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terrorismo

Così Salah Abdeslam è sfuggito a ben tre controlli di polizia dopo gli attacchi di Parigi

La polizia ha lasciato che Abdeslam e i suoi amici proseguissero la fuga verso il Belgio, nonostante avessero ammesso di avere fumato marijuana durante il viaggio.
Pierre Longeray
Paris, FR
22.12.15
Immagine via Google Maps

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Uno dei terroristi responsabili degli attacchi di Parigi è stato fermato per ben tre volte dalla polizia francese — ma non è mai stato arrestato.

I poliziotti, non sapendo chi avevano di fronte, lo hanno sempre rilasciato, insieme alle persone che si trovavano con lui e che lo stavano scortando fuori dal territorio francese.

Ora quell'uomo, Salah Abdeslam, è il latitante più ricercato d'Europa.

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Hamza Attou - uno dei due accompagnatori di Abdeslam, poi arrestati - ha spiegato agli inquirenti francesi che Salah stava "piangendo e strillando, raccontandoci cosa era successo" durante il viaggio di ritorno in Belgio. Sorprendentemente, Attou ha detto di essere stato fermato dalla polizia non una, ma ben tre volte durante il tragitto verso Bruxelles.

Stando alle dichiarazioni rilasciate da Attou dopo il suo arresto, in macchina Abdeslam avrebbe ammesso il proprio coinvolgimento negli attacchi del 13 novembre, descrivendo se stesso come "il decimo" terrorista presente sulla scena.

Attou, così come il terzo uomo presente a bordo della macchina, Mohammed Amri, è stato accusato di terrorismo. Secondo quanto riportato, il guidatore avrebbe detto agli investigatori di "essersi sentito dispiaciuto" per Abdeslam, il quale avrebbe ripetutamente implorato i due di "non consegnarlo alla polizia" perché altrimenti avrebbe "fatto saltare la macchina."

Lunedì, il quotidiano francese Le Parisien ha scritto che Abdeslam avrebbe cercato prima di tutto di convincere uno dei suoi cugini parigini di passarlo a prendere a Châtillon, un sobborgo a sud-ovest della capitale. "Ho un problema," ha detto via telefono al cugino la sera degli attacchi.

"Non so se hai sentito, ma ci sono stati degli attacchi terroristici," avrebbe detto il cugino. "Davvero? Attacchi terroristici?," sarebbe stata la risposta di Abdeslam.

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Non riuscendo a ottenere un passaggio dal cugino, Abdeslam ha poi contattato i due amici belgi, che si sono resi disponibili a incontrarlo alle 6 del mattino del giorno successivo davanti a un McDonald's di Châtillon.

Abdeslam ha chiesto agli amici di viaggiare su strade secondarie per evitare i controlli di polizia; i tre, tuttavia, si sono persi e sono finiti comunque in autostrada.

Nelle ore successive, la macchina su cui viaggiava Abdeslam è stata fermata per ben tre volte dalla polizia francese, secondo quanto riferito ad AFP da una fonte vicina agli investigatori.

Durante il primo controllo, gli ufficiali hanno chiesto ai tre uomini se avessero "assunto qualcosa." Attou e Amri avrebbero confessato di essersi appena fumati una canna, mentre Abdeslam è restato in silenzio sul sedile posteriore. "Non va bene, ma oggi non è la nostra priorità," avrebbe replicato uno degli ufficiali ad Attou, prima di lasciarli proseguire.

Poche ore dopo, il veicolo è stato fermato nuovamente. Questa volta, gli ufficiali hanno controllato i documenti dei viaggiatori. Ancora una volta Attou, Amri e Abdeslam - che non era ancora stato identificato tra i terroristi di Parigi - sono stati lasciati andare.

La macchina è stata fermata una terza volta fuori dalla città di Cambrai, vicino al confine con il Belgio. Abdeslam ha detto di essere diretto nel quartiere di Molenbeek, a Bruxelles, e ha fornito agli agenti l'indirizzo in cui si sarebbe recato. Ancora una volta, la polizia non li ha trattenuti.

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Nel frattempo, Abdelhamid Abaaoud - accusato di essere stato la 'mente' degli attacchi di Parigi - avrebbe trascorso i quattro giorni dopo il massacro nascondendosi in un gigantesco cespuglio nel sobborgo parigino di Aubervilliers. Basandosi su una soffiata, i poliziotti avrebbero iniziato a setacciare il cespuglio, definito come "un igloo fatto di piante." Il nascondiglio di Abaaoud era equipaggiato con un materasso appoggiato su pallet di legno.

Il 17 novembre, vicino al nascondiglio, la polizia ha visto il cugino di Abaaoud, Hasna Aït Boulahcen.

Poco dopo l'arrivo di Boulahcen, Abaaoud sarebbe uscito dai cespugli, e i due sarebbero stati raggiunti da un terzo uomo non identificato. Il trio si è allontanato a piedi, seguito a distanza dalla polizia, che temeva la possibile presenza di cinture esplosive. I tre hanno poi raggiunto in taxi un appartamento in Rue Corbillon, nel sobborgo parigino di Saint-Denis.

Il giorno successivo, alle 4 del mattino, le forze speciali francesi hanno effettuato un raid nell'appartamento. Tutti e tre gli uomini, compreso Abaaoud, sono rimasti uccisi. Il lunedì, la polizia belga ha rilasciato cinque persone che erano state arrestate durante il fine settimana.

Secondo quanto riportato, gli investigatori belgi sarebbero sulle tracce di un altro sospetto, residente in Belgio, che potrebbe essere stato tra gli organizzatori degli attacchi. Si pensa infatti che gli attentatori abbiano effettuato diverse telefonate verso il Belgio nella notte del 13 novembre.

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Un telefono cellulare ritrovato in un cestino accanto al Bataclan, dove 90 persone sono state uccise, conteneva un messaggio di testo che diceva "È cominciato, ce ne andiamo." L'sms, inviato alle 21.42 del 13 novembre, è stato spedito a un numero belga. Anche uno dei terroristi appartenente al 'commando delle terrazze' ha utilizzato un telefono cellulare per chiamare in Belgio.

La polizia francese, infine, è alla caccia di un altro sospetto — un francese di 27 anni, che si pensa abbia coordinato l'attacco al Bataclan. Charaffe El-Mouadan - conosciuto con il soprannome Souleymane - è un amico di un altro attentatore, Samy Amimour.

I due si erano incontrati nel sobborgo parigino di Drancy, e avevano parlato diverse volte di lasciare la Francia per unirsi al jihad in Yemen o Afghanistan. Nel 2012, entrambi erano stati accusati di "cospirare per commettere atti terroristici." El-Mouadan potrebbe essersi trasferito in Siria durante il 2013.

Leggi anche: Perché lo Stato Islamico ha attaccato Parigi — e cosa potrebbe succedere adesso


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Immagine di apertura via Google Street View.