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Cosa succede quando trovi tue foto di nudo online

Abbiamo parlato con quattro uomini le cui foto sono finite su un terribile sito di revenge porn, ovviamente senza il loro consenso.
12 novembre 2018, 6:30am
revenge porn lgbtq
Illustrazione di Charlotte Mei.

"All'inizio non mi aveva dato più di tanto fastidio," dice Dan, 29 anni. "Era solo una foto del mio pene e del pene di qualcun altro, e non si vedeva la faccia. Ho pensato, 'Poteva andare peggio."

Poi però ha letto i commenti anonimi sotto la foto, postata su un sito che incoraggia gli utenti a pubblicare immagini e video sessualmente espliciti di uomini. Molti degli utenti che avevano commentato sembravano convinti che Dan avesse personalmente postato la foto per ricevere attenzioni. "Lavoro dalle 8 di mattina alle 18:30 la sera," commenta oggi. "Pensate davvero che abbia tempo di mettermi in ridicolo su internet? Posso tranquillamente farlo su Twitter, grazie."

Generalmente, il revenge porn è considerato una forma di abuso perpetrato dagli uomini ai danni delle donne, e i dati lo confermano. Da luglio a dicembre 2017, nel 92 percento dei casi denunciati alla polizia scozzese, le vittime erano donne. In genere, quando foto di nudo di personaggi noti vengono pubblicate online senza il consenso dei diretti interessati, le vittime sono quasi sempre donne.

Tuttavia, altri studi suggeriscono uno scenario diverso, in cui uomini e donne sono entrambi colpiti da questo tipo di aggressioni. Un sondaggio del 2016 condotto negli Stati Uniti ha evidenziato che, sebbene le donne siano più spesso minacciate con il revenge porn, uomini e donne "hanno la stessa probabilità di vedere le proprie foto online" senza il proprio consenso. Uno studio del 2017 condotto in Australia giunge alla stessa conclusione.

Da entrambi gli studi, tra l'altro, emerge che le persone della comunità LGB sono colpite in modo considerevolmente superiore rispetto alle persone etero: secondo la ricerca US, infatti, lesbiche, gay e bisessuali rischiano di essere vittime di revenge porn fino a quattro volte di più. Dan è uno dei quattro ragazzi omosessuali che ho intervistato e le cui immagini di nudo sono finite online a sua insaputa e senza alcun consenso. I quattro ragazzi sono originari di Inghilterra e Galles, dove il revenge porn è illegale, e le loro foto sono state postate tutte sullo stesso sito, che—come riportava Pink News qualche mese fa—è "preoccupantemente crudele nei confronti degli uomini omosessuali." Nonostante questa notizia fosse già circolata a febbraio, il sito è ancora online e attivo.

my ex dot com

Myex.com, un sito di revenge porn ora chiuso. Foto: Martyn Evans / Alamy Stock Photo.

"Ho ricevuto una decina di messaggi da persone che seguo che mi avvisavano che era stato creato un thread su di me—mi è subito salita l'ansia e ho avuto un attacco di panico," mi dice Aaron, 34 anni, di Cardiff. Aaron si chiede ancora oggi chi possa essere l'utente anonimo che ha caricato quelle foto, e chi possa avere quelle foto personali, a parte un ex.

"Ho subito pensato alla mia relazione," mi ha detto Danny, 28 anni, di Londra, "e a come si sarebbe potuto sentire il mio ragazzo davanti a quelle foto. Ok, tutti hanno un passato, ma in genere non ti aspetti che venga reso pubblico in quel modo."

Jai, 35enne di Londra, ha trovato "disgustoso" vedere le sue foto caricate su quel sito. "Non ti rendi mai conto di quanto possano essere spietate le persone fin quando non ti scontri con l'evidenza." Si è anche chiesto chi tra i suoi contatti potesse essere collegato a questo episodio, e fosse riuscito a nascondere così bene le sue tracce.

Per chi non sapesse di cosa parlo, piccola premessa: questo sito, e molti altri simili, ospitano dei forum in cui gli utenti postano foto pubbliche di determinati soggetti e poi chiedono alla community se qualcuno ha foto più esplicite su quel determinato personaggio. Uno dei siti più noti, Anon-IB, è stato chiuso ad aprile di quest'anno dalla polizia olandese dopo un anno di inchieste, ma in realtà basta sapere cercare bene per trovarne molti altri che fanno la stessa cosa.

