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Così l'attentatore di Orlando ha utilizzato Facebook durante il massacro

Omar Mateen ha pubblicato una serie di post sul social network parlando di America e Stato Islamico, prima e durante la sparatoria nel club gay di Orlando.

di Adam Hamze
17 giugno 2016, 7:57am

Foto via AP/Sipa

Omar Mateen, il fondamentalista che ha ucciso 49 persone all'interno di un club gay a Orlando domenica scorsa, ha utilizzato Facebook per diffondere il suo messaggio di odio e di morte.

Mateen, infatti, ha pubblicato diversi post sul suo profilo attaccando "le oscenità dell'Occidente" e accusando gli Stati Uniti per l'uccisione di "uomini e donne innocenti."

Secondo il Comitato per la Sicurezza Interna del Senato, Mateen ha anche dichiarato la propria fedeltà allo Stato Islamico (IS), e intimato a USA e Russia di interrompere i bombardamenti contro il gruppo terroristico nel Medio Oriente.

"America e Russia la smettano di bombardare lo Stato Islamico..io giuro fedeltà ad abu bakr al Baghdadi ..possa Allah accettarmi," ha scritto Mateen sulla sua bacheca Facebook.

Facebook ha consegnato al Comitato per la Sicurezza anche altre informazioni riguardo alle attività di ricerca di Mateen sul social network: il 29enne ha cercato "Pulse Orlando" e "sparatoria" durante l'attentato, per controllare, forse, l'effetto mediatico suscitato dal suo gesto in internet.

All'inizio, in molti avevano collegato le ragioni dell'attacco all'apparente fondamentalismo islamico dell'assalitore; tuttavia, sia la sua ex moglie che un vecchio compagno di classe hanno suggerito che Mateen stesso potesse essere gay.

Secondo quanto raccontato da diversi media, Mateen avrebbe frequentato il Pulse in passato, e avrebbe avuto un profilo su una app di dating gay.

Tuttavia, nei suoi post su Facebook, l'uomo ha scritto anche che l'America "assaggerà la vendetta dello Stato Islamico" per le vittime innocenti causate dai bombardamenti aerei. E ha preannunciato l'avvento di un numero sempre maggiore di attacchi radicali sul suolo americano in futuro.

Il direttore dell'FBI James Comey ha sottolineato come manchino prove in grado di accertare i collegamenti tra Mateen e il network di IS; secondo Comey, l'uomo è stato semplicemente influenzato dalla propaganda del gruppo.

Guarda: Dopo Orlando, la reazione della comunità LGBT di New York


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