

Muscolo Rosso è realizzato e suonato da un fantomatico Jay Horus, stesso pseudonimo che si ritrova nelle colonne sonore dei porno prodotti dalla Diva Futura di Schicchi: in realtà si tratta di Paolo Rustichelli, figlio del grande compositore Carlo. Un jazzista con tendenze progressive (scrisse un album, Opera Prima del 1972, in cui sperimentava abbondantemente con i primi synth) nel cui curriculum ci sono collaborazioni con Santana, Miles Davis e la sensuale Jill Jones, protetta di Prince. Nella sua produzione porno sperimenta un modo di sonorizzare completamente straniante, con un'attitudine free form antitetica a quello che si sentiva prima nei film hard, e questi esperimenti sono riportati pari pari nell’album.

Ancora oggi Muscolo Rosso rimane un esperimento folle, weird, disturbante ma nello stesso tempo pop, un ibrido probabilmente insuperato. Il singolo "Muscolo Rosso" coincide tra l’altro con l’entrata di Cicciolina in parlamento, col partito Radicale (tanto che era addirittura scritto sulla copertina), cosa che amplierà ancora di più questa idea di “metapornografia” sperimentata in ogni campo. Nella sua carriera politica si è battuta per la libertà sessuale dei carcerati, contro la censura e le violenze, per l’educazione sessuale nelle scuole, per la depenalizzazione delle droghe leggere e per tante altre cosucce di stampo libertario per cui probabilmente merita il vitalizio più di tanti altri parlamentari. Anche perché ha fatto quasi tutto, tranne Sanremo. E del resto perché perdere tempo sul palco dell'Ariston quando lo si può occupare praticando l’amore libero? Meditate, cicciolini, meditate.

Demented è su Twitter e su Instagram.

Segui Noisey su Instagram, Twitter e Facebook.