Internet of Things

Perché collegare i cervelli a internet è una pessima idea

Cosa succede se qualcuno hackera l'Internet dei Cervelli?

di Jacob Dubé
29 settembre 2017, 9:03am

Immagine: Shutterstock

L'obiettivo di aziende come la misteriosa Neuralink di Elon Musk è quello di connettere il cervello umano — quella magnifica massa di neuroni — a internet, la landa digitale dove imperano gattini russi e razzismo. Ma alcuni esperti stanno mettendo in dubbio l'etica e la sicurezza dell'Internet dei Cervelli.

Adam Pantanowitz, un professore del dipartimento di ingegneria elettrica e informatica dell'Università del Witwatersrand a Johannesburg, in Sud Africa, ha detto che connettere i cervelli di tutte le persone a internet potrebbe avere serie implicazioni legate a privacy e potenziali attacchi hacker.

Pantanowitz, insieme a due studenti di ingegneria, è riuscito a trasmettere con successo onde cerebrali umane su internet, tramite un sito open-source, usando un elettroencefalogramma (EEG) attaccato a un computer Raspberry Pi portatile. Hanno chiamato il progetto Brainternet (sì, davvero).

Pantanowitz ha detto che i ricercatori potrebbero usare le informazioni per studiare le onde cerebrali di una grande quantità di soggetti diversi tutti insieme. "L'idea è che, prima o poi, saremo tutti connessi alle reti intorno a noi e potremo infine diventare nodi dell'Internet of Things a nostra volta," mi ha detto. "Le informazioni possono viaggiare dai nostri cervelli alle reti e tornare indietro."

Per quanto possa suonare intrigante l'idea di collegare il cervello a internet un po' come facciamo già ora coi tostapane, il pensiero che un hacker possa mettere mano nella nostra mente lo è decisamente meno. Gli elettrodomestici e i dispositivi quotidiani che attacchiamo a internet in genere non hanno grandi misure di sicurezza e possono essere hackerati e trasformati in botnet per un attacco DDoS.

Pantanowitz ha detto che questo sarà un problema sempre peggiore quando i ricercatori supereranno la frontiera del "flusso bidirezionale delle informazioni," per cui i dati possono essere caricati su un cervello anziché solo trasmessi.

"Qualsiasi attacco che possa prendere il controllo del flusso [di informazioni] e usarlo in modo non opportuno sarebbe un disastro per l'individuo coinvolto e, più in generale, potrebbe costituire un serio rischio per la società," ha detto.

Non è la prima volta che l'etica dei cervelli connessi alla rete è oggetto di discussione. Uno studio del 2014 pubblicato su Frontiers of Neuroengineering ha sottolineato alcune consistenti problematiche di tipo etico relative alla connessione cerebrale aumentata. Un po' come nel caso del mapping genetico, lo studio sosteneva che, considerato che possiamo ottenere molte più informazioni personali dal cervello, il diritto alla privacy neurale diventerà molto più significativo, specialmente nell'ipotesi in cui gli hacker acquisiscano la capacità di impiantare informazioni della mente di qualcuno.

"Se i pensieri possono essere impiantati o si possono condizionare i comportamenti, tramite interfacce di pensiero che inviano stimoli o informazioni direttamente nel cervello, è teoricamente possibile che, a un certo punto, questa tecnologia possa essere usata senza il consenso di un soggetto per controllare il comportamento dei carcerati, per esempio," si legge nello studio. "Per quanto al momento lo stato della tecnologia sia troppo primitivo per spingersi a tali utilizzi, è imperativo essere vigili man mano che la ricerca prosegue."

Lo studio ha anche sottolineato la possibilità che, se tutti i nostri cervelli sono connessi in un enorme brodo virtuale, non resti molto spazio per l'individualità. "Chi possiede i pensieri generati dall'interfacciarsi di un cervello con un altro?" domanda lo studio.

Per prevenire alcune delle questioni legate alla sicurezza di un Brainternet, Pantanowitz suggerisce di creare una nuova rete — completamente separata dall'internet di oggi — per le connessioni. Porta come esempio il progetto di comunicazioni quantistiche della Cina — dove le informazioni verrebbero inviate attraverso fotoni connessi tramite entanglement quantistico dai satelliti — come possibile contendente. Un numero adeguato di questi segnali creerebbe una rete interconnessa, o internet quantistico.

"Se qualcuno inizia a manomettere le informazioni nel mezzo di una connessione, l'intera natura della rete cambia," ha detto Pantanowitz. "L'intero aspetto visivo della rete potrebbe mutare per segnalare un'intrusione."

Potrebbero volerci ancora decenni prima di doverci preoccupare se un hacker stia giocando a Inception con la nostra mente mentre siamo collegati a internet, ma, per ora, è bene stare attenti a cosa attacchiamo ai nostri cervelli. Specialmente se si tratta di strani elmetti offerti da sconosciuti.