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Più i Chemical Brothers tornano al passato, più diventano attuali

'No Geography', il nuovo album del duo inglese, suona dolcemente retrò, ma non è un lavoro di sola nostalgia.

di Andrea Bosetti
18 aprile 2019, 12:51pm

Chemical Brothers, foto promozionale

Mettere un cane su un’astronave dopo un intenso addestramento e dei test di guida in Formula Uno è esattamente quello che ti aspetti dai Chemical Brothers, soprattutto se il cane alla fine preme un bottone e fa una pernacchia alla stanza di controllo—e la storia dei Chemical Brothers, in quanto a premere bottoni, non è seconda a nessuno. Poi c’è una danza drogatissima e coloratissima, ma soprattutto drogatissima, un’orgia di corpi in libertà che devono continuare a rimanere fatti. Ancora prima c'è stata un’incazzatura di maschere, altro tema caro ai due londinesi, che rende zarra una delle citazioni più importanti della cinematografia degli ultimi quarant’anni. Al di là di questo, il nuovo lavoro della premiata coppia Rowland/Simons arriva sulla scia di un sacco di cose che riconosci e che ti fanno sentire a casa, apparecchiato con tutto quello che ti aspetti di trovare in un album dei Chemical Brothers: droga, maschere, sovversione, beat, beat, beat.

Per registrare il loro nono album i due produttori sono andati a ripescare in soffitta la strumentazione usata per Exit Planet Dust e Dig Your Own Hole, come a volersi non poi così velatamente riavvicinare alle loro origini e radici, e infatti No Geography suona dolcemente retrò, i suoi beat cullano placidamente in un tepore familiare e rassicurante, e più o meno tutti si stanno sbilanciando a parlare di lavoro nostalgico, da fine millennio scorso. Addirittura, Pitchfork è andato a scomodare rimandi e collegamenti a Since I Left You degli Avalanches.

chemical brothers no geography
La copertina di No Geography, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify.

Ma la nostalgia di fine millennio non è soltanto quella anni Novanta da beat tamarri e morbidoni, con quelle sottotrame funk che hanno sempre reso i Chemical Brothers più caldi e meno sbracati rispetto ai Prodigy del compianto Keith Flint; nel corso degli anni il duo è rimasto evidentemente affascinato dalla chillwave e dal revival synth, e tanto la title track quanto la più lunga e programmatica “The Universe Sent Me” si portano dietro e soprattutto dentro i loro echi. Nell’ultima, oltre ai synth, c’è pure la voce della popstar norvegese AURORA, più o meno leitmotiv vocale dell’album e presente su brani sparsi qua e là per tutto il disco.

Sull’ultimo brano, ”Catch Me I’m Falling”, invece, torna a collaborare con i due inglesi Stephanie Dosen, che già li aveva seguiti su Hannah e su Further ancora prima. Questo sviluppa un contrasto divertente all’interno di No Geography: negli anni Novanta Dosen faceva parte di un duo ambient chiamato Virus, che ha rilasciato della trance cristiana che veniva venduta nelle librerie cristiane ad un pubblico cristiano. La cantante norvegese classe '96, al contrario, ha recentemente dichiarato di non ascoltare musica ad eccezione di Leonard Cohen, dei Chemical Brothers e dell’heavy metal, ed è recentemente finita sul palco coi Wardruna, uno dei progetti artistici più avversi al cristianesimo che abbiano mai calcato i palchi e le terre emerse.

No Geography, insomma, abbonda di rimandi, significati, citazioni e collaborazioni con altri significati e altre citazioni, come sempre quando si parla di artisti che hanno portato la propria scena di riferimento sotto i riflettori delle classifiche internazionali, sporcandola e ibridandola e imbastardendola con tutto e il contrario di tutto.

I Chemical Brothers danno ulteriore prova, casomai ce ne fosse ancora bisogno, di padroneggiare e saper plasmare la propria materia come quasi nessun altro, regalando materia di studio e cassa dritta senza soluzione di continuità. Dopo No Tourists dei Prodigy, tocca a No Geography: se qualcuno non ci vede un parallelismo grosso come una sequoia probabilmente è perché negli anni Novanta si è calato qualche pasticca di troppo. Adesso mi auguro direttamente che arrivino Underworld o Basement Jaxx con un No Borders a gettare definitivamente la maschera sulle necessità che gli anni Venti porteranno con sé.

Andrea è uno dei Lord di Aristocrazia Webzine. Seguilo su Instagram.

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