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Gli album di Night Skinny sono fotografie del rap italiano

Quando saremo tutti morti e gli alieni troveranno i dischi di Skinny in mezzo alla Terra bruciata, sapranno esattamente cos’è stato il rap italiano tra il 2010 e il 2020.

di Simone Zagari
30 ottobre 2019, 2:27pm

Fotografia di Vittoria Elena Simone

Questo articolo è realizzato in collaborazione con Ceres.

Il 5 novembre faremo una festa al Vibe Room di Milano per il lancio del video di "Mattoni" di Skinny. Potete partecipare mandando una mail con il vostro nome a festa@vice.com, se sarete stati abbastanza svelti riceverete la conferma.

Un mesetto fa, a una manciata di giorni dalla release ufficiale di Mattoni, uscivo dallo studio di Night Skinny dopo una lunga e intensa chiacchierata in cui lui si diceva gasato, ma anche in ansia per il suo primo disco major. L’aspetto che più mi aveva colpito del progetto era la sua contemporaneità, immortalata in questa frase:

Mattoni è una dichiarazione di intenti potentissima, la migliore istantanea del rap tricolore odierno”

In realtà, a mente fredda, mi rendo conto che non c’era tanto da stupirsi. Ok, anni fa la cassa di risonanza mediatica di cui godeva il rap era ben più piccola rispetto ad ora, ma col senno di poi è palese che Skinny avesse iniziato a scattare foto musicali della scena da molto tempo.

Vi ricordate il 2010? Il rap italiano era già abbastanza sdoganato, tanto da venire spesso assimilato ai tormentoni pop, sia in radio che in tv. Nel sottobosco, però, si muovevano ancora artisti fedeli alla linea, quella del rap come narrazione di situazioni poco adatte al prime time televisivo. È in questo contesto che Night Skinny, fino a quel momento conosciuto come Cee Mass, esordisce con Metropolis Stepson, il suo primo disco ufficiale.

skinny metropolis stepson
La copertina di Metropolis Stepson di Night Skinny, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Più che una fotografia questo debutto è un negativo: se da una parte l’industria cerca di spingere l’hip hop a diventare una macchina da soldi, dall’altra il beatmaker lucano si muove tra boom bap, campioni di world music e synth affilatissimi che squarciano la notte di un non-luogo post apocalittico.

Le basi sono solcate tanto da fuoriclasse italiani (Tormento, Esa, Lord Bean, Lugi) quanto da talenti d’oltreoceano (M. Saiyd, H. Priest, Mental D Tek e Vordul Mega dei Cannibal Ox) e qualche DJ (Ronin, Tayone, Myke, 2P). C’è molta America in questo disco, è vero, ma c’è anche tanta Italia, quella dal gusto cinematico e old-school che rischiava di finire nel dimenticatoio.

Metropolis Stepson è il biglietto da visita calato da Skinny sul tavolo del rap game nostrano, un gigantesco “me ne frego” rivolto ai trend del momento.

Metropolis Stepson è il biglietto da visita calato da Skinny sul tavolo del rap game nostrano, un gigantesco “me ne frego” rivolto ai trend del momento. Dal giorno 1, insomma, era già ben chiaro il mantra che avrebbe guidato Luca nella sua pluridecennale carriera: “Ho sempre fatto musica in maniera molto istintiva, seguendo la mia volontà e senza seguire ciò che sulla carta funziona”.

