La sorveglianza digitale è una guerra di classe

La sorveglianza digitale è una guerra di classe

Ovviamente, la minaccia alla privacy non condiziona tutti allo stesso modo.
22.5.17

I vari telefoni, laptop, e gadget eventuali che la maggior parte di noi usa ogni giorno, tengono traccia della nostra posizione, delle nostre abitudini e delle nostre preferenze. La minaccia alla privacy è pervasiva, ma non condiziona tutti nello stesso modo: sono infatti gli individui più poveri e marginalizzati ad avere la peggio.

Questo secondo uno studio condotto di recente al Data & Society Research Institute, che ha fatto un sondaggio su 3.000 adulti negli Stati Uniti a proposito delle loro abitudini online. Ha concluso che i detentori di uno smartphone che vivono in nuclei familiari che guadagnano meno di 20.000 dollari all'anno, usano il loro telefono come principale strumento per le ricerche online più spesso (il 63 percento) degli utenti di smartphone che appartengono a famiglie più benestanti (21 percento). Questa scoperta di per sé non fornisce però un quadro completo e uno studio separato del 2017 del Pew Research, ha mostrato che le persone di colore e ispaniche si affidano più spesso al proprio telefono di quanto facciano gli individui bianchi.

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Il problema in tutto ciò, però, riguarda il fatto che un telefono è praticamente una piccola spia tascabile, molto più di un laptop medio. Se non configuri meticolosamente le impostazioni di privacy, le app possono inviare qualsiasi tipo di informazione personale ai loro creatori corporate, compresa la tua posizione. le persone povere che si affidano ai propri smartphone sono dunque maggiormente esposte a questo tipo di sorveglianza.

"Per colpa del fatto che una app consente un minor accesso a determinati strumenti di controllo della privacy, rispetto alla sua controparte per desktop, e della vulnerabilità di questi dispositivi alla raccolta dati tramite la condivisione della posizione e al tracking in-store, un'enorme quantità di dati [potrebbe] essere raccolta su gruppi marginalizzati," ha detto in un'intervista Mary Madden, ricercatrice del Data & Society e co-autrice dello studio.

Il sondaggio non indaga i motivi per cui questa disparità nell'uso del telefono esiste, ma potrebbe essere legata al fatto che molti fornitori offrono contratti che comprendono uno smartphone economico, mentre i desktop costano ancora centinaia di dollari e richiedono una connessione alla linea in casa. La disparità di reddito costringe le persone a usare una tecnologia che le espone ancora di più alle stesse forze economiche che giocano a loro svantaggio, in un modo che può essere solo descritto come sistemico.

I dati raccolti dalle persone più povere e marginalizzate possono essere utilizzati per indirizzare le pubblicità a persone che si trovano in condizioni difficili, ha detto Madden — di recente, Facebook ha presentato una ricerca ad alcuni investitori pubblicitari su come la piattaforma sia in grado di identificare gli adolescenti depressi —, o allenare algoritmi col fine di usarli per discriminare tra questi gruppi; per esempio, nella decisione del piano di assicurazione medica o per il rilascio su cauzione. Molti lavori precedenti dimostrano come i pregiudizi nei dati possano accumularsi fino al punto in cui gli algoritmi fatti per prendere decisioni finiscono per mostrare gli stessi terribili pregiudizi propri degli esseri umani.

"È molto difficile per le persone avere una voce in capitolo in queste decisioni o capire le ragioni per cui non hanno ricevuto una telefonata di conferma dopo un colloquio di lavoro o per essere stati scartati dalla pila di domande per il college perché secondo una probabilità calcolata potrebbero non finire i quattro anni di scuola, o per trovarsi un poliziotto davanti a casa," ha detto Madden.

Cercare di sistemare i problemi di privacy digitale e di sicurezza è un incubo senza fine, per cui è difficile che il telefono di una persona media sarà mai del tutto sicuro — che sia povera o ricca. Ciò che si può fare, però, è mitigare i rischi associati con l'uso dello smartphone. Alcuni sostenitori di un sistema di algoritmi più trasparente hanno chiesto alle aziende che lavorano sulle intelligenze artificiali di pubblicare informazioni dettagliate sui loro sistemi, per esempio.

Considerato comunque che il problema a monte resta quello dell'uguaglianza economica, potremmo iniziare a lavorare anche su quello, magari.