Il sito dove i quattro intervistati hanno trovato le proprie foto è stato creato con lo scopo di condividere foto e video espliciti di uomini famosi. Tuttavia, anche non-famosi compaiono spesso tra le pagine, e i quattro ragazzi che ho incontrato sono tra i non-famosi presi più spesso di mira: si tratta di giovani uomini attraenti, che vivono a Londra e che hanno un buon seguito su Twitter (tra 5mila e 12mila follower).

"È un problema di consenso," dice Dan. "Io non sono una celebrità, ma sembra che per queste persone sia normale seguire le persone e rubare le loro foto, come fossero paparazzi. Ora stanno raggiungendo anche le persone non famose che hanno tanti follower [sui social]." Jai è d'accordo: "Sembra che le persone non capiscano come funziona il consenso, come quelli che allungano le mani in discoteca, per esempio, e questa è solo la conclusione logica di una tale ignoranza. Forse alcuni lo trovano lusinghiero. Be', non lo è per niente."

Pur capendo il contesto, nessuna delle vittime si spiega il proprio caso nello specifico: perché loro, tra tanti, sono finiti online? "Forse ho risposto male [a qualcuno]?" Ipotizza Dan. "Forse ho rifiutato delle avance? Non ho risposto a un commento?" Il fatto di non sapere è molto disorientante. "Si tratta di revenge porn, ma senza un motivo apparente," dice Danny.

Appena ha scoperto che la sua foto era finita online, Danny ha contattato il moderatore del sito, chiedendo che fosse rimossa e spiegando che non aveva mai dato il proprio consenso alla pubblicazione. Il problema, in questi casi, è che c'è il rischio che la foto venga nuovamente pubblicata. "È come tentare di uccidere l'Idra," spiega Danny, "Ogni volta che riesci a far rimuovere un post se ne creano immediatamente di nuovi."

Danny ha tenuto d'occhio il sito per assicurarsi che non accadesse più e monitorando la situazione ha scovato diverse foto di suoi amici condivise e commentate. Per ottenere la rimozione della propria foto, gli altri tre ragazzi hanno dovuto scattarsi una foto in cui tenevano in mano un foglio con il proprio indirizzo mail per poi mandarla all'amministratore e dimostrare che fossero loro gli autori della richiesta. Aaron, che non è stato bene dopo aver scoperto che la sua foto era stata postata, non ha potuto fare subito richiesta di rimozione. Il thread su Dan è sparito prima che lui potesse inoltrare la richiesta, ma ne è comparso subito un altro.

Ma qual è il modo più sicuro per affrontare il problema sul lungo termine? Dan dice che un altro ragazzo vittima dello stesso "scherzetto" gli aveva dato un numero di riferimento del reato subìto, nella speranza che la polizia decidesse di intervenire, a seguito di un numero considerevole di segnalazioni. Anche così facendo, però, non è detto che il sito possa essere perseguito dalla giurisdizione britannica, perché potrebbe anche essere registrato in un altro paese. In più, questo tipo di segnalazioni non sono tante: tra i tantissimi siti di revenge porn e forum connessi, solo tre dei più conosciuti—Anyone Up, myex.com e Anon-IB—sono stati definitivamente chiusi. E poi rimane sempre il problema delle innumerevoli teste di Idra da gestire: quando ne chiudi uno, ne spuntano sempre di nuovi.

Aaron e Dan hanno fatto determinate scelte a livello personale: entrambi ora considerano attentamente quello che postano, e dove lo postano. "Non manderò più quel tipo di foto a nessuno in futuro," dice Aaron. D'altro lato, invece, Jai dice che non vuole smettere di farsi foto e condividerle: "Mi sono arreso ormai da tempo, se condividi questo tipo di immagini è probabile che poi compaiano dove non vorresti. Comunque, questo non giustifica il comportamento di questi vermi che prendono di mira le persone e cercano in ogni modo di ottenere le foto, le rubano online, condividono numeri di telefono e mettono in giro voci false. È un comportamento crudele, vile e deve essere fermato."

Come osserva Dan, che lavora in una scuola, abusi come questi mettono a rischio il posto di lavoro delle vittime—e spesso si tratta proprio di uomini gay che si accaniscono contro altri uomini gay. "Siamo tutti parte della stessa comunità," dice, "dovrebbe esserci solidarietà, invece alla prima occasione ti distruggono."