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Come Rocco Casalino è diventato uno degli uomini più potenti della politica

La figura di Casalino è cruciale per capire l’evoluzione del MoVimento 5 Stelle degli ultimi anni.

di Hamilton Santià
14 luglio 2018, 2:30pm

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Giovedì il MoVimento 5 Stelle ha organizzato una “festa” davanti alla Camera dei Deputati. L’occasione è storica—almeno a leggere Luigi Di Maio—perché si sono aboliti i vitalizi. Posto che la notizia, così come è stata spinnata, è inesatta, il flash-mob è stato orchestrato da Rocco Casalino che, nella plumbea euforia del momento, si rivolge al giornalista de Il Foglio Salvatore Merlo e gli chiede: “Adesso che il Foglio chiude, che fai? Mi dici a che serve il Foglio? Perché esiste?”. Al di là della frase—infelice, intimidatoria, segno di come l’attuale governo concepisca il proprio rapporto con la stampa—è interessante che a reggere le fila di tutto questo discorso sia proprio Casalino.

Quest'ultimo, per chi ancora non lo sapesse, nei 15 anni che sono passati dal Grande Fratello all’insediamento del governo Conte ne ha fatta davvero tanta di strada. Dalla casa di Daria Bignardi, passando per il giornalismo e la gestione della comunicazione dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle, adesso è il portavoce del Presidente del Consiglio, e mantiene una sorta di governance di tutti i processi comunicativi del partito.

In altre parole: la figura di Casalino è cruciale per capire l’evoluzione del M5S degli ultimi anni.

Ma facciamo un passo indietro. Andare in tv e gestire i media non è per niente facile, soprattutto per quanto riguarda la politica. Non è così necessario avere dei contenuti: ci vuole una certa faccia tosta, una presenza che sia un grado di bucare lo schermo e, ultimo ma non meno importante, la consapevolezza di essere lì per recitare una parte, una categoria buona da giocare per aumentare gli indici d’ascolto (il politico giovane, il politico anziano, quello di destra che urla, quello di sinistra che lascia lo studio, eccetera) e l’engagement sui social.

Non a caso, negli ultimi anni i partiti politici hanno deciso di dotarsi di una infrastruttura quasi militare per decidere chi deve o no andare in televisione a difendere o rivendicare gli interessi di partito. Quando Matteo Renzi era segretario del Partito Democratico, ad esempio, il suo ufficio gestiva tutte le ospitate televisive.

Nel MoVimento 5 Stelle, il passaggio dalla prima fase “solo-Internet” e della pubblicità di rimando—per cui le televisioni, considerate il Male Assoluto, riprendevano quello che Grillo diceva nelle piazze senza che il M5S parlasse con nessuno—a quella più professionalizzata della televisione ha invece coinciso con la spettacolare ascesa di Rocco Casalino.

Nato in Germania e cresciuto in provincia di Brindisi, Casalino si fa conoscere al grande pubblico come concorrente del primo Grande Fratello e poi con dieci anni di giornalismo professionista a Telelombardia, Telenorba, Stop e Vero Tv. Tutti però, anche oggi, lo ricordano più che altro per quella partecipazione—e l’intervista in mutande alle Iene mentre parla dell’odore “agrodolce” dei rumeni.

“Per la prima volta ho avuto la consapevolezza di essere malvagio. Ho scoperto di avere un lato cattivo, di essere un falso,” ha detto Rocco Casalino in riferimento all’esperienza che lo ha lanciato nel mondo dello spettacolo strappandolo a una vita come quella di tutti gli altri. Il virgolettato è riportato inun articolo diVanity Fair in cui si spiega come Casalino abbia plasmato la comunicazione del M5S e piegato alle sua condizioni sia i parlamentari (chi non andava in tv perché brutto e poco telegenico, chi aveva bisogno di un nuovo guardaroba e chi di una sbiancamento dei denti), sia i giornalisti (dettando condizioni per ottenere Di Maio o Di Battista in trasmissione) consapevole di avere il coltello dalla parte del manico.

Anzi: di due manici. Il primo è la fiducia di Gianroberto Casaleggio, che si guadagna dopo essere arrivato a gestire la comunicazione dei gruppi parlamentari dei Cinque Stelle. Il secondo, invece, è la conoscenza perfetta dei meccanismi televisivi e dello spettacolo—che gli deriva non solo dal Grande Fratello, ma dall'aver fatto parte della scuderia di un personaggio che per anni ha dominato e manipolato da dietro le quinte tutta l’industria dello spettacolo italiana (soprattutto in coincidenza con l’età dell’oro del berlusconismo): Lele Mora.

Sono queste caratteristiche, insomma, ad averlo fatto diventare un ibrido di professionista-militante che non ha alcun bisogno di essere eletto—anche se ci aveva provato alle regionali lombarde del 2012, quando però la reazione della base grillina lo spinse a ritirarsi. In questa fase storica, dopotutto, gli eletti non solo sono transitori, ma sono sempre più meri esecutori che recitano copioni. Nel M5S, quei copioni li detta lui: cosa dire, come dirlo, come muoversi, con chi parlare e cosa fare. Davanti alla Camera dei Deputati giovedì Casalino si muoveva come un vero e proprio regista: “Mi raccomando ragazzi, ricordate che è il giorno più importante della legislatura. Quindi dimostrate entusiasmo. Tra poco aboliremo i vitalizi. Fate dei video e postateli su Facebook.”

