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Fare la commessa mi ha fatto odiare profondamente l'umanità

Che tu venda vestiti, caffè, preservativi, broccoli o aspirapolvere il risultato è sempre lo stesso: finirai per detestare il genere umano.
illustrazione cassiera arrabbiata
Illustrazione di Laura Binder.

"Mi scusi," dico, "una persona alla volta nei camerini, per favore." La ragazzina mi guarda con aria di sfida mentre il suo ragazzo diventa paonazzo. Mi risponde: "Sei gelosa perché io ho un fidanzato?"

Poche ore dopo, un'altra cliente strappa un abito da una gruccia e mi chiede se è disponibile in altre taglie. Purtroppo no, le rispondo, e così lei pensa bene di scaraventare l'abito a terra e di andarsene senza dire una parola. Quando le chiedo gentilmente di riappendere l'abito, mi risponde, "L'ho trovato lì."

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Più tardi, un ragazzo mi urla violentemente addosso accusandomi di aver spostato la sua borsa, che aveva dimenticato e abbandonato a terra nel bel mezzo del negozio. Cerco di spiegargli che qualcuno avrebbe potuto rubarla se io non l'avessi presa e consegnata al banco 'oggetti smarriti,' ma niente, lui continua a urlare, non vuole "farsi dare lezioni da una commessa."

Negli anni in cui ho lavorato nei negozi di due grandi catene di moda, di giornate come questa ne ho viste davvero tante. Ma a quanto pare, non è il settore merceologico a fare la differenza. Che tu venda vestiti, caffè, preservativi, broccoli o aspirapolvere il risultato è sempre lo stesso: finirai per detestare il genere umano.

Recentemente ho parlato con un paio di ex colleghe che ora, come me, odiano l'umanità tutta, e avremmo potuto passare ore e ore a raccontarci le nostre peggiori esperienze in negozio. Alla fine ho deciso di raccontare le più significative in questo articolo. Anna e Miriam lavorano ancora in negozio, quindi, per tutelare il loro posto di lavoro, ho cambiato i loro nomi. Nemmeno io mi chiamo davvero Juli ma, ahimè, quando lavoravo in quei posti infernali avevo un contratto di riservatezza.

Eine Jeans mit einem blutigen Tampon in einer Tasche hängt neben einem Mantel den Fliegen umschwirren

IL CLIENTE SCHIFOSO

Juli: Una donna entra in negozio con un passeggino, passando tra le corsie si impiglia ovunque e fa cadere tutto. Infastidita, la seguo fino ai camerini. Mi metto a riordinare i capi mentre aspetto che finisca di provare. Quando ha fatto spalanca la tenda e suo figlio vomita tutto il pranzo; lei rimane a guardare impassibile. Quando finisce prende una delle maglie che aveva appena provato, la usa per pulire la faccia del bambino e poi me la passa.

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Miriam: I camerini sono il posto più disgustoso che voi possiate immaginare, perché la gente crede di non essere vista. Una volta, qualcuno aveva lasciato un cumulo enorme di vestiti a terra. Mentre li riordino e li piego, mi accorgo che c'è qualcosa in una tasca. Era un assorbente interno usato.

Anna: Una volta ho trovato in camerino una coppetta di gelato vuota così appiccicosa che non volevo assolutamente toccarla. Quando sono tornata, più tardi, ho trovato quella stessa coppetta piena di pipì, e il pavimento tutto attorno altrettanto bagnato e sporco. Come se non bastasse, nella tasca di una giacca ho trovato degli escrementi.

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IL CLIENTE IRRISPETTOSO

Juli: Quel giorno, ero in cassa da un sacco di tempo e non avevo fatto pausa perché eravamo a corto di personale. Quando finalmente la persona che mi deve dare il cambio si presenta io chiudo la mia cassa, e in quel momento una signora anziana in fondo alla fila mi urla contro, arrabbiata. Io cerco di spiegarle che devo attenermi ai ritmi di lavoro e pausa imposti dai turni, ma lei mi risponde sbraitando, "Sembra che tutta la tua vita sia una lunga pausa."