Stacco, balzo temporale, siamo alla fine del 2014: la parola “trap” serpeggia sulle bocche degli addetti ai lavori e dai meandri dell’internet iniziano a fare capolino dei ragazzi che rappano in maniera strana. Ma non è ancora questo il momento, prima bisogna chiudere un capitolo, e a farlo ci pensa Zero Kills.

skinny zero kills
La copertina di Zero Kills di Night Skinny, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Nel secondo disco del Nostro ritroviamo atmosfere notturne abbinate ad un sound potente, con percussioni vecchia maniera che incontrano sample inusuali. Ancora una volta a dominare le strumentali c’è una bella trafila di rapper tra storici, sensation del momento e pupilli in rampa di lancio: Ensi, Colle Der Fomento, Stokka & Madbuddy, Marracash, Noyz Narcos, Ghemon, Mecna, Achille Lauro, Nitro e tanti altri. Mettere insieme così tante tracce e così tanti MC non è roba da poco, soprattutto in un mercato che inizia a macinare profitti e che non lascia molto tempo per pensare. In questo mare, però, Skinny sembra nuotare con le bombole.

A soli sei mesi di distanza, infatti, ecco arrivare anche City Of God, una raccolta di ventisei strumentali di cui due inedite, che in realtà aggiunge ben poco a quanto detto fino a quel momento, ma che è indispensabile come un respiro di sollievo nel marasma generale. È un fermarsi e tirare le somme, preziosissimo momento che funge da spartiacque tra un prima e un dopo. E quel dopo si chiama Pezzi.

night skinny pezzi

Al momento della release avevamo definito Pezzi “il ritratto perfetto del rap in Italia nel 2017”, e a due anni di distanza c’è poco da aggiungere. Come sempre il producer parte dal suo bagaglio 90s con un approccio sperimentale che abbraccia la contemporaneità, andando a creare un lavoro intimo e personale. Rispetto al passato le basi suonano più moderne e come sempre ospitano più generazioni al microfono: i rapper della “Nuova Scuola” (Rkomi, Tedua, Izi, Ernia, Lazza) si avvicendano tranquillamente a pesi massimi (Guè, Luche, Noyz) e a qualche guest internazionale (Paigey Cakey, 67).

Come detto sopra, Pezzi rappresenta il primo passo del “dopo” nella carriera di Skinny. È il disco in cui TNS ha imparato a fare il produttore artistico di se stesso, finendo sotto i radar della critica e del mercato, riscuotendo finalmente il successo meritato senza snaturarsi: “Negli ultimi due anni circa ho capito che quando collabori con tanti artisti e li vuoi far convivere su una traccia, nell’ottica di un disco, devi scendere a dei compromessi per metterli a proprio agio. Sono sempre matto, ma ho imparato ad esserlo un po’ di meno.”

"Quando collabori con tanti artisti e li vuoi far convivere, devi scendere a dei compromessi per metterli a proprio agio. Sono sempre matto, ma ho imparato ad esserlo un po’ di meno."

Ed è proprio in quella capacità di trovare un equilibrio tra genio, sregolatezza e calcolo che si nasconde il talento di Skinny, artista capace di creare album che sono fotografia di determinati periodi della scena italiana ma che, grazie ad un tocco unico e personale, riescono a suonare ancora freschi a distanza di anni.

skinny mattoni
La copertina di Mattoni di Night Skinny, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Ed arriviamo infine a Mattoni, un producer album perfetto per il 2019 in termini di ambizione e soprattutto di qualità. Del disco si è già detto tanto e se siete qui di sicuro lo avrete ascoltato, apprezzandolo in tutte le sue sfaccettature—per questo non mi dilungherò oltre se non per aggiungere che è stato da poco certificato disco d’oro dalla FIMI.

Ah, sì, c’è anche un’altra cosa. Come ben saprete abbiamo organizzato insieme a Ceres, Luca, e a tutti voi, la realizzazione del video di “Mattoni”, la posse track conclusiva dell’album. In occasione dell’uscita del video, firmato dai ragazzi di NO TEXT, faremo una festa il 5 novembre al Vibe Room di Milano: oltre alla proiezione in anteprima della clip potrete assistere anche ad un live di Skinny, con ospiti a sorpresa. Potete partecipare mandando una mail con il vostro nome a festa@vice.com, se sarete stati abbastanza svelti riceverete la conferma. Ci vediamo lì.

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