L'ingresso all'area del petrolchimico di Marghera. Immagine: Le Straniere
Per un soffio dunque si è evitata una tragedia che avrebbe potuto trasformarsi in una Bhopal italiana.Ora l’impianto della Dow Chemical non c’è più, è stato smantellato dopo che dal 2006 l’azienda ha deciso di disinvestire dall’area di Marghera. Del vecchio petrolchimico resta poco oggi, sono ancora attive alcune aziende (Eni, Versalis) ma molte strutture sono state dismesse. Tra luglio e ottobre sono state abbattute entrambe le torri della Vinyls, con qualche difficoltà. Torri su cui alcuni dipendenti Vinyls erano saliti per protestare contro i licenziamenti e la cassa integrazione, dandosi i turni a 150 metri di altezza nell’inverno del 2010.Nella relazione ufficiale dell’incidente i Vigili del Fuoco ringrazieranno anche la Divina Provvidenza.
Anthony Candiello, fisico e abitante di Marghera. Immagine: Le Straniere
“Cominciamo dunque ad incontrarci. E a studiare," mi spiega Candiello. "Prima Marghera era come un sito militare, le industrie davano lavoro, e i cittadini non erano al corrente di quel che succedeva lì dentro. Noi iniziamo un processo di consapevolezza collettiva, ed è qui che è avvenuto il cambiamento. Perché non erano più pochi lavoratori a battersi per la difesa della salute e dell’ambiente, ma era la cittadinanza”.“Ci troviamo ogni mercoledì, in 30 o 40 persone, questo per sette o otto anni, forse una decina. Io tengo una newsletter, con cui iniziamo ad informare decine, poi centinaia di persone. Nel tempo abbiamo fatto diverse azioni, molte manifestazioni, andando spesso in contrasto con l’amministrazione che secondo noi sottovaluta i problemi," continua. "Siamo arrivati a fare delle audizioni in consiglio comunale per richiedere un referendum contro il ciclo del cloro”.Il ciclo del cloro è un processo di lavorazione estremamente inquinante. L’incidente del 2002 lo ha reso evidente a tutta la popolazione attorno a Marghera e Venezia. Ma le conseguenze di produzioni di questo tipo erano già emerse con le malattie e le morti dei lavoratori dei reparti del cloruro di vinile (CVM) alla Montedison. Esternalità tutt’altro che inaspettate: il Piano regolatore di Venezia redatto nel 1962 stabiliva che "nella zona industriale di Porto Marghera troveranno posto impianti che diffondono nell’aria fumo, polvere o esalazioni dannose alla vita umana, che scaricano nell’acqua sostanze velenose."La strada che separava la zona residenziale e quella industriale, Via Fratelli Bandiera, sembrava fosse sufficiente a fare da barriera per tutte le complicazioni che potevano arrivare da quest'ultima.
Una fabbrica dismessa in via dell'Industria. Immagine: Le Straniere

Come Franco Rigosi, ingegnere chimico ed esponente di Medicina Democratica, tecnico dell’Arpav (l’agenzia regionale veneta per la protezione ambientale). E come Gabriele Bortolozzo, operaio che con pazienza, in molti anni, raccoglie i dati sulle malattie e le morti dei suoi colleghi di reparto, riuscendo a dimostrare la correlazione tra cvm e insorgenza di tumore al fegato (Bortolozzo è morto investito mentre era in bicicletta nel 1995, a lui è dedicato El mostro, cortometraggio animato uscito un paio di anni fa).“Gabriele quando si è reso conto che i suoi compagni morivano, e lui è rimasto tra i pochi sani in reparto, ha cominciato a cercare i famigliari dei morti e degli ammalati, per scoprire che tutti avevano lo stesso tipo di tumore. Ha rintracciato 157 casi di morti”, così racconta Rigosi. “Ma i dati ufficiali parlavano di 4 casi di morti da cvm in tutta Italia, pochissimi. Chiaramente non era possibile. È per questo che ha cominciato questa ricerca. Faticosissima: non sapeva i nomi delle persone, non aveva gli indirizzi. Alla fine ha trovato Casson, che a vedere tutti quei morti ha deciso di fare una verifica. Il magistrato ha fatto un appello a tutta la cittadinanza per vedere se anche altri avessero ammalati. Sono arrivate 280 segnalazioni”."Abbiamo deciso di trasferire una parte delle competenze tecniche ai cittadini, per la prima volta. È questo il servizio più importante: diffondere, spiegare, far capire a tutti”.
Franco Rigosi, in pensione: era ingegnere chimico e tecnico dell'agenzia per la protezione ambientale veneta. Immagine: Le Straniere