Ma al di là di facili battute, come siamo arrivati a questo punto? Per rispondere, penso che esista un vero e proprio filo rosso con cui seguire la storia recente di questo paese. Un filo che parte dall’istituzione di una vera retorica dell’indignazione contro il potere portato avanti da Mediaset in programmi televisivi come Striscia la Notizia (con un lungo elenco di eroi “portavoci del popolo” ante-litteram come il Gabibbo: genovese come Grillo e come Antonio Ricci, che di Grillo fu amico e autore) e Le Iene. Quella stessa Mediaset che nel 2000 portò in Italia il format del Grande Fratello, esperimento con cui mettere sotto un occhio che è al tempo stesso generatore di controllo e generatore di spettacolo le vite di dieci persone qualunque e farle diventare delle celebrità.

Sembrano due cose diverse, ma non lo sono. Da un lato, infatti, abbiamo la costruzione di una cornice narrativa in cui si definisce la dinamica del “noi” contro “loro”; dall’altro, si prendono persone che sognano di diventare qualcuno e le si mette dentro un tritacarne a uso e consumo della società dello spettacolo. Non vittime, ma complici.

Tradotto in politica, quel “noi” ha iniziato ad attaccare “loro” (il potere), delegittimandolo e cercando attraverso le elezioni di prenderne il posto. Non per cambiarlo, ma per sostituirlo. Il MoVimento 5 Stelle ha cavalcato questa ondata di indignazione e nel 2013 ha portato in parlamento persone senza nessuna specifica proprietà se non quella di essere “esattamente come te.”

Rocco Casalino, come detto, conosce perfettamente le regole del gioco e dello spettacolo televisivo. Si è guadagnato passo dopo passo un posto di comando nella stanza dei bottoni (lamentandosi, tra l’altro, di quanto è piccola quella stanza) e sta cercando di dettare lui stesso le regole. La frase detta a Merlo in riferimento alla presunta salute del Foglio è solo l’ultima di una serie di azioni del portavoce contro i giornalisti.

Memorabile, per certi versi (e con successive scuse di Casalino), è il video in cui "sbeffeggia" Enrico Mentana, colpevole di non comunicare con la dovuta velocità l’avvenuto accordo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini sulla formazione del governo dopo che lo stesso Casalino lo ha informato con un sms (il tentativo di “costruire” uno scoop). Oppure quando lascia una chat di Whatsapp con dei giornalisti per le critiche ricevute in merito a una risposta non certo adeguata al suol ruolo istituzionale (l’emoji di un dito medio).

Ma è come responsabile del “messaggio” che raggiunge il suo meglio. Da qualche anno, infatti, gli spin-doctor sono diventati sempre più centrali e fondamentali. Nel suo periodo d’oro, Matteo Renzi non muoveva passo senza i suggerimenti di Filippo Sensi, alias nomfup (attuale senatore del Partito Democratico). Oggi quando si parla della comunicazione di Matteo Salvini, si parla anche del lavoro di costruzione del consenso di Luca Morisi. Rocco Casalino non è solo lo spin-doctor del Presidente del Consiglio (che tra l’altro rilascia ben poche dichiarazioni, ultimamente, e tutte abbastanza di routine), ma di tutto il M5S e, in particolare, di Luigi Di Maio.

Vi ricordate la grottesca trovata dell’ impeachment al Presidente della Repubblica dopo il suo rifiuto di nominare il no euro Paolo Savona ministro dell’economia? Secondo una ricostruzione pubblicata qualche settimana fa da Il Foglio, è stato Rocco Casalino assieme a Pietro Dettori—altra figura chiave del M5S, quest’ultima, che L’Espresso definisce “il talentuoso e spregiudicato simbolo della compenetrazione opaca tra azienda, partito e, adesso, governo”—ad avere l’idea per mettere Di Maio di nuovo al centro della scena.

Al netto dei proclami e delle retoriche, degli uno vale uno, dei “chiudiamo i porti” e del governo della gente, il potere—quello vero—è sempre invisibile. Agisce dentro lo spettacolo, fa sue le logiche di una politica svuotata di contenuto e ormai ridotta a semplice gesto (Ernesto Laclau parlava, non a caso, di populismo come “significante vuoto”).

Rocco Casalino gestisce il messaggio del primo partito del paese (nonostante secondo i sondaggi sia stato ormai quasi raggiunto dalla Lega dopo le ultime rampanti settimane di Matteo Salvini) e vive una lunga lunga di miele con Davide Casaleggio, il presidente dell’Associazione Rousseau dove tutto si decide—fino a quando qualcuno non deciderà di staccare la spina. Cerca quindi di dettare l’agenda e dirigere i giornalisti, nella ricerca di quel consenso totale su cui si basa la politica contemporanea.

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