Anna: Eravamo in chiusura e avevo appena finito di riordinare. La schiena mi faceva malissimo e non vedevo l'ora di andarmene. Nel mio settore di negozio era rimasta solo una cliente, una madre con il figlio. Nel guardare i capi esposti, spostava le grucce così violentemente che a un certo punto ha fatto cadere un'intera rella di vestiti. Quando il bambino le ha indicato i capi rimasti a terra, la madre ha risposto, "Non importa, la signora poi mette tutto a posto."

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Miriam: Una volta una cliente voleva pagare una somma davvero ridicola con una banconota di grosso taglio. Io ci provo, le chiedo se ha della moneta e lei non mi risponde. Le faccio di nuovo la domanda, e lei mi risponde urlando "No!" e così io incasso la banconota. Dopo aver contato il suo resto glielo porgo e lei, rovistando sul fondo della borsa, mi lancia delle monete sul bancone. Io le ignoro, la mia risposta in questi casi è sempre la stessa: "Mi dispiace, ho già concluso la transazione." E a quel punto lei urla, "Ma non vi insegnano più la matematica di base a scuola?"

IL CLIENTE SFACCIATO

Juli: Suona l'allarme antincendio e bisogna lasciare il negozio in fretta. Alcune persone sono visibilmente agitate o nel panico, ma non queste due ragazze che trovo nell'area scarpe. "Dobbiamo lasciare l'edificio, per favore andate verso l'uscita d'emergenza più vicina," dico loro.

"Tra un attimo, stiamo finendo di provare queste."
"Questa non è un'esercitazione. Dovete uscire immediatamente!"
"Possiamo pagare al volo queste?"
"Cosa non vi è chiaro della frase 'Dovete uscire immediatamente'?"
"Ok, scusi, stava bofonchiando, non si capiva."

Miriam: Una donna torna in negozio per restituire una giacca che ha un buco provocato chiaramente dalla bruciatura di una sigaretta. Quando le faccio notare che è impossibile che il capo le sia stato venduto con quel buco, lei va su tutte le furie. Mi urla addosso e pretende che io le restituisca i soldi. Io rimango ferma sulla mia decisione. Ma lei non molla, così decido di chiamare il responsabile, nella speranza che lui risolva la questione. Quando arriva alla cassa, guarda la giacca e decide di accettare il reso della cliente. Come se non bastasse, mi obbliga a scusarmi con la donna "per la mia impertinenza." Dovevate vedere il ghigno soddisfatto della signora.

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Anna: Reparto bambini, vedo una donna molto incinta che si prova qualcosa in un angolo. La osservo per vedere se alla fine abbandonerà in giro in capi che non le vanno bene. Poi mi accorgo che c'è qualcosa sotto la sua maglia. È il marito che le sta chiaramente dando piacere con una mano—pensando forse di non essere visto? Ripeto, erano nel reparto bambini.

Ein Kind weint, eine Hand holt zur Backpfeife aus

IL CLIENTE AGGRESSIVO

Juli: Una cosa che davvero non sopportavo quando lavoravo in negozio era chiedere ai clienti in cassa se volessero pagare per il sacchetto, ma non avevo scelta. D'istinto, molti rispondevano di no, ma poi mi guardavano con aria sorpresa quando gli passavo i capi sul bancone senza busta. Una volta uno di loro si era infuriato, e aveva iniziato a inveire contro di me, chiedendomi dove avrebbe dovuto mettere i suoi acquisti. Quando gli ho ripetuto che la busta costava 15 centesimi, si è incazzato ancora di più. Mi ha tirato addosso qualche moneta e ha urlato, "E adesso dammi 'sta cazzo di busta!"

Anna: Un bambino piccolo sta urlando per tutto il negozio. La madre continua a farsi i fatti suoi, e lo lascia lì. Dieci minuti dopo, torna e gli dà uno schiaffo. A quel punto chiamo in amministrazione e chiedo se dovremmo intervenire. Purtroppo, lei è più veloce e se ne va.

Miriam: Una cliente lascia un mucchio così grande di capi nel camerino che mentre sta uscendo le chiedo gentilmente di riappenderli. Lei si scalda subito e mi accusa di averle chiesto di riordinare solo perché è una donna di colore. Le rispondo che il colore della sua pelle non ha nulla a che vedere con tutto questo, ma mentre finisco di pronunciare la frase, lei mi ha già tirato un maglione addosso, ha gettato a terra tutto il resto dei vestiti ed è scappata correndo.