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Il senatore Pillon è stato condannato per aver diffamato un circolo LGBTQI

"Giustizia è fatta nei confronti di un personaggio che ha fatto dell’odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali la sua ragione di battaglia politica".

di Leonardo Bianchi
11 aprile 2019, 4:12pm

Il senatore leghista Simone Pillon. Foto via Facebook.

Prima di diventare l'autore di una delle peggiori proposte di legge degli ultimi tempi—il ddl sull’affido condiviso che, nonostante le promesse del M5S, è ancora in parlamento—l’avvocato e senatore leghista Simone Pillon è stato una delle figure chiave del movimento ultracattolico e “no-gender” italiano.

E in quanto tale, era solito girare l’Italia per catechizzare le persone sui rischi dell’“ideologia gender” e sulle perverse attività della “lobby LGBT” nelle scuole; dipingendosi spesso e volentieri come una vittima della “dittatura del politicamente corretto.”

Proprio oggi pomeriggio, però, il tribunale di Perugia l'ha condannato in primo grado per diffamazione nei confronti del circolo Arcigay Omphalos di Perugia. La pena comminata è di 1500 euro, ed è stato anche disposto il risarcimento di 20mila euro a Omphalos e diecimila all’attivista Michele Mommi.

I fatti risalgono al 2014, periodo in cui l’isteria dei “no-gender” colpiva soprattutto le iniziative scolastiche contro il bullismo omofobico e l’educazione sessuale. In una serie di conferenze tenutesi in Umbria tra luglio e novembre del 2014, Pillon aveva preso di mira il materiale utilizzato da Omphalos in un liceo di Perugia.

Sventolando un volantino dell’associazione, il futuro senatore sosteneva che gli attivisti “hanno insegnato che per fare l’amore servono o due maschi o due femmine”—omettendo però il pieghevole in cui compariva una coppia eterosessuale. Tra le altre cose, Pillon raccontava al pubblico che Omphalos, in sostanza, sarebbe stata dedita all’adescamento dei minori.

“Abbiamo il welcome group, il gruppo di benvenuto dove vengono accolti i ragazzi tra i 14 e i 19 anni che hanno fatto l’assemblea d’istituto,” diceva l’ex consigliere del Forum delle Associazioni Familiari, “e vogliono provare a fare sesso tra due maschi o tra due femmine e vengono felicemente accolti tra le braccia evidentemente desiderose [il corsivo è mio] del gruppo dell’Arcigay di Perugia.”

I video degli incontri erano stati pubblicati online, e dopo averli visti gli allora presidenti di Omphalos avevano deciso di querelare Pillon. La procura di Perugia aveva così disposto il sequestro del video (relativo all’incontro di Assisi); mentre il gip scriveva che Pillon “ha diffuso notizie non corrispondenti al vero sull’attività di informazione e di prevenzione che svolge l’associazione,” ritenendo il contenuto dell’intervento “offensivo e lesivo della reputazione” di Omphalos.

Secondo l’avvocata Sasha, intervistata da TPI, nel caso di specie non si può infatti parlare di critica “perché la critica deve basarsi su dati di verità. E questo non succede: basta guardare i video per vedere la mistificazione delle attività svolte da Omphalos, addirittura accusata di adescare minorenni nelle scuole.”

Pillon è stato rinviato a giudizio a marzo del 2016, e a giugno del 2017 Omphalos e i due presidenti si sono costituiti parte civile. Nell’udienza di oggi, l’avvocata del senatore Laura Modena ha spiegato che “c’è anche gente che la pensa in modo diverso da Omphalos, esiste la libertà di pensiero. Il diritto di avere un dissenso. A Pillon fa difetto il senso dell’umorismo, Crozza dovrebbe essere in galera da anni se gli andiamo a tarpare il diritto di satira.”

In un post su Facebook, Pillon ha detto di essere stato condannato “per aver osato difendere la libertà educativa delle famiglie, che a quanto pare non possono più rifiutare l’indottrinamento gender propinato ai loro figli,” aggiungendo che “certe condanne sono medaglie di guerra.”

L’attuale presidente di Omphalos, Stefano Bucaioni, ha invece espresso soddisfazione per l’esito processuale della denuncia e annunciato che “ogni centesimo del risarcimento” sarà utilizzato “per incrementare le iniziative contro il bullismo omofobico nelle scuole.”

Per il resto, ha concluso, “giustizia è fatta nei confronti di un personaggio che ha fatto dell’odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali la sua ragione di battaglia politica.”

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